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Philip Roth

Traduttore: R. Sonaglia
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 220 p. , Brossura
  • EAN: 9788806220037

Recensioni dei clienti

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    angelo

    15/11/2016 10.00.16

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne. Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

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    Louis

    17/07/2015 17.04.48

    Ironico, esilarante, dissacrante. Sessualità, edipismo, morale ed educazione si mescolano lungo una seduta psicanalitica dal ritmo simil masturbatorio culminante in una liberatoria esplosione finale. Il povero Portnoy é vittima di una morale che ripudia i suoi desideri e preda di voglie che ripudiano alla sua morale, cresciuto con una figura materna imponente ed un padre evanescente, diviso tra le sue tradizioni ebraiche e la voglia di far parte dei goy; dualismo questo che genererà scene satiriche, comiche, al limite del grottesco sopratutto se si pensa all'epoca di pubblicazione dell'opera. Ribellarsi alle convenzioni delle proprie origini, "penetrare" l'america della shiskes puo condurre alla tanto agognata felicità? Ma il dilemma principale é legato al chiedersi se sia giusto pensare che ogni cosa che si fa per divertimento diventa illecita. Sono questi gli interrogativi principali che accompagnano l'isterico protagonista lungo la sua disquisizione psicanalitica alla disperata ricerca di una banale ed ordinaria normalità. Un altro piccolo capolavoro da leggere e meditare, che non risente per nulla il peso dei suoi anni.

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    Annarita

    26/01/2015 22.52.56

    La grandezza di Philip Roth sta anche nel coraggio di dare la luce nel 1969 ad un romanzo dissacrante, provocatorio e sarcastico come "Il lamento di Portnoy". Per il resto però io non l'ho trovato tra i migliori di questo prolifico autore, anzi direi piuttosto un tantino ripetitivo. Il protagonista è Portnoy un ragazzo alle prese con una normalissima famiglia ebrea piccolo-borghese, ossessionata dal conformismo e dal bisogno di rivalsa, e un concentrato di modelli psicologici e culturali invadenti. Ma la sua battaglia è persa in partenza, le sue scelte sono solo finalizzate alla disubbidienza. La sua ribellione è del tutto fine a se stessa. Trasgressivo, spregiudicato, al limite della follia e al tempo stesso impegnato politicamente e socialmente, attivo nella difesa dei deboli e dei bisognosi, Portnoy cerca in ogni modo e ad ogni costo di affermare la propria autonoma individualità, ma non può funzionare. Non è libero veramente. E' sempre in bilico tra l'accettazione e la rinnegazione del suo ambiente di nascita. Nella seduta psicoanalitica lunga l'intero libro ridicolizza la madre castrante, il padre rinunciatario e la cultura ebraica, tutti insieme all'origine, seppure per contrasto, delle sue azioni. In fondo quello che Roth ha tratteggiato è un personaggio drammatico e la follia ne è solo uno degli aspetti. D'altronde, quante volte nella vita il lato comico delle cose coincide con quello tragico?

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    Paolo

    26/01/2015 12.50.53

    Esilarante e tragico, sarcastico e dissacrante, lieve e penetrante. Insomma: il solito grande, geniale Philip Roth in uno dei suoi libri migliori. Che dire di più?

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    Davide

    26/11/2014 17.56.08

    Probabilmente il più grande Roth, onanista e sfrenato. Un libro ancora attuale, intellettualoide ma godibile. Successivamente, soprattutto con "Pastorale Americana", "Il teatro di Sabbath" e "Ho sposato un Comunista", l'autore ha offerto altre enormi prove letterarie, ma Portnoy è la vera e propria esplosione d'originalità di un autore a cui inspiegabilmente continuano a negare il Premio Nobel.

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    PROT

    25/11/2014 10.35.05

    Dopo aver letto come primo libro di Roth "la macchia umana" mi sono arenato su questo scrittore in quanto l'ho trovato davvero lento e purtroppo noioso... al contrario quest'opera è assolutamente vivace, audace (scritta nel 1969), dissacrante e piena di sarcasmo... ovviamente questo mi porterà a leggere un altro libro di questo autore, in quanto l'ho sicuramente rivalutato

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    gennaro

    24/11/2014 09.28.44

    Spregiudicato e maleducato, ma tanto, tanto divertente. Un libro dai toni forti, a tratti anche troppo, che si lascia leggere agevolmente, complice anche la mole non esattamente pantagruelica. In decimi meriterebbe un 7.

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    Giuseppe Russo

    07/06/2014 06.40.08

    «Portnoy's Complaint» (1967) è una lunga, pirotecnica mise en abîme dei principali feticci della psicologia dinamica degli anni '50-'60: la madre castrante, il padre coercitivo, l'Edipo irrisolvibile, la deviazione della ricerca identitaria sulla pulsione sessuale sfrenata. Il modo in cui Portnoy esibisce la lunga collezione di bassezze comportamentali e pulsionali al suo analista si arricchisce di spunti che saranno in parte raccolti da Woody Allen nei sui primi film, in particolare per la parossistica presa in giro dei valori comuni della moralità ebraica in un Paese, gli USA degli anni '60, la cui visione del mondo WASP ride di simili anticaglie e che attira il protagonista in modo irresistibile. Ma al di sotto della superficie grottesca si trova a mio avviso l'oggetto principale del romanzo: una riflessione senza via d'uscita sul principio di autorità e sul fatto che tale principio, pur non avendo alcuna base razionale, dimostra di funzionare, mentre tutto ciò con cui Portnoy tenta di sostituirlo fallisce miseramente. Questo è ciò che trasmette drammaticità alla sua figura e alle sue aspirazioni di scalata sociale, facendo di lui un personaggio tanto folle quanto disperato.

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