I leoni di Sicilia. La saga dei Florio

Stefania Auci

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Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 12 maggio 2020
Pagine: 436 p., Brossura
  • EAN: 9788842931539

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C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. Una famiglia che ha conquistato tutto. Una famiglia che è diventata leggenda. Questa è la sua storia.

«Da tempo non leggevo un romanzo così: grande storia e grande letteratura» - Nadia Terranova

«Una famiglia da leggenda... Un appassionante spaccato di storia pubblica, privata e di costume»Vanity Fair

«Avvincente e documentato, parla di coraggio e ambizione, di sentimenti e di magarìe, ed è la sorpresa di questa stagione editoriale»TTL - La Stampa

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.

Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – Stefania Auci dipana una saga familiare d’incredibile forza, così viva e pulsante da sembrare contemporanea.
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    Alessandro

    23/11/2020 14:46:55

    Nonostante la considerevole lunghezza, il romanzo è scorrevole e si ha sempre voglia di proseguire. Apprezzabile la considerevole ricerca storica su cui l'autrice evidentemente si basa per dipingere un affresco della Palermo dei Florio e dell'Italia ottocentesca alla soglia dell'Unione. Sicuramente più avvincente di un libro di storia, questo romanzo ha il merito di popolarizzare la storia di una famiglia italiana, esempio di imprenditorialità, protagonista dell'Ottocento/Novecento. A romanzo concluso, mi sono però reso conto che a tratti risulta un romanzo rosa: l'autrice specifica, giustamente, che sentimenti, dinamiche micro/quotidiane tra personaggi ecc. sono tutti ovviamente "inventati" a favore della lettura. I colpi di scena, conclusioni sensazionalistiche dei capitoli, tensioni amorose e caratteriali, plateali invidie popolari ecc. sono utti elementi che giustamente alleggeriscono il romanzo (che sarebbe altrimenti un saggio sui Florio), ma forse, mi viene da dire, sono troppo frequenti. Mi hanno lasciato la sensazione, appunto, di un romanzo Harmony o di una soap-opera. Lo definirei a metà tra un bel romanzo storico e una lettura da spiaggia.

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    Cinzia Cappelli

    02/11/2020 15:58:48

    Ho iniziato a leggere questo romanzo con un po'di titubanza: fa un lato mi icuriosiva per il grande successo ottenuto e per i commenti entusiastici che sentivo a riguardo, dall'altro temevo che fosse una sorta di polpettone noioso da cui trarre la solita fiction Mediaset. In realtà, già dalle prime pagine (quelle a mio avviso più importanti, perché è da lì che ci si gioca il coinvolgimento del lettore) mi ha appassionato, trasportandomi nella realtà della Sicilia dell'800, mescolando la finzione narrativa delle vicende dei Florio che si sviluppano nell'arco di quasi un secolo, con i reali eventi storici dell'epoca. Pagina dopo pagina, faremo la conoscenza con personaggi di spicco come Paolo, Ignazio e Vincenzo Florio e con la loro voglia di rivalsa e riscatto i quali, lavorando senza risparmiarsi mai, e partendo da una misera "putia"(botteguccia) sporca e umida, arriveranno a mettere su un impero di tutto rispetto, diventando i "Florio", i leoni di Sicilia. Ma incontreremo anche donne come Giuseppina e Giulia, una vittima della sua stessa vita, mentre l'altra con determinazione e caparbietà, lotterà per ottenere ciò che più desidera al mondo. Dolcissimo il finale che ricorda molto quello del film "Una gita scolastica" di Pupi Avati. Unico appunto che mi sento di fare: mettere le note con le traduzioni a piè pagina dei dialoghi scritto in siciliano perché,per chi siculo non è,sono di difficile comprensione.

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    giuyle

    21/10/2020 19:44:29

    Storia di di una famiglia tra una generazione e un’altra. Vincende famigliari, amicizie, amori e affari magistralmente racontate. Consigliatissimo

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    elisa

    18/10/2020 17:27:22

    Un romanzo che attraversaz un secolo di Storia di una famiglia che dalla Calabria, si trasferisce in Sicilia. Interessanti gli spunti storici e l'evoluzione dei personaggi, con la voglia di emergere e guadagnare, in un Paese, che privilegia, quasi sempre, i privilegiati e nn chi se lo merita. Tenera la parte relativa ad Ignazio, Vincenzo e Giuseppina. Manca un culmine che renderebbe il romanzo un po' più avvincente. Ben scritto.

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    luisa

    11/10/2020 14:14:58

    Avevo aspettative molto alte ma non sono andate deluse. Scritto magistralmente, ambientazione accuratissima e personaggi totalmente a fuoco, raccontati anche con affetto, l’affetto Di una discendente della famiglia.

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    Anto

    08/10/2020 06:54:37

    I leoni di Sicilia racconta la vita di due generazioni della famiglia Florio, che da Bagnara Calabra si trasferirono a Palermo, riuscendo a creare un impero economico. Il protagonista della prima parte è Ignazio Florio, il più giovane dei fratelli. Egli, insieme alla famiglia del fratello Paolo e alla nipote Vittoria, giunge al porto di Palermo e nella umile casa che li ospiterà a lungo in questa città sconosciuta. All'arrivo i due fratelli trovano la bottega di spezie, che gestivano dalla Calabria, in pessime condizioni. Si rimboccano le maniche e la rendono presentabile, ma devono fare i conti con gli altri commercianti e con i nobili palermitani, pieni di debiti, ma talmente orgogliosi, da non accettare l'arrivo dei due "stranieri", che vogliono inserirsi nella società, senza chiedere niente e lavorando duramente, senza mai risparmiarsi. La cognata Giuseppina è, invece, infelice nella nuova città e comincia a provare un rancore sordo che mai l'abbandonerà. In questa prima parte, insieme alle vicende della famiglia, assistiamo all'evolversi della posizione dei Florio, che, nonostante tutto, vengono considerati sempre facchini arricchiti. Ignazio è un uomo sensibile, innamorato della cognata, e, dopo la morte di Paolo, assume la direzione degli affari di famiglia e si occupa del nipote Vincenzo, curandone l'istruzione e l'educazione. E Vincenzo è il protagonista della seconda parte del romanzo. Diventa duro, orgoglioso e determinato. Vuole raggiungere quella posizione sociale che crede di meritare da tempo. È un uomo " illuminato", porta in Sicilia le migliori innovazioni in campo industriale e diversifica gli affari di Casa Florio, non temendo alcun rivale. All'aromateria aggiunge la cantina di Marsala, una fonderia e molte società con i più ricchi di Palermo. È temuto da tutti, ma mai accettato. Vincenzo è al centro anche di vicende familiari ed amorose , che lo porteranno a sposare la donna della propria vita. Tutto in un contesto storico non proprio tranquillo.

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    uliana

    06/10/2020 09:24:26

    storia molto intensa. scritto bene, si legge d'un fiato e quando si arriva all'ultima pagina spiace non poter continuare a seguire le vicende dei protagonisti.

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    maz

    29/09/2020 21:58:01

    semplicemente fantastico

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    Eli

    27/09/2020 11:27:16

    Sicuramente la mia recensione sarà impopolare ma avevo aspettative molto alte essendo un'amante delle saghe familiari e essendo anche molto curiosa sulla famiglia Florio e sulla sua ascesa. Riconosco all'autrice una ricerca certosina sui dettagli storici quindi sul tessuto sociale in cui viene collocata questa famiglia e la sua egemonia ma oltre questo non c'è altro, i personaggi non sono ben caratterizzati,specialmente le figure femminili che capisco il contesto storico ma sono tutte uguali e parlano come uscite da una telenovela ,non c'è sentimento, e tutto quello che succede alla famiglia non viene mai spiegato e sembra solo guidato dalla fortuna e dal caso, e mi ha infastidito anche il susseguirsi dei capitoli senza una logica narrativa, sembrano tanti racconti poi uniti in un unico libro. Delusione totale.

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    Giancarlo57

    18/09/2020 20:24:19

    Ho comprato e letto questo libro in seguito alle lodi da molti tessute. Devo invece dichiarare che è stato una grossa delusione. La trama storica è usata solo ad uso e consumo della storia raccontata, tralasciando molto e sottolineando unicamente alcune cose allineate e piacevoli per... gli allineati benpensanti. Dovrebbe essere la saga di una famiglia, ma tratta solo due generazioni.

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    Serena

    07/09/2020 17:37:29

    L’ambientazione siciliana e una famiglia come quella dei Florio rappresentano senza dubbio due ingredienti vincenti per un grande successo editoriale. Inoltre il romanzo è ben strutturato e dimostra di essere il frutto di un attento lavoro di ricerca. Manca però qualcosa. L’autrice ha una tesi da dimostrare e cioè la volontà di riscatto e l’avidità dei Florio come principale motivo della loro fortuna, e tende a insistere spesso su questo punto, forse un po’ troppo. Inoltre lo stile è a volte banale, soprattutto nei dialoghi, forse la parte più ardua per uno scrittore. La lettura è comunque scorrevole e piacevole e non si può non innamorarsi delle vicende di una famiglia così interessante, che da generazioni affascina e incuriosisce per la sua grande ascesa sociale, assolutamente degna di un romanzo.

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    ValeriaD'Alessandro

    06/09/2020 15:06:13

    Quando ho finito di leggere questo romanzo ho provato dispiacere perché i Florio e la loro storia mi hanno incuriosito e mi hanno appossionato tantissimo. I sacrifici dei due fratelli Paolo e Ignazio, le origini non nobili della famiglia, l'invidia e gli sgambetti dei concorrenti, il successo e poi la fortuna che si moltiplica nelle mani del loro erede Vincenzo, protagonista interessantissimo di questa storia molto ben raccontata. Sullo sfondo, la storia di un meridione dapprima libero e ricco che viene poi rapinato dai Savoia dopo l'unità d'Italia. Lo consiglio assolutamente.

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    Mauro

    02/09/2020 09:52:55

    Uno dei romanzi più belli che abbia letto negli ultimi dieci anni. La saga della famiglia Florio, anche se si raccontano le storie di solo tre generazioni, è affascinante. Florio è un cognome che mi ricorda il marsala che bevevo da ragazzo e le famosa corsa automobilistica, la "Targa Florio". Non credevo che la famiglia Florio avesse tanto influito sullo sviluppo economico ed industriale della Sicilia. Grandi descrizioni di un'epoca che ha visto la sofferenza del popolo e le angherie di una nobiltà siciliana decaduta. Romanzo che ho letto tutto d'un fiato.

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    Lucia

    29/08/2020 11:13:35

    Da Palermitana questo libro mi incuriosiva, parla di una famiglia molto influente che ha fatto la storia di Palermo. Non ha deluso le mie aspettative è molto bello, scritto divinamente, i personaggi ti entrano dentro. Solo una cosa non mi è piaciuta molto, il fatto che la storia si 'interrompa' con l'arrivo di Garibaldi. Mi sarebbe piaciuto che raccontasse fino alla fine di questa Famiglia....invece mi sembra che sia rimasta a metà.

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    Salvatore

    29/08/2020 08:01:38

    Un romanzo che ha deluso le mie aspettative su diversi piani. Una lingua povera e ripetitiva racconta fino a circa metà del libro il miracolo di personaggi senza macchia e senza paura che si arricchiscono enormemente senza inciampare in alcun compromesso (nemmeno uno piccolo piccolo) nella società palermitana di fine '700. Con l'ingresso del personaggio di Vincenzo Florio il romanzo diventa l'agiografia sprezzante del suo vero protagonista: il denaro. Io credo che il testo non abbia molta coerenza interna e porti con sé un grosso problema relativo alla linea cronologica sullo sviluppo degli eventi: un paragrafo parla di bambini, in quello successivi sono tutti sposati con figli. Ne sconsiglio la lettura.

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    Laura

    27/08/2020 06:42:13

    Gran bel libro, mi è piaciuto molto e l’ho letto tutto d’un fiato. Avvincente, a tinte forti, eppure scritto con delicatezza e leggerezza. La Storia si intreccia con le vicende familiari di una dinastia di imprenditori, con l’amore e l’odio, la maldicenza e i maneggi. Il desiderio inesauribile di “arrivare” si scontra contro i preconcetti di una società arretrata. Difficile staccarsi da questo libro al termine della lettura.

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    Cristian C

    26/08/2020 08:21:43

    Il libro più bello letto quest'anno. La storia dei Florio è sempre affascinante ma Stefania Auci ha saputo renderla ancora più magica. Il libro ti lascia una voglia infinita di Sicilia.

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    Alessia

    11/08/2020 13:52:00

    Scritto divinamente. Molto bello ed emozionante

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    MarioV

    03/08/2020 14:53:04

    Un libro che ti appassiona e ti costringe a leggerlo tutto d’un fiato. Da buon palermitano, sono cresciuto tra quelle strade citate nel libro, ritrovando l'atmosfera ed i ricordi di ragazzino. Così, è stato ancora più intricante immaginare e rivedere luoghi e situazioni di una storia che appartiene a tutti i palermitani. Consigliatissimo!

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    Silvia

    03/08/2020 07:43:59

    Una storia davvero avvincente. Il susseguirsi degli avvenimenti tiene incollati alle pagine, la lettura è scorrevole e con molti colpi di scena. Si viaggia attraverso 70 anni di storia senza nemmeno accorgersene e ci si affeziona alla famiglia Florio.

Vedi tutte le 419 recensioni cliente

Una saga familiare, che piace al grande pubblico e anche agli addetti ai lavori. Così, di primo acchito – e, mi rendo conto, nel modo più banale – vado, spero a beneficio dei nostri sempre più numerosi lettori, a buttar giù qualche appunto su questo libro.

Uscito solo una settimana fa, I leoni di Sicilia (436 pagine, 18 euro), di Stefania Auci (nella foto di Cristina Dogliani), pubblicato dalle edizioni Nord, è stato preceduto dalla vendita dei diritti in cinque Paesi e dagli interventi più che lusinghieri di chi i libri li consulta e li legge per mestiere. C’è chi parla, addirittura, anche di una probabile trasposizione televisiva.

Tutto come da copione, perché nel bene e nel male il romanzo storico rimane pur sempre una certezza, commenterebbe qualcuno per liquidare l’argomento. Siete d’accordo? Io francamente no, perché in un Paese dove nessuno (o quasi) legge, niente può darsi per scontato e – ammesso che lo sia davvero – anche il genere più in voga può riservare ripensamenti e persino delusioni.

Sono allora più portato a ritenere che i lettori – i quali, è ovvio, riescono a vedere più in là di chi fa commenti – abbiano voluto scorgere in questo lavoro quel qualcosa in più, che cattura l’attenzione, prima, e l’interesse, dopo. Non a caso lo hanno portato senza esitazioni e in un fiat, verso quello che un colto e raffinato musicista come Lelio Luttazzi chiamava l’Olimpo della hit parade (parliamo dei primi tre posti, mica quisquilie). Ed è proprio lì che adesso si trova, ovviamente in ottima compagnia, mentre in molti si staranno interrogando – anche con benevola curiosità, si badi bene – sui motivi di tanto, repentino, successo di un’autrice praticamente sconosciuta ai più.

Una delle chiavi di lettura del consenso riservato a I leoni di Sicilia potrebbe essere data dalla evidente caparbietà – che oltre a trasparire in ogni pagina del libro viene alla fine confessata dalla diretta interessata – con la quale l’autrice ha portato a termine un doppio, parallelo, percorso di studio e scrittura. Grazie al quale, aggiungo, la Auci, trapanese di nascita e palermitana di adozione, ha messo mano agli strumenti migliori per dare voce e mantenere vivo (dunque, mai sbiadito), tutto quello che ha trovato, letto, compulsato.

Così, dopo avere messo in sicurezza la struttura complessiva del racconto, con brevi, ma quanto mai opportuni rimandi ai tanti avvenimenti che segnarono in modo indelebile quel settantennio che va dal 1799 al 1868, Auci si è affidata a una scrittura fluida e misurata (e, per dirla tutta, assai piacevole), credo nell’intento di dar modo al lettore, non solo di apprendere, ma persino di partecipare, quasi in prima persona, ai fatti raccontati in questa prima puntata della saga. La descrizione essenziale, reale, talvolta anche cruda di uomini (e donne, tutte eccezionali), dei loro caratteri e delle malcelate passioni, così come di luoghi, lavori e condizioni sociali crea, nel e grazie al racconto, quella sorta di familiarità, grazie alla quale il lettore riesce in alcuni momenti a provare, persino la sensazione di potere intervenire con un commento, una frase e persino un’imprecazione. Un lettore, partecipe, dunque, invogliato da una scrittura mai ostica, che non alza, dunque, steccati, né richiede particolari e complicate analisi.

Detto così, sembra, oltre che utile, anche tutto molto facile e persino naturale. E forse lo sarebbe stato, se non parlassimo di uno dei periodi storici più complicati di sempre; di iniziative economiche mai fatte prima e di lavorazioni a dir poco rivoluzionarie; ed ancora, di vicende familiari e personali così difficili da dipanare, perché tanti furono gli amori e altrettanti i tradimenti, i segreti e le vendette. Se, per essere brevi, non si fosse trattato dei Florio e della Sicilia, che di suo, poi, è sempre complicata assai.

Tutto materiale da far pulsare le tempie anche all’autore più esperto – stretto tra la ferrea volontà di non tradire i fatti e il desiderio, altrettanto forte, di scrivere un romanzo – ma che, per fortuna, non ha impedito a Stefania Auci di trovare con questo suo libro (il primo di una dilogia) un salvifico e, a quanto pare, ben gradito equilibrio.

Recensione di Camillo Scaduto

Una volta tanto, inizieremo dalla fine, anche perché terminare questo libro non è un doloroso addio ma un nostalgico arrivederciStefania Auci, scrittrice siciliana doc, è diventata nel 2019 “la più letta dell’estate” con il suo “I Leoni di Sicilia” e ha conquistato il mio cuore con il racconto di tre generazioni di membri della famiglia Florio. Per cui, nel finale poetico e un po’ dantesco, in cui Vincenzo Florio muore sognando che i fondatori di casa Florio, suo padre Paolo e suo zio Ignazio lo vengano a prendere a bordo di uno schifazzo, come nostrani Caronte, c’è una poesia che ci rende quasi compartecipi di questo addio. E subito vorremmo sapere cosa ne sarà di sua moglie Giulia e di suo figlio Ignazio (perché Casa Florio deve avere sempre un Vincenzo e un Ignazio) e invece la pagina seguente ci chiarisce le idee con un semplice albero genealogico che si spinge fino al 1868, anno appunto in cui muore Vincenzo Florio.

Serena Auci dipinge per noi con mano abile, facendo estremamente attenzione alla scelta delle parole, degli aggettivi che evocano i profumi e il puzzo di una città ricca ed esasperatamente complicata come Palermo, il contesto geografico ed economico sociale in cui Casa Florio nasce, cresce e si prepara a diventare quel che ancora è oggi: un simbolo di italianità nel mondo, un vanto per un’isola, la Sicilia, tanto bella quanto martoriata da abusi e soprusi che si sono perpetrati nei secoli. Ed è così che la storia della famiglia Florio, partita da Bagnara Calabra e giunta a Palermo da “straniera”, si fonde con quella della città e dei suoi personaggi (commercianti, borghesi e nobili decaduti) e dello scenario storico di questa Italia contesa tra Napoleone e i Borbone, per terminare con Garibaldi e i Savoia e quest’Italia che “s’ha da fare”.

La scrittrice è sempre attenta ad inserire un paragrafo introduttivo di ricerca storica che ci fa comprendere meglio le vicende politiche ed economiche e anche le scelte sentimentali di una famiglia che vuole farsi strada non per diventare una tra le tante famiglie ricche della Palermo bene, ma per emergere, diventando la più potente.

Conosciamo così Paolo e Ignazio Florio che, partendo da un’aromateria, inizieranno ad ampliare il commercio delle spezie, cercheranno di ottenere la fiducia dei palermitani che li temeranno per i loro soldi e il loro potere ma continueranno a considerarli sempre stranieri. Come diceva Gesualdo Bufalino ne “L’Isola Plurale” Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.

Diversi dall’invasore (che è più alto: il normanno non si può prenderlo a pugni, si può solo colpirlo al ventre con un trincetto…); diversi dall’amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l’uno dall’altro, e ciascuno da se stesso. Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte.

Non riuscirà neppure Vincenzo, figlio di Paolo, a farsi accettare dai nobili della città, nonostante abbia sacrificato tutta la sua vita alla ricerca di fama, potere e innovazione. Infatti, Vincenzo Florio fu un uomo d’affari abilissimo che portò molto lavoro agli abitanti dell’isola e molte innovazioni dalla Gran Bretagna, in piena Rivoluzione Industriale. Ed è così che la storia della dominazione inglese sull’isola e delle rotte per il commercio si mescolano con i personaggi di questa saga familiare che attraversa un periodo storico denso di avvenimenti e di contraddizioni con le sue tre generazioni. Riuscirà Ignazio, figlio di Vincenzo a riequilibrare i sacrifici del padre, del nonno e dello zio con un matrimonio di interesse con una giovane dell’aristocrazia squattrinata palermitana perché, come si ripeterà più volte all’interno dei capitoli “puoi avere i picciuli, ma è il titolo che conta veramente”.

Leggetelo se amate le saghe familiari, leggetelo se la Storia vi affascina, leggetelo se siete stati in Sicilia, se mai ci andrete, se siete figli di quest’isola tanto meravigliosa quanto complicata, se amate il marsala perché in questo romanzo troverete tutto: profumi, immagini, suoni, suggestioni di un’isola plurale.

Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.

Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…

 

  • Stefania Auci Cover

    Stefania Auci è una scrittrice e insegnante di sostegno. Tra i suoi libri ricordiamo: Florence (Baldini + Castoldi, 2015) e La cattiva scuola (Tlön, 2017) scritto con l’amica e collega Francesca Maccani. Nel 2019 esce per Nord I leoni di Sicilia. La saga dei Florio. Per scriverlo l'autrice ha condotto numerose ricerche: ha setacciato le biblioteche, ha letto tutte le cronache giornalistiche dell’epoca, ha esplorato i possedimenti dei Florio e ha raccolto con puntiglio i fili della Storia che si dipanano tra abiti, canzoni, lettere, bottiglie, gioielli, barche, statue. E una realtà culturale che ha lasciato il segno non solo in Sicilia. Approfondisci
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