Editore: TEA
Collana: Narrativa Tea
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 2 febbraio 2017
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788850240647
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Descrizione
«Leonardo Gori è uno scrittore che riesce a dosare alla perfezione i vari ingredienti che fanno di un giallo una categoria che non è soltanto un genere letterario, ma anche uno strumento di riflessione.» - Simone Innocenti, Mucchio

«Leonardo Gori è maestro nell'intrecciare temi civili e politici, plasmandoli in un poliziesco mozzafiato.» - Grazia Giordani, L'Arena

«Arcieri è una sorta di detective antropologico che non indaga solo sugli omicidi. Nei gialli di Gori emerge sempre un ritratto fedele dell'Italia passata.» - Fabrizio d'Esposito, Il Fatto Quotidiano

«Alle dieci di mattina, il ciglio del fosso era già stato calpestato da una piccola folla di curiosi: bagnanti, donne di servizio, un paio di anziani marinai silenziosi e alcuni ambulanti del vicino mercato. I carabinieri arrivarono mezz'ora dopo, scattarono le fotografie e ripescarono il corpo. Lo distesero sul ciglio della strada. Era vestito pesante, nonostante la stagione ancora calda. Tutto coperto di schiuma, pareva che avesse fatto un bagno in vasca col soprabito.»

Versilia, estate 1967. A dispetto della Guerra fredda, l'Italia si gode i frutti della pace: il benessere aumenta, la Fiat 500 è alla portata di tutti, Rocky Roberts impazza nei juke-box. Eppure c'è qualcuno che non partecipa alla festa. Si tratta di un gruppo di donne in nero, che ogni sera scruta il mare, in silenzio. Le nota il colonnello Bruno Arcieri, venuto al funerale di un vecchio amico, un ammiraglio annegato in una fossa di liquami industriali. Ma sarà il jazz della sua giovinezza, suonato dalla tromba di un misterioso musicista, a condurlo in una trappola assassina, a cui sfugge per miracolo. Proprio per darsene ragione e scoprire le radici di vari omicidi insoluti una famiglia massacrata nel 1944, un faccendiere legato ai servizi segreti di Salò, l'equipaggio di un sommergibile colato a picco nel Tirreno - Arcieri condurrà un'indagine privata destinata a scoperchiare un intrico di trame eversive e interessi personali di assoluto cinismo, che sporcano l'Italia del 1945 come quella del boom economico. E alla fine della corsa, ecco un'ultima, incredibile sorpresa...

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Recensioni dei clienti

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    Gori è sempre una garanzia

    21/09/2018 13:22:27

    Magistrale lavoro di Leonardo Gori, che dopo aver rivisto e corretto la vecchia edizione uscita per Hobby & Work, ci regala un'altro appassionante capitolo delle avventure del colonnello Arcieri, stavolta ambientato nella Versilia del 1967. Fra musica, colpi di scena e un passato che proprio non ne vuol sapere di essere lasciato alle spalle. Arcieri dovrà districarsi in un'indagine privata per scoprire le radici di vari omicidi insoluti. Una lettura appassionante, capace di tenere incollato per ore alle pagine il lettore senza che neanche se ne accorga. N.B. Per gli appassionati del Commissario Bordelli, l'epilogo del libro contiene una vera e propria chicca a loro dedicata....

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    claudio

    25/03/2017 15:18:43

    Bruno Arcieri, ufficiale dei servizi segreti, è andato in pensione. Torna a Viareggio per il funerale di un ammiraglio morto annegato, amico da anni. E incappa in una storiaccia che lo riporta agli anni della guerra: una famiglia di ebrei è stata venduta per denaro ai nazisti; e un sommergibile tascabile che avrebbe dovuto portare l'oro della IV armata si inabissò il giorno precedente l'armistizio: tutti gli occupanti morirono al suo interno. Le due vicende pian piano si intersecano e Arcieri, con l'aiuto di un tenente dei carabinieri, scopre sempre più l'intreccio. Fino alla corsa finale in auto che sarà poi raccontata in un libro di Marco Vichi, con il commissario Bordelli.

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    Matilde

    01/03/2017 18:57:46

    Bello, intenso, nostalgico, mi è piaciuto!

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    Tommaso

    06/11/2008 08:05:29

    Bella storia, ambientazione originale, personaggi credibili e una conclusione quasi geniale. Qui dentro c’è tutto quello che di solito NON trovo nei gialli italiani, sempre più fiacchi, ripetitivi e privi d’inventiva. Spero soltanto che l’eroe di Gori riesca a uscire sano e salvo dalla sua macchina (non voglio spiegare quello che significa per non togliere la sorpresa ai lettori).

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Le prime righe del romanzo

La spiaggia libera era un deserto esotico. Dopo tanti giorni di pioggia, la sabbia umida e compatta, tra le dune e gli sterpi, sembrava fatta apposta per giocare a pallone. Ma i tre ragazzini erano arrivati troppo presto e non trovarono i loro amici. Da una radiolina lontana giungeva distorta la voce aspra di Rocky Roberts:
Stasera mi butto
Mi butto con te

Per passare il tempo, decisero di fare un giro. Ripresero le biciclette e tornarono sullo stradone. Le macchine non rallentavano neppure, sfrecciavano come se fossero sull’autostrada. Una Seicento suonò rabbiosa il clacson, appena cercarono di mettere le ruote sull’asfalto.
Quando fu possibile, attraversarono in fretta. Dall’altra parte c’era un largo marciapiede sconnesso, tutto buche e sterpaglia. Pedalarono verso nord, in direzione dell’aeroporto. Udirono il rumore imballato di un aeroplano a elica, una delle vecchie carrette che andavano su e giù per il litorale. Uno degli ultimi, la stagione era alla fine. Lo videro spuntare dalla macchia, pericolosamente basso, e poi virare verso sud. Sul mare spiegò la sua lunga coda pubblicitaria della Crema Nivea. Sopra gli stabilimenti balneari – una catena ininterrotta di venti chilometri – avrebbe lanciato centinaia di réclame, attaccate a minuscoli paracadute.
Il campo d’aviazione era vicino al mare, ma i tre ragazzini non lo vedevano, perché era nascosto dalle piante: pini bruciati dalla salsedine e dall’inquinamento, lecci, querce e fitto sottobosco. Voltarono alla prima strada a destra e presero la via interna, parallela al lungomare. All’ombra degli alberi faceva quasi fresco, benché fosse ancora agosto, e affrettarono il ritmo delle pedalate. Arrivarono al canale di drenaggio, inquinato e pieno di schiuma, che scendeva dalla montagna. Affrontarono la gobba del ponte, dando un’occhiata ai motoscafi e alle barche da pesca del minuscolo ormeggio. Anche lì galleggiavano larghe macchie oleose e i bianchi residui dei detersivi vomitati dalle fogne. C’era un odore misto di marcio e di chimica. Fecero un ultimo sforzo sui pedali e poi si godettero la discesa, gridando di soddisfazione.
Nella strada interna non c’era nessuno, a quell’ora, tranne un gruppo di donne vestite di nero. Arrivarono al semaforo e poi finalmente alla spianata dell’aeroporto. Rimasero per un po’ a guardare gli aeroplani privati e gli elicotteri, fermi sulla pista di terra battuta. Avevano ormai dimenticato i loro amici e la partita, sarebbero tornati in spiaggia più tardi, oppure nel pomeriggio.
Dopo l’aeroporto la macchia era molto fitta, con alberi vecchi e alti, in un intrico di rovi. Decisero di spingersi nell’interno, costeggiando il fosso piccolo. Era poco più di una fogna scoperta, riparata solo da due bassi argini di terra, che segnava il confine tra la pineta e le vaste tenute delle poche ville nascoste. Il fetore dell’inquinamento prendeva allo stomaco, ma i ragazzini si incantarono a guardare la densa schiuma dei detersivi, uguale a quella che facevano vedere alla televisione, nella pubblicità di Carosello: galleggiava lentissima sul fosso gonfio d’acqua, frenata dalle canne. Una piccola automobile, che correva all’impazzata per la stradina, li mise quasi sotto.
Il sole era già alto ed erano fradici di sudore. Appoggiarono le biciclette per terra e si misero a tirare i sassi nella schiuma. Facevano un curioso effetto: la massa bianca mandava un rumore di risucchio e sulla superficie si formavano dei piccoli crateri. Il più grande dei tre ragazzi, che aveva quasi quindici anni, andò a prendere una grande pietra. Faceva fatica a portarla, tra le risate dei suoi amici. Ma voleva fare il gradasso e l’alzò sbuffando sopra la testa, tutto rosso in viso.
Quando la scagliò, la pietra produsse un rumore strano. Videro per prima cosa una mano e un braccio, che dalle spume si alzavano verso il cielo, e poi qualcosa di grosso e nero che si girava. Dal bianco emerse una faccia che li guardò con degli occhi aperti che sembravano vivi. Le risate morirono subito.