Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2016
Pagine: 275 p., Brossura
  • EAN: 9788807032080
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    Alberto

    30/11/2016 08:42:05

    Ermanno Rea mi mancherà. Questo suo postumo romanzo mi lascia un vuoto. Come pochi ha saputo rappresentare Napoli nelle sue a volte tragiche realtà, con personaggi veri, determinati, anche se a volte preda di umani dubbi. La storia del sodalizio adolescenziale tra Oreste e Felice interrotto in seguito all'epilogo scellerato di un furto ben si presta ad un'appassionata lunga visita in uno dei rioni simbolo di Napoli. Fa incuriosire chi non ha mai visitato questa splendida città sfregiata dai pochi, amata dai più. Svela l'affascinante catena di cunicoli scavati nel sottosuolo, colpisce la bellezza di un tempo, che ancora s'intravede in certi edifici oggi bisognosi di restauri irrinunciabili. Ma non solo racconta con ''nostalgia'' la vita del rione, operoso seppur nella povertà delle abitazioni, con una dignità proverbiale. Pochi sanno che nei terranei o bassi del rione Sanità venivano confezionati con rara maestria artigianale guanti di pelle indossati da gente di sangue reale, una volta, e da personaggi famosi, poi. Se i due ragazzi sono personaggi di finzione, è invece ispirato ad un protagonista reale don Rega, artefice di un coraggioso e prezioso lavoro sociale nella chiesa del rione. Da leggere.

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Ermanno Rea, napoletano vissuto a Roma fino alla morte, fa con questo libro il suo ultimo “ritorno” nella città natale. (…)

La nostalgia del titolo dunque? non è solo quella del protagonista, Felice? Lasco, che in seguito a? un omicidio commesso dall’amico fraterno? Oreste Spasiano del quale lui è stato involontario complice, fugge in Libano. Vi segue uno zio, rimanendo a lavorare per quarantacinque anni tra Medio Oriente e Africa e senza mai tornare a Napoli. Vi si riaffaccerà infine per assistere la madre morente, in spasmodici andirivieni nelle viscere tufacee del suo quartiere e nelle fluviali conversazioni con i nuovi amici: un medico in pensione dell’ospedale San Gennaro dei Poveri, e che ai poveri presta cure gratuite, e l’anticonformista prete Luigi Rega (…).

La nostalgia del protagonista è quella dell’autore che si rispecchia nei tre personaggi: il medico di fede comunista, Felice che ha abbandonato la sua terra e don Luigi Rega, “parroco controcorrente e indisciplinato” (…). E al sacerdote spetta, verso la fine del romanzo, prospettare una palingenetica visione rivoluzionaria. Il Rea, uno e trino di questo romanzo, sembra riprendere tra l’altro i personaggi della Peste di Albert Camus: il medico Rieux e il co-protagonista padre Paneloux. Ma la peste che affrontano i personaggi dello scrittore napoletano è, senza metafora, quella sociale e morale del Rione Sanità che è il vero protagonista, il vero “motore” di tutta la vicenda. E il libro di Rea acquista il consueto carattere di un romanzo-saggio che indaga la propria città, di oggi e di ieri, con un racconto ondivago che, intrecciando storie e Storia, va avanti e indietro nel tempo, all’interno di una struttura circolare che si apre e chiude intorno al 2007, quando Oreste uccide l’antico amico Felice (…). Il problema dell’identità personale che Felice ricerca rientrato dall’Egitto, dove ha lasciato una donna ad attenderlo, è il problema dell’identità della Sanità, nonché di Napoli (…). Il Mito del Grande Ritorno di Felice s’infrange, scontrandosi con la morte della madre e la propria stessa morte. Ma l’ombra dell’uomo venuto dal nulla forse non si dissolverà del tutto. Così gli dà il commiato definitivo il medico del Rione Sanità: “Sei stato un esempio e noi faremo di tutto per imitarti: schiena diritta e amore accanito per questo meraviglioso spicchio di terra ricevuto in sorte”.

Recensione di Enzo Rega