Paradossalmente e con affanno

Maurizio Cucchi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 6 giugno 2017
Pagine: 80 p., Brossura
  • EAN: 9788806231422
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

€ 8,50

€ 10,00

Risparmi € 1,50 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    alida airaghi

    30/07/2017 17:32:05

    Il corpus più esteso del libro condensa poesie scritte negli anni ‘60, e riproposte con lo sguardo affettuosamente complice di chi ricorda il ragazzo che è stato, e desidera recuperarne l’immagine «per incontrarlo ancora». Un Maurizio ventenne, a disagio nel mondo, che si ritrae con inclemenza, «in un groviglio di ombre»: «Cuoci in pentola / giovine dabbene», «A passo felpato / sgattaiola dall’uscio». Deluso da se stesso, il protagonista oscilla tra l’attesa di un riscatto sociale e la volontà di una ribellione violenta che lo liberi dalla stagnazione in cui teme di affondare: «Finalmente potrò soddisfare il mio bisogno / e munirmi di fucile a due canne. / Partirò alla caccia per le vie della città / brulicanti già di vittime innocenti». Erano anni di guerriglia sociale, di rivolta contro le istituzioni, in cui nascevano sperimentazioni letterarie di rottura nei confronti della tradizione: ma il giovane Cucchi pare assediato più dal proprio privato che dalla Storia, più introflesso nei suoi nodi irrisolti che proiettato in un futuro di speranza. Questo incrocio di sguardi tra mitezza e impeto, questo strabismo esistenziale e formale tra novità e conservazione, viene ulteriormente evidenziato nella silloge inedita intitolata “La sciostra”. Qui Cucchi appare ancora scisso tra presente e passato, nostalgia e rinuncia, adesione e rifiuto. Confessa la sua necessità di concretezza, di gestualità elementare, di bellezza naturale, in un «mondo quasi arcaico, e quasi senza tempo», fatto di materiali contadini, orti, tetti di lamiera, sedie bianche di metallo scrostato. Cerca quindi un approdo innocente, in periferia, lungo il Naviglio: un magazzino in disuso, dove fermarsi a godere la pace campestre, con un’unica ambizione: «Una sciostra, forse, / fra canne e sterpaglie, antico / magazzino di legna, calce e tegole, / e mia residuale dimora felice».

Scrivi una recensione