La ragazza con la Leica

Helena Janeczek

Editore: Guanda
Edizione: 10
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 07/09/2017
Pagine: 320 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788823518353

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Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    17/07/2018 11:31:25

    Non ce l'ho fatta a finirlo, dopo le prime 80 pagine ho abbandonato.

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    Valentina

    16/07/2018 21:29:17

    Non lo so se ha meritato di vincere il Premio Strega perché è a tratti ripetitivo e noioso, tanto che ho fatto fatica a finirlo, ma è sicuramente un libro importante da leggere e tramandare per conoscere la storia di una donna destinata a restare nella storia, che non ha avuto paura di dare la vita per una lotta che sapeva essere di tutti e che è morta troppo presto.

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    gasalbe

    16/07/2018 13:55:28

    Mi sono fermato a pagina 76.

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    Agostino

    13/07/2018 17:02:06

    Ho letto fino a pagina 118, e poi non ce l'ho fatta più a proseguire. Noia e disinteresse per una storia di banalità e pettegolezzi per niente interessanti. A peggiorare l'impressione negativa ci sono: un raccontare contorto e complicato, un periodare frammentato e infarcito di soggetti sottintesi non sempre riconoscibili, riferimenti poco comprensibili e inutili. Sembra che l'autrice abbia scritto per sé e per un limitato numero di potenziali lettori che conoscano già i fatti, i luoghi e le persone citate. Ho letto i numerosi giudizi entusiastici e mi chiedo: "Ma costoro l'hanno veramente letto? Oppure ripetono giudizi di critici (interessati) e se ne fanno belli per darsi l'aria da intellettuali? Ovviamente intellettuali radical chic!

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    Maria Letizia

    11/07/2018 17:12:42

    Un testo di difficile comprensione sia per i continui riferimenti temporali non sempre facilmente inquadrabili,una scrittura scialba ed arida, non scorrevole.Il libro a mio avviso non rende memorabile la protagonista.Non mi è piaciuto ed a stento sono arrivata alla fine.Mi dispiace mi aspettavo di più anche perché i precedenti vincitori dello Strega erano di un altro livello.

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    Mauro

    08/07/2018 13:53:46

    Insipido e stilisticamente banalissimo, mi sono trascinato fin verso la fine ma poi ho ceduto. Ha un pregio: se questo è il vincitore dello Strega mi posso risparmiare gli altri.

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    Simona Gazzetti

    12/06/2018 20:25:23

    Mi sono imbattuta nello sguardo ammiccante di Gerda Taro per caso. "La ragazza con la Leica" che quasi ti sfida a leggere la sua storia nell'immagine di copertina, non è la classica biografia. L'autrice, Helena Janeczek, già vincitrice di premi letterari, riesce a raccontare la storia di questa straordinaria fotografa in modo strabiliante attraverso gli occhi di tre persone che, per varie ragioni, hanno condiviso la brevissima vita di Gerda. Ci si ritrova a leggere di come Willy "il bassotto" Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes abbiano conosciuto Gerda e di quanto le loro vite ne siano state stravolte e STREGAte. Scopriamo una ragazza innamorata della vita, sempre pronta a seguire l'istinto e la voglia di mettersi in gioco. Janeczek inoltre riesce a raccontare attraverso l'uso di flashback e un linguaggio semplice e diretto le vite dei tre, che potremmo definire coprotagonisti di questa biografia corale e non convenzionale. Non può mancare ovviamente Robert Capa, celebre collega e ultimo grande amore di Gerda. Anche qui, tuttavia, Janeczek riesce a spostare l'attenzione del lettore su Gerda e su come il successo del giovane fotografo sia in realtà da attribuirle. A fare da scenario alle vite di questi ragazzi i non facili anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale. Anni di paure e speranze, di ribellione e sostegno alla causa contro il Nazifascismo, ai quali sopravvivranno tutti tranne Gerda, strappata alla vita alla vigilia del suo ventisettesimo compleanno per una tragica fatalità. Gerda potrebbe appartenere di diritto al club dei 27, giovani artisti che con la loro magia e la loro ribellione alle convezioni hanno permesso al lor ricordo di non esaurirsi mai. Ma la STREGA Gerda non è mai morta, la STREGA è viva e Helena Janeczek contribuisce con la sua opera a renderla immortale.

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    Elisabetta

    12/06/2018 16:59:26

    Sullo sfondo di un’Europa nera si muovono i personaggi del romanzo, colorati con le tonalità decise dei singoli caratteri. La protagonista del romanzo non è Gerda Taro, ma il gruppo che Gerda Taro unisce e di cui muove i fili da brava strega. I suoi amici si muovono nel loro presente e, piccoli gesti quotidiani, li riportano sempre a lei, a Gerda e agli anni d’oro del suo sorriso e della sua Leica. Non è un caso che gli episodi passati siano più avvincenti delle vite che vivono adesso: vecchi amori, un sorriso, lei che appare da lontano. Tutto porta calore ed emozione. Mettendo insieme i riflessi degli specchi umani a cui Gerda Taro ha donato la sua immagine, si ricostruisce la lei che, armata di sorriso e di una Leica, voleva cambiare il mondo e pensava che “un mondo guarito dalla disuguaglianza avrebbe dovuto realizzare anche il diritto universale al superfluo”.

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    Mario

    12/06/2018 08:28:08

    Bellissimo romanzo, l'avventura di una grande donna, Gerda Taro, giovane fotografa che visse e documentò gesta e lotte del suo tempo, in particolare la guerra civile spagnola. Un racconto quasi biografico, il coraggio e la tenacia di Gerda primeggiano e si intrecciano con le vite di altri importanti protagonisti,in particolare con il fotografo Endre Friedman, con il quale nascerà un grande rapporto professionale e non solo, e la grande famosa creazione del fotografo Frank Capra. Da amante della fotografia, scoprire il passato e le esistenze di tali protagonisti mi lega ancor più al mondo digitale e alla passione nel documentare il mondo che ci circonda e le peculiarità del nostro secolo. Una scrittura attraente, originale, semplice ma ardita, le peripezie di come una leica possa trasformarsi in una strega onnisciente, scatto su scatto la descrizione di una vita seppur breve ma significativamente tale da imprimere il suo segno nella storia.

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    umbazar

    11/06/2018 13:25:09

    Gerda era elegante, di un fascino da attrice del cinema. Amava farsi ammirare, ma non aveva bisogno di fare nulla di particolare per attirare a sé tutti gli sguardi. In lei l’aspetto magnifico si univa alla capacità, sembrava portata per tutto. Agiva sempre di testa propria – si era, per esempio, scelta il lavoro e uno pseudonimo – da una donna così minuta tanto carattere non te lo saresti aspettato. E invece, malgrado l’alone di leggerezza dovuto al suo perennemente splendido umore, faceva sempre sul serio, portando avanti le proprie convinzioni con un’irrefrenabile volontà. Anche nella sua tendenza a esporsi ai pericoli con temerarietà era cocciuta, nessuno schema, nessun piano avrebbe potuto anche solo in parte ridimensionare la dedizione alle battaglie per cui sentiva la necessità di spendersi. In alcuni frangenti sembrava un essere soprannaturale, una sorta di strega buona con poteri eccezionali che utilizzava per scuotere chi la incrociava nel proprio cammino. Anni e anni dopo la sua prematura dipartita – Gerda, la gioia di vivere fatta persona, venuta a mancare in un incidente così “stupido” – tre delle persone a lei più vicine prima dell’incontro con Capa, tornano in contatto e, inevitabilmente, in loro riaffiorano i ricordi della giovinezza e del segno indelebile che la Taro ha impresso in ognuno di loro. Una ricostruzione approfondita, a metà strada tra una biografia e un romanzo storico, le cui pagine rappresentano una sorta di omaggio postumo a una donna che, seppur inevitabilmente idealizzata nel ricordo, per temperamento e presenza non merita di essere celebrata esclusivamente quale mera spalla – negli affetti e nella professione – di Robert Capa.

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    Lucia Barbara G.

    11/06/2018 13:24:29

    Questo romanzo storico, candidato al Premio Strega, costruito attraverso un'attenta ricerca dalle fonti (documenti, immagini, lettere ) ricostruisce la figura della prima fotoreporter morta sul campo, Gerda Taro, compagna di Robert Capa. Riscattando dall'oblio la figura di Gerda, prima fotogiornalista di guerra, il romanzo indaga anche il rapporto tra storia e fotografia, dimostrando come l'occhio del fotoreporter nelle zone di conflitto diventi tutt'uno col soggetto che fotografa e di cui sarà per sempre testimone.

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    andrea

    11/06/2018 09:25:31

    E' il romanzo di un personaggio ma è anche in romanzo di un epoca. Un periodo storico nel quale le idee e gli ideali sono vivi tanto quanto gli attori della trama. Vivono con loro e i personaggi vivono (e muoiono) per loro. Vengono tratteggiati il loro evolversi negli anni, dalla giovinezza alla maturità per alcuni. Ma soprattutto rivive una stagione, quella della Parigi di Gerda Taro e di Robert Capa, in tutte le sue caratteristiche, da quelle maggiori alla vita e alle abitudini più personali e più "piccole". Questi piccoli particolari, dal tratteggiare lo studio fotografico di Capa che diventa l'antro dello strega che cattura i momenti della storia e li da alla nascente arte del fotogiornalismo, al portarci negli alloggi un po bui e po spogli ma molto vivi di quella Parigi. Sullo sfondo ma molto presente, il sole accecante ma mortifero della Spagna della Guerra Civile, in contrapposizione all'uggiosità di una Parigi che rimane comunque viva.

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    Giacomo

    11/06/2018 08:25:34

    "La ragazza con la Leica", ultima fatica di Helena Janeczek, potrebbe essere erroneamente considerata una semplice biografia della fotografa idealista Gerda Taro, amante del più noto Robert Capa, morta ventisettenne durante la guerra civile spagnola mentre scattava le sue fotografie. Tutto ciò sarebbe un torto sia nei confronti del lavoro dell'autrice, sia verso la vita della stessa Gerda. Siamo di fronte, infatti, a un romanzo documentario (sulla scia, sebbene con intenti diversi, di alcuni pamphlet sciasciani come "La scomparsa di Majorana" o "L'affaire Moro"), basato sì su dati biografici effettivi, da unire però anche a espedienti tipicamente romanzeschi, come la soggettività dei fatti e l'invenzione letteraria. Spia di queste ultime due componenti è l'impianto cronologico del testo: non una successione temporale lineare, ma il ricordo di tre diversi personaggi-narratori che, conosciuta intimamente Gerda in vita, si ritrovano, a distanza di anni, a tesserne ciascuno il personale ritratto secondo la propria ottica, enfatizzando o criticando gli elementi che più interessano loro. Dunque è un romanzo memoriale, soggettivo e selezionato dall'autrice: non si dà infatti una voce diretta a Robert Capa e questo, al di là di ogni altra considerazione, non può non essere visto come la volontà da parte della Janeczek di salvaguardare la propria eroina dalla banalizzante identificazione come "la compagna di Capa", riconsegnandole così una forza e una vitalità propria. Già candidata al Premio Strega insieme, tra gli altri, al ritratto di un'altra grande donna quale Natalia Ginzburg, "La ragazza con la Leica" ha recentemente ottenuto l'ulteriore privilegio di entrare nella cinquina finalista del Premio Campiello, a testimonianza della rilevanza che l'opera di Helena Janeczek ha e avrà all'interno del panorama letterario contemporaneo.

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    angelo raffaele battista

    10/06/2018 07:46:06

    La Ragazza con la Leica è un’opera di pagg.332 che si pone sul crinale tra la biografia e la finzione. Attraversa l’Europa ed il mondo lacerato nel periodo magmatico che interseca le due guerre del ventesimo secolo, della follia fascista e nazista montante, dell’opposizione ad esso della gioventù affascinata dall’ebbrezza del comunismo e dell’anarchia, il sogno della rivoluzione. Sullo sfondo la giovinezza dei protagonisti, incorniciata dalle “fragorose risate”, che si avviano ognuno per la sua strada verso le parallele di un destino a tinte unite: essi si chiamano Gerda Taro, l’amica Ruth Cerf, Willy Chardack, George Kuritzkes, e Robert Capa. Nel prologo sono sfocatamente disegnati; la fanno da padrone le foto in bianco e nero appena sgranato che disegnano i contorni di una incontaminata freschezza solo sgualcita dal terrore dei fucili. Veniamo, subito, a conoscenza dalla confidenza dello scrittore per chi legge che Gerda morirà il 27 luglio 1937; egli tace sul corpo della narrazione che sarà sviscerato nelle parti seguenti e che lavora in una cavalcata tra passato, presente, e futuro incurante del tempo. Si accumulano schegge disordinate che illuminano il lettore, sempre fino ad un certo punto. I ricordi o gli episodi tratteggiati, le città avvolte nel terrore, la fotografia che agisce da collante delle parole, le figurine che si muovono in un quadro disorganico, rappresentano i pretesti della fantasia. Di Gerda sapremo solo quello che ci viene compiutamente descritto: tutto il resto è consegnato alla nostra immaginazione, i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue debolezze, la sua incoscienza, la volontà incurante della strada. Chi ha veramente amato? Ha amato qualcuno? La foto di copertina con l’occhiolino svogliatamente strizzato, il mozzicone di sigaretta molliccio adagiato tra le dita, il bicchiere di vino rosso ripieno per due terzi sul banco sono lì a dimostrarcela. Nella storia prevarrà… “chi è nel giusto”. Il libro concorre al premio Strega.

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    Elisa

    09/06/2018 21:56:11

    Uno splendido libro a tre voci che racconta di una guerriera. Una donna forte e tenace, che lottava, contro una strega potente, di cui spesso sentiamo parlare, ma di cui sempre più spesso ci dimentichiamo :il fascismo. Uno spaccato di storia, un pezzo di vita di chi l'ha vissuto e ce lo racconta attraverso occhi diversi. Perché, quella strega, anche se è intrappolata nelle pagine dei libri di storia, troppo spesso, rischia di essere presa sottogamba, col rischio che riprenda vita ai giorni nostri. Una lettura indispensabile, quella di questo libro.

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    Marilù

    09/06/2018 10:24:24

    L’ultimo libro di Helena Janeczek _strega_ attraverso una esposizione e seduce con l’obiettivo messo a fuoco usando un grandangolo sulla giovane miliziana della fotografia, Gerda Taro, fotoreporter della guerra civile spagnola nel 1936, il cui ultimo scatto è dal fronte di Brunete in cui perse la vita in un terribile incidente. “Un libro testimonianza, una documentazione da sfogliare con curiosità leggendo la storia della giovane rivoluzionaria militante sino al sacrificio, protagonista della fotografia e della Resistenza al fascismo”

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    Giacomo

    08/06/2018 16:43:44

    Che cosa hanno in comune Willy Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes? Non solo il fatto di aver vissuto il fiore degli anni facendo spola tra Parigi e una Spagna dissanguata dalla guerra, ma anche l’aver avuto come fidanzata o amica Gerda Pohorylle. Con lo pseudonimo di Gerta Taro, la ragazza (non ancora con la Leica) si avventura nelle strade e nella vita concitata di Parigi, conosce un mondo fino ad allora a lei estraneo e si mantiene a fatica con i primi lavori da dattilografa. Poi avviene la svolta che cambierà per sempre la sua vita e quella di moltissimi altri: incontra il fotografo ungherese André Friedmann e i due si innamorano. Gerda imparerà da lui a fotografare e ad usare la Leica e avrà la brillante intuizione di inventare lo pseudonimo Robert Capa che darà ad André fama in eterno. Attraverso i ricordi di Willy, Ruth e Georg, a distanza anche diversi decenni da quegli avvenimenti che rimarranno per sempre impressi nella loro mente, in questo romanzo candidato al Premio Strega 2018 viene ricostruito con accurata leggerezza il mondo dei fotografi, ma soprattutto il mondo di Gerda Taro e dei giovani che vissero la sconfitta della democrazia in Spagna con la guerra civile. Man mano che si procede con la lettura, emerge dalla ragazza, inizialmente considerata allegra e superficiale, una persona sempre più complessa, profonda, dotata di grande forza interiore e desiderio di vita che deve confrontarsi con le durezze e le asprezze della vita. La scrittura chiara, paratattica, ordinata ma allo stesso modo coinvolgente, riesce a immergere il lettore e a immedesimarlo nelle vite, nei sentimenti belli o brutti che siano, di quei giovani che, per documentare la guerra o per difendere gli ideali repubblicani, visse la tragicità della guerra civile spagnola.

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    AnFer

    07/06/2018 21:40:12

    La ragazza celebrata nel titolo è Gerda Taro, la prima fotoreporter donna di guerra. Ma Gerda è solamente una delle storie che questo romanzo racconta: per esempio, la storia di Robert Capa suo amore insegnante alter ego; o la storia di Willy Chardack, cardiochirurgo che nel 1960 impiantò il primo pacemaker, progettato con l’ingegnere Wilson Greatbatch; o anche la storia di Pablo Neruda che, in veste di console cileno, riempì una nave di esiliati spagnoli in fuga dalla guerra civile; o il mistero della sparizione dei negativi di Taro e Capa e altri fotografi, portati in bicicletta da Parigi a Bordeaux. O tanti altri spaccati di vita, come l’antifascismo a Parigi negli anni Trenta del Novecento. Gerda morì schiacciata da un carro armato durante i bombardamenti di Brunete, alle porte di Madrid, nel luglio 1937, durante la guerra civile spagnola, mentre Capa era a Parigi a cercare un ingaggio. Le sue ultime parole furono per le sue foto e la sua Leica. Il romanzo è tracciato lateralmente da tre protagonisti: due suoi amanti (Willy Chardack e Geog Kuritzkes) e Ruth Cerf, sua amica convivente a Parigi, dopo la fuga dalla Germania e dal nazismo. Le notizie su Gerda in realtà sono poche e frammentarie, le intrusioni nella sua vita privata veloci e impalpabili, a volte intraducibili in un fermo immagine. La scrittura della Janeczek è corposa, impegnativa, a tratti lontana dalla scorrevolezza; i ruoli dei protagonisti si scavalcano ed è difficile costruire un qualsivoglia ordine (temporale, sequenziale, di importanza dei ruoli stessi). Vincitore del Bagutta 2018, finalista al Campiello 2018, candidato allo Strega 2018, questo romanzo ha il grande pregio di aver dato lustro a una donna meritevole di essere ricordata. Ipotizzabile una trasposizione cinematografica. Nonostante non sia stata capace di apprezzarlo appieno, questo romanzo mi ha fatto innamorare dello spirito libero (da strega?) di questa eccezionale donna, padrona di se stessa nel corpo nella mente nello spirito.

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    Pierluigi

    07/06/2018 16:44:03

    Helena Janeczek affida ai ricordi ed ai flashback di tre personaggi il racconto della vita di Gerda Taro, fotoreporter di guerra. Il risultato è sublime e consegna al lettore una figura di donna forte e libera. Lotta a due (con Balzano) per la vittoria del premio Strega.

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    intrigante

    04/06/2018 16:51:35

    Il libro è un inno a una grande donna, fotografa e artista della nostra epoca. Attraverso gli sviluppi della guerra, un periodo di grande importanza come il fascismo europeo, l'autrice delinea la figura della ragazza con la Leica che ammaliatrice come una Strega riusci a far innamorare tutti coloro che incontrava con la sua personalità, fiera libera e attraverso le sue fotografie. Un libro profondo, a volte anche un po duro. Lo consiglio a tutti

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Elisabetta - Recensione stregata scelta da Helena Janeczek


Sullo sfondo di un’Europa nera si muovono i personaggi del romanzo, colorati con le tonalità decise dei singoli caratteri. La protagonista del romanzo non è Gerda Taro, ma il gruppo che Gerda Taro unisce e di cui muove i fili da brava strega. I suoi amici si muovono nel loro presente e, piccoli gesti quotidiani, li riportano sempre a lei, a Gerda e agli anni d’oro del suo sorriso e della sua Leica. Non è un caso che gli episodi passati siano più avvincenti delle vite che vivono adesso: vecchi amori, un sorriso, lei che appare da lontano. Tutto porta calore ed emozione. Mettendo insieme i riflessi degli specchi umani a cui Gerda Taro ha donato la sua immagine, si ricostruisce la lei che, armata di sorriso e di una Leica, voleva cambiare il mondo e pensava che “un mondo guarito dalla disuguaglianza avrebbe dovuto realizzare anche il diritto universale al superfluo”.


Aurora

È una scrittrice sempre raffinata e originale, Helena Janeczek. Prendiamo quest’ultimo suo lavoro, per esempio. A darci così un’occhiata potrebbe sembrare, molto semplicemente, una biografia su Gerda Taro, il che già di per sé sarebbe comunque un ottimo motivo per prenderlo, dato che una biografia su questa fotografa è stata sì già scritta, ma come spesso succede con moltissimi bei libri il volume in questione è, perlomeno qui in Italia, fuori edizione (se qualcuno lo trovasse, a proposito, non se lo lasci scappare: si intitola “Una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola” e l’autrice è Irme Schaber). Ma della Taro la Janeczek non fa, in realtà, una biografia. Proprio no. Perché “La ragazza con la Leica” ha la struttura e l’impostazione di un vero romanzo in cui l’energia prorompente di Gerda, la sua intelligenza, la sua spregiudicatezza e la sua vitalità assurgono, nella memoria di chi la racconta, quasi a simbolo di tutta un’epoca e della vita stessa degli esuli ebrei nella Parigi degli anni trenta. Quella sua incredibile e meravigliosa “gioia di vivere”. Quell’attivismo politico passionale, militante, inscindibile dalla vita e dal lavoro. Quel suo rapporto unico, a un tempo artistico e sentimentale, con André Friedmann, per il quale sarà proprio lei a inventare un diverso nome e un diverso passato: non più ungherese, ma americano. Non più Friedmann, bensì Robert Capa. E infine la morte, tragica e fin troppo precoce, a Brunete, durante la Guerra civile di Spagna. “Aveva dedicato la sua vita a un degno compito, a una giusta causa persa”, è il commento dell’autrice, che oltre ad aver vinto il Premio Bagutta adesso è candidata, proprio con questo libro, sia al Premio Strega che al Premio Campiello 2018. Forse ricordare la vita di Gerda e di tanti altri giovani della sua generazione potrebbe aiutare anche molte persone di adesso a dedicarsi a una causa. Sperando due cose: che sia una causa giusta. E che non sia, possibilmente, persa.


Stefano Mannucci

Una giovane miliziana repubblicana si addestrava a sparare sulla spiaggia di Barcellona. Il ginocchio poggiato sulla sabbia e la pistola puntata dritta davanti a sé. L'eleganza nella composizione di quella fotografia mi incuriosì sin da subito per capire chi fosse stato a scattarla. Fu così che diversi anni fa conobbi il nome di Gerda Taro. La fotografia campeggiava sul catalogo di una mostra in corso a lei dedicata. Da allora mi appassionai alla sua storia ed alle sue fotografie leggendo la biografia pubblicata all’epoca. E quando Guanda ha edito il libro di Helena Janeczek "La ragazza con la Leica” non ho potuto fare a meno di leggerlo e sono rimasto positivamente colpito dallo stile di scrittura dell'autrice. Come il liquore Strega - al cui prestigioso premio il libro in questione è candidato - scorre lungo la gola per attraversare il corpo del bevitore, così il libro di Helena Janeczek scorre nella mente e nella fantasia del lettore facendogli conoscere - attraverso un flusso di ricordi, in un continuo viaggio nella memoria storica e privata – Gerda Taro durante gli anni di Parigi e quelli della guerra civile spagnola, la sua passione per la fotografia e la sua gioia di vivere, il suo amore con Robert Capa ed il suo amore per la libertà.


Umbazar

Gerda era elegante, di un fascino da attrice del cinema. Amava farsi ammirare, ma non aveva bisogno di fare nulla di particolare per attirare a sé tutti gli sguardi. In lei l’aspetto magnifico si univa alla capacità, sembrava portata per tutto. Agiva sempre di testa propria – si era, per esempio, scelta il lavoro e uno pseudonimo – da una donna così minuta tanto carattere non te lo saresti aspettato. E invece, malgrado l’alone di leggerezza dovuto al suo perennemente splendido umore, faceva sempre sul serio, portando avanti le proprie convinzioni con un’irrefrenabile volontà. Anche nella sua tendenza a esporsi ai pericoli con temerarietà era cocciuta, nessuno schema, nessun piano avrebbe potuto anche solo in parte ridimensionare la dedizione alle battaglie per cui sentiva la necessità di spendersi. In alcuni frangenti sembrava un essere soprannaturale, una sorta di strega buona con poteri eccezionali che utilizzava per scuotere chi la incrociava nel proprio cammino. Anni e anni dopo la sua prematura dipartita – Gerda, la gioia di vivere fatta persona, venuta a mancare in un incidente così “stupido” – tre delle persone a lei più vicine prima dell’incontro con Capa, tornano in contatto e, inevitabilmente, in loro riaffiorano i ricordi della giovinezza e del segno indelebile che la Taro ha impresso in ognuno di loro. Una ricostruzione approfondita, a metà strada tra una biografia e un romanzo storico, le cui pagine rappresentano una sorta di omaggio postumo a una donna che, seppur inevitabilmente idealizzata nel ricordo, per temperamento e presenza non merita di essere celebrata esclusivamente quale mera spalla – negli affetti e nella professione – di Robert Capa.


Giacomo

"La ragazza con la Leica", ultima fatica di Helena Janeczek, potrebbe essere erroneamente considerata una semplice biografia della fotografa idealista Gerda Taro, amante del più noto Robert Capa, morta ventisettenne durante la guerra civile spagnola mentre scattava le sue fotografie. Tutto ciò sarebbe un torto sia nei confronti del lavoro dell'autrice, sia verso la vita della stessa Gerda. Siamo di fronte, infatti, a un romanzo documentario (sulla scia, sebbene con intenti diversi, di alcuni pamphlet sciasciani come "La scomparsa di Majorana" o "L'affaire Moro"), basato sì su dati biografici effettivi, da unire però anche a espedienti tipicamente romanzeschi, come la soggettività dei fatti e l'invenzione letteraria. Spia di queste ultime due componenti è l'impianto cronologico del testo: non una successione temporale lineare, ma il ricordo di tre diversi personaggi-narratori che, conosciuta intimamente Gerda in vita, si ritrovano, a distanza di anni, a tesserne ciascuno il personale ritratto secondo la propria ottica, enfatizzando o criticando gli elementi che più interessano loro. Dunque è un romanzo memoriale, soggettivo e selezionato dall'autrice: non si dà infatti una voce diretta a Robert Capa e questo, al di là di ogni altra considerazione, non può non essere visto come la volontà da parte della Janeczek di salvaguardare la propria eroina dalla banalizzante identificazione come "la compagna di Capa", riconsegnandole così una forza e una vitalità propria. Già candidata al Premio Strega insieme, tra gli altri, al ritratto di un'altra grande donna quale Natalia Ginzburg, "La ragazza con la Leica" ha recentemente ottenuto l'ulteriore privilegio di entrare nella cinquina finalista del Premio Campiello, a testimonianza della rilevanza che l'opera di Helena Janeczek ha e avrà all'interno del panorama letterario contemporaneo.



La motivazione di Benedetta Tobagi per la candidatura al Premio Strega

«Il romanzo dal vero (non fiction novel) si è imposto da anni nel panorama internazionale come uno dei più interessanti vivai creativi. Con quest'opera Janeczek, si conferma una delle voci più originali del genere, in ambito italiano. La costruzione narrativa è magistrale. La figura della protagonista Gerda Taro, militante antifascista e fotografa di guerra (la cui fama è stata oscurata da quella del celeberrimo compagno di vita e di lavoro Robert Capa) è costruita giocando con prospettive eccentriche, attraverso la voce (sempre credibile) di tre personaggi che hanno variamente sfiorato, amato, ammirato questa giovane donna affascinante, contraddittoria, talvolta insopportabile, «spensierata per natura, speranzosa per principio», che ritorna a loro come un rimpianto e un pungolo. E lo stesso diventa per noi lettori di oggi. Avvincente, tenero, dissacrante, La ragazza con la Leica è anche una riflessione antiretorica, oggi quanto mai attuale e necessaria, sull'antifascismo e sulle scelte di militanza di una generazione di ragazzi pieni di talento e affamati di vita. Attraverso Gerda, i suoi amici, Janeczek fa molto riflettere sul deserto presente.»


“Mente e memoria sono una cosa unica, l’integrità della memoria fonda l’integrità di ogni essere umano, anche tra i nomadi (e lui non era forse un nomade?), non è una prerogativa dell’interiorità borghese custodire i ricordi. Ciascuno ricorda ciò che gli serve, quel che lo aiuta a mantenersi in sella. E il dottor Kuritzkes vuole solo tenersi la «sua Gerda», anche se sa che non esiste. Gerda la temeraria, l’imprevedibile, la volpe rubia, che non rinuncerebbe a qualsiasi morso di felicità si possa rubare al presente.”

Helena Janeczek, già vincitrice del premio Bagutta opera prima con il romanzo Lezioni di tenebra (Guanda 2011), riceve nuovamente il prestigioso premio nel 2018 con La ragazza con la Leica, biografia romanzata sui generis, che tratteggia la straordinaria figura di Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle, fotoreporter e compagna di Robert Capa, morta prematuramente sul campo durante la guerra civile spagnola all’età di 26 anni.

Dopo un preambolo che prende spunto da alcune foto scattate da Gerda e Capa durante la guerra di Spagna, il romanzo inizia cedendo la parola a tre personaggi che, a distanza di anni, restituiscono un’immagine di Gerda sfuggente e inafferrabile, tratteggiata esclusivamente tramite un mosaico di memorie soggettive, trasformata in un simbolo di una nostalgia e un rimpianto di una generazione che ha visto andare in fumo tutte le sue speranze.

La telefonata intercontinentale tra Willy Chardack e Georg Kuritzkes, amici e amanti più o meno importanti di Gerda, è lo spunto per scatenare una serie di ricordi che hanno come filo conduttore la magnetica e ribelle ragazza con la Leica, la cui fisionomia si va delineando tramite la memoria di Willy, per poi passare attraverso il filtro dei ricordi di Ruth Cerf – la grande amica con cui Gerda aveva condiviso una dura vita di stenti a Parigi dopo la fuga dalla Germania –, giungendo infine a Georg.
Così si ricostruisce la sua breve e intensa vita; la sua storia con Capa, con cui aveva un forte legame affettivo e professionale; il suo coraggio ai limiti dell’incoscienza, che l’ha portata a morire in un tragico incidente. In un certo senso non è Gerda la protagonista del libro, ma la memoria a tratti eterea, a tratti vivida, di una donna forte, vitale, che ha consacrato la sua vita a quello in cui credeva. Uno spirito libero e indipendente, che ha lasciato un segno indelebile in quanti l’hanno conosciuta, sullo sfondo, non meno importante, di un’epoca: la Parigi degli anni trenta, dove i giovani ebrei di sinistra, esuli dalla Germania, avevano trovato rifugio, e la guerra di Spagna, simbolo della lotta internazionale contro il fascismo.

Helena Janeczek riesce sapientemente a restituire con il suo linguaggio, che può risultare a tratti ostico, l’andamento frammentato del racconto, fatto di istantanee tenute insieme dalla presenza impalpabile di Gerda. Lo stile incalzante si pone a metà strada tra un reportage serrato e un flusso di coscienza, in cui si alternano lunghe descrizioni a dialoghi in media res che emergono dalla corrente dei ricordi, per poi arrivare a una lucida riflessione della scrittrice, che fa sentire forte la sua voce al di sopra delle soggettività dei personaggi.

Recensione di Flavia Scotti