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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2008
Pagine: 144 p., Rilegato
  • EAN: 9788806171247
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Romanzo di ambientazione/ispirazione storica, essendo calato nella Venezia di Antonio Vivaldi durante la prima metà del XVIII secolo e avente come protagonista un'allieva del cosiddetto "Prete rosso", Stabat Mater è però in primo luogo un'opera narrativa intimista dal profondo respiro poetico. Tutta incentrata su un ininterrotto monologo dell'io narrante femminile, essa ha come (quasi) unico sfondo il celeberrimo Ospedale della Pietà: l'orfanotrofio dove a lungo operò come compositore e insegnante di violino l'autore delle Quattro stagioni.
La sedicenne Cecilia è una delle innumerevoli ragazze che studiano musica e suonano nell'orchestra dell'"Ospitale". Tuttavia, ciò che la accomuna alle altre orfane è solo il fatto di essere stata pure lei abbandonata in fasce; mentre quello che la contraddistingue è una sensibilità introspettiva acutissima, nonché una non comune maestria violinistica. Però Cecilia ha un segreto: nottetempo, al margine di vecchi spartiti musicali, la giovane si dedica a una sorta di epistolario/diario. Scrive cioè lunghe lettere alla madre che non ha mai conosciuto, pur senza inviargliene una. Né saprebbe peraltro dove, nulla conoscendo intorno alla genitrice. Tale attività epistolare rappresenta comunque l'unica valvola di sfogo di una vita da reclusa, abitando la protagonista un'istituzione all'insegna della clausura. Come monache vivono infatti le giovani musiciste, che neppure durante i concerti (effettuati nella chiesa annessa all'ospedale) possono mostrasi al pubblico, suonando su alti "poggioli" protetti da grate.
Ma le lettere non sono appena un'afona e reiterata richiesta d'affetto, cui in parallelo si contrappone un puntuale rancore/rifiuto verso la figura materna assente; esse ripercorrono anche i ricordi di una infanzia fatta di solitudine e isolamento, rotto giusto dall'onere/svago di suonare assieme. E sarà proprio la musica che permetterà a Cecilia di maturare e di emanciparsi dalla condizione di subalternità/asservimento in cui sempre è vissuta. Grazie anche al rapporto conflittuale con un nuovo compositore in grado di creare partiture genialmente inquietanti, ossia "don Antonio", che sospingerà la violinista a sperimentare emozioni/situazioni mai provate, sino all'audace scelta di abbandonare l'orfanotrofio una volta per tutte. La prosa di Scarpa in Stabat Mater, assai lirica e modulata in brevi paragrafi (che alludono a strofe) ricchi di metafore e immagini di intensa forza evocativa e contraddistinti da una pregnanza espressiva oltremodo felice, non pare volta a tessere una mera trama orizzontale (di fatto quasi inesistente), ma sembra piuttosto mirare con insistenza a una verticalità profonda del sentire, tutta tesa com'è a uno scavo nell'anima della protagonista. Questa indagine fa dapprima affiorare materiale fantasmatico (come i sogni o le visioni allucinatorie; vedi quella, splendida, della morte in figura di donna con i capelli fatti di serpenti); ma se all'inizio svela solo una sofferenza sorda e abissale, sempre narrata però con toni estremamente pacati/misurati, si fa mano a mano più incline alle considerazioni riflessive, anche in forma squisitamente aforistica, o provocatorie, quali emergono dagli interrogativi della protagonista ("Perché le donne non compongono musica?", "Che cosa succederebbe, se il mondo venisse invaso dai suoni che accadono dentro l'animo delle donne?"). Sino a un'analisi sempre più attenta e lucida della realtà e del mondo a lei coevo, che Cecilia si deciderà infine ad abitare.
Francesco Roat  

Recensioni dei clienti

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    pierxx84

    17/12/2015 14.27.57

    Io mi sono fermato a pag. 26.....ci ho provato in tutti i modi a continuare, ma la narrazione è quanto di più fastidioso e ridondante abbia mai trovato in un libro. Rimango basito di come abbia potuto vincere un premio così prestigioso.

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    Leopoldo Roman

    25/08/2014 13.16.08

    Più che un romanzo è un tributo al grande compositore veneziano Vivaldi, del quale Tiziano Scarpa si evince sia un gran cultore. La scrittura è buona, anzi alcuni capoversi sono superlativi, ma la trama non avvince. Cecilia è sfuggente, non si fa amare. Alcune situazioni poi si ripetono in continuazione. La scena del parto nella latrina è da dimenticare tanto quanto la scena conclusiva di "Furore" è da ricordare.

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    Alessandro

    05/05/2014 14.01.25

    All'inizio il libro può sembrare un po' ostico, bisogna però lasciarsi andare e sapersi immergere nella lettura. Bello e poetico.

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    Nikita

    18/06/2013 11.20.02

    Opera originalissima di un autore talvolta sottovalutato. Premio Strega ampiamente meritato. Chi, leggendo questo libro,aspetta che "succeda qualcosa" non ha compreso la rivoluzione compiuta dal romanzo novecentesco. Mi piace paragonare Tiziano Scarpa a P. Roth: chi non lo apprezza è perchè non lo capisce

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    Cristiana

    30/07/2012 19.32.29

    Melenso, noioso, senza trama. Utile documento per comprendere a che livello sia ridotto il premio Strega.

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    enza

    06/02/2012 18.53.23

    Mentre leggevo questo libro sentivo la musica: era come se le parole si trasformassero in note e le note in una splendida melodia. Come è possibile riuscire a trasmettere queste sensazioni? Tiziano Scarpa ci è riuscito. Consigliato a tutti coloro che sanno apprezzare uno splendido libro e a tutti coloro che sono stanchi di leggere "spazzatura".

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    lucy

    13/04/2011 08.42.36

    Esistono tanti libri che parlano di solitudine, malinconia e angoscia, ma in questo si aggiunge un qualcosa di macabro. Non ho mai letto una descrizione così orribile di una nascita di un bambino...purtroppo l'autore non riscontra i miei gusti.

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    PIETRO DAL PRA'

    08/12/2010 14.05.23

    sicuramente uno dei libri più originali e più strani. uno stile di scrittura unico. un viaggio onirico-reale quasi sempre avvolto nel buio della stanza e dell'esistenza. poche le scene all'aria aperta. la descrizione degli eventi evocata con una concretezza che lascia basiti. sicuramente lo scrittore riesce a leggere nell'animo più profondo della protagonista.

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    sylvia

    11/10/2010 15.44.50

    decrizione perfetta dell'angoscia pura da parte di uno scrittore che ha saputo mettersi pienamente nei meccanismi emotivi e psicologici di una donna. un libro che può capire solo chi conosce la sofferenza della solitudine totale. bello...senza contare la musica che accompagna le parole.una nenia dolorosa magistrale.un libro non per tutti.certamente non per tutti.

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    Maurizio Alfonso

    11/09/2010 15.42.27

    L'ho ricevuto in regalo, e sinceramente l'ho iniziato con un pò di scetticismo, alla fine mi sono dovuto ricredere...

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    silvia

    29/07/2010 21.23.43

    A me è piaciuto moltissimo. E' un libro che ti prende sul piano emozionale, carico di pathos. Capisco che possa suscitare reazioni diametralmente opposte, e' questione di come lo si affronta: per apprezzarlo bisogna lasciarsi trasportare dalla corrente emotiva, perdersi nella musica e nelle angosce e nei sospiri di Cecilia...

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    mariarita

    04/07/2010 15.51.10

    un libro emozionante e intenso da meritare il premio stregha, l'ho letto 3 volte xk mi ha molto colpito lo stile dello scrittore e la storia in generale. io credo k sia un capolavoro xciò lo consiglio a tutti

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    MIK

    12/06/2010 04.09.03

    Di una banalita' esasperante. La costuzione psicologica dei personaggi, anzi dell'unico personaggio, e' talmente forzata e logorroica da risultare completamente fasulla e complessivamente prevedibile. Come puo' l'autore affermare di voler omaggiare Vivaldi con un lavoro in cui nulla della sua musica emerge... uno dei primi compositori per cui la musica e' espressione dell'humanitas.

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    andrea_18_

    04/06/2010 17.48.58

    non capisco come questo libro possa essere definito noioso,anzi lo capisco..non deve essere vissuto come dando un'occhiata alla vita di un altro..ma immedesimandosi nella vista di questa ragazza..la prima metà del libro,molto angosciosa,permette di riflettere su quanto sia fortunata la maggiorparte di noi..la seconda parte si apre come un fiore,che anche se all'estermo magari ostico si rivela come dolce, profumato, quasi sognante..ho letto questo libro in 4 ore..oltre a questo vorrei soffermarmi sulla qualità della scrittura..nonostante la prima parte indaghi in modo molto ,molto angoscioso il proprio animo la scrittura non ne risente e contianua a essere scorrevole e piacevole..davvero un ottimo romanzo..Consigliato a chi non ama banali frivolezze da ragazzina adolescente..senza nulla togliere..

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    Amalia

    15/05/2010 11.53.23

    Libro bellissimo

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    Renato

    22/03/2010 11.10.41

    gran bel libro. Per niente ruffiano, le prime 20 pagine sono addirittura "respingenti". peccato che ad un certo punto sembra che sia venuto a mancargli un pò di respiro in più. Comunque Scarpa si conferma uno dei più bravi

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    Marvy

    13/03/2010 21.11.02

    Ma che noia mortale!Tutto il (breve) libro ad invocare la madre perduta...ma come ha fatto a vincere il premio Strega?Mistero!...

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    Michele Canalini

    29/01/2010 23.59.56

    Lo stimolo alla lettura di questo breve romanzo può venire proprio da quello che dice lo stesso Scarpa nella Nota in appendice: “Negli anni sessanta del secolo scorso, il reparto di maternità dell’Ospedale Civile di Venezia si trovava nella sede dell’antico Ospedale della Pietà. Io sono stato partorito in quell’edificio, sono nato nelle stanze dell’ex orfanotrofio. Per me questa coincidenza è stata una specie di ammonimento del destino, un sigillo all’origine della mia fantasia, del mio pensare attraverso personaggi diversi da me”. Da questa coincidenza nasce il libro; pure il titolo può incuriosire il lettore richiamandolo al fervore religioso dell’omonima preghiera medievale di incerta attribuzione a Jacopone da Todi. Abbiamo anche un elemento in più: lo “Stabat mater”, nella sua cadenza liturgica e nell’afflato spirituale che lo anima, ha dato luogo in passato alla sua rivisitazione in chiave musicale da parte di illustri compositori, da Pergolesi fino a Rossini, per citarne alcuni. Musica, figura materna e devozione, dunque: sono questi i temi principali della scrittura di Scarpa e sono i questi i punti di riferimento della vita della protagonista, Cecilia, una ragazza orfana allevata nell’Ospedale veneziano e con un grande talento per il violino. Cecilia scrive di notte alla madre sconosciuta lettere che non potrà mai spedire e di giorno suona insieme alle compagne per gli aristocratici e i benefattori dell’istituto. E attraverso la musica lo scrittore ci mostrerà l’incontro tra Cecilia e il grande Antonio Vivaldi, il maestro che le cambierà la vita. Ma lo fa con un stile particolare, costruito su incisi e brevi strofe di carattere diaristico riportati dalla voce della protagonista, che rovesciano talvolta sul lettore, però, una congerie di riflessioni e stati d’animo spesso ridondanti e non sempre agevolanti la scorrevolezza del testo. Nel complesso, comunque, il romanzo si mostra gradevole, con un crescendo finale d’intensità che trae d’impaccio il lettore in difficoltà con la lettura delle prime pagine.

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    Terry

    14/01/2010 15.53.14

    Ho letto il libro appena uscito, ma non me lo ricordavo più. Questo vuol dire che non mi ha lasciato nulla. Allora provai un'angoscia totale che durò qualche giorno poi una profonda delusione. Una storia infelice raccontata con rancore in un contesto triste e malinconico.

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    nihil

    13/01/2010 11.24.25

    Non smetterò mai di chiedermi come sia possibile che certi testi vengano premiati! Questo è insulso, immaturo e retorico!

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