Storia di chi fugge e di chi resta. L'amica geniale. Vol. 3

Elena Ferrante

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 30 ottobre 2013
Pagine: 382 p., Brossura
  • EAN: 9788866324119

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione

Dopo L’amica geniale e Storia del nuovo cognome il nuovo atteso romanzo di Elena Ferrante.

Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L’amica geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l’agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Benny

    08/12/2018 21:51:44

    Bellissimo! Amo questa serie

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    paola

    07/11/2018 19:04:10

    La terza fase del racconto si compone di momenti altalenanti di una e dell'altra protagonista, in cui si delineano le prospettive di vita e le confusioni incoerenti dei loro stati d'animo. E' difficile dare un giudizio sui loro comportamenti ma di certo l'autrice non possiede questo inttento bensì quello di tracciare un quadro definito anche della vita complessa dei giorni nostri

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    Benedetta

    03/11/2018 11:28:19

    Terzo volume di questa saga letteraria. Sicuramente mi ha coinvolto maggiormente nella lettura rispetto ai due precedenti, ma continuo a credere che sia stato troppo sopravvalutato.

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    Agnese

    15/10/2018 08:20:45

    Consigliato come tutti i libri di Elena Ferrante e della saga de l'Amica geniale. Essendo rmai al terzo volume è opportuno avere letto i precedenti per comprendere lo snodo della storia, riconoscere i personaggi (numerosi!) e le sfumature di tutti gli avvenimenti. Di tutta la tetralogia è il volume più interessante sotto il profilo dell'affresco storico e di costume del tempo.

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    Renato

    23/09/2018 19:19:11

    Libro scritto meglio dei precedenti che non mi hanno convinto, non è un capolavoro ma è sicuramente una lettura coinvolgente

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    Gloriadr

    23/09/2018 10:37:28

    Ho appena terminato "storia di chi fugge e di chi resta". La storia cresce passando da un volume all'altro e rapisce il lettore. La bellezza della scrittura della Ferrante è il suo essere "multistrato": Il libro può essere letto in modo "soave" senza scendere troppo nella sua struttura, come altri libri da ombrellone, oppure può trascinare il lettore nella magia dei rapporti di amicizia femminili, molto complicati, rapporti in cui affetto e solidarietà si intrecciano con una competizione, a tratti "feroce", ma che rappresenta il motore della vita delle due donne. Fanno da palcoscenico un rione di Napoli la cui vita gira intorno ad una famiglia benestante grazie ai suoi traffici illeciti, una famiglia capace di condizionare i destini di altre famiglie che, pur di garantirsi l'essenziale, scendono a vari tipi di compromessi.A corollario della vita delle protagoniste c'è un periodo della storia italiana ricco di attentati terroristici, contestazioni studentesche, movimenti femminili il tutto dipinto con grande maestria.

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    Martina

    21/09/2018 18:30:23

    Un bellissimo romanzo suddiviso in 4 volumi. Questo è il terzo della serie e non tradisce le aspettative. Non vedo l'ora di leggere il quarto e ultimo

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    maria

    20/09/2018 13:43:39

    Elena e Lina a trent'anni, nell'età di mezzo, quella delle prime rughe che ti segnano la pella, quella della resa dei conti con le proprie paure, i desideri irrealizzati, i sogni proibiti o sviliti; sembra prevalere Elena, in questo terzo romanzo, che racconta gli anni settanta attraverso la storia delle nostre due amiche asimmetriche, una delle quali, la narratrice, sconta la condizione di subalternità all'altra fin dall'infanzia. Tuttavia proprio lei, la diligente, accondiscendente, promettente Elena è inattendibile, e, in un gioco di specchi, le voci e gli sguardi di altri personaggi - il marito Pietro, la suocera Adele, la cognata Mariarosa, soprattutto il grande amore Nino - ci aprono nuovi squarci su una donna a tutto tondo, che scopre se stessa a piccoli passi. Proprio come noi. L'incanto della narrazione sta tutta nella ricchezza senza fine di ogni personaggio, che non si arrende mai alla monotonia psicologica. In particolare Elena, qui, esplode con la prepotenza che covava già in sè nell' "Amica geniale" . Proposizione dopo proposizione, il romanzo arriva quasi al nocciolo della Femmina, con una naturalezza secca e disarmante, che toglie il fiato e impedisce di pensare ad altro che non sia il mondo di Lenù e Lila. Resta solo l'ossessione del "to be continued".

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    Giuliana

    18/09/2018 13:50:33

    Ottimo libro

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    Daniela

    18/09/2018 09:05:23

    Il libro è scritto sempre con grande maestria e con uno stile impeccabile. Si legge tutto di un fiato. Si nota come cambia il taglio narrativo a seconda delle epoche della storia, molto molto bello.

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    Davide

    17/09/2018 21:15:56

    Riprendere le fila della storia di Lenù e Lila per la terza volta in un anno, è stato come rincontrare delle vecchie amiche, bere un caffè con loro e scoprire tutti i progressi e i regressi che hanno fatto durante il tempo in cui non c’eravamo “viste”. Questa volta, però, l’emozione è stata più intensa, talmente tanto da togliermi il fiato in certe occasioni. Perché Elena Ferrante è così, con i suoi personaggi è capace di scavarti dentro e di farti scoprire te stesso. Certe volte, infatti, ho finito per domandarmi se fossi come Elena Greco, se lei mi appartenesse in un certo senso, tanto da non sapere più chi fossi io e chi fosse questo personaggio che mi somiglia così tanto, che ha fatto dell’insicurezza un suo tratto peculiare, che è diventata qualcosa solo per dimostrare che valeva qualcosa. Elena sono io, Elena siamo tutti noi, perché nelle pagine della Ferrante ci si può specchiare e vedere il proprio riflesso. Ora, l’ultimo capitolo di questa avventura mi aspetta ed io non so come farò a dire addio a tutto ciò.

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    Fra

    17/09/2018 21:06:02

    Terzoo volume di una serie in cui perdersi completamente, per poi ritrovarsi. Un'amicizia vera come poche, Napoli sullo sfondo, il dialetto, la Storia che dagli anni '50, quando i Solara giravano per il rione con il Millecento, si chiude ai nostri giorni. Una storia intensa, che avvolge e dalla quale è impossibile separarsi. Consigliato.

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    J.B.

    01/08/2018 08:24:57

    Quadrilogia bellissima, scritta benissimo. Quattro libri che ho amato, letto in pochi mesi. Lila e Lenù mi sono rimaste nel cuore con un finale che mi ha lasciato un po' di stucco. CONSIGLIATISSIMI

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    n.d.

    24/07/2018 15:07:01

    Leggermente più fiacco dei precedenti, ma comunque di livello altissimo. Attendo con ansia di completare la quadrilogia.

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    Nadia

    05/03/2018 21:31:15

    Anche questo terzo libro della Ferrante è un capolavoro!

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    Laura

    29/06/2017 14:40:50

    Nel terzo capitolo la storia erompe con le sue inevitabili sterzate: le manifestazioni operaie e studentesche - spesso guidate da intellettuali che poco sapevano dei reali problemi del proletariato che volevano liberare - i volantini propagandistici, le manganellate, i coltelli, gli omicidi, lo scontro ideologico e non tra comunisti e fascisti, l'inizio del terrorismo; le rivendicazioni femministe. Tutto questo fa da corollario e si intreccia con le vite delle due protagoniste. Negli anni e con la lontananza le divergenze tra le due amiche si fanno più evidenti. Elena, grazie ai suoi studi, alla pubblicazione di un libro, alla frequentazione con gli Airota, al matrimonio con Pietro pare aver lasciato Napoli e la sua realtà. Si è trasferita a Firenze, cerca di trovare un faticoso equilibrio tra affermazione professionale e il suo ruolo di moglie e madre. Si è allontanata anche da Lila, che lavora in fabbrica, e appare abbrutita e senza più le ambizioni e i guizzi degli anni precedenti. Le pagine sulla situazione lavorativa di Lila nella fabbrica di insaccati, le condizioni di lavoro, la mancanza di diritti sono le più riuscite nella loro estrema crudezza, un vero pugno nello stomaco. Eppure il rapporto tra le due, la costante necessità di confronto, come un'immagine allo specchio che non esiste se non è doppia, continua. Apparentemente il terzo romanzo della serie è più centrato su Elena. E' lei che ha avuto successo, che ha lasciato il rione, che ha sposato un professore universitario, entrando in un ambiente sociale ed intellettuale di pregio, eppure lei stessa si sente sempre in difetto, sempre inadeguata. E quando riappare Lila Elena inevitabilmente sbiadisce. La stessa Elena afferma "... Eppure, ... ebbi l'impressione che lì nel rione, tra arretratezza e modernità, lei avesse più storia di me". Nella densità degli eventi storici, nel tentativo di definirsi di Elena, nella caduta e successivo riscatto di Lila ho trovato questo romanzo il più riuscito dei quattro.

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    silvia

    08/05/2017 16:57:42

    Ho letto la quadrilogia prima di natale e ne ero assorbita, come in trance, ora sto scrivendo le mie impressioni dopo qualche mese, più la storia procede più perde smalto, ma è abbastanza plausibile, anche le vite si impantanano. Mentre i 2 volumi iniziali hanno un valore a se stante, gli ultimi due sono meno incisivi, e significativi solo se considerati insieme agli altri, come parte di un tutto.

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    raffaella

    20/02/2017 15:49:32

    Un po meno entusiasmante dei primi due..ma ugualmente una lettura piacevole ..consigliato

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    ampa

    16/12/2016 13:46:56

    E 3! Questo terzo libro è ancora più bello, molto interessante anche per come viene descritto lo sfondo politico di questi anni.

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    alessia

    11/11/2016 20:19:11

    Dei primi tre romanzi dell’ “amica geniale” questo terzo volume mi è piaciuto di più. Come per gli altri due, il libro si divora in pochi giorni, ma questo a mio parere suscita ancora più curiosità pagina dopo pagina. Le ragioni sono varie: primo fra tutto Elena, personaggio che preferisco a Lila, qui abbandona la sua mitezza e la sua “bontà” per acquisire uno spessore diverso e una propria identità. Il piacere della lettura, tuttavia, è stato indotto soprattutto dallo stile elegante dell’autrice che trascina il lettore negli anni ’60-’70 e il romanzo diventa una storia nella Storia. La scrittrice nel descrivere quest’atmosfera non tace sulla violenza, sulle controversie e sull’ipocrisia dilagante, senza mai giudicare, ma analizzando comportamenti e consuetudini. Le storie di Lila ed Elena si intrecciano con le vicissitudini di un’Italia confusa e frammentata e scolpite nel linguaggio sincero di chi ha vissuto sulla propria pelle quei momenti.

Vedi tutte le 56 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

  Chi fugge davvero e chi effettivamente resta in questo terzo capitolo della storia di Elena e Lila? L'età adulta e il mondo esterno esercitano la loro forza centrifuga anche sulla comunità autosufficiente del rione, ma non toccano il cuore del rapporto tra le due protagoniste, che ne rende i profili reversibili e le vite misteriosamente speculari. E allora si può, come Elena, emanciparsi da Napoli, sposare un enfant prodige dell'accademia, gravitare tra Firenze e Milano nell'orbita colta e civile di una nuova famiglia "adottiva", per poi accorgersi che i conti con le origini non si chiudono mai, perché i padri continuano ad affiorare nei comportamenti dei figli, le madri nel corpo delle figlie, il dialetto nella lingua italiana. Oppure, come Lila, restare incastrata nei margini più poveri della città, mortificare la propria intelligenza in una fabbrica di salumi, e tuttavia sperimentare coraggiosamente il nuovo da qualsiasi parte arrivi, sia il linguaggio aurorale dei calcolatori elettronici o un ménage familiare senza vincoli matrimoniali né obblighi sessuali. Dopo il tempo dell'infanzia, dopo gli anni dei primi esperimenti sentimentali e sociali, Elena Ferrante fa scontrare le sue protagoniste con "la forza delle cose". Ci aveva abituati a una narrazione verticale, agli affondi psicologici e alle raffinate geometrie relazionali disegnate in ambienti circoscritti (il rione, Ischia, la Normale di Pisa) e adesso ci rovescia addosso un racconto tumultuoso e incalzante, morso dalla stessa fame e dalla stessa febbre che agitano il periodo coperto dal volume, gli anni 1968-1974. Dove due vite di donna si snodano in luoghi, contesti linguistici, ambienti sociali diversissimi, offrendole l'occasione di sperimentare (e di sovvertire) almeno quattro forme romanzesche: il romanzo coniugale, e più tardi d'adulterio, che ha per protagonista Elena; il romanzo-saggio della formazione di un'intellettuale (ancora Elena); il romanzo industriale di Lila nella fabbrica di Bruno Soccavo; il romanzo storico delle rivolte operaie e studentesche, dei primi gruppi femministi, degli scontri di piazza e del terrorismo nascente. Non era facile destreggiarsi tra registri così divaricati, meno che mai bucare il tessuto connettivo dell'immaginario di massa che si è saldato su quel pezzo di storia italiana. Stavolta Ferrante non usa il bisturi, ma il machete. Procede per scorci tagliati bruscamente, non rinuncia al confronto con lo stereotipo (l'assemblea alla Statale di Milano, il passaggio da Firenze di Nadia e Pasquale ormai avviati alla clandestinità), ha fiducia, da vera romanziera, sia nell'indicibile che nel dejà vu. E tiene insieme questa materia magmatica con un'incognita fissa che nasce da una scelta al tempo stesso estetica e ideologica: lo sguardo del "Soggetto imprevisto" scoperto da Elena nelle pagine di Carla Lonzi, che riconosce la rabbia, l'entusiasmo, l'infelicità dei tempi innanzitutto come rabbia, entusiasmo, infelicità dei corpi e che si sforza di tradurle in linguaggio. È allora che la storia di chi fugge e quella di chi resta, nella loro distanza siderale, tornano a convergere, e il romanzo di fabbrica di Lila a specchiarsi nel romanzo coniugale di Elena. Quando la faglia di genere affiora e attraversa con la sua forza atavica la faglia sociale e quella culturale, le due amiche geniali scoprono la stessa "solitudine femminile delle teste", lo stesso "sciupio" del "tagliarsi via l'una dall'altra, senza protocolli, senza tradizione": Lila nel tentativo di spiegare ai compagni che la servitù di un'operaia è anche servitù sessuale, Elena nel fronteggiare il risucchio della casa e della cura delle figlie che anche il suo colto marito, anche i suoi amici rivoluzionari sembrano accettare come dati di natura. Da quando anche la critica internazionale si è accorta della grandezza di Elena Ferrante e della felice temerarietà di questa sua impresa romanzesca, di cui si aspetta ormai solo l'ultimo capitolo, sono fioriti i paragoni più vari, da Balzac a Flaubert a Jane Austen; tutti ugualmente lusinghieri e tutti ugualmente dimentichi della modernità dell'Amica geniale, più vicina, semmai, alla quadrilogia di Antonia Byatt sulla vita di Frederica Potter (La vergine nel giardino, Natura morta, La torre di Babele, Una donna che fischia) per l'ambizione di innestare nel corpo del realismo ottocentesco inquietudini sperimentali più recenti, siano la rivisitazione di generi diversi, le continue oscillazioni tra piano narrativo e piano metanarrativo, le impercettibili sovrapposizioni delle voci narranti. "Voglio che lei ci sia, scrivo per questo. Voglio che cancelli, che asciughi, che collabori alla nostra storia rovesciandoci dentro, secondo il suo estro, le cose che sa, che ha detto o che ha pensato", scrive Elena mentre si accinge a raccontare l'esperienza operaia e politica dell'amica. E Lila, al termine di quel racconto: "Guardami finché non mi addormento. Guardami sempre, anche quando te ne vai da Napoli. Così so che mi vedi e sto tranquilla". Consapevoli entrambe, come la loro autrice, che per conoscere la propria storia una donna deve cercarla nello sguardo e nelle parole di un'altra.     Beatrice Manetti