Il treno dei bambini - Viola Ardone - copertina

Il treno dei bambini

Viola Ardone

Con la tua recensione raccogli punti Premium
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 settembre 2019
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788806242329

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Di ambientazione storica

Salvato in 708 liste dei desideri

€ 16,62

€ 17,50
(-5%)

Punti Premium: 17

Venduto e spedito da IBS

Quantità:
LIBRO
Aggiungi al carrello
spinner
PRENOTA E RITIRA Verifica disponibilità in Negozio

Il treno dei bambini

Viola Ardone

Caro cliente IBS, da oggi puoi ritirare il tuo prodotto nella libreria Feltrinelli più vicina a te.

Verifica la disponibilità e ritira il tuo prodotto nel Negozio più vicino.

Non siamo riusciti a trovare l'indirizzo scelto

Prodotto disponibile nei seguenti punti Vendita Feltrinelli

{{item.Distance}} Km

{{item.Store.TitleShop}} {{item.Distance}} Km

{{item.Store.Address}} - {{item.Store.City}}

Telefono: 02 91435230

{{getAvalability(item)}}

Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
*Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva

Spiacenti, il titolo non è disponibile in alcun punto vendita nella tua zona

Compralo Online e ricevilo comodamente a casa tua!
Scegli il Negozio dove ritirare il tuo prodotto
Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma
Recati in Negozio entro 3 giorni e ritira il tuo prodotto

Inserisci i tuoi dati

Errore: riprova

{{errorMessage}}

Riepilogo dell'ordine:


Il treno dei bambini

Viola Ardone

€ 17,50

Ritira la tua prenotazione presso:


{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: 02 91435230


Importante
1
La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2
Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3
Per facilitarti il ritorno in libreria, abbiamo introdotto un nuovo servizio di coda virtuale. Ufirst ti permette di prenotare comodamente da casa il tuo posto in fila e può essere utilizzato in tante librerie laFeltrinelli, fino a 30 minuti prima della chiusura del negozio. Verifica qui l'elenco aggiornato in tempo reale dove è attivo il servizio ufirst.
4
Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
5
Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

* Campi obbligatori

Grazie!

Richiesta inoltrata al Negozio

Riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

N.Prenotazione: {{pickMeUpOrderId}}

Il treno dei bambini

Viola Ardone

€ 17,50

Quantità: {{formdata.quantity}}

Ritira la tua prenotazione presso:

{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: 02 91435230


Importante
1 La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2 Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3 Per facilitarti il ritorno in libreria, abbiamo introdotto un nuovo servizio di coda virtuale. Ufirst ti permette di prenotare comodamente da casa il tuo posto in fila e può essere utilizzato in tante librerie laFeltrinelli, fino a 30 minuti prima della chiusura del negozio. Verifica qui l'elenco aggiornato in tempo reale dove è attivo il servizio ufirst.
4 Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
5 Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

Altri venditori

Mostra tutti (13 offerte da 17,00 €)

Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

A volte dobbiamo rinunciare a tutto, persino all'amore di una madre, per scoprire il nostro destino. Nessun romanzo lo aveva mai raccontato con tanto ostinato candore.

«Affilato e toccante»Il Venerdì

«Ci siamo letteralmente innamorati di questo romanzo di formazione così commovente. Una storia piena di tenerezza, ironia e umanità» - Juan Milà, Harper Collins

«Uno di quei libri che rimangono sottopelle, che lasciano immersi nella storia anche quando l'ultima pagina si è chiusa»Io Donna

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.
Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

4,7
di 5
Totale 113
5
85
4
24
3
2
2
2
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    Sonia P.

    16/10/2020 16:37:22

    Come siamo diventati quello che siamo? Ci vuole coraggio per voltarsi indietro ... e ritrovarsi. Un viaggio nella memoria dalla scoperta di una Storia poco nota alla storia di ciascuno. Potente e originale come ognuno di noi.

  • User Icon

    GIAMBA

    16/10/2020 10:19:44

    Un originale romanzo che prende spunto da una pagina sconosciuta di storia italiana per trattare di sentimenti quelli veri ed autentici. Delicato, poetico. Ad una pima parte che può sembrare fin troppo mielosa, segue una seconda più drammatica in un equilibrio perfetto. Ottimo.

  • User Icon

    Ivan Coralluzzo

    10/10/2020 09:30:41

    Libro di facile lettura, che racconta una vicenda poco nota raccontata con linguaggio semplice. una storia di solidarietà ed altruismo che ignoravo. Giusto portarla alla luce. La descrizione di Napoli e le sue tradizioni decisamente banale. Corrette le contraddizioni narrate sul comunismo di quegli anni e delle tante anime che lo popolavano. Libro consigliato.

  • User Icon

    erika.

    09/10/2020 21:35:51

    Delicato, crudele , profondo. Una storia straziante che si legge tutto di un fiato. Commuove e fa pensare. Leggetelo.

  • User Icon

    gianni

    08/10/2020 19:27:52

    C'è qualche tocco di ruffianeria (il violino ritrovato, la scatola sotto il pavimento con i giochi miseri d'infanzia), ma l'ironia dell'innocenza, la comicità che nasce dal candore e, soprattutto, la memoria di un'Italia capace di umanità valgono tutti i cinque punti. Una prof di latino ha molte più cose da dire degli autori "laureati" da giornali, tv, salotti, premi, circo letterario equestre. Lei è una scrittrice, alcuni dei titolati sono solo Nomi.

  • User Icon

    michela66

    05/10/2020 13:16:15

    Il libro mi ha lasciato perplessa all'inizio per la descrizione un po' folcloristica della Napoli dei bassi e l'uso dei termini dialettali; andando avanti nella lettura mi ha appassionato fino a commuovermi nella parte finale (anche se io sono di lacrima facile) dove però mi ha ricordato un po' troppo L'amore Molesto della Ferrante. Il giudizio complessivo è positivo sia perché è un romanzo di formazione scritto molto bene (un bambino costretto a diventare adulto prima del tempo) sia perché fa riflettere su una vicenda storica poco conosciuta e più in generale sulla questione meridionale. Assolutamente da leggere

  • User Icon

    Serena

    04/10/2020 09:27:05

    "Il treno dei bambini" è il libro adatto per conoscere uno spaccato della storia italiana ancora poco noto. Il romanzo è coinvolgente e di facile lettura per questo mi sentirei di consigliarlo anche come regalo.

  • User Icon

    Luigi

    01/10/2020 18:16:33

    C'era una volta un principe chiamato Sigismondo che il padre fece imprigionare in una torre perché gli era stato predetto che sarebbe diventato un sovrano terribile; il re, pentito, lo fece poi tornare a corte ma essendo il principe cresciuto in cattività si comportò come un bruto, quindi il re lo fece ritornare nella torre e il poveretto alla fine non sapeva più se quello che aveva vissuto fosse sogno o realtà: è la trama di "La vida es sueno" di Calderon de la Barca che, con le dovute differenze di ambientazione e periodo storico, ritorna in questo romanzo dove il protagonista - un bambino di nome Amerigo - subisce un doppio sradicamento ma, a differenza di Sigismundo, può scegliere in quale luogo stare; essa scelta porterà però con sé mostruosi sensi di colpa e profonde ferite nell'anima cui servirà una vita intera e un evento straordinario per guarire. Romanzo su base storica che prende in esame il periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale a Napoli, già protagonista delle "Quattro giornate", con il Partito Comunista locale che organizza treni speciali per la salvezza dei bambini poveri della città che vengono spediti in famiglie benestanti di "compagni" dell'Emilia Romagna in attesa che le condizioni migliorino. Il fatto che il narratore omodiegetico e onnisciente sia un bambino, fa sì che il racconto acquisti quel pizzico di ingenuità e veracità che avvicina il lettore alla storia e lo spinge pervicacemente a continuarla; tale espediente ci fa venire in mente "Il prete bello" di Goffredo Parise: anche lì il protagonista era un bambino, anche lì il romanzo aveva un taglio storico (epoca fascista). La sintassi riflette il modo di pensare del protagonista con prevalenza di periodi semplici basati sulla coordinazione per asindeto e una lingua che sembra essere una sorta di "pastiche", ovvero traduzione in italiano di frasi gergali provenienti dal dialetto napoletano es. "adesso adesso" per "proprio in questo momento". Un gioiellino.

  • User Icon

    Francesca

    30/09/2020 07:56:22

    Storia interessante che racconta una vicenda non nota del dopoguerra, raccontata con il linguaggio del bambino. Consigliato.

  • User Icon

    antonella sario

    22/09/2020 16:22:53

    bello e intenso. Soprattutto la prima parte. La seconda non mantiene lo stesso ritmo ma è davvero un bel libro. COnsigliatissimo anche per un regalo. Sarà gradito

  • User Icon

    Marzietta

    20/09/2020 17:47:40

    Libro straconsigliato! Una fotografia del nostro paese e di una situazione che non conoscevo. A tratti commovente ma allo stesso tempo spontaneo come solo un bambino sa essere.

  • User Icon

    Stefania B.

    15/09/2020 09:31:40

    Che dire... un gran bel libro. Da consigliare e per conoscere meglio la storia del nostro Paese così ricco di storie poco conosciute.

  • User Icon

    Diego G

    14/09/2020 20:30:40

    Un libro davvero pazzesco, era da tempo che un libro non era in grado di commuovermi, questo ci è riuscito in pieno, racconta di un'Italia che ci sembra lontana ma che in realtà non è cosi diversa dall'attuale.

  • User Icon

    stefyp

    13/09/2020 12:17:19

    Davvero un bel libro. L'ho letto tutto d'un fiato e lo consiglio con convinzione. Mi ha fatto scoprire un fatto della nostra storia moderna che non conoscevo, Dopo averlo letto mi è venuta voglia di saperne di più e sono andata alla ricerca di video e altri testi per approfondire. Complimenti alla scrittrici

  • User Icon

    Gloria

    29/08/2020 13:30:59

    Viola Ardone ci racconta con tanta poesia, una storia di addii e lontananza: Amerigo, un bambino di Napoli di otto anni, lascia la sua casa e la sua mamma Antonietta, conservando della sua città solo le origini e il ricordo di una vita fatta di niente. È una storia di coraggio e opportunità: una mamma che trova la forza di mettere su un treno per il Nord Italia suo figlio e che, facendo così, gli salva la vita, offrendogli l'opportunità di cambiare il suo destino e di essere felice. Si, perché i bambini devono essere felici. I bambini, come riferisce la stessa Ardone in un passaggio del suo libro, "... la felicità la esigono". Ma è anche una storia di povertà e di paura di tornare indietro a quello che si era prima di partire e di rimanere incastrati in un passato senza speranza. Ma più di tutto, questa è una storia d'amore, raccontata con amore: quello di una mamma, incapace di esternare il proprio affetto al figlio (mai un bacio, mai una carezza) perché, lei per prima, non ne ha mai ricevuto, ma che proprio nell'amore, trova il coraggio di lasciare andare il suo bambino verso un destino lontano da lei, con un'altra famiglia. È la storia di un amore per il proprio figlio conservato, in silenzio, nel cuore, per tutta la vita. E' la storia di un amore a distanza. Questo è un libro che lascia il segno. Una storia che emoziona e commuove in più punti. Consigliato: a tutti, soprattutto ai ragazzi. Perché ci sono realtà e vissuti della nostra Storia che possono sembrare meno crudi, se vengono narrati in modo semplice e genuino, come se si trattasse di una favola.

  • User Icon

    Elisa G.

    26/08/2020 10:41:52

    Libro bellissimo e emozionante. Con una scrittura straordinaria ci narra di un pezzo di storia italiana sconosciuta ai più e cioè all’ ospitalità che famiglie emiliane del PCI offrirono a bambini di famiglie povere del sud Italia nell’immediato dopoguerra. E’ un libro colmo di sentimento ed emozione. Consiglio vivamente

  • User Icon

    Alessandra

    17/08/2020 12:34:37

    Libro meraviglioso! Anche nella scrittura sono i dettagli che fanno la differenza. L'autrice sa cogliere sguardi, parole e immagini che toccano le corde del cuore. Da leggere e rileggere!

  • User Icon

    lorenzo

    03/08/2020 13:46:45

    scritto perfettamente, romantico, racconta la durezza di un'esperienza vissuta dai bambini del sud nel secondo dopoguerra.. da leggere!

  • User Icon

    Francesco

    30/07/2020 08:24:06

    Un testo che tratta con grazia le iniziative solidaristiche per alleviare le sofferenze dei bambini nel periodo postbellico. Un testo gradevole, scorrevole, coinvolgente ma che presenta l'insopportabile carenza di un glossario che fornisca la spiegazione delle numerose frasi e parole in dialetto napoletano. Forse l'autrice non ha pensato che il libro avrebbe superato i confini della Campania. Se non fosse per questo lessico il libro meriterebbe il punteggio massimo,

  • User Icon

    Donatella

    19/07/2020 08:59:17

    Una pagina poco nota della Storia nel dopoguerra italiano diventa un romanzo intenso e originale. Il percorso di formazione di un bambino narrato da due punti di vista perfettamente in armonia con il registro linguistico adottato e la maturazione del protagonista. Una storia di ferite e rinascite, di dura realtà e di sogni che possono salvare una vita. Da leggere.

Vedi tutte le 113 recensioni cliente

Si fa presto a dire “caso editoriale dell’anno”. Il treno dei bambini di Viola Ardone (233 pagine, 17,50 euro), pubblicato da Einaudi Stile Libero, però ha tutte le credenziali per diventarlo e non solo per il successo riscosso alla Fiera di Francoforte (è in corso di traduzione in 25 lingue e c’è da scommetterci che quanto prima qualcuno ci tirerà fuori anche un film). Ma perché Il treno dei bambini è una bella storia, un romanzo ben strutturato, la cui vicenda prende il lettore sin dalle prime righe e la narrazione, serrata e avvincente, scorre via che è un piacere. Ci si appassiona in fretta al piccolo protagonista, Amerigo Speranza, e alla sua storia di miseria ambientata nell’immediato dopoguerra.

Amerigo è un bambino di Napoli che viene mandato al Nord per qualche mese, ospite – come tanti altri bambini meridionali in quel periodo – di famiglie più agiate, per lo più ex partigiani delle aree più rosse della penisola. Amerigo nello specifico finisce a Modena in casa di una sindacalista e a stretto contatto con un’altra famiglia che lo accoglie e lo tratta come un figlio. Dopo i primi comprensibili timori, il bambino si affeziona alla sua “nuova” famiglia, riprende a frequentare la scuola, impara a suonare il violino, ha di che mangiare, in abbondanza, ogni giorno. Vive una sorta di sogno ad occhi aperti e per lui sarà difficile svegliarsi una volta tornato nel suo vicolo a Napoli.

Viola Ardone ha colto nel segno facendo raccontare la storia in prima persona al bambino, combinando italiano e termini dialettali mai troppo astrusi. I personaggi sono tutti ben delineati e credibili, l’intreccio si avvantaggia dell’atmosfera del periodo e viceversa. La voce di Amerigo colpisce per intensità e tenerezza e non mancano certe striature ironiche che oltre a dare spessore al piccolo protagonista, evitano pericolosi scivoloni nel sentimentalismo patetico. Ma il merito dell’autrice napoletana è stato principalmente quello di ridare luminosità ad una iniziativa solidale vera e oggi sconosciuta ai più giovani.

«Negli anni tra il 1946 e il 1952 – ha dichiarato di recente Viola Ardone a Repubblica – le condizioni di vita di tantissimi bambini, soprattutto al Sud, erano davvero difficili, molto dure. Allora ci fu un’operazione illuminata, attenta, di grande sensibilità da parte del Partito Comunista Italiano insieme all’Unione Donne Italiane. I bambini dai 4 ai 12 anni poveri, senza genitori, tantissimi bambini di strada furono portati per un periodo di alcuni mesi nelle regioni del Centro Nord, Marche, Emilia Romagna. Affidati ad altre famiglie in modo che potessero superare l’inverno. I dati sono impressionanti, c’era un alto tasso di mortalità, malattie polmonari, denutrizione. E tra questi c’è il piccolo Amerigo, dei Quartieri Spagnoli».

La Ardone ha riproposto un tema, quello della solidarietà sociale, che al giorno d’oggi, coi vari Salvini/Renzi/Di Maio al centro della scena politica italiana, sembra davvero qualcosa di obsoleto e inconcepibile. Un sentimento antico che andrebbe riscoperto, in un momento così buio, in termini sociali, culturali e (appunto) politici.

«Era più facile, un volta. C’era il partito, c’erano le compagne e i compagni del partito. Oggi non ci sta più niente, chi vuole fare qualcosa di buono lo deve fare da solo… Ma non è una cosa politica, non so se mi spiego, è carità. È differente.»

Le prime tre parti del romanzo, quelle in cui Amerigo è ancora un bambino, sono le più appassionanti e riuscite. La quarta, invece, è meno convincente, sebbene (va sottolineato) non stoni. Forse sa troppo di Nuovo Cinema Paradiso per risultare originale come il resto del romanzo. Ma in definitiva Il treno dei bambini è decisamente un bel libro, da leggere per il piacere di una bella lettura, da leggere per riscoprire i bei sentimenti di una volta, da leggere per commuoversi, da leggere per ricordarci di quando forse eravamo un po’ meno egoisti, di quando forse gli italiani erano un popolo…  migliore.

Recensione di Giovanni Di Marco

 

Ma che me ne faccio io della speranza? Io la speranza la tengo già nel cognome, perché faccio Speranza pure io, come mia mamma Antonietta. Di nome invece faccio Amerigo. Il nome me l’ha dato mio padre. Io non l’ho mai conosciuto e, ogni volta che chiedo, mia mamma alza gli occhi al cielo come quando viene a piovere e lei non ha fatto in tempo a entrare i panni stesi. Dice che è proprio un grand’uomo. È partito per l’America per fare fortuna.

È il 1946 e Amerigo Speranza vive nella Napoli post bellica, povera, disperata, dove gran parte delle persone è composta da analfabeti.

Io pure sono ignorante, anche se dentro al vicolo mi chiamano Nobèl perché so un sacco di cose, nonostante che a scuola non ci sono piú voluto andare. Imparo in mezzo alla via: vado girando, sento le storie, mi faccio i fatti degli altri. Nessuno nasce imparato.

Amerigo conta le scarpe e le valuta con delle stelle, a seconda del loro grado di usura. Vive in un basso di Napoli, con la mamma che non sa né leggere né scrivere. Attorno ad Amerigo e alla mamma troviamo l’amico Tommasino, la Zandragliona e la Pachiochia, Capa ‘e Fierro, Maddalena, che è una sorta di coordinatrice delle partenze, quelle del treno dei bambini, il treno dei bambini del Mezzogiorno che il Settentrione aspetta per dare una mano a crescere lontano da quella povertà. Ed è proprio al nord, in Emilia, che Amerigo conosce Derna, la madre adottiva, amica dei contadini Rosa e Alcide, genitori di Rivo, Luzio e Nario (nomi scelti non a caso…), che lo accolgono e gli offrono, oltre al cibo, anche il loro affetto.

Viola Ardone ci cattura con un racconto coinvolgente, commovente e malinconico che parte con le parole di un bimbo e termina con quelle di un uomo. Una bella scrittura che ti prende per mano, dalla prima fino all’ultima frase, che ti fa sorridere ed emozionare, raccontando una parte di storia italiana.

Tutti noi lettori ci siamo chiesti, almeno una volta nella vita, quali sono gli “ingredienti” che determinano il successo di un libro. Quando possiamo affermare che un libro è “buono”? Tempo addietro ho letto su un articolo una risposta che è diventata il mio metro di misura: «I libri buoni sono quasi sempre storie in cui c’è la vita in tutte le sue sfumature, il lettore diventa il personaggio e vive, viaggia, piange, ride, si dispera, gioisce e ama come lui. I libri cattivi si dimenticano; i libri buoni si ricordano per sempre. Dove, quando e con chi li abbiamo letti. Passando davanti allo scaffale, anche dopo tanti anni gli diciamo grazie».

L’ultimo romanzo di Viola Ardone – Il treno dei bambini (233 pagine, 17,50 euro) – pubblicato da Einaudi Stile Libero è tra i libri che, probabilmente, ricorderete per sempre perché fa ridere e piangere, fa gioire e disperare. Non c’è da stupirsi, è stato il caso editoriale italiano dell’ultima Fiera di Francoforte ed è in corso di traduzione in 25 lingue. Amerigo Speranza è il protagonista e l’io narrante di una storia che affonda le radici nel secondo dopoguerra e racconta la vicenda poco conosciuta di migliaia di bambini meridionali affidati a famiglie del Nord e del Centro, grazie ad un’iniziativa del Partito Comunista, per strapparli alla povertà e alla disperazione. Amerigo è napoletano e vive con la mamma Antonietta, senza padre e senza fratelli; sopravvive, ma non vive, fino al giorno in cui salirà sul treno che lo condurrà a Modena da un’altra donna, Derna, che lo accoglierà come un figlio.

L’incipit del romanzo di Ardone lascia intendere il fulcro della storia: Amerigo è troppo povero per indossare un paio di scarpe nuove ed è costretto a calzare quelle degli altri «[…] Sono le scarpe degli altri. Hanno la forma dei piedi che le hanno usate prima di me. Hanno pigliato le abitudini loro. Hanno fatto altre strade, altri giochi […]». Il piccolo protagonista, salendo su quel treno, avrà la possibilità di percorrere una strada diversa, con un paio di scarpe nuove che segneranno una recisione tra la vecchia e la futura vita. Una recisione che non sarà mai netta ma, al contrario, lascerà strascichi di dolore e sofferenza. La voglia e il bisogno di serenità e sicurezza lo spingeranno a scelte difficili e cariche di sensi di colpa che lo accompagneranno fino all’età adulta.

La Ardone ci regala uno spaccato dell’Italia del secondo dopoguerra, la mentalità di quegli anni, idee politiche opposte e incarnate da due figure femminili (abitanti del quartiere) che, insieme alle altre donne del romanzo (Antonietta, Derna, Rosa), arricchiscono la storia. La Pachiochia è una monarchica convinta, denuncia i mali del comunismo e sostiene che i bambini verranno trasportati in Russia per essere uccisi; la Zandragliona, invece, è repubblicana e spinge Amerigo a salire su quel treno che cambierà le sue sorti. Non mancano, ovviamente, i riferimenti ai principi del Partito Comunista, all’impegno di tante giovani “compagne” come Maddalena (una delle organizzatrici del viaggio al Nord) e Derna, la madre affidataria; alle contraddizioni al suo interno.

Dall’inizio alla fine, il lettore sarà attratto dall’ingenuità e ironia di Amerigo. Sentirà, però, quella “tristezza nella pancia” a cui più volte fa riferimento il nostro piccolo protagonista («Ora che sto qua sopra mi accorgo che tutto è andato così veloce e che pur volendo non posso più tornare indietro. Penso a mia mamma che già se ne sarà tornata dentro al basso nostro e mi sento la tristezza nella pancia»). L’autrice ha scritto pagine commoventi in cui racconta la storia drammatica di una separazione (dalla madre, dalle proprie radici) e solidarietà; la straordinarietà di un amore, talmente grande da avere la forza di lasciare andare e non trattenere. Scava negli animi dei protagonisti, ne mette in luce forza e debolezze, paure, fino a farci male.

Non possiamo che immedesimarci negli stati d’animo di Amerigo, nelle sue scelte complicate e sofferte che, comunque, gli consentiranno di cambiare le sorti di quel destino che per lui sembrava inevitabile, di conoscere la felicità tra le corde di un violino, gli abbracci e le carezze. La sensazione di essere spezzato a metà, tra la mamma del Sud e quella del Nord, non lo abbandonerà mai, fino al momento in cui dovrà affrontare il viaggio più lungo, quello di ritorno verso mamma Antonietta: una sorta di riappacificazione con la propria coscienza, con il dolore sofferto e procurato, con la vita che si è lasciato dietro una volta salito sul treno. Scriveva Salinger ne Il giovane Holden: «I libri quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira». Ecco, giunti all’ultima pagina di Il treno dei bambini potrebbe venirvi voglia di chiamare Viola Ardone, o perfino Amerigo e chiedergli «Come stai, Amerì?» perché non vi lascerà uguale a com’eravate prima di leggerlo.

Recensione di Arcangela Saverino

 

  • Viola Ardone Cover

    Viola Ardone (Napoli 1974) è laureata in Lettere e ha lavorato per alcuni anni nell'editoria. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano nei licei. Fra i suoi romanzi ricordiamo: La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016) entrambi editi da Salani. Nel 2019 pubblica con Einaudi Il treno dei bambini. Approfondisci
Note legali