Il treno dei bambini

Viola Ardone

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 settembre 2019
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788806242329
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nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Il treno dei bambini

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A volte dobbiamo rinunciare a tutto, persino all'amore di una madre, per scoprire il nostro destino. Nessun romanzo lo aveva mai raccontato con tanto ostinato candore.

«Affilato e toccante»Il Venerdì

«Ci siamo letteralmente innamorati di questo romanzo di formazione così commovente. Una storia piena di tenerezza, ironia e umanità» - Juan Milà, Harper Collins

«Uno di quei libri che rimangono sottopelle, che lasciano immersi nella storia anche quando l'ultima pagina si è chiusa»Io Donna

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.
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    maria

    13/10/2019 19:05:36

    Una storia di una dolcezza unica con tanti riferimenti storici e capace di far riflettere. Da leggere.

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    fernando orsini

    29/09/2019 10:55:43

    Il romanzo di Viola Ardone è di una tenerezza unica, una scrittura potente, una storia di ironia ed umanità come solo gli scrittori della scuola napoletana sanno mirabilmente “miscelare”, un racconto che non si potrà dimenticare. E se giunti all’ultima pagina qualche lacrima sfuggirà, non è debolezza ma perché più di qualche corda dell’anima è stata toccata in profondità.

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    Romina

    25/09/2019 15:18:24

    Ho pianto, ho riso ed ho trepidato insieme a quel bambino che risaliva la penisola. E proprio nel protagonista di questo avvincente romanzo ho notato il tratteggio di questa vicenda improntata alla separazione. Perfetto come idea regalo, anche per un compleanno.

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    SabinaMut

    23/09/2019 23:13:33

    Storia molto coinvolgente, con personaggi vividi e umanissimi - sembra di vederseli davanti e mi ci sono affezionata tanto da sentirne la mancanza, a libro concluso. Alla fine, mi ha fatto pensare ad un affresco di una generazione come quello tratteggiato da "La meglio gioventù", con i protagonisti che prendono strade diverse, anche molto divergenti. Dopo averlo finito, mi sono chiesta per un po’ se l’intensità e l’irruenza della commozione potessero rappresentare un canone obiettivo di valutazione di un libro, se parlandone negli stessi termini in cui vorrei fare io, un recensore esperto verrebbe preso sul serio e ascoltato. Ve lo consiglio.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente

Si fa presto a dire “caso editoriale dell’anno”. Il treno dei bambini di Viola Ardone (233 pagine, 17,50 euro), pubblicato da Einaudi Stile Libero, però ha tutte le credenziali per diventarlo e non solo per il successo riscosso alla Fiera di Francoforte (è in corso di traduzione in 25 lingue e c’è da scommetterci che quanto prima qualcuno ci tirerà fuori anche un film). Ma perché Il treno dei bambini è una bella storia, un romanzo ben strutturato, la cui vicenda prende il lettore sin dalle prime righe e la narrazione, serrata e avvincente, scorre via che è un piacere. Ci si appassiona in fretta al piccolo protagonista, Amerigo Speranza, e alla sua storia di miseria ambientata nell’immediato dopoguerra.

Amerigo è un bambino di Napoli che viene mandato al Nord per qualche mese, ospite – come tanti altri bambini meridionali in quel periodo – di famiglie più agiate, per lo più ex partigiani delle aree più rosse della penisola. Amerigo nello specifico finisce a Modena in casa di una sindacalista e a stretto contatto con un’altra famiglia che lo accoglie e lo tratta come un figlio. Dopo i primi comprensibili timori, il bambino si affeziona alla sua “nuova” famiglia, riprende a frequentare la scuola, impara a suonare il violino, ha di che mangiare, in abbondanza, ogni giorno. Vive una sorta di sogno ad occhi aperti e per lui sarà difficile svegliarsi una volta tornato nel suo vicolo a Napoli.

Viola Ardone ha colto nel segno facendo raccontare la storia in prima persona al bambino, combinando italiano e termini dialettali mai troppo astrusi. I personaggi sono tutti ben delineati e credibili, l’intreccio si avvantaggia dell’atmosfera del periodo e viceversa. La voce di Amerigo colpisce per intensità e tenerezza e non mancano certe striature ironiche che oltre a dare spessore al piccolo protagonista, evitano pericolosi scivoloni nel sentimentalismo patetico. Ma il merito dell’autrice napoletana è stato principalmente quello di ridare luminosità ad una iniziativa solidale vera e oggi sconosciuta ai più giovani.

«Negli anni tra il 1946 e il 1952 – ha dichiarato di recente Viola Ardone a Repubblica – le condizioni di vita di tantissimi bambini, soprattutto al Sud, erano davvero difficili, molto dure. Allora ci fu un’operazione illuminata, attenta, di grande sensibilità da parte del Partito Comunista Italiano insieme all’Unione Donne Italiane. I bambini dai 4 ai 12 anni poveri, senza genitori, tantissimi bambini di strada furono portati per un periodo di alcuni mesi nelle regioni del Centro Nord, Marche, Emilia Romagna. Affidati ad altre famiglie in modo che potessero superare l’inverno. I dati sono impressionanti, c’era un alto tasso di mortalità, malattie polmonari, denutrizione. E tra questi c’è il piccolo Amerigo, dei Quartieri Spagnoli».

La Ardone ha riproposto un tema, quello della solidarietà sociale, che al giorno d’oggi, coi vari Salvini/Renzi/Di Maio al centro della scena politica italiana, sembra davvero qualcosa di obsoleto e inconcepibile. Un sentimento antico che andrebbe riscoperto, in un momento così buio, in termini sociali, culturali e (appunto) politici.

«Era più facile, un volta. C’era il partito, c’erano le compagne e i compagni del partito. Oggi non ci sta più niente, chi vuole fare qualcosa di buono lo deve fare da solo… Ma non è una cosa politica, non so se mi spiego, è carità. È differente.»

Le prime tre parti del romanzo, quelle in cui Amerigo è ancora un bambino, sono le più appassionanti e riuscite. La quarta, invece, è meno convincente, sebbene (va sottolineato) non stoni. Forse sa troppo di Nuovo Cinema Paradiso per risultare originale come il resto del romanzo. Ma in definitiva Il treno dei bambini è decisamente un bel libro, da leggere per il piacere di una bella lettura, da leggere per riscoprire i bei sentimenti di una volta, da leggere per commuoversi, da leggere per ricordarci di quando forse eravamo un po’ meno egoisti, di quando forse gli italiani erano un popolo…  migliore.

Recensione di Giovanni Di Marco

 
  • Viola Ardone Cover

    Viola Ardone (Napoli 1974) è laureata in Lettere e ha lavorato per alcuni anni nell'editoria. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano nei licei. Fra i suoi romanzi ricordiamo: La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016) entrambi editi da Salani. Nel 2019 pubblica con Einaudi Il treno dei bambini. Approfondisci
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