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René Guénon

Traduttore: C. Podd
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 164 p. , Brossura

23 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Induismo

  • EAN: 9788845926372

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    Maria Ida Marino

    18/02/2015 21.47.05

    E' evidentissimo che l'affermazione cristiana delle tre persone in un solo Dio non ha nulla in comune con le famiglie di dèi che troviamo per esempio in Egitto, fra alcuni Semiti, come i Babilonesi, dove ogni dio è d'altronde affiancato da una dea. La mitologia non s'arresta mica a tre dèi, ma ne ammette molti. Certo, è visibile la tendenza a introdurre in questo pantheón alquanto disordinato una certa monarchia: però il politeismo non viene abbandonato. La Trimurti indiana è soltanto la triplice manifestazione d'una sola divinità nei suoi rapporti col mondo. Questa triade potrebbe venir paragonata all'antico modalismo poiché non si tratta di persone realmente distinte originate l'una dall'altra; però una considerazione più attenta vede che nel buddismo vengono identificati tre diversi personaggi della mitologia popolare. Il Brahma impersonale, ma assoluto, il Dio metafisico e mistico, viene identificato con gli dèi mitologici, Vishnu e Shiva, e ci troviamo alla fine di fronte ad un dio personale, perché Vishnu e Shiva sono bensì divinità individuali, di cui si conosce la storia, ma..identificati a Brahma, divengono Saccidananda, il Dio assoluto. Tutti gli altri dèi restano come in sottordine e si riconosce più la supremazia che l'unità. Per i buddisti l'Essere supremo si chiama Brahma in quanto crea il mondo, o meglio, lo produce per emanazione. Vishnu lo conserva, Shiva lo distrugge, anzi lo riassorbe; una forma, tre divinità. Solo in un'epoca più recente si parla d'una Trimurti o Trinità. L'induismo riunì in quest'unico vocabolo Saccidananda, l'Essere puro (Sat), la pura Idealità (Cit), e la pura Felicità (Ananda).

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