Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2004
Pagine: 322 p., Brossura
  • EAN: 9788807016592
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Recensioni dei clienti

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    Clara

    06/11/2014 15:13:19

    Bellissimo! Ogni capitolo è la perfetta prosecuzione del precedente, le descrizioni ti trasportano in quel mondo eccentrico e disilluso che era la nobiltà di fine ottocento. Assoluta maestria nel descrivere i sentimenti dei protagonistii e gli ambienti in cui vivevano. Ho apprezzato moltissimo i riferimenti alla cucina del periodo e i proverbi in dialetto che coronano ogni capitolo. Nota estetica: la copertina è meravigliosa, io Costanza Safamita me la sono immaginata così per tutta la lettura! Consigliatissimo

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    Pino Chisari

    20/02/2014 16:59:31

    Ampiamente valido, come tutti i lavori di questa autrice. Magnifico spaccato storico della Sicilia, della sua complicatissima e sovente poetica psicologia, dei suoi limiti più frustranti e della passionalità dei suoi protagonisti. A livello specificatamente narrativo, la tensione non è uniforme e registra qualche episodica caduta. Ma l'insieme resta notevole.

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    Mirko

    22/01/2012 11:28:17

    Ho preso questo libro per puro caso e devo dire che mi è piaciuto molto. Questo romnzo per atmosfere e personaggi mi ricorda vagamente IL GATTOPARDO di Giuseppe Tommasi d Lampedusa. molto bello :-) compratelo

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    maria lettica

    12/03/2009 08:05:48

    ho letto questo libro 3 anni fa l ho riletto due mesi fa lo trovo accattivante e molto ben scritto mi ha appassionato la storia spaccato di una sicilia molto ancorata alle tradizioni dalle superstizioni.é un libro da leggere percapire anche il senso dell amore e la sua abnegazione

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    Silvia

    30/01/2008 10:37:28

    Di poco inferiore a "La Mennulara", ma intenso, appassionato, dolente: un affresco della Sicilia e dei suoi abitanti nella cornice storica dell'Ottocento, ricco di spunti di riflessione e che prende l'anima. Complimenti a Susanna Agnello Hornby.

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    Fabio

    24/09/2007 17:54:08

    Sarà che tanti anni fa mi sono avvicinato alla letteratura, oltre che leggendo i romanzoni russi, proprio grazie alle opere di ambientazione siciliana, ma a me i romanzi della Agnello Horby continuano a piacere. Il discorso vale soprattutto ora che l’avvocato siculo-inglese sembra aver rinunciato alla trama dell’ “intrigo con mistero e soluzione finale”, adottata nel suo primo romanzo “La mennulara”, a favore di un inatteso ma non inattendibile ritorno alla saga familiare. La narrativa italiana attuale sta cercando lettori, e per allargare il proprio “bacino d’utenza” non esita a spacciare per rivelazioni scrittori esangui, dall’ispirazione labile e dalla produzione stitica (“romanzi” di 105 pagine con capitoli di dieci righe in corpo sedici, capito il genere?). Penso che i veri lettori ne abbiano abbastanza delle Milene Agus e delle Valerie Parrella - ma sono solo due nomi – per non dire dei commissari Montalbano, e magari come me sperano che si possa tornare a parlare di una vera e propria NARRATIVA italiana. Ho la fortuna non solo di poter quotidianamente sperperare nel vizio delle lettura alcune ore della mia giornata, ma anche di viaggiare, e nelle librerie che visito all’estero degli autori così acclamati in patria non c’è nessuna traccia (l’ultimo successo internazionale di uno scrittore italiano è ancora “Il nome della rosa”, perfino nella musica leggera andiamo meglio...). Auspicherei una inversione di tendenza, ma mi rendo conto che è da ingenui sperarlo: di premi davvero importanti la Agnello Horby non ne ha vinto nessuno, nonostante sia pubblicata da Feltrinelli. E si veda, nei commenti che precedono il mio, quanti confessano di aver stentato a orientarsi fra le parentele: e se avessero letto "Guerra e Pace"??? Ecco, il "bacino d'utenza" è questo...

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    annie

    19/02/2007 19:16:12

    coinvolgente-commovente. ancora ci penso. bellissimo.

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    antonio

    28/08/2006 13:54:10

    Molto interessanti ed intelligenti i proverbi siciliani, piazzati all'inizio dei capitoli(Perchè la sposa maiulina non si gode la cuttunina? A parte questo dubbio, io che sono campano d'origine li ho intuiti, ma gli altri?) puntigliose le ricostruzioni delle vite dei protagonisti, lineare l'analisi storica degli avvenimenti, ma la trama in sè; secondo me, non coinvolge mai completamente il lettore come il libro meriterebbe. Comunque da leggere e da consigliare

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    Isabella Maria

    28/07/2006 12:17:29

    'La zia marchesa' è un prezioso ricamo: nulla è casuale, i punti sono sono dati uno per uno e ognuno, indispensabile, concorre alla riuscita del risultato finale. L'affresco della Sicilia è piacevole, il ritratto dei personaggi, piuttosto ramificato, appassiona e rapisce. Belle le figure del Baronello Domenico e della rossa Marchesa Costanza. Bello il racconto del loro rapporto. Lo stile è fluido e mai ridondante. Alla signora Agnello Hornby ampio spazio tra le migliori penne italiane contemporanee.

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    Valeria

    10/07/2006 18:33:31

    Non capiro' mai questa gente che scrive meta' in italiano e meta' in dialetto. Costringono ad un sforzo di fantasia per capire, e non sempre ci si riesce, quello che dicono i personaggi. Fatta questa premessa la storia e' nettamente inferiore a La Mennulara. Ci sono troppi personaggi, la trama e' troppo intricata e il finale e' affrettato. Credo che non leggero' piu' niente di questa autrice

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    cristina torri

    05/08/2005 08:36:10

    da leggere. assolutamente: senza se e senza ma. una storia di donna che si staglia sullo sfondo di un grande affresco narrativo che è insieme il canto d'amore dell'autrice per una terra aspra e generosa insieme, la sicilia; l'accorato rimpianto per un'epoca storica che, avendo in sè sia le possibilità per la resurrezione che i germi del disfacimento, fece sviluppare questi ultimi. una vicenda umana senz'altro romanzesca - e forse per questo più godibile.

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    Alessia Fiorillo

    01/08/2005 21:14:04

    Mi è piaciuto ancora di più della Mennulara; più sensuale, appassionato, avvincente...l'ho divorato!Peccato che il finale sia però sempre troppo "denso e affrettato", lì il libro ci perde molto e ci lascia con un tragico amaro in bocca; sarebbe stato bello lasciare Costanza matura, finalmente realizzata e felice, dopo tante difficoltà. Non c'è proprio nessuna speranza? Se anche il terzo libro (che aspetto con ansia) finisce male, giuro che scrivo un telegramma a Simonetta e glielo dico! Per concludere:un libro da regalare ad un'amica; sicuramente il pubblico femminile è più sensibile a questo tipo di lettura.

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    F.B.

    11/07/2005 17:49:47

    Gradevole, ma , ritengo assolutamente inferiore al precedente romanzo "la Mennulara"

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    Ilenia

    27/06/2005 17:56:14

    Dopo aver letto la Mennulara e con una grande passione per la letteratura siciliana, ho aspettato parecchi mesi prima di leggere La zia marchesa: temevo una delusione. Il racconto invece è coinvolgente e affascinante, i personaggi rimangono dentro a lungo dopo la lettura. Però ho trovato La mennulara più originale, qui si sente a volte un po' troppo il peso di predecessori illustri quali Il Gattopardo e La lunga vita di Marianna Ucrìa e altre volte -poche- il racconto si dilunga quel tanto che rischia di annoiare. E poi la parte finale del romanzo, disperata, che lascia un sapore di romanzo ottocentesco, quello delle eroine condannate in fondo anche da se stesse e che mi ha lasciato molto perplessa. Ma forse la forza del romanzo sta anche nel concedere ben poco ad un consolatorio riscatto.

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    rosanna

    20/06/2005 12:05:29

    Nel panorama sconsolante degli autori italiani (su dieci se ne salva a stento mezzo), è un romanzo molto gradevole da leggere per chi ama quel genere di storie (e io lo amo) ed è scritto bene (per il Sig.Barbonetti: siamo sicuri che i ritmi della letteratura moderna siano migliori di quelli ottocenteschi? mah!). Certo, la storia è un pò scontata, non originale (vedi Marianna Ucria), e così pure l'ambientazione e il racconto in feed back (di cui davvero non capisco l'utilità). Insomma non è un capolavoro, ma che importa, fa piacere leggerlo e questo basta (almeno a me). Comunque lo consiglio.

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    Manuela66

    06/06/2005 13:13:16

    scorrevole, piacevole, proprio un bel romanzo

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    Silvana

    17/05/2005 11:57:25

    Un romanzo avvincente, che si muove sul filo di lana dei ricordi della balia Amalia Cuffaro: un’intricata vicenda ricca di colpi di scena, che dipinge gli ultimi spasmi di un’aristocrazia orgogliosa, solenne e dissoluta, che agonizza travolta dai mutamenti di fine Ottocento.

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    Stefania

    08/05/2005 13:53:42

    Una narrazione molto intensa, appassionante e sensuale, un chè di verghiano moderno e femminile; se "La Mennulara" era una promessa, "La zia marchesa" è una conferma!

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    f.g.

    11/03/2005 17:21:46

    Non è fra i libri migliori che si possano leggere. Me lo hanno regalato e, dal titolo, credevo peggio!! In realtà è un po' lento, ma neanche troppo e ci si affeziona abbastanza alla protagonista, durante il racconto. Tuttavia secondo me il finale è triste e "buttato lì"; non ho letto il precedente libro dell'autrice, ma ho trovato in questo "scopiazzature" da grandi autori e comunque nel leggere questa storia mi è venuto alla mente il Verga. Anche se complessivamente non malaccio, non mi sento di consigliarne la lettura...vabbè, alla prossima!!

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    Laria

    28/02/2005 09:31:28

    Bello, da regalare all'uomo che si ama o che si vorrebbe amare!

Vedi tutte le 55 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Reduce dal folgorante successo del suo romanzo d'esordio intitolato La Mennulara, Simonetta Agnello Hornby ci regala una nuova storia, sempre ambientata in Sicilia e incentrata ancora una volta su un personaggio femminile; dopo la raccoglitrice di mandorle e scaltra amministratrice Maria Rosaria Inzerillo, è la volta di un'aristocratica, Costanza Safamita, affascinante nobildonna dell'Ottocento. Ambientata in una Sicilia di "gattopardesca" memoria, La zia marchesa ci regala il bellissimo ritratto di una donna singolare, che si staglia sullo sfondo di una saga familiare intessuta di passioni, crudeltà, inganni e abusi di potere. La vicenda rivive grazie ai ricordi di Amalia, balia di Costanza, che racconta alla nipote Pinuzza gli anni passati a servizio in casa Safamita. A causa del suo singolare aspetto fisico, Costanza era stata sempre considerata un'estranea in seno a quella grande famiglia: la madre Caterina la allontanava da sé, solo il padre la adorava e, deluso dai figli maschi, le lasciò, alla sua morte, l'intero patrimonio. Unica erede di immense ricchezze, Costanza è costretta a cambiare la sua vita: da quel momento le sorti e l'onore della famiglia dipenderanno unicamente da lei. Dalla prospettiva di una tranquilla vita di provincia, passa a immergersi nel mondo dorato della nobiltà Palermitana, che non le appartiene. Si innamora di un giovane marchese affascinante, ma anche spiantato e dissoluto, che la sposa per appropriarsi della sua fortuna economica, ma la conquista dell'amore si rivelerà ben altra impresa. Figura tormentata, divisa tra l'orgoglio paterno e l'odio della madre, cresciuta tra le amorevoli cure della balia e le stanze della servitù, animo gentile con la passione della musica e incline alle passioni intense e totalizzanti, anticonformista e allo stesso tempo vittima di una malvissuta e sofferta sessualità, Costanza è un personaggio pieno di contraddizioni ma anche di grande forza, capace di catturare i lettori e trascinarli con sé indietro nel tempo. Oltre a un'appassionante e intricata storia familiare, l'autrice ricostruisce un momento importante della storia siciliana: il crollo del regno borbonico, l'ascesa del potere mafioso nelle campagne e gli ultimi bagliori di una classe aristocratica in inevitabile decadenza si mescolano alle vicende di casa Safamita in un romanzo a più piani narrativi, in cui il racconto del narratore si alterna alle rievocazioni della nutrice Amalia, costellato di frequenti dialoghi e termini dialettali, a creare un magistrale affresco di un'epoca perduta.