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Truman Capote

Traduttore: M. Dèttore
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
Pagine: 391 p. , Rilegato

72 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788811683117

Recensioni dei clienti

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    Carol

    03/12/2016 21.13.37

    Folgorante! Scritto magistralmente, riesce a creare la suspense nel lettore anche se questo è a conoscenza della storia e del finale. Gli anni di studio prima della stesura e quelli impiegati per scriverlo ne hanno fatto un capolavoro, un insieme di "scene" chiuse che pagina dopo pagina compongono il puzzle del fallimento del sogno americano… chissà come gongolerebbe Capote se sapesse che a distanza di tutti questi anni così tanti lettori divorano questa non-fiction con la stessa curiosità di allora...

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    maria

    24/03/2016 09.29.11

    Resta un grande freddo dentro. Quattro manichini è quel che resta della famiglia Clutter. Altrettanti manichini i condannati a morte. e Dewey lo sente, non ha tratto nessuna vita, nessun senso da questi fatti. Anche lui si è trovato con manichini in mano ai quali è impossibile ormai dare un senso. Forse per questo anche, la pena di morte non ha significato. Se l'autore ci porta a provare questo senso di estraneità sgomenta possiamo dire che ha scritto un gran bel libro pieno di significato.

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    Angela

    24/07/2015 13.30.03

    Straordinaria narrazione, che unisce romanzo e resoconto giornalistico. di un terribile fatto di cronaca nera avvenuto nelle campagne del Kansas nel 1959. Volendo raccontare la vicenda in modo totalmente oggettivo (e riuscendoci), Truman Capote, attraverso uno stile narrativo magistralmente perfetto, utilizzando testimonianze dirette, deposizioni giurate,interviste, intercettazioni, diari, lettere, artcioli giornalistici e perizie psichiatriche, fa rivivere i personaggi principali e secondari della storia senza esprimere giudizi. Un perfetto affresco della società americana degli anni Cinquanta. Personaggi, ambientazioni e dialoghi sono talmente accurati e reali da dare al lettore l'impressione di essere presenti alle varie scene descritte. Leggendo ci si forma un'idea della personalità dei vari personaggi, senza che l'autore condanni o assolva nessuno e senza che nulla, neppure l'efferato delitto commesso dai due assassini, sia connotato in modo totalmente negativo o totalmente positivo. La vicenda si snoda in modo non lineare, tanto che la verità dei fatti emerge a pcoo a poco attraverso la pluralità di voci che si alternano nella narrazione, mostrando le tante sfaccettature dei vari protagonisti. Sempre attuale l'analisi del ruolo dei media nelle indagini e nella formazione dell'opinione pubblica, così come la reazione degli abitanti del paesino in cui si compie il crimine e della gente in generale di fronte al fatto accaduto. Una scrittura chiara, estremamente scorrevole, oggettiva ma profondamente toccante. Capote, con questo libro, pubblicato fra molte polemiche nel 1966, ha raggiunto il punto più alto della propria produzione letteraria e il punto più drammatico della propria tormentata esistenza, facendo inizare un nuovo genere letterario. Indiscutibilmente un capolavoro della letteratura mondiale. Da leggere assolutamente.

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    Roberta

    18/03/2014 23.29.18

    Premetto di non aver mai letto Capote, né di aver visto il film. Ho trovato il romanzo nuovo nel suo genere e diverso rispetto ai gialli letti finora, chiunque ne fosse l'autore. Un buon connubio fra cronaca giornalistica e romanzo. Caratteristiche del primo i toni e le descrizioni particolareggiate di personaggi, ambienti e situazioni; del secondo la cornice, gli sfondi, le sensazioni, tutto ciò che suscita emozioni e stati d'animo. Curata anche la contrapposizione fra vittime e colpevoli, fra la serenità e la "normalità" di una famiglia come tante e la tormentata e difficile esistenza dei due carnefici. Magistralmente scritto e raccontato. Bello!

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    Paolo

    26/12/2013 18.47.09

    Questo grande esempio di docu-fiction non è affatto un resoconto arido e in qualche modo, meccanico, di un terribile fatto di cronaca avvenuto nel profondo midwest degli Stati Uniti alla fine degli anni 50. Capote utilizza la sua neutralità in modo positivamente cinico per contrapporre le orribili esistenze di due criminali puri, quasi predestinati all'omicidio ed al patibolo, alla pacifica, edificante e omologata vita di una famiglia molto per bene in una contea molto per bene, tanto che a volte, leggendo, l'antipatia che si prova per i due assassini non è molto superiore a quella che si prova per i probi cittadini di Holcombe, Kansas. In questo senso il resoconto assume una forte valenza sociale, laddove anche la giustizia non sembra in grado di comprendere gli effetti che una brutale esclusione sociale può produrre. Decisiva secondo me nel tentare un giudizio su questo testo sgradevole ma a suo modo epocale, la figura di Bonnie, la madre della famiglia trucidata, affetta da tempo da una terribile depressione, che sembra accogliere la morte quasi con sollievo.

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    Sally

    13/12/2013 15.24.50

    In una parola: Suggestivo, ma al tempo stesso Capote ha il dono di raccontare un evento tremendo con assoluta lucidità, senza dare giudizi di valore. Un libro che non si può non aver letto. Capolavoro.

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    gabril

    29/08/2013 21.18.30

    Impressionante ricostruzione del fatto di cronaca che nell'autunno del 1959 ha sconvolto una tranquilla comunità rurale del Kansas. La bravura di Capote è indiscutibile. Il racconto si costruisce via via arricchito da numerosi e differenti punti di vista che permettono al lettore di conoscere a poco a poco i componenti della famiglia Clutter: sappiamo fin dall'inizio che saranno massacrati, che sono brave persone, che sono vittime innocenti di una violenza insensata... questo induce a sviluppare un sentimento di partecipazione trepidante e di attesa ansiosa (solo a due terzi del racconto leggeremo lo svolgimento dei fatti di quella notte). Nel contempo seguiamo i movimenti dei due assassini, balordi dalla vita sfregiata che non possono certo ispirare simpatia. Ma la perizia di Capote costruisce intorno a loro la vera storia: chi sono, perchè lo fanno e soprattutto a quale ampia comunità di sbandati, emarginati e reietti appartengono. Scavando nelle loro vite, e concentrandosi soprattutto nella terribile storia personale di uno di loro, Perry Smith (l'esecutore materiale del plurimo delitto), lo scrittore ci conduce a guardare le cose da un'altra prospettiva. Le polemiche seguite all'interesse di Capote per gli assassini, alle sue visite costanti alla prigione in cui i due erano rinchiusi, alle continue proroghe dell'esecuzione, al suo legame empatico con Perry sono fatti noti. Ciò che qui colpisce, oltre alla qualità eccellente del libro, sono gli interrogativi che pone riguardo alla legittimità della pena di morte, al suo significato e alle sue conseguenze, anche psicologiche. Alla fine, quando l'esecuzione sarà finalmente realizzata, scopriremo che la vendetta non produce quella soddisfazione che ci saremmo aspettati; non la produce nemmeno all'ispettore Dewey che più di tutti l'aveva voluta. L'ombra sinistra del cappio della "Grande Altalena" (i due sono condannati alla morte per impiccagione) continua a oscillare e anche le nostre certezze vacillano.

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    angelo

    19/08/2013 10.49.34

    Ingredienti: due balordi desiderosi di guadagnare soldi con una rapina, una tranquilla famiglia di contadini in un qualunque villaggio americano, quattro omicidi a dare il via alla storia, due esecuzioni per concluderla. Consigliato: a chi vuol perdersi tra punti di vista diversi generati da un unico evento, a chi vuol ritrovarsi a riflettere su bene, male, violenza gratuita e pena di morte ripercorrendo un fatto di cronaca nera.

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    mario bellocchio

    13/05/2013 00.29.45

    Un bianco e nero morbido. Nitido.

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    Adriana

    03/04/2013 09.27.05

    Ho visto il film con Daniel Craig (Perry) e mi aveva colpito ed emozionato ma il libro è proprio come dice francesco v qui sotto, non evoca.

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    francesco v

    02/04/2013 12.48.10

    Praticamente un articolo di 391 pagine. E' come se Truman Capote non ci fosse tanto la scrittura è semplice, oggettiva, priva di qualsiasi connotazione stilistica. O forse proprio questo è il suo stile. Scritto molto bene, ma non mi sono quasi mai emozionato. Nella terminologia del Pessoa di "le parole sono corpi tattili", l'arte che vive del significato diretto delle parole è prosa, non letteratura. Quindi, prosa di altissimi livelli. Ma prosa

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    Ago

    02/08/2012 15.48.25

    Bellissimo, soprattutto nella prima parte - quando si descrive la città in cui è ambientata la strage e la famiglia vittiama della strage stessa al centro del romanzoa - e nell'ultima parte, in cui la il lettore rivive la lunga agonia dei protagonisti nel braccio della morte fra attesa impossibili e cavilli burocratici a cui si appallano i loro diversi avvocati. Fantastica, in generale, l'introspettiva psicologica che si coglie dei due assissini, dalla loro affermazioni alla storia della loro infanzia. Il romanzo, secondo me, perde leggermente solo nella parte in cui narra della fuga dei protagonisti in giro da Stato a Stato. Globalmente, è un libro da non perdere per gli amanti della vera letteratura.

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    by Ax

    18/02/2012 17.46.23

    Capote prende una storia di cronaca nera e ci scrive un romanzo di grande successo. Credo che la morbosità negli occhi dei lettori abbia giocato un ruolo importante in questo meccanismo gestito a puntino dall'autore. Io mi sono appassionato solo nella prima parte, facendo la conoscenza dei protagonisti e del loro modo di intendere la vita (e la morte) in attesa dello sterminio che li renderà colpevoli. A fatto avvenuto, il resto è diventato didascalico e noioso.

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    Alberto Zella

    24/01/2012 14.34.31

    Probabilmente un capolavoro. Truman Capote entra nelle teste dei due assassini, mostrandoci come non sia necessario essere "cattivi" per essere dei criminali. E' la banalità del male, profondamente radicata nel nostro essere umani. Uno spaccato della società americana dell'epoca, vista con occhio critico ma in fondo carico di "pietas".

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    Christian Valtorta

    02/01/2012 06.33.39

    Capolavoro. Suppongo sia testo di riferimento per analisti del sociale. Compare nella bibliografia della mia tesi universitaria al primo posto

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    Dave

    19/12/2011 12.34.31

    Capote racconta con incredibile freddezza e lucidità un episodio realmente accaduto nel Kansas negli anni '60. Non c'è retorica, non c'è drammatizzazione; ci sono solo i fatti magistralmente raccontati e, forse per questo, la tensione si avverte pagina per pagina senza darci tregua. Di grande interesse infine, leggendolo oggi, anche il "quadro storico" e sociale che ne fa da sfondo. CAPOLAVORO ASSOLUTO.

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    vittorio sianesi

    04/12/2011 11.03.14

    Ho letto il libro appena uscito nel 1966. Da allora l'ho riletto infinite volte, quasi uin'ossessione. Romanzo-verità, terribile, ma quanta poesia! ....."gli alti steli dei crisantemi mandavano ombre sempre più lunghe".....(la sera prima dell'eccidio) ...."il sussurro delle voci del vento nel grano curvo sotto il suo impeto"......(così chiude il romanzo). CAPOLAVORO ASSOLUTO

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    vivliam

    02/11/2011 17.08.11

    Comincio col dire che se state cercando una lettura leggera, di piacere, questo non è il libro adatto, e lo si deduce subito dal titolo. A Sangue Freddo è un libro veramente pesante,ma non nel senso di noioso,tutt'altro! Pesante perchè quello che racconta è atroce e terribilmente reale,difficile da mandar giù, descritto con una lucidità e un'accuratezza sconcertanti. Ammetto che sono rimasta sveglia più di una notte a pensare a questo libro,anche se può sembrare esagerato. E la cosa più impressionante è che ha scosso il mio modo di giudicare e vedere le cose in casi come questo...in conclusione, consiglio questo romanzo? Assolutamente sì! E' uno di quegli scritti che bisogna leggere una volta nella vita, per fare i conti con realtà che spesso e volentieri ci rifiutiamo di affrontare...leggetelo,davvero, vi farà riflettere parecchio...

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    michelangelo

    25/10/2011 10.46.48

    Scritto benissimo. Ma davvero noioso e, per certi versi, anche datato. A mio avviso, si tende ad enfatizzarne oggi troppo il valore (che comunque è indubbio), dimenticando il contesto in cui il libro uscì: era il 1966. Un testo del genere in quel periodo -meno libero dell'attuale- poteva avere un impatto deflagrante. Ora è da ridimensionare.

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    ilaria

    24/08/2011 19.04.54

    Che posso dire mi sento una voce fuori dal coro. Capote e' un grande e non sta a me giudicare i suoi scritti ma questo libro mi ha profondamente annoiato. Interessante l'analisi della societa' americana e del suo spaccato provinciale. ma il libro in se' mi domando perche' andrebbe letto. Non e' una mera cronaca giornalista non e' un romanzo e' una indagine approfondita su un omicidio un fatto di cronaca senza grosse sorprese. Conclusa la lettura lascia veramente poco

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