Traduttore: C. Pietrobelli
Curatore: A. Gnoli, F. Volpi
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 15 maggio 2002
Pagine: 108 p.
  • EAN: 9788845251511
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Recensioni dei clienti

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    Emilio

    31/05/2015 15:26:11

    Futuro imperfetto, Natura perfetta Ma che gli volete dire a questo? Ma cosa volete, il sangue da Bordewijk? Anno 1931 e sto tipo se ne esce con un pamphlet tutto sostanza e zero perdite di tempo. Si narra un futuro, ma lo si fa tutto all'imperfetto, inteso come tempo verbale. E l'effetto è la surrealtà totale, grigia come la testa di un topo. La genialità in fondo sta tutta qui, proprio nel tempo verbale: c'è staticità totale, ordine e una crosta solo superficialmente anodina. Alla monotonia totalizzante dello Stato (che ha chiuso le porte, commerciali e non, con quelli confinanti), tutta tesa all'annullamento dell'individuo, si contrappone la forza dirompente e inarrestabile della Natura, con la maiuscola. Niente può fermare il torrente in piena delle energie del cosmo, del quale l'uomo ne è volente o nolente parte e motore imprescindibile. Lo Stato soffoca tutto, chiude tutto, abolisce il privato e le gerarchie (persino il Consiglio che ne decide le sorti è freddo come l'acciacio e si automantiene con logiche che ne garantiscono la totale uniformità interna), ma è allo stesso tempo magniloquente nelle sue epifanie terrorizzanti (palazzi grossi come città, saloni che contengono 200.000 persone, maxi schermi visibili a mille chilometri di distanza). La Natura, invece, lavora in silenzio, sottotraccia ma forte con la calma dei forti, inesorabilmente trascinata dal suo illimitato potere. E' co

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    Edoardo

    20/04/2013 19:56:11

    Scritto prima degli altri due libri distopici più famosi ("1984" e "Il Mondo Nuovo"), è un concentrato di descrizioni di vita totalitaria, che si collegano perfettamente alla figura dei cubi (Blocchi). Molto suggestiva la scena iniziale: un aereo che atterra e ci introduce nel mondo "fantastico" dell'autore. Senz'altro un libro che fa pensare: gli abitanti non si accorgono di quello che gli succede intorno; proprio come forse anche noi.

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    claudia

    26/02/2006 15:42:39

    io adoro questo libro...l'ho adorato appena ho letto la prima pagina del testo olandese..l'ho tradotto,in effetti, per cui come potrei dire che non lo amo? mi piace il genere distopico in generale, ma di molto affascinante questo piccolo romanzo, come lo chiama l'autore, ha lo stile, il linguaggio, spigoloso secco sintetico ma poetico che rispecchia perfettamente il contenuto. un grande piccolo capolavoro..leggetelo x amarlo anche voi!

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    simones

    22/12/2005 19:59:27

    Piccolo libricino di neanche 100 pagine scritto nel 1931 prima di "mondo nuovo" e molto prima di "1984". E' un piccolo gioiello, lo stile è quasi documentaristico, un racconto "imparziale" di come si autoregola lo Stato che esiste in quanto organismo formato dalle cellule-individuo: colui che è vivo, che esiste ed è immortale è proprio lo Stato, il nascere e morire della singola persona ha la stessa importanza che può avere un capello che cade. Non è pervaso dallo stesso negativismo di "1984" poichè nell'Uomo esistono gli strumenti per rovesciare il totalitarismo: il negativismo di Bordewijk forse però non è assente bensì d' altra natura, a me è sembrato che nutrisse una sorta di rassegnazione verso una naturale alternanza tra stato socialista-totalitario e un non stato capitalista(?)-individualista. Da leggere.

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    Roberto Andreoli

    24/10/2002 19:29:04

    Boedewijk nel 1931 aveva già ben chiari in mente i totalitarismi e tutte le storture del mondo moderno. E ne fornisce una versione estrema e agghiacciante in questo stupendo libricino. Si descrive una nazione totalmente dominata da una serie di principi talmente "razionali" da sfociare nell'irrazionale: materialismo, utilitarismo, culto della tecnologia e della produzione di massa, uguaglianza appiattente e militarismo. Questi principi sono sintetizzati nella forma dominante del quadrato e della linea dritta: qualunque accenno di curva (negli edifici, nell'urbanistica, nelle decorazioni, ecc.) è vietato. Il nichilismo, la spersonalizzazione, la soppressione della creatività sono dominanti. Tutto ciò che non è "utile" ai fini prettamente pratici è abolito. E quindi non solo l'arte, la religione, il libero pensiero, ma persino la storia sono pratiche vietate. La libertà maggiore, paradossalmente, stà nelle carceri: qui è permesso vivere liberamente, portare barba e capelli lunghi e filosofare. Mentre invece persino i dieci alti dirigenti (non esiste opposizione, solo maggioranza) del governo impazziscono o si suicidano per la poca libertà nell'applicare le idee. E i minimi accenni di rivoluzione, naturalmente, sono soffocati nel sangue senza pietà. Un libro di fantapolitica da tenere ben presente, soprattutto quando si parla di globalizzazione e di diffusione di certi valori parziali a scapito di altri.

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