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La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto - Marina Antonielli,Robert Hughes - ebook

La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto

Robert Hughes

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Traduttore: Marina Antonielli
Editore: Adelphi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,04 MB
Pagine della versione a stampa: 242 p.
  • EAN: 9788845973734
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Gaia la libraia

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«La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze. Ma, a ben guardare, le origini di questa cultura sono più antiche. L’America è una nazione fondata sull’emigrazione e da sempre i diversi gruppi di emigranti sono entrati in collisione tra loro ... Nel contempo però questi emigranti volevano costruire una società utopica, parlavano di missione, pensavano a un nuovo mondo che doveva convertire l’Europa degenerata». Della voga del politicamente corretto non poteva esserci miglior evocatore, narratore e interprete di Robert Hughes, polemista formidabile e testimone lucidissimo. Dietro l’occasione, che appartiene ormai alla storia – spesso esilarante – del costume quotidiano, Hughes lascia intravedere una prospettiva non lieta su ciò che la cultura in genere cerca di diventare nel prossimo futuro.
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    Chiara P

    02/07/2020 14:42:18

    È la raccolta di 3 saggi ricavati da altrettante conferenze: - il primo prende in esame il politicamente corretto e la sua cronologia attraverso la storia americana politica e scolastica. Non ho nessuna preparazione particolare al tema e non nascondo che è stata una lettura che mi ha richiesto il suo tempo, però ho trovato l'esperienza di lettura molto soddisfacente ed arricchente Se siete interessati ad una riflessione sul politicamente corretto a 360 gradi è la lettura giusta e molto attuale. Cercate di non approcciarvi al libro con pregiudizio, ho notato che il solo titolo scatena molti presupposti e critiche

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    Dem

    25/09/2019 08:47:27

    Hughes dibatte - argutamente - il confronto tra la cultura e il potere, come la cultura non fosse già un potere a sua volta, dal quale il potere si sente - giustamente - minacciato, o meglio: una certa cultura del potere, quella, cioè, che il potere non lo sta ancora teorizzando ma che ce l'ha o lo sta usando e non vuole mollarlo. Il vero scontro non è tra la destra - che vuole un mondo in ordine ma soprattutto vuole decidere quale sia questo ordine e chi lo governa: lei, in uno e nell'altro caso - e la sinistra, che sogna di difendere quelli che la destra opprime e che non sa, non impara, che gli oppressi, anche gli oppressi veri, non vogliono altro che un cambio di ruoli e diventare a propria volta degli oppressori, probabilmente proprio di quella sinistra che si sogna di starli difendendo.

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    Elena 8573

    11/09/2018 08:15:45

    Un saggio dotato di un grondante buon senso che può aiutare chiunque a ridere anche delle proprie ideologie “radical chic” che in realtà di radical hanno ben poco e di chic ancora meno, il mio approccio è stato il più onesto possibile e le cose che questo scrittore australiano, famoso per il saggio sulla nascita dell’Australia, “la riva fatale”, racconta della società americana nel 94, sono lo specchio di quando stiamo anche attualmente vivendo, una visione lucida e estrema, dove l’au non nega nulla e valuta gli estremisti sociali in cui si è arrivati. L’incipit è spiazzante e parte da un lavoro di W.H. Auden degli anni 40 intitolato “For the Time Being: a Christmas Oratorio” parole che si possono banalmente definire profetiche. Suddiviso in tre temi fondamentali: l’istruzione scolastica, il multiculturalismo e l’arte, ne descrive le dinamiche moderne e l’allontanamento dalle idee classiche, soprattutto questo “politicamente corretto” diventa una scusante estrema per non permettere più discussioni argomentate nel puro piacere della ricerca della conoscenza perché “coltivare il bambino che è in noi” va a discapito dell’adulto che non può trovare collocazione in una società dove si cambiano i nomi per sentirsi “sensibili e partecipi”... perciò il nano diventa il “diversamente alto” come se questa cosa possa in qualche modo modificare la sua statura.

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    AAB

    25/03/2018 20:08:24

    Una lettura estremamente stupefacente soprattutto considerando il fatto che il testo è stato scritto 25 anni fa. Eppure, nonostante ciò, il libro di Hughes rimane una riflessione attualissima. Certo, il testo ha una prospettiva incentrata quasi esclusivamente sul mondo anglosassone, ma essa è dovuta al fatto che vent'anni fa la moda pseudomoralistica del politicamente corretto rimaneva più che altro circoscritta alla realtà socioculturale americana. Succede poi però che col tempo (nemmeno troppo in verità) certe mode perniciose tendono ad impantanare purtroppo anche il Vecchio Continente... Hughes si scaglia contro la cultura che sottende al p.c. : una cultura del vittimismo, della lamentocrazia, una cultura (dal sapore essenzialmente postmoderno) che tende a prendere le vittime - notare la vaghezza postmoderna della parola "vittima" - e le esalta come alfieri di una qualche identità, di un qualche valore, di una qualche battaglia culturale. A questo processo di vittimizzazione patologica però, si badi bene, non sono immuni né la sinistra (con la sua esasperazione nella difesa delle minoranze etniche o sessuali) né tanto meno la destra (con i suoi feti o i suoi inetti patrioti e bigotti). Le vittime, di destra e di sinistra, diventano esseri intoccabili, da proteggere, simboli empatici di aberrazioni culturali. Infatti, in una sorta di "piangi e ti verrà dato" in salsa mainstream si compie la piroetta culturale, che finisce per trasformare le vittime in carnefici (di libertà e razionalità soprattutto). Così, per non offendere queste presunte povere vittime, si costruiscono delle folli impalcature ideologiche (talvolta pseudostoriche, o peggio pseudoscientifiche) che rischiano di assoggettare e polarizzare irreversibilmente il dibattito culturale. Guai a te se provi a metterle in dubbio, esercitando un po' di razionale scetticismo metodologico, anche perché potresti vedere che le stesse vittime, "carneficizzandosi", finiscono poi per uccidere anche la tua libertà.

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    susanna bottini

    14/06/2017 08:28:28

    Opera interessante ma per addetti ai lavori. Testo molto tecnico, in effetti si tratta della messa in stampa di tre conferenze. Le cose migliori si trovano nella parte denominata "seconda conferenza". Se volevate capire come nasce il politicamente corretto, a cosa mira, chi ne sono i propugnatori e quali fini perseguono, e come reagiscono alle critiche, sappiate che non è il libro gusto per voi.

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    Daniel

    01/11/2012 13:48:50

    Parliamoci chiaro una volta per tutte. Bisogna riconoscere ad anni di distanza che non tutto ciò che è politicamente corretto, è da cestinare. Anzi! Ricordiamo come il politicamente corretto nacque nelle scuole americane dall'esigenza di governare i frequenti raid razzisti, omofobi e sessisti tra giovani. A Stanford una direttrice di college del Colorado, Gwen Thomas, sostenne in un dibattito pubblico però di essere contraria ad interventi che limitavano la libertà di espressione di chi usava violenza verbale, perché le parole nuove non cambiano le realtà vecchie. Le sue parole furono: "Per quanto riguarda la creazione di un ambiente educativo non intimidatorio, nei campus universitari i nostri giovani devono imparare a crescere. Noi dobbiamo insegnargli ad affrontare le situazioni conflittuali, e loro devono imparare a sopravvivere a un linguaggio sgradevole anche se li offende e li ferisce". Questa è utopia. Non è possibile insegnare ad ogni singola persona ad essere forte e saper reagire alla violenza del teppista bullo. La solitudine potrebbe regnare sul resto. Nessuno può poi ignorare che una persona può essere sensibile o ipersensibile all'insulto altrui. Ne è liberissima. La disperazione potrebbe essere la sua unica compagna. Nessuno può infine partire dalla condizione per cui tutti siano in grado di capire cosa vogliano dire queste parole che invitano a farsi forza e reagire. La stupidità, pur essendo riprovevole, non può essere reato. Ad avanzare qui quindi è una mera ingiustizia individuale e sociale. D'altronde i dati alti di ascolto dei Simpsons che da anni non cede di una virgola, stanno a dimostrare che...nessuno è riuscito a farsi valere. Autenticamente. Ma proprio per come Hughes ci aiuta a capire tutto ciò, il testo è ottimo.

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  • Robert Hughes Cover

    Robert Hughes è stato un critico d'arte e scrittore australiano, che ha vissuto per oltre trent'anni a New York. Noto scrittore e autore televisivo, ha realizzato numerosi testi di critica artistica divenuti molto celebri tra il pubblico, fra cui Barcellona l'incantatrice (Feltrinelli 2005). Approfondisci
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