Educazione siberiana - Nicolai Lilin - ebook

Educazione siberiana

Nicolai Lilin

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Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
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Dimensioni: 1,4 MB
  • EAN: 9788858400920
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Gaia la libraia

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Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli "sbirri" o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: "Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice". La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. "Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi". Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, cioè un "criminale onesto". Con uno stile intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza.
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    Fabio-FI

    30/05/2016 13:14:21

    Dopo averlo ritrovato per caso fra le mie cose, stavolta mi sono deciso fortemente a finirlo (vedi mia precedente recensione del 9/11/2011). Confermo che, dove ho letto da qualche parte, sembra un libro di barzellette. E fra l'altro non ce n'è una che fa ridere..

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    nanni

    26/04/2014 20:17:58

    Libro molto interessante e direi che si legge anche molto bene. E' in molte parti troppo crudo e francamente mi resta la perplessità che tutto quanto raccontato sia vero: mi pare quasi impossibile! Proprio l'eccessiva drammaticità con la compartecipazione dell'autore, seppure mantenendo quasi sempre il ritmo più della cronaca che del giudizio, ne costituisce forse il principale difetto.

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    Alessandro

    20/12/2013 18:05:26

    Nicolai Lillin racconta la sua infanzia in una paese non riconosciuto da nessun stato chiamato Transnistria.In questo paese la legge appartiene a comunità criminali di origine siberiana e ebrea e altre,spesso in conflitto fra loro.

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    Alex

    02/11/2013 15:09:16

    Romanzo (se così si può definire) assolutamente sopravvalutato. Lento, noiso, inconsistente. Sono gli unici aggettivi che mi vengono in mente per descrivere il libro. Non capisco come abbia fatto a raggiungere il successo che ha raggiunto. La storia (se così si può definire) non è altro che un elenco puntato di usi e costumi contestualizzati di questa ''società criminale''. Mi dispiace ma non ce l'ho fatta a finirlo. Non lo consiglierei.

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    regonaschi mara

    08/10/2013 17:58:04

    Cronaca della vita condotta dai criminali siberiani in esilio in Transistria, luogo privo di qualsiasi bellezza, pieno solo di odio, violenza, brutalità, di legami fondati sui valori "siberiani" fatti di armi, lealtà alla banda, vendetta, crimine, tradizioni. L'autore abbozza critiche o giudizi ai comportamenti umani solo quando non condivisi dalla comunità, peraltro a volte per ragioni spesso fuori da logiche etiche, e nemmeno quando si parla di violenze efferate, difficili anche solo da leggere. "Secondo la tradizione siberiana, l'omosessualità è una malattia infettiva molto grave, perché distrugge l'anima umana; noi quindi siamo cresciuti nel completo odio verso gli omosessuali. Questa malattia, che da noi non ha un nome preciso e si chiama solamente male di carne, si trasmette con lo sguardo, quindi un criminale siberiano non guarderà mai negli occhi un omosessuale. Nelle prigioni per gli adulti gli omosessuali vengono costretti a suicidarsi, perché non possono condividere gli spazi con gli altri". Stiamo parlando degli anni 90! Non ho trovato alcuna originalità e l'ho trovato troppo prolisso per l'interesse che ritengo possa avere simile argomento.

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    ZioMauri

    27/07/2013 09:17:09

    L'idea di base è affascinante (e infatti ti induce a comprare il libro). Il modo in cui è scritto invece è mediocre. Ci sono digressioni infinite, si perde spesso il filo logico del racconto. Di ogni personaggio, anche quello più insignificante e con un ruolo più che marginale nella storia, viene descritta vita morte e miracoli minuziosamente per più di 2-3 pagine, al punto che poi fai fatica a ricordare dove si era arrivati con la storia. Vengono raccontati tanti piccoli aneddoti,faccio fatica a capire come hanno fatto a trarre un film da questo libro.

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    Leonardo Banfi

    08/07/2013 08:03:12

    Un libro di vita, piuttosto che un romanzo. Una trama inesistente, costituito principalmente da aneddoti raccontati in prima persona e vissuti da Nicolai Lilin. Non faccio fatica a credere che siano fatti veri la cosa sconcertante e' che appartengono ad un passato ancora molto vicino a noi, gli anni novanta, un passato carico di violenza e a tratti anche di ironia. La scrittura e' elementare, scorrevole, anche se in alcuni tratti noioso. Valutando solo il contenuto darei un 5/5 ma complessivamente non vale piu' di 3/5. Comunque da leggere, lo scrittore ci porta in una realta' e cultura differente dalla nostra.

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    Fabio

    15/06/2013 11:41:03

    Storia abbastanza interessante narrata con stile deludente.

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    migliettaser

    14/06/2013 21:06:40

    Non è scritto bene, manca di leggerezza ed eleganza . Lilin usa meglio la pala che non il pennello , ma il suo racconto si presta a una prosa sgarbata ed essenziale e l'idea è molto buona ed accattivante. Per cento pagine scorre benissimo poi fa fatica, diventa ripetitivo , mancano idee nuove e si vede che chi narra non è uno scrittore. Un libro originale , non bello , ma che potrebbe piacere a molti.

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    N1004

    28/05/2013 12:35:59

    deludente, molto romanzato, trovo difficile pensare che a distanza di molti anni una persona riesca a ricordare tutti i particolari riportati nel libro, soprattutto le risse, ricordare nomi volti chi ha accoltellato chi ecc...... L'ho trovato anche un po furbo, racconta una vita di delinquenza quasi con vanto (e ci sta visto dov'è cresciuto) sapendo che certe cose per quanto violente vengono accettate dalla maggior parte dei lettori, si pente solo delle idee omofobe perchè quelle vengono poco accettate dalla massa.

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    PROT

    14/05/2013 15:28:12

    Sono rimasto un po deluso, forse perchè mi aspettavo un altro genere di libro... l'ho trovato estremamente romanzato... e con una visione troppo manichea delle parti narrate... la cosa migliore è che alla fine, nonostante la rassomiglianza delle varie situazioni, sono riuscito a finirlo senza problemi...

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    Ale

    10/05/2013 15:24:15

    Molti, moltissimi dubbi sull'autenticità dei fatti narrati, e siamo sinceri, chi si è avvicinato a questo libro è sopratutto per curiosità sulla Transnitria e sul modo di vivere di certe civiltà. Purtroppo si capisce velocemente che gli episodi che si susseguono sono romanzatissimi e visto che l'autore non è certo il miglior scrittore vivente....non restano molti altri motivi per leggere queste storielle disordinate e confuse. Non mi pento di averlo letto e senza negare che comunque è stata una lettura veloce e non difficoltosa, mi limito a dire che mi aspettavo qualcosa di più.

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    Barone

    02/05/2013 21:58:40

    dicono che lui sia un super fake, mai stato in siberia, etc., ma il libro ha ritmo e immaginazione

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    Cinzia - Madame Selle 28

    02/05/2013 16:22:12

    Davvero interessante e che merita senz'altro di essere letto specie se frutto di vera esperienza personale, se non altro solo per entrare in contatto con qualcosa di estremante diverso rispetto alla vita perbenista che molti di noi conducono. Nicolai nato e cresciuto in Transnitria, in Russia. Educato ed abituato a vivere secondo regole criminali secondo appunto l'educazione siberiana. Criminale dalla nascita, ma criminale onesto per bene, così come più volte sottolinea e ribadisce nel suo lungo narrare. Ed è proprio questa parola "criminale" che ritorna continuamente nel libro e che ti fa abituare a quel modo di essere. E poi detto tra noi?oltrepassate alcuni episodi di violenza e brutalità narrati, mi sembrava di vivere ed entrare in un mondo molto civile. Le regole della loro regime si basano su valori importanti quali rispetto, amicizia, fratellanza, fede, comunione, umiltà, onestà?concetti comuni ma addirittura estranei alla vita quotidiana di una normale società. Questo profondo senso dell'educazione e del rispetto viene tramandato da generazione in generazione e gli anziani sono i capi estremi della saggezza ma anche coloro che tengono la massima autorità e che possono decidere il futuro degli altri. Anche questo fattore, degli anziani che insegnano ai giovani si è perso con l'avvento del Ventunesimo secolo. Sono anche convinta, che nel racconto Nicolai abbia gonfiato qualcosa qua e là. Lo stile in alcuni parti è sofferente. Ricordiamoci che lui lo ha scritto in lingua italiana e lui non è italiano. Nel maggior parte del romanzo, lo stile è scorrevole e sciolto, proprio per questo la lettura scivola via abbastanza spedita ma alcuni tratti meritavano di essere ritoccati. Consigliato sicuramente?spero solo che la visione del film susciti in me lo stesso effetto positivo della lettura.

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    Alessia

    29/04/2013 23:58:59

    Storia interessante, se frutto di un'esperienza diretta è indubbiamente da leggere, se non altro per confrontarsi con un qualcosa di estremamente diverso e lontano dalle nostre concezioni. Un mondo criminale, dove, personalmente, trovo un'espressione di giustizia più sentita che nelle nostre società, al limite con il paradosso un mondo criminale dove comunione, famiglia, fede, uguaglianza, amicizia, rispetto e amore trovano di sicuro maggiore collocazione che in molte realtà perbeniste dei nostri tempi.

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    Mark Child

    21/04/2013 21:20:14

    Interessante la descrizione del mondo criminale siberiano, ma quest'uomo non è uno scrittore né tanto meno un narratore. Le ultime pagine si trascinano nell'andamento monotono del libro.

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    Antonella

    17/04/2013 21:27:43

    Libro molto deludente. E' una cronaca in presa diretta, manca del tutto una componente riflessiva, un giudizio, un commento del narratore. Si succedono così senza senso scene di violenza; senza senso perchè tali appaiono per il protagonista stesso. L'ho finito a fatica.

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    Andrea

    11/04/2013 14:25:20

    Personalmente mi sento di consigliare questo libro! Magari non tutti i passaggi sono brillanti, magari alcuni elementi sono stati romanzati ma a mio avviso resta un'ottima lettura, diversa dai soliti romanzi che narrano storie di criminali.

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    Laura

    02/04/2013 11:59:42

    Sono stupida nel leggere commenti così negativi per questo bel libro. In primis è un testo che insegna qualcosa, una realtà nuova e ai più sconosciuta, con un linguaggio semplice e scorrevole. E' un libro con una morale, legata all'onestà e all'immenso rispetto per le persone, tutte le persone. Vi è un senso dell'educazione molto profondo, un tramandarsi dagli anziani ai giovani, esperienze e regole. Qualcosa che da noi, purtroppo, è andato perso. Vale assolutamente la pena leggerlo.

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    Diana.e

    17/03/2013 14:28:53

    Letto dopo aver visto il film, lo stile colloquiale non disturba e si legge facilmente, in alcuni capitoli è talmente crudo e dettagliato da infastidire o risultare esagerato e inammissibile un comportamento del genere. Come si dice "non comprendo ma mi adeguo" cultura, educazione e forse ignoranza agli antipodi dalla nostra, ma un po' di "educazione siberiana" nella visione e nell'approccio del rapporto con la famiglia, gli anziani e le donne non farebbe male!

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  • Nicolai Lilin Cover

    Nicolai Lilin è uno scrittore russo, di origine siberiana, nato nel 1980 a Bender, in Transnistria (stato indipendente riconosciuto oggi come Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica). Scrive in lingua italiana. Lilin è il suo pseudonimo, scelto in omaggio alla madre dell’autore, Lilia. In russo infatti Lilin significa “di Lilia”. Il suo vero nome, così come riportato all’anagrafe italiana, è Nicolai Verjbitkii.Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo, dove ha fatto il tatuatore, avendo studiato per tanti anni i tatuaggi della tradizione criminale siberiana e imparato le tecniche e i codici complessi che li regolano. Dal 2010 vive e lavora a Milano.Presso Einaudi ha pubblicato i romanzi... Approfondisci
Note legali