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Amitav Ghosh

Traduttore: A. Nadotti, N. Gobetti
Editore: Neri Pozza
Collana: Le tavole d'oro
Anno edizione: 2011
Pagine: 586 p. , Brossura
  • EAN: 9788854502215

Tra il porto cosmopolita di Canton e le acque agitate dell’Oceano indiano, il nuovo romanzo di Amitav Ghosh è ambientato nell’Oriente del XIX secolo alla vigilia della Prima guerra dell’oppio: un mondo affascinante, misterioso e proibito, teatro delle imprese di spregiudicati mercanti e temerari pionieri.
Dopo Mare di papaveri, il primo romanzo della cosiddetta “Trilogia della Ibis”, l’avventura riprende a scorrere impetuosa nel Fiume dell’oppio. L’azione ricomincia laddove si era interrotta nel volume precedente, ma questo nuovo libro si può leggere anche come un romanzo a sé stante che ci regala una storia di ampio respiro degna dei grandi romanzi d’avventura ottocenteschi. Una storia con cui Amitav Ghosh ricostruisce e documenta sapientemente l’incrocio di culture diverse, cinese, indiana e europea, e ci racconta le guerre, i naufragi, i traffici leciti e illeciti, i conflitti d’interessi e le ipocrisie che hanno gettato le basi del mondo odierno e globalizzato. In primo luogo le Guerre dell’oppio che sancirono la definitiva espansione dell’Impero britannico in Cina e nei mercati orientali: avvenimenti in cui Ghosh individua uno spartiacque epocale e l’origine misconosciuta dei fermenti che hanno creato il XXI secolo.
Sullo sfondo della Storia reale, ricostruita con attenzione e dovizia di particolari, si snodano le vite romanzate di mercanti, soldati della Compagnia delle Indie orientali, marinai di etnie e lingue diverse, artisti e nobiluomini decaduti. Tra questi Bahram Modi, il mercante parsi partito da Bombay alla volta di Canton con il suo vascello Anahita, completamente pieno di oppio. A meno di cento miglia dalla meta, un fortunale ha sorpreso la nave e l'intero carico di oppio si è sganciato. Buona parte del prezioso carico è andata perduta proprio quando Bahram contava di arrivare presto a Fanqui-town per poterlo vendere e ripagare i debiti che lo assillano. Qui il destino di Bahram si incrocia con quello di Neel, il raja in rovina fuggito al naufragio della Ibis, che diventa spettatore privilegiato degli avvenimenti che sconvolgeranno la comunità dei mercanti stranieri di stanza a Canton. I venti di guerra già soffiano alla bocca del Fiume delle Perle dove stanno per finire i tempi in cui gli uomini della Compagnia delle Indie facevano affari d’oro smerciando l’oppio con la connivenza di mandarini corrotti e compiacenti. Un nuovo commissario è stato inviato dall’imperatore cinese: è determinato, astuto e incorruttibile ed è fermamente deciso a stroncare il mercato illegale di droga che sta corrodendo l’anima e il corpo dell’impero celeste.
Romanzo dei destini incrociati, epopea di popoli, lotte e riscatti, Il fiume d’oppio è una storia corale, ricca di personaggi affascinanti e avvenimenti sorprendenti, un libro definito dal Daily Mail “ipnotico come un sogno indotto dall’oppio”, capace di restituire il piacere della lettura anche i lettori più consumati.

Recensioni dei clienti

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    leonardo de chanaz

    20/05/2013 17.43.50

    Stupenda epopea! vale come Il mare di Papaveri! Aspetto il terzo. Ogni personaggio è descritto e sentito con cura, tutti protagonisti, contorni nitidi. Bravissimo, da anni non ero stato tanto magnetizzato. Anche i miei amici lo hanno amato moltissimo. Da consigliare.

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    Giovanni

    02/05/2013 18.56.52

    Mi mancano circa 200 pagine per finirlo e devo dire che mi piace quasi come"mare di papaveri"mi riservo di scriverne di più fino a quando non l'ho finito.Scusate il terzo libro della trilogia deve ancora uscire?

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    Rossella Righetti

    30/01/2013 21.12.35

    Francamente un pò delusa, soprattutto dopo lo stupendo "Mare di papaveri" che ho letto d'un fiato. Confesso che su questo secondo romanzo di Gosh mi sono addormentata più di una sera. La storia va lentamente, appesantita anche dalla noiosa e farraginosa corrispondenza del pittore gay con Paulette (ogni volta chiamata con un appellatvo diverso: perchè non pubblicare in fondo un glossario????) per narrare quello che succede a Canton, ma con lettere troppo lunghe.... Anche i personaggi di questo secondo romanzo sono molto meno affascinanti del primo. Spero nel terzo libro, per concludere degnamente la trilogia dell'IBIS... NB. Indispensabile, come suggerito anche da altri, il GLOSSARIO dei termini stranieri: se no si capisce davvero poco, e magari anche un glossario dei personaggi, complicati da rintracciare in libri-fiume come questi.

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    Alex

    12/12/2012 12.54.08

    Deluso si decisamente in effetti era difficile ripetersi dopo il bellissimo "Un mare di papaveri" che dire ho perso il filo per la prima metà poi la storia smette di ondeggiare e si stabilizza fino ad un discreto finale ma è poco troppo poco per le attese suscitate dal primo libro e il terzo maledizione come sarà il terzo???

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    Sandra

    03/08/2012 23.01.36

    Ho aspettato tanto l'uscita di questo libro e purtroppo si è rivelato una delusione cocente,una Babele di lingue e personaggi senza filo conduttore, del tutto privi del fascino narrativo di Mare di papaveri.Personaggi e storie naufragano tragicamente nelle oltre 580 interminabili pagine di questo polpettone, per il terzo passo..o se non altro rigorosamente in edizione economica.

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    Morena

    06/05/2012 00.31.29

    Ho scelto di leggere questo libro di amitav ghosh perché ero in partenza per hong kong, senza sapere nulla di questa città pazzesca: confermo, la lettura è ottima anche senza conoscere il primo episodio della trilogia. La storia é ambientata tra India e Cina cantonese nella prima metà del 1800. Raccontando la vita dei protagonisti - con un intreccio e una narrazione piacevoli - l'autore descrive molto bene la nascita della colonia inglese di hong kong e il ruolo dell'Inghilterra nella I guerra dell'oppio. Consigliato, anche ai non appassionati del genere "orientale".

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    Massimo

    22/02/2012 17.06.10

    Sinceramente la seconda parte della Trilogia della Ibis mi ha un pò deluso. Mare dei papaveri mi è piaciuto molto per lo spessore e il fascino di personaggi - sullo sfondo di un'india pre-moderna - che si sfiorano e si incrociano giungendo all'apice nell'epico finale. Non che fosse indispensabile riprendere ogni singolo personaggio anche nel Fiume dell'oppio, solo che se ne poteva anche fare un romanzo a sè, incentrato su una fase molto crudele dei rapporti commerciali fra Occidenrte ed Oriente. Il romanzo è anche interessante, ma solo a tratti emozionante come Mare di papaveri. A mio personalissimo parere è stata una lettura che avrei evitato a piè pari, se non fosse stato per il traino del primo volume; volendo se ne può tranquillamente fare a meno. Nota per i curatori: se si vuole infarcire il testo di tanti termini in lingua originale (cinese, indiano, bengalese, parsi e quant'altro), è bene allestire una sezione "Glossario"!!

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    ales

    09/02/2012 16.27.47

    un gran bel pezzo di storia di un paese molto interessante, complimenti ad Amitav, non è un vero e proprio seguito perchè del primo riporta solo alcuni personaggi, la storia è completamente nuova e si sposta su altri nuovi protagonisti che comunque soddisfano appieno la lettura. Da leggere assolutamente!

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    Alessandro

    19/12/2011 10.38.46

    Più che il seguito delle avventure dei personaggi del primo romanzo, un vero e proprio saggio romanzato degli avvenimenti che hanno portato alla guerra dell'oppio tra Cina e Inghilterra nel 1839. Avrei preferito ritrovare tutti i protagonisti del primo libro e leggere il seguito delle loro storie. Le qualità narrative di Gosh comunque non si smentiscono e già aspetto con curiosità il terzo e ultimo libro.

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    Daniela

    12/12/2011 22.03.09

    Il secondo capitolo della trilogia di Amitav Ghosh non delude! Sono rimasta conquistata esattamente come dal primo volume! La capacità narrativa dello scrittore indiano è, come al solito, intrigante e scorrevole. L'intreccio è accattivante e i lettori non faranno fatica ad affezionarsi ai tanti nuovi personaggi. Lo scenario del romanzo (se non il protagonista) è la città di Canton a metà '800, la porta della Cina all'Occidente: luogo ove potevano convivere in un clima di apparente tolleranza culture molto diverse, unite dal neo-ideale del libero mercato, la cui massima espressione era paradossalmente il commercio dell'oppio.

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