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Grace Paley

Curatore: C. Simonetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: VII-276 p. , Brossura

46 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Attivismo politico

  • EAN: 9788806170776
"La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore. È lui che deve rimettere insieme i frammenti di un'opera dispersa e incompleta. È lui che deve ricongiungere passi lontani che però si integrano. È lui che deve organizzare i momenti contraddittori ricercandone la sostanziale unitarietà". Così scriveva Pasolini nella nota introduttiva degli Scritti corsari. È una prescrizione che mi pare particolarmente indicata per la lettura del volume di Grace Paley, e non soltanto per il fatto che entrambi sono composti da una miscellanea di articoli giornalistici e non da un racconto unitario. Il libro di Paley riunisce i discorsi tenuti nelle principali università americane e straniere, gli articoli, i saggi che della scrittrice comunicano il tenacissimo impegno antibellicista e contrario a ogni forma di discriminazione sociale. La scrittura appassionata, l'insistenza coraggiosa ma mai dogmatica sui problemi storici e sociali che nella divulgazione sono spesso oggetto di indagine superficialmente documentaria o di retorica vuota di esperienza, o a volte addirittura di spettacolare ostentazione (come le guerre in Vietnam e in Iraq, l'aborto, la condizione delle madri e delle donne nere dell'America degli anni cinquanta), sono tutti elementi che costringono il lettore a tornare indietro e a prendere posizione, a tracciare continue linee di collegamento, dopo essere stato inevitabilmente coinvolto all'interno di una comunicazione il più possibile aperta e diretta, schietta e sincera, forte nel suo impegno seppure cosciente dell'impossibilitò di dire tutto, di capire tutto – come recita il titolo italiano che rende l'originale inglese Just as I Thought. Non a caso uno degli ultimi capitoli del volume (tratto da una conferenza tenuta a Harvard nel 1991) si intitola Connessioni e riporta a galla molti problemi già trattati, proprio perché i lettori riflettano su questo avvertimento: "Se volete essere la persona che migliorerà gli effetti del napalm o che lascerà le cose così come stanno. Dovete prendere una decisione, perché se non lo fate, gli dei e le dee di questo mondo – chiunque essi siano – incominceranno a pensare che l'intelligenza non sia un gene poi così importante per la continuazione della razza umana".
I vari interventi rappresentano qualcosa di molto più poetico, intenso ed efficace di un pezzo di una conferenza o di un articolo giornalistico, per quanto formalmente lo siano. Le origini ebraico-russe di Grace Paley – nata a New York, nel Bronx, nel 1922 – contribuiscono a sottolineare un punto di vista alternativo rispetto alla mentalità americana, soprattutto quella del potere costituito e della società dirigente, e almeno in parte spiegano la tendenza del linguaggio alla narrazione minuta, che ritaglia piccoli apologhi simbolici e storie private illuminanti alle grandi problematiche in questione. Ne avevamo già avuto un'idea con la raccolta di racconti Piccoli contrattempi del vivere. Tutti i racconti (Einaudi, 2002). Oltre al suo calarsi nella società e nel mondo di gran parte del Novecento fino ai giorni nostri da questa molteplicità di registri e di punti di vista, infatti, L'importanza di non capire tutto ci trasmette una costante riflessione sulla letteratura e sulla scrittura (Paley ha insegnato scrittura creativa nelle università americane per quasi vent'anni) e, in particolare, sull'immaginazione, che rappresenta il fulcro del collegamento tra impegno sociale e letteratura. L'autrice ne parla nei saggi che dedica a Christa Wolf e a Isaak Babel', ma anche nel capitolo che dà il titolo all'edizione italiana e in Immaginare il presente. "Io non ho immaginazione. Tutto quello che possiedo è il desiderio di averla", diceva Babel'. Questa facoltà della mente, o del cuore che sia, non riuscirà mai a raffigurarsi perfettamente la crudeltà e gli orrori che ci circondano, perché non c'è "quantità" sufficiente di immaginazione per capire che cosa sia successo, quale sia la verità. Ma il desiderio di Babel' – come quello di ogni scrittore, che "meno ne capisce, più probabilmente ne scriverà" – è indispensabile per tentare di comprendere e di fare qualcosa.
  Chiara Lombardi

Recensioni dei clienti

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    lucio70

    05/06/2011 21.43.21

    bel libro, bellissime ore passate a leggerlo

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