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La casa editrice Sellerio nasce nel 1969 per opera di Elvira ed Enzo Sellerio, celebre fotografo, in seguito ad alcune conversazioni con lo scrittore Leonardo Sciascia. L'idea che sta alla base della casa editrice è il ritorno a una cultura che Sciascia definisce «amena», cioè in cui il cosiddetto impegno è implicito e non esplicito: una cultura della leggerezza, che non rinuncia all'eleganza; una cultura delle idee, sì, ma in forma di cose belle.

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Intervista all'editore Antonio Sellerio

Qual è il segreto del successo di Sellerio? Cos'ha in più Sellerio che nessun altro marchio editoriale ha?

Non credo che abbiamo nulla in più di altri editori, noi, come tutti, desideriamo fare al meglio il nostro lavoro, con molta passione, con grande rispetto per i lettori che spendono il proprio tempo e il proprio denaro per leggere i nostri libri. Cerchiamo di pubblicare solo opere della cui qualità siamo convinti, e essere sempre molto chiari con il lettore nella comunicazione delle nostre pubblicazioni.

Diversi anni fa Andrea Camilleri ha deciso di scrivere l’ultimo romanzo di Montalbano, lo consegnò a mia madre...

Lo scouting e i nuovi scrittori stranieri: quali aperture e quale messaggio porta Sellerio con la pubblicazione degli ultimi autori pubblicati?

Cerchiamo sempre di proporre libri che ci piace leggere e che affrontano temi che ci interessano. Credo che questo preciso momento della nostra narrativa straniera, sia particolarmente felice. Da un americano considerato un classico contemporaneo come Scott Spencer, a un gigante della letteratura europea come Uwe Timm che con il suo Un mondo migliore ci ha consegnato un accurato romanzo storico, ma al tempo stesso delle straordinarie lenti per osservare il nostro presente; continuando con la bravissima Clara Usón che con il suo L’assassino timido ha dimostrato ancora una volta grande talento e grande coraggio nell’affrontare sentieri letterari sempre nuovi, o con Jane Gardam ingiustamente poco conosciuta dai lettori italiani, ma vero e proprio classico vivente della letteratura inglese, di cui stiamo riproponendo una appassionante trilogia. O infine la canadese Sheila Heti che si interroga in un modo personalissimo ed estremamente contemporaneo sulla maternità e la tedesca Jenny Erpenbeck, che riesce a raccontarci un secolo della dolorosa storia del suo paese in un’originalissima novella. Insomma sì mi sento un editore felice e fortunato a pubblicare questi libri.

Il giallo Sellerio e le collane più preziose per cui molti amanti dei libri bramano, ad esempio Il Divano. Come continuerete ad impreziosire questi due filoni?

Continuiamo ad alimentare «Il divano» con classici come Honorine di Balzac, ma anche con testi anomali dei nostri maggiori autori come ad esempio la recente Conversazione su Tiresia di Andrea Camilleri, o il prossimo pamphlet narrativo sul mondo del libro di Antonio Manzini Ogni riferimento è puramente casuale. D’altra parte abbiamo la fortuna di pubblicare romanzi di alcuni dei migliori scrittori di gialli italiani, molti dei quali anche quest’anno hanno pubblicato o pubblicheranno un libro. Abbiamo iniziato con Rien ne va plus, il più recente romanzo con Rocco Schiavone, e con I tempi nuovi di Alessandro Robecchi, due gialli di grandissima qualità che stanno avendo il successo che meritano. Non potevamo cominciare meglio. Continuiamo a ricevere moltissime proposte di gialli, e le leggiamo con attenzione, ma è davvero difficile trovarne di originali.

Circola la voce dell'esistenza di un fantomatico manoscritto sulla morte di Montalbano, esiste davvero?

Diversi anni fa Andrea Camilleri ha deciso di scrivere l’ultimo romanzo di Montalbano, lo consegnò a mia madre. Ormai sono passati più di dieci anni, io non l’ho mai voluto leggere, e non conosco quale fine Camilleri abbia destinato alla sua preziosa creatura.