La vittoria di Orwell - Christopher Hitchens - copertina

La vittoria di Orwell

Christopher Hitchens

0 recensioni
Scrivi una recensione
Traduttore: E. Costantino
Collana: Prosa e poesia
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 27 marzo 2008
Pagine: 247 p., Brossura
  • EAN: 9788876445552
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

€ 9,00

€ 18,00
(-50%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Quantità:
LIBRO
Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

Il "senso comune" di Orwell, considerato autore di apologhi ingenui e datati, criticato da Raymond Williams e Claude Simon, è considerato improponibile quanto l'ipotetica "società di patrizi" cui avrebbe l'aspirazione di rivolgersi la sua opera. Socialisti, conservatori, filosofi post-moderni, critici dell'imperialismo, femministe... Tutti furono concordemente ostili all'autore della Fattoria degli animali. Questa volta Hitchens si trova a difendere uno scrittore come Orwell partendo dalla sua capacità di leggere il contesto storico-politico nel quale si trovò ad agire.
I saggi che compongono questo volume di Christopher Hitchens offrono una difesa informata, appassionata e "di parte" (sebbene di una parte difficilmente etichettabile) di Orwell da critiche e luoghi comuni che hanno accompagnato la diffusione delle sue opere in tutto il mondo. Ricche di spunti sono le riflessioni su Orwell e la sinistra: molti esponenti di quest'ultima, secondo Hitchens, hanno spesso dimostrato nei confronti dell'autore di 1984 "confusione intellettuale, malafede e cattiveria". Significativo in tal senso il giudizio di Isaac Deutscher, secondo cui il capolavoro orwelliano aveva il difetto di essere "deprimente". Deutscher così reiterava, osserva Hitchens, lo schema con cui preti e censori per secoli avevano condannato i libri a loro avviso incapaci di "elevare le anime" e quindi inadatti alla fruizione delle masse. Analogamente, passando ai rapporti tra Orwell e la destra, Hitchens rileva le forzature talvolta effettuate nell'accostare la polemica antitotalitaria orwelliana a quella elaborata dall'anticomunismo conservatore. Di certo condizionato anche dal proprio itinerario intellettuale, Hitchens tende qui a sottolineare con particolare enfasi i legami di Orwell con il trockismo, sminuendo forse eccessivamente l'influenza della "rivoluzione manageriale" di James Burnham sul "collettivismo oligarchico" di Emmanuel Goldstein in 1984. Non stupisce infine, data la recente "americanizzazione" di Hitchens, che il maggior rimprovero da lui mosso a Orwell abbia per oggetto il giudizio negativo sugli Stati Uniti, "grande eccezione nella lungimiranza che dimostrò riguardo al secolo in cui visse".
Giovanni Borgognone
  • Christopher Hitchens Cover

    Giornalista, saggista, critico letterario e commentatore politico britannico naturalizzato statunitense, ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Già commentatore per una quantità di riviste - fra le quali ricorderemo "Vanity Fair, The Nation" e "Slate", ha ricoperto anche il ruolo di columnist per il "Wall Street Journal" e, occasionalmente, per il quotidiano britannico"Daily Mirror". Noto per la sua verve provocatoria, mossa sovente da posizioni fortemente critiche nei confonti della Chiesa, Hitchens è stato un autentico irregolare della cultura a cavallo fra gli anni novanta del ventesimo secolo e il primo decennio del Duemila. Ateo convinto, ha sempre professato la sua estraneità a ogni forma di religione, un deciso antifascismo... Approfondisci
Note legali