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Bret Easton Ellis

Traduttore: K. Bagnoli
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1999
Pagine: 631 p.
  • EAN: 9788806144340

recensioni di Bosco, A. L'Indice del 2000, n. 01

7  "- Puntini - sul terzo pannello ci sono puntini dappertutto, non vedete? - no, non quello, il secondo dal basso, ieri volevo farli notare a qualcuno ma poi c'era un servizio fotografico e Yaki Nakamari o come cazzo si chiama il designer - si fa per dire - mi ha scambiato per qualcun altro e così non sono riuscito a farmi sentire, ma ragazzi - e ragazze - eccoli: irritanti, minuscoli puntini che non sembrano lì per caso ma fatti da qualche macchina - quindi niente stronzate, solo la storia nuda e cruda, senza fronzoli, solo i fatti: chi, che cosa, dove quando e non dimentichiamo il perché, anche se a giudicare dalle vostre brutte facce ho la netta impressione che il perché non avrà risposta - dunque, allo-
ra, si può sapere che cosa succede?"
6  Così inizia Glamorama, l'ultimo libro di Ellis: con questo sproloquio irritato del bellissimo Victor Ward, io narrante e protagonista, giovane modello semifamoso, fidanzato di una modella davvero famosa, aspirante attore, vuoto nell'animo come il suo conto in banca, alle prese con l'inaugurazione di un locale à la page nuovo di zecca a New York, nel mezzo del mondo luccicante della moda, del cinema, dello star system. E attraverso questo esordio il lettore si lascia trascinare, grazie all'indubbio talento di Ellis nella costruzione dei dialoghi, attraverso tale mondo glamour, seguendo le peripezie di Victor, la concitazione dell'inaugurazione, delle sue avventure amorose, della sua insoddisfazione, della voglia di arrivare ancora. La prima parte del libro (la migliore) è composta da 239 pagine che si divorano d'un fiato, concepite come una rutilante luce stroboscopica. Leggendo l'incipit con attenzione si individua davvero la chiave di tutto il libro: "niente stronzate, solo la storia nuda e cruda, senza fronzoli, solo i fatti: chi, che cosa, dove quando e non dimentichiamo il perché, anche se a giudicare dalle vostre brutte facce ho la netta impressione che il perché non avrà risposta".
5  Ecco: tutta la storia, tutto il dramma è pura superficie e riguarda davvero un'inezia; solo i fatti, senza fronzoli: ma i fatti di cui sta parlando Victor non sono che puntini, minuscoli puntini su un pannello. La preoccupazione di Victor riguarda ciò che appare, e ciò che appare è fatto di dettagli. Glamorama è un ritratto di ciò che appare e di quanto nel nostro mondo conti tutto ciò che appare, nonostante la sua insignificanza: We'll slide down the surface of things.
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  Naturalmente Victor Ward è un idiota, come Ellis ha ammesso in più di un'intervista, e come appare, attraverso l'ironia e la profonda vena satirica della sua scrittura; seguiamo Victor mentre apprende la risposta di un suo aiutante, Peyton, alla drammatica questione dei puntini: "- Il bar di questo piano è stato progettato da Yoki Nakamuri. E approvato -, dice Peyton. - Ah, sì? chiedo. Approvato da chi? - Be', da moi -, dice Peyton. Pausa. Fulmino con un'occhiata Peyton e JD. - E chi cazzo è Moi? chiedo. - Non ho la più palli-
da idea di chi sia questo Moi, bello.
- Victor, ti prego -, dice Peyton. Sono sicuro che Damien ha già discusso il problema con te. - Ovvio, JD. Ovvio, Peyton. Ma adesso dimmi chi è Moi, bello -, esclamo. - Perché io sto, come dire, sclerando. - Moi è Peyton, Victor -, dice JD con calma. - Moi sono io -, dice Peyton, annuendo. - Moi è... francese, capisci?".
3  Victor non capisce. Del resto Victor non capisce molte altre cose: pensa che la striscia di Gaza sia un tipo di danza del ventre e che l'Olp sia un gruppo di musica techno... La preoccupazione di Victor riguarda ciò che appare, e ancora una volta Ellis - come avveniva nelle splendide descrizioni di vestiti e prodotti griffati che costellavano American Psycho (1991; Bompiani, 1993) dà il meglio di sé nel costruire il modo in cui Victor descrive il mondo: un turbinio di persone vestite alla moda, che bevono bevande alla moda, in locali alla moda, si fanno di droghe alla moda, parlano di riviste di moda e alla moda, su uno sfondo di musica alla moda. Nessun nome proprio reale è lasciato inespresso o vago, neppure quello, vero, di tanti protagonisti del jet set: da Naomi Campbell a Helena Christensen, da Wynona Ryder a Liam Neeson. In Glamorama (come del resto nello splendido romanzo di Georges Perec, Le cose, con cui presenta in questo qualche affinità) nessun nome è comune come il nome proprio, inframmezzato da brani di canzoni da hit parade che diventano parte vera e propria del conversare tra le persone; un esempio: "Fra il pubblico riesco ad individuare Anna Wintour, Carrie Donovan, Holly Brubach, Catherine Deneuve, Faye Dunaway, Barry Diller, David Geffen, Ian Schrager, Peter Gallagher, Wim Wenders, André Leon Talley, Brad Pitt, Polly Mellon, Karl Ruttenstein, Katia Sassoon, Carré Otis, RuPaul, Fran Lebowitz, Winona Ryder (che non applaude quando le passiamo davanti), René Russo, Sylvester Stallone, Patrick McCarthy, Sharon Stone, James Truman, Fern Mallis. Brani di Sonic Youth, Cypress Hill, Go-go's, Stone Temple Pilots, Swing Out Sister, Dionne Warwick, Psychic TV e Wu-Tang Clan".
2  In un'esilarante conversazione telefonica con il suo agente, che non lo riconosce, Victor cerca drammaticamente di fargli capire chi è: "Sono quello che tutti credevano fidanzato con David Geffen ma non era vero". Il riconoscimento non passa attraverso un tratto reale della persona, ma attraverso ciò che appare, attraverso ciò che si diceva in città su un Vip, anche se poi "non era vero".
1  E questi curiosi numeri che declinano nella recensione che cosa significano? Sono esattamente il metodo attraverso cui Ellis ha deciso di separare i capitoli di ogni parte del libro: come scene di un film, fino alla scena zero. E questo da un lato enfatizza il senso del libro che abbiamo già visto: tutto è film, tutto è superficie e rappresentazione; ma all'interno di Glamorama ciò avviene in modo più profondo e inquietante. Da una parte Victor si accorge, a un certo punto, che esiste un suo sosia, un suo doppio: gli altri dicono di averlo incontrato in luoghi dove è sicuro di non essere mai stato. Dall'altra, nel corso della narrazione, all'inizio in sordina, ma andando avanti sempre più chiaramente, una serie di segnali ci indica che forse le scene descritte non sono reali: dappertutto compaiono cameraman; gli eventi divengono scene, e vengono ripetute; i personaggi divengono comparse; ma tutto è vago e irrisolto, e non riusciamo a capire davvero come stanno le cose. Ciò che capiamo, ciò che Ellis vuole farci capire, è proprio questo: il potere e la centralità di ciò che appare, di ciò che sembra, rispetto alla realtà. La trama del libro si complica: un'oscura e tenebrosa vicenda di terrorismo, con il suo carico di morte e devastazione, si innesta sulla vicenda privata di Victor. Ma su questo aspetto - forse il più fragile in Glamorama - lasciamo al lettore il compito di indagare.
0  Ma attenzione: i numeri decrescono solo nelle prime quattro parti del libro. Nella quinta, l'ultima, i numeri cominciano da zero e crescono. Perché? In un'intervista Ellis afferma che lo scandire decrescente dei capitoli dà il senso del tempo di Victor, che sta per finire. Ma che nella quinta parte le cose cambiano. Victor ha un nuovo inizio, una nuova ascesa possibile.

Il mito della bellezza, della celebrità, dell'immagine: un modello di vita che Bret Easton Ellis non condivide e che, anzi, con questo suo ultimo romanzo, vuole demolire. "Per me forse il libro è cominciato in un club, o in un bar, quando ero giovane" - racconta Ellis in un'intervista - "Avevo ventisei anni, stavo guardando qualcuno che si muoveva in un modo molto trendy, alla moda, cool. Questo tipo umano che prevale ovunque - pubblicità, moda, televisione, film, riviste - mi è sembrato emblematico della nostra cultura. Ho cominciato a chiedermi perché una figura del genere si impone… è lì che è iniziato il mio disgusto." E così dopo gli "yuppies" degli anni Ottanta di American Psyco, sono i nuovi "valori" degli anni Novanta, l'esaltazione della bellezza e della notorietà, ad essere al centro della sua ironia.
Verso la metà del romanzo c'è una svolta a sorpresa: il protagonista viene sbalzato improvvisamente dal mondo del jet set a quello degli attentati terroristici. L'orrore investe il lettore senza pietà: l'ossessione dei dettagli, la precisione scientifica nella narrazione di torture e assassinii, l'alternanza di feste e omicidi, di vanità e morte, sono elementi da sempre caratteristici della scrittura di Ellis. Ma in Glamorama c'è anche una esplicita vena comica, e sono proprio le pagine più dense di umorismo e "rasserenanti" a evidenziare il baratro di abiezione che si apre sotto la superficie delle cose.

Recensioni dei clienti

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    michele

    24/07/2009 18.05.27

    Noia mortale e infinita. Un guazzabuglio di ovvietà moralistiche, di personaggi verbosi e improbabili, di trame e situazioni grottesche e incomprensibili. Le pagine di sesso e quelle di violenza sono prevedibili come un videogioco mal riuscito. Per descrivere il nulla, il nulla non è mai lo stilema più indicato. Americanata insopportabile.

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    Franco

    13/01/2008 12.13.45

    Dialoghi spumeggianti sì, ma questo libro mi è sembrato un gigantesco pastrocchio. E man mano che procedevo nella lettura mi sembrava sempre peggio. Questo autore poi, quando diventa truculento, mi è sempre apparso insopportabile.

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    Matthia

    08/12/2007 11.04.43

    Glamorama... l'ho letto di gusto... però cioè come ha già detto qualcuno non c'è un filo logioco, una partenza una fine in tutta la storia... a me sembra una racconta di idee, pensate e scritte ma che tra loro non hanno molto in comune... Fuoriesce una fusione dei suo stili... amori, sesso, droga come in LE REGOLE DELL'ATTRAZIONE; uccisione, torture, malvagità come in AMERICAN PSYCHO; riflessioni, paranoie, introspettive come in LUNAR PARK;

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    Camilla

    02/08/2007 16.34.06

    Bello bello bello! Da rimanere letteralmente incollati alle sue pagine, anche quando ti rendi conto che l'episodio che stai leggendo non significa praticamente nulla. Ti chiedi continuamente se Victor sia un cretino integrale oppure un genio. Bellissimo, da leggere.

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    riccardo

    13/10/2006 11.28.50

    Beh, che dire, un capolavoro? forse è un po' poco... sicuramente a differenza di American Psycho questo è un romanzo completo;non manca di quella dose di follia che caratterizza credo proprio la psiche di Ellis e in più ha anche una morale di sottofondo.In ogni caso Ellis rimane lo scrittore contemporaneo più geniale in circolazione,speriamo che Lunar Park sia all'altezza ma dai commenti di chi l'ha letto non sembra... Attendo con ansia(e per farmela passare mi imbottisco di xanax)il suo prossimo capolavoro... ...chissà Teenage Pussy?

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    Serena

    27/05/2005 10.11.02

    Premetto che amo Easton Ellis, che ho letto tutte le sue opere e che tutte mi hanno coinvolta, stupita, appassionata...Questo non è successo con Glamorama. Se infatti da un lato il romanzo in causa è ammirevole per la pressione costante, l'incalzare, il susseguirsi travolgente di eventi, dall'altro proprio queste sue caratteristiche lo rendono scostante, la trama scompare, diventa incomprensibile, difficile è seguirlo. Sono arrivata, con molta fatica, a pagina quattrocento, e credo abbandonerò, anche se con grande dispiacere, l'impresa (cosa che, tra l'altro, mi è capitata pochissime volte in vita mia, segno che questo libro è davvero poco interessante...). Lo stile è quello classico di Ellis, spesso allucinato, uno stile che mi piace e mi è sempre piaciuto, ma che qui si riduce troppo stesso ad un semplice elenco di nomi di attori o pseudo-attori, celebrità o pseudo-celebrità, modelli, modelle e presunti tali...Se da un lato questo aspetto serve a far comprendere appieno la vuotezza e l'insensatezza del mondo qui descritto, ( e in questo senso, quindi, lo possiamo considerare efficace ) dall'altro è in precario equilibrio sul baratro della noia e dell'inutilità. Non ho dato come votazione uno solo perchè, ripeto, amo Ellis, e perchè in alcuni (rari) punti, il romanzo rivela un minimo di spessore. Per chi nutrisse l'idea di avvicinarsi alla lettura di questo romanzo consiglio: fatelo solo se avete molto tempo da perdere e null'altro da leggere...In caso contrario gettatevi a capofitto nelle altre opere di questo straordinario, bizzarro, adorabile autore.

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    francesco

    06/04/2005 16.18.04

    Grandioso. avevo letto tutti i libri di ellis in ordine cronologico, da meno di zero ad american psycho, quindi conoscevo già l'autore. glamorama è un libro fantastico perchè riesce a descrivere il dramma degli anni novanta (ma vale anche oggi), ossia il predominio dell'apparenza sulla sostanza attraverso dialoghi ufo e trovate stilistiche mutuate dalla tecnica dei video clip di mtv (cosa che direi essere una prerogativa di ellis). e soprattutto, man mano che lo leggi, ti sembra di entrare nel mondo che ellis pian piano crea con incredibile maestria

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    Andrea

    20/11/2002 17.27.41

    Glamorama...che dire, comprato solo per il titolo. L'ho cominciato una volta e non sono neanche arrivato a pagina venti. Poi l'ho ripreso e non riuscivo a smettere, quasi una droga...veloce, apassionante nel non voler in fondo dire nulla ma solo descrivere e descrivere continuamente azioni ed episodi a volte inutili. Fantastico. Un modo di raccontare talmente reale che fa sembrare un film il libro. Da consigliare sicuramente.

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    Romano De Marco

    20/03/2002 17.01.44

    Sono disorientato... ho amato e amo Ellis alla follia per le sue precedenti opere.. considero i suoi primi tre titoli (Meno di Zero, Le regole dell'attrazione e American Pshyco) una vera e propria testimonianza storico-culturale sugli anni ottanta, scritta con lucidità, ironia, genialità e assoluto distacco... ho accettato Acqua dal sole (il quarto libro di Ellis) nonostante un anacronismo e una indecifrabilità di fondo che mi avevano un pò deluso.. e adesso, alle soglie del 2000, dopo lunga attesa esce Glamorama... Io francamente non ho capito il senso di quest'opera... spero si tratti di mia ignoranza.. posso solo notare che i riferimenti cronologici con i precedenti lavori (una costante nella produzione di Ellis) sono quì forzati e assolutamente sballati (è come se lo scrittore avesse rimosso un perioso di almeno 6-8 anni...) I personaggi non sono più delle icone di un'epoca ma solo delle squallide e poco credibili macchiette che si muovono all'interno di un plot tanto scontato quanto inspiegabilmente ingarbugliato e poco credibile... i colpi di scena e lo pseudo intrigo giallo/fantapolitico risultano assolutamente risibili ed imbarazzanti, anche volendo considerare il libro come un semplice prodotto di intrattenimento,... Insomma non ho capito cosa si voleva commentare, su cosa si voleva ironizzare.. Non ho trovato (come immaginavo) nell'opera una qualche forma di analisi o di dissacrazione di un periodo storico né presente né passato (visto che la collocazione cronologica appare difficoltosa...) Spero che il tutto non sia frutto di necessità alimentari dello scrittore... Peccato.. Aspetto il riscatto di Ellis.. Romano De Marco

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    Giovanni Marzi

    02/08/2001 11.49.45

    E' un romanzo avvincente che ti spinge pagina dopo pagina a proseguire fino a sorprenderti quando la vita del protagonista, Victor, cambierà radicalmente rimanendo coinvolto in un mondo di cui forse non immaginava l'esistenza. E' sicuramente uno specchio fedele dello stile schizzato di Ellis

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    vittorio baccelli

    06/06/2001 09.23.10

    "tante persone che conoscevamo di vista erano morte durante quelle settimane - incidenti di macchina, AIDS, omicidio, overdose, travolte da camion, cadute o forse spinte dentro vasche piene di acido - al punto che l'ammontare delle cifre spese in corone funebri sulla VISA di Chloe si aggirava sui cinquemila dollari. Io ero bellissimo." Victor è bellissimo ed il suo conto in banca è sul rosso fisso. In più è nei casini, con la donna, con l'inaugurazione di un ristorante di super classe, con un altro altrettanto prestigioso che lui vorrebbe realizzare, con il lavoro ed anche con sue apparizioni pubbliche che lui non riesce a ricordare. Così quando un misterioso individuo gli offre trecentomila dollari per andare a cercare una ex fidazata scomparsa, che lui ricorda appena, schizza via sulla Queen Elizabeth mentre troppe persone lo stanno cercando, e non solo per fotografarlo. Inoltre troppe cose sinistre ed inquietanti gli accadono intorno. Ma non gli andrà certo meglio in Europa, prigioniero delle trame oscure di un gruppo di famosi, belli ed insospettabili.Una invisibile macchina da presa lo segue ovunque ed una troupe organizza le costanti riprese. Alle volte una seconda troupe si sovrappone alla prima, e le scene sono segnate in numero decrescente come nei film . Bellezza, notorietà e sfilate d'alta moda si miscelano ad orrore e atti terroristici, e come in un film è il dialogo a tronfare, brillante, surreale, puro, schizzato ed imprevedibile. E a tratti la superficie patinata di bellezza e di sfilate s'incrina, rivelando abissi di orrore e raggelando il sorriso sulle labbra di chi legge.

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    Roger Conti

    10/03/2001 09.27.26

    Stupendo! Il miglior libro che abbia letto negli ultimi 10 anni! Una prosa unica,avvincente, da premio Nobel.

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