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10 libri (+1) che hanno cambiato il corso della politica americana



1. L’America è una terra di narratori. Un paese che non solo crea storie, ma che in qualche modo è creato dalle storie. Partiamo così coi capisaldi, i libri che hanno formato la “coscienza” americana, veri e propri pilastri su cui reggono certezze e contraddizioni di questo paese. Foglie d’erba di Walt Whitman (Einaudi) quasi una guida spirituale, ma è anche il libro che ha ispirato i Beat, e un po’ il poema omerico degli americani.

2. Se si vuole leggere qualcosa di bello sulla Guerra Civile senza dubbio La marcia di E.L. Doctorow (Mondadori).

 

3. A metà anni venti, anche a Francis Scott Fitzgerald piaceva fantasticare sulla politica americana e su che cosa sarebbe successo se un uomo qualunque, la cui massima aspirazione fosse diventare postino, si fosse ritrovato eletto Presidente degli Stati Uniti. Ne nacque “The Vegetable”, opera che torna questa settimana in Italia con il titolo di Jerry Frost (Aliberti). Il postino in questione ricorda molto Donald Trump. Un Fitzgerald profetico. Un libro che invece che cambiare, anticipa la politica americana. 

4. I fasti di Trump, non erano certo la preoccupazione di John Steinbeck, che nel 1939 volle raccontare un’altra America, quella delle povere famiglie di agricoltori costrette a trasferirsi in California in cerca di lavoro e finite in condizioni quasi di schiavitù. Lo fece attraverso la letteratura popolare, suo grande merito, spesso poco digerito dai critici. Il risultato fu Furore (Bompiani), libro meraviglioso, così come il film omonimo che ne trasse John Ford. Il libro suscitò tanto clamore da muovere il Congresso a prendere provvedimenti. Se volete un libro che ha davvero cambiato la storia, Steinbeck è quello che fa per voi.

5. Nel 1945 uscì un altro romanzo che, in qualche modo, servì a smuovere qualcosa. È Ragazzo negro di Richard Wright (Einaudi) autobiografia dello scrittore afro-americano che racconta la propria vita da ragazzo, dai sei ai ventun anni, la rabbia crescente nell’essere discriminato per la propria pelle e il suo rifugiarsi nella cultura. Una storia violenta che ha contribuito alla nascita del Movimento per i Diritti Civili. 

6. Non fu un vero e proprio libro ma un’inchiesta a creare uno dei più grandi scandali politici degli Stati Uniti. A condurla Bob Woodward e Carl Bernstein, due reporter del Washington Post, che nel 1972, grazie a un informatore segreto, “Gola Profonda”, cominciarono a investigare su alcune investigazioni condotte dal Partito Repubblicano ai danni del Partito Democratico. Da qui lo scandalo Watergate (come il nome dell’hotel dove vennero effettuate le intercettazioni) che finì per coinvolgere anche il presidente Nixon (intercettato mentre tramava col Capo di Gabinetto Haldeman per ostacolare le indagini) e chiudere un’era. Tutto questo è raccontato in un famoso film, Tutti gli uomini del presidente (con Dustin Hoffman e Robert Redford) tratto dall’omonimo libro (Res Gestae) pubblicato dagli stessi Woodward e Bernstein. 

7. Prima di Nixon (e di Johnson), assecondando i classici saliscendi della politica americana, c’era stato Kennedy, in uno dei più turbolenti periodi della storia U.S.A. Il suo omicidio, l’assassinio di Martin Luther King, il revival del KKK (a volte ritornano) e molto altro di quel periodo sono raccontati in una bellissima trilogia di romanzi di Greg Iles, di cui arriva ora in Italia il secondo volume, L’albero delle ossa, che continua i fatti raccontati in L’affare Cage (entrambi i libri pubblicati da Piemme). È un ottimo modo per rinfrescare quel periodo storico. Iles ha realizzato la trilogia subito dopo un grave incidente che lo ha costretto a letto per diverso tempo. La storia è un affresco poderoso, coi colori e le atmosfere di un Mississippi Burning, vicenda che ricorda anche per come punta il dito sul tema del razzismo.

8. Ma un romanziere può anche cambiare “letterariamente” il corso della storia, per esempio cercare di non fare morire Kennedy, come Stephen King in 22/11/63 o creare altre “soluzioni alternative” di questo tipo.

9. La letteratura può cercare anche di instillare idee buone per cambiare non solo la politica americana, ma anche il mondo. Prova a farlo, vedendo questo nostro pianeta come da un’altra galassia, Kurt Vonnegut, in molti dei suoi libri, ma soprattutto in Mattatoio n.5 (Feltrinelli) che ha cambiato le teste di molti giovani americani di qualche decennio fa, ma anche di oggi. 

10. È sempre la letteratura americana a puntare meglio di tutti il dito contro i difetti dell’impero USA. E se vi fosse sfuggito, leggete il penultimo romanzo di Grisham, L’avvocato canaglia (Mondadori), una delle prove migliori dello scrittore.

11. Che cosa consigliare a Donald Trump quando finalmente avrà perso le elezioni e deciderà di ritirarsi a leggere su una sdraio su un atollo tropicale? Una delle sorprese più belle in libreria di questo periodo (pubblicato da una casa editrice che sta facendo cose straordinarie) è La mia vita è un paese straniero di Brian Turner (NN). Turner è un poeta, ex veterano in Iraq, e forse queste due anime in lui presenti, queste due esperienze riassumono tutta l’America raccontata nell’articolo qui sopra. Il suo è un viaggio interiore ed esteriore, un volo, una panoramica dall’alto che ha la qualità di far sentire i paesaggi persone e le persone paesaggi. Un libro asciutto, fatto di rapidi bozzetti, dove Turner usa la poesia per cercare qualcosa di vero, di luminoso dentro la tragedia della guerra e delle guerre. Un libro di non-fiction che diventa fiction, a conferma di come il memoir sia oggi il miglior genere americano. Turner mostra come le parole possono trasformare le cose e cambiarle in un certo senso. Cambiare la nostra visione e creare bellezza. In fondo un motivo in più per Trump per andarsene in quell’atollo tropicale.

di Nicola Manuppelli