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Kurt Vonnegut

Traduttore: L. Brioschi
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788807885051

Recensioni dei clienti

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    Guido Supino

    07/06/2015 13.49.20

    "Allora..." disse Billy, "immagino che sia stupida l'idea di impedire le guerre sulla Terra." "Naturalmente." "Ma oggi voi vivete in pace su questo pianeta." "Oggi sì. In altri momenti abbiamo visto guerre terribili...non possiamo farci niente, perciò ci limitiamo a non guardarle . Le ignoriamo. Passiamo l'eternità contemplando i momenti piacevoli...C'è una cosa che i terrestri potrebbero imparare a fare, se davvero si sforzassero: ignorare i brutti momenti e concentrarsi su quelli buoni." In questo dialogo sta l'essenza del libro di Vonnegut, probabilmente la filosofia con cui ha metabolizzato la sua esperienza di guerra e superato il traume del bombardamento di Dresda. La chiave di tutto sembra essere la passività; è con questa che il personaggio principale del libro porta avanti la sua vita, senza essere mai realmente protagonista nè dell'uno nè dell'altra, eppure riuscendo a sopravvivere a tutte le avversità incontrate e a superarle; riuscendo ad accettare tutto, persino la sua morte-non morte. Questo è un altro concetto fondamentale del libro, se consideri tutta la vita come un insieme infinito di momenti, questi saranno sempre lì, anche quando apparentemente morirai. In effetti questo libro è un vero e proprio testo di filosofia narrato in forma di romanzo, la cui struttura rappresenta l'elemento più bello e particolare dell'opera. Non esiste, infatti, un vero e proprio filo narrativo, ma ci si perde (in modo davvero piacevole) tra i numerosi momenti della vita di Billy Pilgrim. La struttura del libro, insomma, ricalca le tesi filosofiche dello scrittore. Difficilmente ci si affeziona ai personaggi, che sembrano avere un ruolo secondario rispetto alle vicende narrate, che occupano, invece, l'intera scena. Nel complesso un libro scorrevole, che fà riflettere senza risultare pesante...insomma da leggere. e ricordate: "Se capitate a Cody, nel Wyoming, chiedete di Bob il Duro!".

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    Simone

    12/03/2015 14.17.57

    Ho apprezzato la narrazione scorrevole e semplice di questo romanzo e la capacità dell'autore di fare satira usando temi come la fantascienza ed il viaggio temporale... però non mi ha convinto fino in fondo!

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    Giuseppe Russo

    29/06/2014 15.38.13

    Gli aspetti che maggiormente mi colpiscono di questo strepitoso libro sono due: il procedimento ellittico adottato non per scelta ma come necessità e il rifiuto di trasformare l'argomento scelto dall'autore (e non certo imposto da qualcuno) in un trionfo della morte per affrontarlo in chiave prevalentemente grottesca. Si sa che Vonnegut sopravvisse in modo quasi casuale a quell'orrore bellico senza eguali che fu il bombardamento di Dresda (134.000 morti in poche ore), trauma con il quale al massimo si può imparare a convivere. Ebbene, l'l'orrore dell'evento è tale che autore in pratica non ne parla mai direttamente, perché non è raccontabile; preferisce inserirlo in una catena più o meno necessaria di eventi cosmici per inanellare i quali si appoggia all'amata struttura sci-fi. Ma lo scopo non è certo banalizzare l'orrore, al contrario: lo scopo consiste nel tentare di recupare un approccio epicureo e inserirci dentro un simile orrore. Se la morte non è mai presente, come insegna Epicuro, allora nemmeno la strage di Dresda esiste, almeno non come fine della vita. Se «uno dei principali effetti della guerra è che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio» (p. 152), allora i personaggi possono continuare ad esistere sfuggendo nel tempo e nello spazio alla guerra. Questo è l'espediente teoretico scelto da Vonnegut per elaborare una simile tragedia, e quel che ne vien fuori è una narrazione in cui si intravede il mostruoso ma senzai mai toccarlo.

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