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Kurt Vonnegut

Traduttore: L. Brioschi
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788807885051
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Recensioni dei clienti

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    alinghi

    29/07/2016 16.48.16

    Libro sicuramente insolito ed atipico. Non mi ha entusiasmato in alcune sue parti, ma nel complesso risulta un buon libro. Tratta temi difficili da affrontare e lo fa con profondità pur con una scrittura leggera. Personaggio protagonista a cui non ci si può non affezionare. Voto medio solo perché si è catturati dalla storia troppo lentamente... Così va la vita

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    Guido Supino

    07/06/2015 13.49.20

    "Allora..." disse Billy, "immagino che sia stupida l'idea di impedire le guerre sulla Terra." "Naturalmente." "Ma oggi voi vivete in pace su questo pianeta." "Oggi sì. In altri momenti abbiamo visto guerre terribili...non possiamo farci niente, perciò ci limitiamo a non guardarle . Le ignoriamo. Passiamo l'eternità contemplando i momenti piacevoli...C'è una cosa che i terrestri potrebbero imparare a fare, se davvero si sforzassero: ignorare i brutti momenti e concentrarsi su quelli buoni." In questo dialogo sta l'essenza del libro di Vonnegut, probabilmente la filosofia con cui ha metabolizzato la sua esperienza di guerra e superato il traume del bombardamento di Dresda. La chiave di tutto sembra essere la passività; è con questa che il personaggio principale del libro porta avanti la sua vita, senza essere mai realmente protagonista nè dell'uno nè dell'altra, eppure riuscendo a sopravvivere a tutte le avversità incontrate e a superarle; riuscendo ad accettare tutto, persino la sua morte-non morte. Questo è un altro concetto fondamentale del libro, se consideri tutta la vita come un insieme infinito di momenti, questi saranno sempre lì, anche quando apparentemente morirai. In effetti questo libro è un vero e proprio testo di filosofia narrato in forma di romanzo, la cui struttura rappresenta l'elemento più bello e particolare dell'opera. Non esiste, infatti, un vero e proprio filo narrativo, ma ci si perde (in modo davvero piacevole) tra i numerosi momenti della vita di Billy Pilgrim. La struttura del libro, insomma, ricalca le tesi filosofiche dello scrittore. Difficilmente ci si affeziona ai personaggi, che sembrano avere un ruolo secondario rispetto alle vicende narrate, che occupano, invece, l'intera scena. Nel complesso un libro scorrevole, che fà riflettere senza risultare pesante...insomma da leggere. e ricordate: "Se capitate a Cody, nel Wyoming, chiedete di Bob il Duro!".

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    KidChino

    15/04/2015 12.45.41

    Un libro decisamente insolito oserei dire. Non saprei nemmeno trovare le parole per descrivere tutto quello che Vonnegut vorrebbe dirci. Una miscela di situazioni al limite della disperazione. L'autore ti trascina nel pieno del bombardamento di Dresda e in uno zoo di un pianeta non così tanto incredibile e sconosciuto come potremmo pensare con una semplicità unica. È molto raro trovare letture che possono crearti un mare di infiniti dubbi ed incertezze e poi quasi senza volerlo imprimerti nella mente il messaggio che si vuole dare. Vonnegut lo fa. Ti ritrovi alla fine di questo viaggio senza un perché. È poi tutti i tasselli vanno al loro posto. Semplicemente geniale!

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    Simone

    12/03/2015 14.17.57

    Ho apprezzato la narrazione scorrevole e semplice di questo romanzo e la capacità dell'autore di fare satira usando temi come la fantascienza ed il viaggio temporale... però non mi ha convinto fino in fondo!

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    Giuseppe Russo

    29/06/2014 15.38.13

    Gli aspetti che maggiormente mi colpiscono di questo strepitoso libro sono due: il procedimento ellittico adottato non per scelta ma come necessità e il rifiuto di trasformare l'argomento scelto dall'autore (e non certo imposto da qualcuno) in un trionfo della morte per affrontarlo in chiave prevalentemente grottesca. Si sa che Vonnegut sopravvisse in modo quasi casuale a quell'orrore bellico senza eguali che fu il bombardamento di Dresda (134.000 morti in poche ore), trauma con il quale al massimo si può imparare a convivere. Ebbene, l'l'orrore dell'evento è tale che autore in pratica non ne parla mai direttamente, perché non è raccontabile; preferisce inserirlo in una catena più o meno necessaria di eventi cosmici per inanellare i quali si appoggia all'amata struttura sci-fi. Ma lo scopo non è certo banalizzare l'orrore, al contrario: lo scopo consiste nel tentare di recupare un approccio epicureo e inserirci dentro un simile orrore. Se la morte non è mai presente, come insegna Epicuro, allora nemmeno la strage di Dresda esiste, almeno non come fine della vita. Se «uno dei principali effetti della guerra è che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio» (p. 152), allora i personaggi possono continuare ad esistere sfuggendo nel tempo e nello spazio alla guerra. Questo è l'espediente teoretico scelto da Vonnegut per elaborare una simile tragedia, e quel che ne vien fuori è una narrazione in cui si intravede il mostruoso ma senzai mai toccarlo.

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    Nicola Mosti

    19/11/2008 17.25.32

    La scrittura volutamente povera, quasi sgrammaticata, è in linea con i pensieri bislacchi del protagonista frenastenico. Questo binomio riesce a tratti a catturare l'interesse dei lettori più curiosi, ma non arriva mai a costituire un motivo sufficiente per acquistare il libro. Vonnegut? Probabilmente un genio visionario, sicuramente uno scrittore soltanto discreto.

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    Lorenzo Berti

    20/05/2008 12.51.11

    Perfettamente d'accordo nel dire che dopo aver letto un libro così, si resta felici. La definizione che mi viene spontanea per Slaugherhouse Five è "oscuramente geniale", una definizione estendibile - oscuramente geniale pure Vonnegut, quindi - alla quasi totalità dei suoi romanzi. Qui si procede per frammenti, brancolando nel buio (stessa cosa succede in ghiaccio-9), alla ricerca di un filo conduttore che non c'è, ed è bellissimo che non ci sia, perché alla fine ti resta comunque qualcosa, o moltissimo, o anche di più. Complessità semplice. Vonnegut assolutamente da ammirare, nella sua grandezza, nel suo (apparente) caos, nella sua abilità strabiliante. Così va la vita.

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    Romano De Marco

    17/03/2007 16.22.02

    Davvero molto bello, un libro sulla guerra (non "contro la guerra", una definizione troppo retorica per questo autore geniale) divertente, struggente, mai banale. Fantascienza di serie B e ironia si mescolano con la realtà storica più cruda e spietata in un romanzo che ha in sé qualcosa di magico e riesce a condannare senza moralismo, ad andare oltre le apparenze, a dire molto di più sulla guerra e sugli uomini di quanto decine di scrittori siano riusciti a fare con opere molto più note e dichiaratamente "di denuncia". Ora temo che, quando leggerò nuovamente qualcosa di Vonnegut, sarà difficile trovarsi di fronte un altro romanzo così deliziosamente equilibrato, pieno di sottile ed ironica intelligenza che seduce dalla prima all'ultima pagina. Se dovesse accadere sarà per me la prova di aver scoperto un vero e proprio genio. Super consigliato!

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    stella

    10/02/2007 19.53.26

    bellissimo..sconvolgente..l'ho letto qualke anno fa in inglese e sicuramente per i miei 16 anni di allora l'ho trovato..unico. parla della guerra in una maniera stranissima,tuttavia singolare e sa colpire il lettore.è uno dei miei libri preferiti,ne ho letti tantissimi e anke se i libri ke parlano di guerra non mi sono mai piaciuti,questo non ho potuto fare a meno di leggerlo. lo consiglio a tutti,fa pensare e riflettere...

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    danilo

    16/07/2006 20.56.36

    Affresco disincanatato dell'assurdità, della morte, dell'orrore. Un pezzo di storia raffigurato in uno specchio che ne restituisce una immagine distorta, ma più autentica, perchè non filtrata dagli schemi abituali ,anch'essi assurdi, assurdi più ancora dell'orrore in sè, più assurdi perchè l'orrore, nostro malgrado, è reale. Uno specchio frantumato dalla memoria e dal non-senso, una scrittura per questo frammentata, intricata, mai lineare. Perchè dipingere l'orrore con linearità non è soltanto, come qualcuno ha scritto, banale, ma è anche fuorviante. Dinanzi alla follia terrifica del mondo, descrivere "linearmente" l'orrore che si perpetua significa automaticamente produrre un'indagine sul significato di esso. Ma il significato non c'è. Ad un anno dalla lettura di questo libro, permane la consapevolezza dell'assurdità che ci circonda.

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    Riccardo

    06/02/2006 10.01.50

    Un libro sulla guerra senza scrivere un libro sulla guerra, con tutti i momenti assurdi di una esperienza del genere, scritto nell'unico modo che possa evitare di glorificare qualcosa che non e' affatto eroismo.

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    Mimmo

    27/01/2006 13.20.29

    Vonnegut è Queneau e Flann O'Brien messi insieme. Scritto come tanti piccoli telegrammi trafalmadoriani,profondo,mai banale,"Mattatoio N°5"parla della guerra,del tempo,dello spazio,visti con gli occhi,e con la mente,di Billy Pilgrim,assurdo e strampalato personaggio,perchè assurda e strampalata è la guerra.Qual'è la nostra speranza?quella di guardare,nel tempo,solo i momenti belli,e che in realtà la morte non è che uno di quei momenti a cui voltare lo sguardo.Così va la vita.

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    Sonia

    22/12/2005 13.12.33

    Ne avevo una copia negli anni '90. Prestata e mai piu' rivista. Cercato per anni su ogni bancarella e libreria dell'usato. Comprato in inglese. Volevo che il mio compagno potesse leggerlo. Gliel'ho tradotto a mano, di notte, copiando i disegni e regalandoglielo per il compleanno. Entrandoci cosi' dentro, scivolando su ogni parola, con qualche anno in piu' rispetto al '95, l'ho apprezzato e amato ancora piu' a fondo, e ne ho sentito a pieno la profonda verità che racconta dietro mille metafore e mille cronache. Forse, in assoluto, il più libro contro la guerra dell'ultimo secolo.

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    Albertus

    26/06/2005 12.00.44

    Vonnegut è Flash Gordon e Nietzsche fusi in un'unica persona. E' il grande barzellettiere della letteratura del '900. Nessuno come lui sa descrivere situazioni assurde con tanta impasisbilità di stile. Mattatoio numero 5 fa ridere e commuovere. E' una specie di romanzo blog che mescola biografia a fiction, storia a fantascienza. I viaggi temporali del protagonista che ripercorre la propria vita senza un odine cronologico, sono come uno zapping televisivo solo apparentemente senza senso. In realtà il libro è contro la guerra, ogni tipo di guerra e rancore e l'amaro disincanto che sprigiona si sublima, nella pagina finale, direi nell'ultima riga, in poetica a favore e nel rispetto della vita.

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    Paolo Guerrini

    07/06/2005 15.53.12

    Incentrato sulla figura del soldato, optometrista, a volte buffo, Billy Pilgrim, Mattatoio n. 5 è semplicemente un capolavoro! Tra amare riflessioni, ed altrettante crude descrizioni, la storia si dipana intrecciandosi sempre intorno a quello che, purtroppo, sembra essere il nostro personalissimo, dannato destino: la guerra. Vonnegut condanna apertamente, ma, a mio modesto avviso, non si dispera. Lassù tra i dischi volanti di Trafamaldore si può "rifiatare", affidandosi alla leggerezza della fantasia e della fantascienza. E quaggiù? Quaggiù ci resta, alla fin fine, soltanto il tenero cinguettio di un piccolo uccello. Poco? Forse no.

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    marco

    12/04/2005 22.19.51

    Un capolavoro strepitoso. Kurt Vonnegut uno scrittore dal genio incandescente e assoluto. Una lettura da non farsi mancare.

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    gplinto

    03/02/2005 20.25.48

    E' il libro più assurdo che abbia mai letto ed uno dei più belli!

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    Andrea

    27/09/2004 16.47.38

    Un libro bellissimo che ho letto diversi anni fa recuperandolo in una sperduta libreria nella prima edizione edita in Italia: sfuggire alle atrocità della guerra immaginandosi in un posto lontano e migliore (Trafalmagore) , in ottima compagnia (una delle più belle donne del periodo) ed in un “diverso tempo”… sperando in un futuro dove certe atrocità non dovrebbero più esistere… ma purtroppo le “Crociate dei bambini” continuano anche oggi…

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    manu

    26/09/2004 17.59.41

    l'ho cercato per anni e ne è valsa la pena..descrive in modo commovente, privo di retorica, ironico e tagliente un'esperienza indescrivibile...vonnegut è un genio

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    Valter Moretti

    17/09/2004 13.31.58

    Si tratta di uno dei piu' bei libri che io abbia letto (e riletto) in tutta la mia vita. Le situazioni tragicomiche descritte nel libro sono uno specchio amplificato della condizione umana e dell'assurdita', della meraviglia, della pienezza che l'esistere puo' dare. Le domande sullo sfondo sono le domande fondamentali, che a volte non possono nemmeno essere formulate (cfr. l'ultima frase del libro).

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