Città sola - Olivia Laing - copertina

Città sola

Olivia Laing

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Traduttore: Francesca Mastruzzo
Editore: Il Saggiatore
Collana: La cultura
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 10 maggio 2018
Pagine: 292 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788842824534
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Gaia la libraia

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Bisogna aver toccato l'abisso per saperlo raccontare. Per descrivere il vuoto avvolgente di una ferita che diventa uno stigma o l'angosciante cantilena che rimbomba in una casa di cui si è da sempre l'unico inquilino. Per restituire con la sola forza della voce certi angoli della metropoli, dove la suburra si fa rifugio e l'esclusione sollievo; per dire il loro improvviso, tragico trasformarsi da giardino delle delizie in inferno musicale. Olivia Laing rompe le pareti dell'ordinario e edifica all'interno della New York reale una seconda città, fatta di buio e silenzio: un'onirica capitale della solitudine, cresciuta nelle zone d'ombra lasciate dalle mille luci della Grande Mela e attraversata ogni giorno dalle storie di milioni di abitanti senza voce. Un luogo in cui coabitano le esperienze universali di isolamento e i traumi privati di personaggi come Andy Warhol, Edward Hopper e David Wojnarowicz; in cui ogni narrazione è allo stesso tempo evocazione e confessione. Quella tracciata da Olivia Laing è una visionaria mappa per immagini del labirinto dell'alienazione. Un flusso narrativo che investe le strade di New York e nel quale si mescolano la morte per Aids del cantante Klaus Nomi e l'infanzia dell'autrice, cresciuta da una madre omosessuale costretta a trasferirsi di continuo per sfuggire al pregiudizio; gli esperimenti sociali di Josh Harris che anticiparono Facebook e i silenzi dell'inserviente-artista Henry Darger che dipinse decine di quadri meravigliosi e inquietanti senza mai mostrarli a nessuno; l'inconsistente interconnessione umana dell'era digitale e l'arida gentrificazione di luoghi simbolici come Times Square.
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    Lella

    25/09/2019 18:41:05

    Un libro molto particolare, a metà tra saggio e memoir. L'autrice, partendo dalla propria condizione di solitudine, in cui si sente attanagliata, tenta di tracciare una storia della solitudine in alcuni luoghi e in alcuni artisti. Si sofferma soprattutto sulla città in cui vive, New York, insistendo sul paradosso per cui in una grande metropoli ci si sente più soli. Analizza in modo abbastanza approfondito le opere di artisti americani come Hopper e Wahrol. Ho trovato interessanti le notizie sugli artisti e alcune analisi dell'autrice, ma devo dire che la scrittura non mi ha coinvolto molto e ho trovato difficoltà nel portare avanti la lettura.

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    Bice

    25/09/2019 08:03:00

    "Città sola" Olivia Laing edito dal Il saggiatore è un libro di non fiction, una bellissima disamina sulla solitudine. C'è una prima parte che riguarda un po' il fatto che la solitudine non è mai stata studiata a livello di psicologia come un fenomeno a sé stante, ma è sempre stata considerata come un sintomo di altri disturbi, come la depressione. Poi si parla della vita dell'autrice, della solitudine dell'autrice all'interno di una metropoli, perché questo libro parla soprattutto, come potete immaginare dal titolo, della solitudine che si prova all'interno delle metropoli. La cosa interessante è che questo è anche un saggio d'arte, perché riprende la vita di molti artisti che hanno vissuto a New York e che sono stati in qualche modo emarginati per la loro diversità e quindi la loro solitudine è stato il prodotto di una discriminazione sociale. Il libro è un ibrido tra un personal essay e dall'altro un saggio d'arte . Non me l'aspettavo così, è stata una bella sorpresa ve lo consiglio sinceramente!

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    Ci

    22/09/2019 09:27:27

    In questo testo a metà tra memoir e saggio d'arte, Olivia Laing parte dalla sua personale condizione di solitudine per esplorare destini ed esiti di alcuni grandi artisti vissuti nella multiforme New York, tutti accomunati da storie di disagio e disperazione. La scrittura è toccante e al tempo stesso accuratamente documentata, si scoprono aspetti inediti di artisti celebri come Andy Warhol e Edward Hopper e storie meno note ai lettori non specializzati, come quelle di David Wojnarowicz e di Henry Darge. Consigliatissimo.

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    Emanuela

    19/09/2019 21:09:11

    Libro molto interessante che si propone di analizzare la solitudine a partire da quella dell'autrice, che l'ha sperimentata in una fase della sua vita, fino a quella di varie personalità famose: da Andy Warhol ad Edward Hopper. Sebbene gli spunti siano tantissimi e mai banali, ammetto di aver fatto un po' fatica verso la fine a concludere. Peccato, mi aspettavo qualcosa che mi catturasse molto di più.

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    Dario A.

    12/05/2019 17:48:21

    "La solitudine è personale, ed è anche politica. La solitudine è collettiva; è una città." Olivia Laing irrompe sulla pagina con una forza senza pari e lo fa descrivendo in modo assoluto e suggestivo la città che, insieme a tante altre metropoli ti abbraccia in una morsa di gelido calore, New York. Sprofondando nell'abisso della solitudine conosciamo, tuttavia un'altra città, che non è la metropoli che tutti conosciamo, bensì la città costruita dentro di noi, perché, alla fine, -città sola- non è solo New York con il suo sfavillio e pioggia di luci ma ognuno di noi, aggrappati ad un computer nel nostro monolocale, in un museo, per la strada, ovunque. Alla ricerca costante di un contatto che possa toccare anche solo per poco il nostro strato più profondo.

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    S.

    09/03/2019 18:05:28

    "Solitari, questo libro è per voi". Conquistata con la dedica iniziale. In questo saggio la solitaria e anima in pena, Olivia, parla di New York e della solitudine dell'individuo in una metropoli, attraverso l'arte. Si può desiderare di meglio? Lei stessa si mette a nudo rispetto al suo periodo di permanenza a New York, ove fa delle ricerche su grandi (e piccoli) artisti che hanno parlato e vissuto di solitudine: Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger e David Wojnarowicz. Mondi famosi che si conoscono, e non, vengono analizzati e scrutati da un'angolazione insolita e nuova: solitudine e arte. L'ho sentito mio per un particolare attaccamento a questi due temi, ma credo sia un'interessante analisi sotto ogni punto di vista. Un genere ibrido che consiglierei a chiunque.

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    Silvia

    06/03/2019 15:48:40

    Una delle letture più intense mai fatte. Ho adorato i parallelismi con le opere di Hopper (uno dei miei artisti preferiti). Consigliatissimo!

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    Erika

    16/01/2019 13:40:25

    "come ci si sente soli? Come quando si è affamati: affamati mentre tutti intorno si preparano a un banchetto. Assaliti dalla vergogna e dell'ansia.... in quanto sensazione, fa male..." Olivia Laing ha fatto tutto ciò che doveva fare. La solitudine è dentro, insidiata in ognuno di noi, o forse, è semplicemente parte del nostro corpo... dell'essere uomo. Io stessa continuo a chiedermelo. Ho amato questo saggio sulla solitudine della scrittrice attraversando gli artisti costretti a questa maledetta condizione, alcuni la ricercavano, altri la allontanavano. Questo saggio mi ha fatto sentire meno sola, nella mia solitudine. La scrittura era semplice e scorrevole, avrei gradito più eventi autobiografici di Laing. Nel complesso si tratta di un buon saggio.

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    Francesco

    06/12/2018 15:43:36

    L'autrice tratta con uno stile scorrevole e delicato un argomento tabù come quello della solitudine, in una sua accezione particolare, ovvero la solitudine di cui possiamo soffrire seppur immersi nella folla delle grandi città. L'argomento, straziante, viene affrontato in parte riferendosi alla propria esperienza diretta ma soprattutto analizzando vita e opere di alcuni grandi artisti del novecento che hanno vissuto in maniera conflittuale il loro rapporto con New York. Se siete appassionati di arte contemporanea dovete leggere questo libro, vi permetterà di scoprire artisti nuovi (Wojnarowicz e Darger su tutti) ma anche di riscoprire autori che pensavate già di conoscere: Andy Wahrol, che più di ogni altro ritorna nel testo, acquista tutto un altro significato rileggendo personaggio e opere attraverso il filtro della sua solitudine. Tutto questo raccontato con una scrittura chiara e limpida fino a far male. Ma Città Sola è molto di più, è un libro politico, come tutti i libri importanti, uno di quei testi che ti fanno capire da dove veniamo, dove stiamo andando e cosa abbiamo perso lungo la strada.

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    Zazie_danslabiblio

    05/12/2018 09:55:49

    Partendo dal dato autobiografico – il trasferimento a New York, città immensa e sconosciuta, per seguire l’amore, che ironia della sorte sparisce non appena Olivia arriva in città – la Laing sviscera il tema della solitudine attraverso l’osservazione della vita di alcuni dei più emblematici artisti del Novecento: Edward Hopper, Andy Warhol, David Wojnarowicz, Henry Darger; geni affetti tutti dalla stessa «malattia»: la diversità. Il risultato è un’analisi profonda e puntuale del tema «solitudine», affrontato non solo dal punto di vista fisico – l’essere effettivamente solo – ma anche, e soprattutto, dal punto di vista politico – inteso cioè sia come attivismo vero e proprio che come presa di posizione –, linguistico, mentale, artistico.

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    paolo

    22/09/2018 13:28:41

    Più che un saggio sulla solitudine è una raccolta di brevi e brevissime biografie di artisti o studiosi che hanno in qualche modo avuto a che fare con la nuova solitudine, quella che è mascherata da una connessione e vicinanza per interposta distanza. “Città sola” è un saggio interessante, ma che manca di coesione e che lascia in sospeso alcuni spunti che potevano e forse avrebbero dovuto essere analizzati più a fondo. Così com'è sembra più una tesina universitaria fatta nemmeno tanto bene.

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    Rosanna

    19/09/2018 16:38:57

    In quest'opera ibrida, a metà tra il memoir ed il saggio, Olivia Laing indaga il senso di solitudine partendo da personali esperienze di isolamento per poi spaziare ed introdurre il discorso ad alcuni artisti noti per la loro fama di solitari, come Hopper, Warhol, Wojnarowicz, Vivian Maier. L'autrice dà voce al proprio senso d'inadeguatezza, che è poi lo stesso avvertito da questi grandi artisti, perché in fondo il paradosso dell'isolamento consiste proprio nella sua innata capacità di accomunarci tutti.

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    Antonio

    17/09/2018 20:32:07

    Definire banalmente questo libro come un saggio sul tema della solitudine è semplicistico e non gli rende giustizia. Per usare le stesse parole dell'autrice, è una "mappa della solitudine". Hopper, Andy Warhol, Valerie Solanas, David Wojnarowicz, Henry Darger, Klaus Nomi, Basquiat, Peter Hujar. L'arte, l'isolamento, la schizofrenia, le difficoltà del linguaggio, l'omosessualità, l'omofobia e il razzismo, il bullismo, la tecnologia, la spersonalizzazione, la persecuzione, il rifugio nell'irreale, i disturbi mentali, il femminismo, gli abusi e le sevizie, la povertà, la fede, la pedofilia, il travestimento, la maschera, la fotografia, l'AIDS, la tossicodipendenza, lo stigma, la superficialità. E non solo. Una miscellanea di tematiche e vite, che si intersecano per indagare quel vuoto esistenziale che fa parte di ogni essere umano. Olivia Laing analizza in modo lucido la variegata molteplicità in cui la solitudine prende forma, senza il velo della compassione, ma con eleganza ed empatia, così da permetterci di guardare con occhio critico ciò che ci circonda e sulle sue ripercussioni; ci permette di entrare in vite straordinarie rimuovendo la patina della fama, e paradossalmente sentirci meno soli attraverso la solitudine altrui. Perché si sa, "la solitudine è un posto affolato". È un libro che ti prende via tutto, restituendotelo con tutta la forza della letteratura.

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    Daisy

    10/08/2018 17:28:39

    Non è sicuramente una lettura da leggere sotto l’ombrellone, ma credo che sia uno di quei libri che va assolutamente letto, perché come ha permesso all’autrice di capire di più sé stessa, potrebbe farlo anche con voi.

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