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Recensioni dei clienti

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    Marco

    02/12/2012 17:17:36

    Ho acquistato questo libro per conoscere le vicende storiche su Federico II, ma non ho fatto la scelta giusta. Nel libro è presente (costantemente) una forte critica agli storici precedenti, perchè hanno mitizzato la figura dell'imperatore; di conseguenza l'autore espone la vicenda storica e subito dopo attacca gli storici che hanno scritto prima di lui. A prescindere dal torto e dalla ragione, leggere un libro così scritto è molto difficile, perchè un rigo è storia e il successivo è polemica, ed è insostenibile, soprattutto per chi voleva semplicemente conoscere la storia. Se sei uno storico appassionato, che già sa tutto e ha letto tutto su Federico II, questo libro puo' andare; ma se volevi un libro per entrare in contatto con la figura storica dell'imperatore, questo libro non fa per te.

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    Maurizio

    14/03/2012 18:49:54

    Federico II e' una delle due figure storiche in assoluto piu' studiate del Medioevo, superata per quantita' di contributi solo da Francesco d'Assisi e questa di Abulafia e' una delle "versioni" piu' interessanti. Intanto si contrappone al Federico di Ernst Kantorowicz, lo studioso tedesco che nel 1927 pubblico' forse la ricerca piu' importante e discussa sull'imperatore svevo, visto come "moderno", costruttore di uno stato laico e coniatore di una nuova cultura, letteraria, giuridica, filosofica. Abulafia in qualche misura tende a ridimensionare tale impostazione e a riportare lo "stupor mundi" ad una visione piu' tradizionale di sovrano medievale, con i suoi innegabili meriti, soprattutto per le proposte e le idee, e con i suoi limiti - anche politici - che si mostrarono chiaramente dopo la morte nel 1250. In neanche 20 anni i successori persero il controllo - specie in Italia - del vasto impero che Federico aveva creato nel suo continuo viaggiare da Nord a Sud, dalla Svevia alla Lombardia, da Palermo alla Puglia combattendo contro papi, comuni italiani, nobili italiani e tedeschi. Importanti anche le altre ricerche dell'Autore, tradotte in Italia.

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    sandro landonio

    07/07/2010 02:39:40

    Chi era Federico II e come mai un imperatore tedesco ha lasciato così numerose testimonianze in Italia ? Direi che la lettura del libro di Abulafia risponde a queste domande ed oltre a farci conoscere le sue vicende storiche, permette anche di approfondire l’intero secolo che lo vede protagonista. Si comprende come mai la differenza fra guelfi e ghibellini ha in Italia un significato molto diverso da quello presente nelle lotte in Germania; come mai Milano anche dopo la sanguinosa sconfitta di Cortenuova siano così determinati nel resistere al forte esercito imperiale; come la Sicilia fosse allora il granaio d’Europa e come l’organizzazione centralizzata dello stato nel meridione d’Italia fosse allora più efficiente e rinomata di quella della Germania coeva. Il libro si fa apprezzare anche perché Abulafia è sempre chiaro nell’esposizione delle sue opinioni, certo forse è troppo deciso nei giudizi negativi sulle interpretazioni date su Federico II da altri storici ovvero “Questo libro propone una reinterpretazione di un regno, che in realtà é stato decifrato secondo itinerari logici improbabili.”.

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    Gian Paolo Grattarola

    14/11/2007 22:37:53

    La monumentale opera del Kantorowicz, corredata da un’imponente massa di note bibliografiche costituisce il primo autorevole tentativo di accreditare l’Imperatore medioevale come il fondatore di uno Stato laico ante litteram, regolato per la prima volta sulla base di un apparato legislativo e non più solamente su quella del diritto naturale. Quella dell’insigne storico inglese David Abulafia, altrettanto prodiga di fonti e carte storiche relative al periodo, ha avuto il merito di contrastare efficacemente questa impostazione romanzesca marezzata da toni di sapore agiografico, denunciando i limiti di un’ardita teoria metastorica. Egli, pur obbedendo al pregevole intento di ricollocare lo Stupor Mundi entro i limiti ben definiti di una maggiore contestualizzazione storica, eccede tuttavia nella misura opposta consegnandoci la figura di un regnante dalle caratteristiche troppo affini ai parametri degli altri monarchi coevi. A quando uno studio che metta in relazione le sue grandi gesta con il contesto sociale in cui si trovò ad operare ? Gian Paolo Grattarola

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