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Anatomia Tito. Fall of Rome. Un commento shakespeariano
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Anatomia Tito. Fall of Rome. Un commento shakespeariano - Heiner Müller - copertina
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Anatomia Tito. Fall of Rome. Un commento shakespeariano Heiner Müller
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Descrizione

Un gigante della drammaturgia del XX secolo, sempre alle prese con lavoro di riscrittura e straniamento della tradizione, capace di muoversi tra le pieghe della censura incarnando la problematica coscienza critica di un’intera nazione.

In teatro il furto non è crimine, ma impresa di genio. Come Shakespeare rubò a Seneca e Ovidio il materiale per il suo primo dramma classico, così, dopo secoli, Heiner Mu?ller saccheggiò il Bardo, Brecht e la tragica storia del Novecento per allestire uno dei testi più vividi e perturbanti di tutta la sua profetica opera. Da leggersi come un'unica fluviale narrazione poetica, "Anatomia Tito", riscrittura e commento del "Tito Andronico", si compone di quattordici trascinanti quadri in cui lotte fratricide e intrighi di palazzo si alternano agli inserti lucidi e lirici dell'autore. Uno scontro di testi e tradizioni che si amplificano a vicenda. Sullo sfondo di una Roma apocalittica, Mu?ller mette in scena la ferocia del potere e le connivenze dell'arte, lasciando intravedere nel crepuscolo di un impero l'inquieta alba di un nuovo equilibrio tra i popoli. «Un testo sull'irruzione del terzo mondo nel primo mondo». L'opera, finora inedita in italiano, è accompagnata dalle fotografie di Gómez de Tuddo, che traspongono in immagine, partendo da dettagli della Roma contemporanea, quel rapporto tra corpi e rovine, anatomia e scultura che sostanzia la visione tragica di Mu?ller.
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Dettagli

2017
16 marzo 2017
160 p., ill. , Brossura
9788898038985

Voce della critica

Heiner Müller, anatomia della differenza

Come si ferma la patologia della vendetta, come si esce da un’epidemia della mutilazione in cui tutti tagliano arti, recidono organi e versano lacrime assieme col sangue? Sembra chiedere questo Heiner Müller, quando nel 1984-85 – la perestrojka non è ancora all’orizzonte, la DDR itera annoiata la sua “tolleranza repressiva” in materia culturale – affronta il primo Shakespeare, che dal vortice grandguignolesco del teatro elisabettiano estrae una trama illeggibile, il Tito Andronico.

Protagonista finto di una storia vera – il declino di Roma, la progressiva commistione Romani-barbari, la contaminazione della romanitas in una koinè cupa e “incivile” –, Tito Andronico è il generale che ha sconfitto i Goti, portandosi in trionfo la regina per poi concederla al nuovo imperatore Saturnino. Questo non prima di averne squartato il figlio – come atto sacrificale, atto di pietas –, scatenando una sequela di vendette mutuata da Seneca e da Ovidio che attraverso frodi, stupri, mutilazioni inferte, richieste ed esaudite, porterà fino al pasto cannibalico, dove l’eroe eponimo s’improvvisa cuoco di pietanze umane per genitrice ignara.

Come sempre in Müller, la lezione del maestro Brecht è mandata a memoria e insieme modificata: i classici vengono rivisitati per consegnarli al presente, vengono tradotti, stravolti e integrati per farli rimare col proprio tempo. E se Shakespeare parla sempre anche della nostra barbarie, in Anatomia Tito – anatomia che fa il protagonista del corpo proprio e altrui, anatomia che fa Müller del testo altrui e proprio, perché «si assimila solo disintegrando dentro di sé l’oggetto della conoscenza», ammonisce il curatore Francesco Fiorentino nell’essenziale introduzione che restituisce alcune linee guida per addentrarsi nel labirinto mülleriano – si arriva al grado estremo di sopportabilità, un grado zero dell’umano che lascia trasudare, nella sua eco pulp, persino inattesi scatti comici.

Un testo autenticamente mostruoso già in Shakespeare, quindi, che Müller traduce, chiosa e dota di commenti d’inaudita profondità, riportati in maiuscoletto, che affondano nella trama per toglierle orpelli e aggiungere carne e materia, o prendono una distanza politica, letteraria, storica, dislocandone i temi nell’oggi o nell’altrove minerale o animale. E lettera e commento, in questa preziosa edizione italiana, appaiono illuminate da un ulteriore elemento d’eco e di rimando: immagini romane di oggi, foto scattate da Alejandro Gomez Tuddo, che risuonano superbamente nell’iconografia altrimenti solo immaginata del Tito.

Recensione di Massimo Palma.

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Conosci l'autore

Heiner Müller

(Eppendorf 1929 - Berlino 1995) drammaturgo tedesco. È stato il più noto autore teatrale della Germania dell’Est e ha diretto il Berliner Ensemble dal 1989 alla morte. Utopista e apocalittico, discepolo eretico di Brecht, ne ha radicalizzato i postulati estetici e ideologici fino a renderli paradossali, intrecciando ironia e tragedia, sesso e politica, facendoli reagire con una scrittura di forte tensione lirica e attenta alla concretezza del corpo. Si è applicato al mondo del lavoro, evitando ogni atteggiamento apologetico, con pièce a lungo censurate (Cemento, Zement, 1973, nt; Trattore, Traktor, 1975, nt); ha esasperato la formula dei drammi didattici brechtiani (L’Orazio, Der Horatier, 1973; e Mauser, 1975) e rivisitato, nel suo testo più noto, un racconto di Anna Seghers sugli esiti della...

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