Il racconto dell'ancella

Margaret Atwood

Traduttore: C. Pennati
Collana: Scrittori
Anno edizione: 2017
Pagine: 400 p., Brossura
  • EAN: 9788868337421

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Fantascienza - Fantascienza

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Recensioni dei clienti

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    clare

    13/10/2017 09:23:21

    Trama affascinante, ma il racconto è spesso noioso e monocorde, il fatto che non vengano mai dati riferimenti e la storia raccontata non venga mai approfondita e sviluppata con dei particolari per tutta la durata del romanzo è una mancanza a mio parere piuttosto importante, fortunatamente il finale soddisfa la curiosità di saperne di più, anche se l'ho trovato comunque insoddisfacente.

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    Valentina

    02/09/2017 08:04:18

    Una distopia unica nel suo genere che fa riflettere molto il lettore sulla figura della donna nella società di ieri, di oggi e di un inquietante domani.

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    lorver

    20/08/2017 12:43:26

    Non saprei cosa aggiungere ai commenti che precedono. Questo libro dovrebbe essere una lettura obbligatoria, per far capire, specialmente in un periodo storico come il nostro in cui la libertà è spesso messa alla prova da governi con tentazioni autoritarie, fino a che punto l'uomo può arrivare (facendo finta che non sia già successo..).

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    Paolo

    19/08/2017 09:59:56

    Mi sono fidato dei giudizi entusiastici ed ho sbagliato. Romanzo distopico, narra un mondo post-autodistruzione in cui il genere femminile è trattato peggio di un oggetto da mungere e sfruttare senza rispetto neanche della sopravvivenza. Mai un guizzo, una fantasia non monocorde, un imprevisto. La Atwood mostra grandi capacità e grande dimestichezza con la parola scritta ma non basta. Il romanzo è veramente noioso e pesante, un libro che non è facile leggere fino alla fine.

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    Carol

    01/08/2017 16:31:13

    Un romanzo distopico che racconta, attraverso una sola voce, quella dell'ancella appunto, una storia del futuro al passato, coinvolgente e allo stesso tempo disturbante. Come molte storie dispotiche si avvicina ad una realtà probabile, in questo caso quella della "civiltà" di Galaad, che utilizza paura, pregiudizi, persecuzioni, delazioni, rituali, indottrinamenti e guerre "necessarie" per giustificare la sua stessa esistenza. Si rimane turbati e preoccupati, pagina dopo pagina, nel riconoscere nel racconto gli echi di crimini e nefandezze passati e recenti della storia dell'umanità, ma la parte più agghiacciante del libro, a mio avviso, rimane quella finale, il capitolo-appendice "Note storiche" (da leggere assolutamente alla fine del racconto).

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    Micol

    27/07/2017 08:46:19

    Romanzo distopico dalle tinte davvero forti che vuole raccontare di argomenti odierni, come la violenza, lo stalking, lo femminicidio, portandoli all’esasperazione, costruendo così un mondo basato su questi principi malsani. Un miscuglio tra fantascienza e romanzo denuncia, dove la Atwood sa strabiliarci con la sua eccezionale bravura. Descrizioni minuziose e uno stile finissimo ci permettono di farci trasportare in un mondo da incubo, ma che saprà farci interrogare sulle scelte di oggi.

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    Elena

    24/07/2017 07:44:49

    Un romanzo che cattura, nonostante la scrittura (concordo con altre precedenti recensioni) si possa definire cupa e claustrofobica. Il coinvolgimento è emotivo, interiore, perché i sentimenti, le emozioni, l'anima della protagonista sono descritti molto bene, per cui sembra di vivere tutto sulla propria pelle. La visione distorta della donna (anche con una interpretazione totalmente errata della Bibbia), la società devastata, l'ironia di alcune pagine (i turisti che vogliono fotografare) lasciano l'amaro in bocca, ma spingono a riflettere. Molto.

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    vittorio

    16/04/2015 13:51:41

    C'è poco da dire. È un capolavoro. Definirlo romanzo di fantascienza è riduttivo. La Atwood si conferma autrice di livello superiore. Costruisce un prossimo futuro terribile, quanto possibile, con una coerenza narrativa impeccabile ed una accuratezza straordinaria. La prosa è di una bellezza da togliere il fiato e di una precisione chirurgica nel descrivere fatti, persone ed emozioni. Ricostruzione ambientale, intreccio narrativo, rappresentazione dei personaggi, prosa, tutto si fonde a armonizza alla perfezione. Romanzo inappuntabile. Durante la lettura è inevitabile il richiamo al più celebre (e più celebrato) "1984" di Orwell cui questo romanzo, a mio giudizio, non ha nulla da invidiare. Lettura d'obbligo, godimento assicurato.

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    Alessandra

    31/03/2015 16:57:37

    Bellissimo romanzo distopico che racconta la traumatica esperienza di una donna che, in una società totalitaria su base biblica, diventa, suo malgrado, un'Ancella, viene, cioè, affidata ad un Comandante, alta personalità del governo, a meri scopi riproduttivi. Il romanzo è una raccolta di memorie della protagonista, di cui non è noto il nome, se non che viene denominata da tutti Difred, ossia "proprietà di Fred". Lei, come la maggior parte delle donne, non possiede più nulla, deve indossare una divisa con colori codificati in base al proprio ruolo sociale (le Ancelle in rosso, le Mogli in azzurro etc), non le è neanche permesso di leggere. Ha, però, il ricordo della vita "vecchia", quella in cui c'era libertà, aveva un lavoro, viveva con un uomo divorziato da cui ha avuto una figlia, la vita che tutti noi reputiamo "normale". Le rimane il ricordo, solo il ricordo, mentre cerca faticosamente di adattarsi alla nuova vita, perché in fondo ci si abitua a tutto, anche ciò che all'inizio appare strano o sbagliato, con il tempo sembrerà normale. Affascinante, duro e a tratti angosciante, forse perché realistico e plausibile, il romanzo, scritto con grande maestria, è degno dei grandi capolavori della distopia come 1984 e Fahrenheit 451. Da leggere.

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    alice sironi

    06/01/2015 16:36:27

    In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"? Direi che è un libro fondamentale!

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    Chiara

    04/12/2014 11:32:39

    Chissà come mai, ma quando si immagina un altro tipo di società (spesso futura) si pensa in negativo, ai lati peggiori del genere umano, estremizzati dalla situazione. Come in questo Racconto dell'ancella (di cui vorrei anticipare il meno possibile), che inizia catapultandoci in una realtà influenzata da incidenti nucleari e da fanatismi pseudo-religiosi, raccontata però come se fosse la normalità (infatti nelle prime pagine ci troviamo un po' disorientati di fronte a nomi come le Colonie, le Non-Donne o le Rigenerazioni, senza che venga spiegato di cosa si tratta, come se fosse ovvio per tutti). In effetti, per l'ancella che ci racconta la sua esistenza, è ormai la norma, anche se è memore della sua vita precedente (che corrisponde alla nostra normalità). Lei è quindi una figura di passaggio tra due società, ed è quindi molto critica, oltre che molto ambivalente: le manca terribilmente il passato, cerca di uniformarsi al presente per sopravvivere, riporta sentimenti e desideri del passato alla quotidianità (che invece richiederebbe la soppressione di sentimenti e desideri). A tratti il racconto è angosciante e non lascia spazio alla speranza. A tratti mi ha suscitato sorrisi amari, e scuotimenti di testa! Le pagine su Jezebel mi hanno fatto subito immaginare un film con quell'ambientazione?più in generale il libro si presta bene secondo me?infatti poi ho scoperto che ne è stato tratto davvero un film (di Volker Schlöndorff, 1990).

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    Maunakea

    23/04/2013 08:57:56

    The Handmaid's Tale è del 1985, ed il pregio maggiore è che non risulta in nessun modo datato o, ad oggi obsoleto. Si può considerare a tutti gli effetti un romanzo di fantascienza, nel senso più largo del termine, in essa infatti, a mio avviso, ricadono a pieno titolo anche le opere distopiche, ambientate in universi alternativi ma potenzialmente possibili. Ho scoperto che esiste un film tratto da questo libro, del 1990, vedrò di trovarlo, mi incuriosisce. In sintesi lo consiglio, anche se al momento esiste solo cartaceo ed in e-book dell'autrice non hanno ancora pubblicato nulla in italiano.

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    chiara

    20/11/2011 12:50:07

    sono "riemersa" volentieri da questa storia spaventosa e brutale che mi ha colpito e amareggiato. tuttavia il mio giudizio è positivo. la scrittura della atwood, potente e magnetica come sempre, fa scorrere come acqua fresca anche una trama così complessa e difficile: merita di essere letta.

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    Ceia

    01/04/2007 13:00:28

    Scrittura perfetta, si fa leggere come bere acqua fresca, sia per la capacità di placare un bisogno, la sete di lettura, che per la semplicità con cui si fa inghiottire. Semplicità che però è solo apparente, e infatti dietro la sua voce perfetta si nascondono sapori e retrogusti che sono mondi da scoprire. Non è il primo romanzo che leggo di questa grandissima scrittrice, e non è la prima volta che mi ritrovo a divorare le sue parole come se non potessi farne a meno. La storia è ambientata nel futuro, in un’America che non è più quella che conosciamo, bensì uno stato totalitario invaso da fanatici religiosi che pare quasi l’unico sviluppo possibile per la “nostra” società occidentale, troppo libera, troppo allo sbando, troppo tecnologicamente avanzata. Con quale semplicità, si riuscirebbe a toglierci la libertà… ed è impossibile non pensarci almeno un po’, e angosciarsi per questo, e indignarsi, e ripetersi che no, questo non potrà mai accadere, a noi, e che in ogni caso non ci faremo piegare, non ci abitueremo mai. Mai. Più o meno con gli stessi sentimenti inizia il racconto dell’ancella, Diglen, che ha perso il nome di battesimo per prendere questa buffa (e ignobile) sigla che altro non significa che “di proprietà di Glen”; è appena arrivata nella casa di un Comandante e di sua Moglie ed è lì per essere ingravidata, dato che è una delle poche donne fertili che sono rimaste, dopo un’imprecisata catastrofe nucleare. È un’incubatrice vivente, un guscio vuoto, in attesa di essere riempito. La situazione limite che sta vivendo, per Diglen, a poco a poco diventa normale, perché ci si abitua a tutto, prima o poi, è una caratteristica degli esseri umani. Lei si abitua. Ma lo fa senza riuscire mai a dimenticare coloro cui ha voluto bene, sono loro a tenerla in vita? Io credo di sì, insieme allo spirito di conservazione che ci troviamo dentro da sempre, e soprattutto insieme al bisogno di amare ancora, perché un’altra caratteristica degli esseri umani è il saper amare, e il non poterne fare a meno. Capolavoro.

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    geo

    29/01/2007 12:20:47

    Stupendo: angosciante e claustrofobico. La Atwood si conferma grandissima autrice.

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    Greta

    12/12/2006 15:50:12

    Siamo in un mondo devastato dalle radiazioni atomiche e gli Stati Uniti diventano uno stato totalitario, nella neonata repubblica di Galaad, Difred (donna che appartiene a Fred) ha il solo dovere di garantire la discendenza al Comandante, diventando cos’ un’Ancella, una delle poche donne ancora in grado di procreare dopo la catastrofe. Il libro è stato scritto a metà degli anni ottanta e l’ancella parla di un futuro che potrebbe essere nei giorni nostri (purtroppo). E’ ’ una condanna a volte sarcastica sui regimi, è una denuncia forte e molto acuta, è un’appassionante costruzione su quello che potrebbe essere. Alla fine ci si abitua a tutto, anche a una vita orrenda come quella dell’ancella: essere vestite completamente di rosso, avere delle alette bianche a i lati del viso per non guardarsi in giro e non guardare nessuno, essere donna che vive in una casta e che una volta al mese, quando è il periodo fecondo, entra nella camera del Comandante e della Moglie e cerca di farsi ingravidare. Si abitua ad avere diritto solo a tre tentativi con tre Comandanti diversi e se non riesce a concepire, viene mandata nelle Colonie con una morte certa. Si allena a cercare di cancellare i ricordi di un passato che è quello che abbiamo vissuto negli anni ottanta, cancellando anche le abitudini come il leggere e lo scrivere e soprattutto sopprimere i sentimenti e l’amore. Si addestra a fare a meno di cose che per noi donne attuali sono scontate; come una crema o una matita per gli occhi. Si ammaestra a fare a meno della libertà. Ma la mente umana è strana ed è più di ogni altra cosa indipendente e libera, perciò Difred nonostante lo sforzo di comportarsi nella norma, cioè vivere in base alle spregevoli regole di uno Stato che è solo apparenza ed è falsamente intransigente, non può fare a meno di ricordare e alla fine di raccontare. E’ un libro molto forte e in certi passaggi molto cupo, mette addosso una malinconia amara specialmente per una donna (ma non solo).

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    Barbara

    03/02/2005 17:19:18

    Veramente un bel libro! Angosciante, claustrofobico, anti-utopico.. quasi una versione femminile di 1984, di cui peraltro riprende molti dei temi. Da consigliare, soprattutto a chi "vuole sapere"...

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    Michela

    19/11/2004 15:35:48

    L'ho letto nel 1988, quando è uscito da Mondadori, e l'ho poi citato anche nella mia tesi di laurea sulla letteratura utopica. E' allucinante, crudo, ma fa riflettere: descrive un mondo in cui le donne sono trattate come esseri inferiori in ossequio alla Bibbia (mi piacerebbe sapere se Dan Brown l'ha letto...) Ma il suo vero messaggio a mio parere è che la possibilità di avere figli è un bene prezioso e forse sarà la salvezza del mondo.

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