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Stephen King

Traduttore: G. Arduino
Collana: Pandora
Anno edizione: 2015
Pagine: 469 p. , Rilegato
  • EAN: 9788820057916
Usato su Libraccio.it € 10,74


In un certo senso la nostra vita è veramente un film. I protagonisti sono i famigliari e gli amici. Tra i comprimari rientrano vicini, colleghi, insegnanti e le conoscenze occasionali. Non mancano i ruoli minori: la giovane cassiera del supermercato con il sorriso carino, il barista affidabile del locale all’angolo, i tipi con cui vi allenate in palestra tre giorni alla settimana. Però a volte compare nella vostra esistenza qualcuno di estraneo a tali categorie. Una specie di jolly, che ogni tanto sbuca dal mazzo nel corso degli anni, soprattutto in un momento di crisi. Stephen King

“Questo libro è per alcuni degli scrittori che hanno costruito le fondamenta della mia casa”, annuncia King nell’esergo di Revival, la sua ultima fatica. Ebbene, sin dalla dedica che vede coinvolti autori del calibro di Mary Shelley, Bram Stoker e Arthur Machen, solo per citarne alcuni, è evidente la virata dell’autore di Shining verso l’horror e il paranormale.
Ma il romanzo, pur essendo intriso di elementi soprannaturali, è fortemente realistico grazie alla narrazione in prima persona di chi, sin da sei anni, è stato contagiato dall’ombra della pazzia megalomane: il piccolo Jamie.
Fondamentale, nello sviluppo della storia, è l’incontro tra il bambino e Charles Jacobs, un mistico che avrà una forte ascendenza sul percorso psicologico e spirituale di Jamie. Le loro vite si incroceranno molto spesso nell’arco della vita con profonde conseguenze per entrambi. Il loro legame diventerà una sorta di “patto col Diavolo”, e Jamie scoprirà che la rinascita – il Revival del titolo - ha molti, reconditi, significati.
Un romanzo scuro ed elettrizzante sulla dipendenza, il fanatismo, e ciò che potrebbe esserci al di là della vita. Un nuovo capolavoro del “re”, che si inserisce nella grande tradizione americana di Frank Norris, H.P. Lovecraft ed Edgar Allan Poe.

Recensioni dei clienti

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    Trixter

    16/02/2017 08.30.25

    Che King riesca a rendere intrigante anche un elenco telefonico grazie ad uno stile di scrittura piacevole, ormai non ci piove. Il Re lo conosciamo bene e le doti narrative sono inconfondibili. Revival, però, è fiacco, poco intrigante e troppo stiracchiato. Ciò che non funziona, però, oltre alla lunghezza ed alla ridondanza inutile di certe pagine, è la caratterizzazione dei personaggi: nè simpatici nè antipatici, non ti entrano dentro, non ne diventi amico nè nemico, non li odi e non li ami. Passano, e basta. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni ed a malapena ricordo i nomi dei protagonisti. Peccato, perchè la tematica affrontata non era niente male.

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    Roberto

    24/05/2016 14.19.28

    La scrittura è sempre coinvolgente, la storia anche inizia benissimo e si legge bene; poi prosegue un pò stancamente, fino ad un finale che non c'entra quasi nulla col resto del libro. Alla fine dei conti secondo me il libro è un pò deboluccio, se paragonato ovviamente ai capolavori che King ci ha lasciato.

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    Roberto C.

    22/04/2016 22.18.31

    Non è il miglior libro di King, ma rimane un buon libro. E lui rimane un grande scrittore, capace di coinvolgere e di interessare come pochi altri sanno fare, con uno stile inconfondibile e inimitabile. Una garanzia.

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    Attilio Alessandro

    21/04/2016 10.41.21

    Dopo Shining per me il resto è illeggibile. Questo in particolare è lento e farraginoso. Meglio evitare. Non va avanti che a una lentezza esasperante.

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    Patty

    24/03/2016 11.02.38

    Molto bello, come tutti i libri di King, ma mi aspettavo un'impronta più horror, che si trova solamente nell'ultima parte del libro.

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    furetto60

    15/02/2016 13.08.34

    Passano gli anni e il King di pagliacci killer e lupi mannari cede il passo ad un ambientazione nostalgica e più intima. Non vi sono avvenimenti da thriller, piuttosto il tema centrale è vecchio come il mondo: cosa c'è dopo? Domanda inevitabile con l'incedere degli anni e soprattutto dopo averla vista in faccia (il notorio incidente) la vecchia baldracca. La risposta che viene data è di quelle che fanno tremare, il vero orrore, più spaventosa de La lunga marcia (che mi ha terrorizzato e il cui effetto è inestinguibile). Opera coraggiosa, diversa, fuori dal proprio stesso clichet, una delle migliori.

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    Cremo

    09/11/2015 16.56.01

    uhm...buona storia , buono il passaggio degli anni che accompagnano il protagonista, ma poco horror se non nel finale ma poco appassionante. Sembra sempre che deve succedere qualcosa che non succede se non nelle ultime poche pagine

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    bruno

    22/10/2015 20.57.27

    Il re ha perso lo smalto, e non da ora. Una storia priva di brio, poco accattivante. Un inizio alla stand by me; un finale deludente ispirato a E.A. Poe ed a Lovecraft. In mezzo un tirarla per le lunghe che non incentiva la lettura. King ormai si legge per abitudine, per affetto!

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    Larry

    15/10/2015 11.14.38

    Mah, mi aspettavo di meglio dal Re. Ovviamente il libro si lascia leggere perché scritto con maestria, ma alla fine te lo dimentichi due ore dopo averlo finito. Non resta.

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    marcostraz

    30/07/2015 17.22.20

    La cosa più interessante secondo me è stato il mischiare insieme due tematiche abbastanza diverse, quella generazionale (comunque un classico della letterature kinghiana) e quella più stettamente horror...operazione non facile ma che per fortuna, essendo King un grande autore, in questo libro mi sembra riesca abbastanza bene...ed inoltre, il finale non mi è sembrato così debole come spesso nei romanzi di King...

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    Marco

    22/06/2015 15.06.29

    Io ho l'impressione che il vero problema dell'ultimo King sia quello di non saper più creare dei veri "cattivi", quelli perfidi fino al midollo e, soprattutto, intelligenti. "Doctor sleep", "Mr Mercedes" e quest'ultimo hanno personaggi antagonisti più o meno ridicoli e incapaci, che quasi ti viene voglia di prendere le loro parti. Non pretendo dei geni del male alla Deaver, ma qualcuno, come ai vecchi tempi, che non vedi l'ora sia ridotto ai minimi termini dall'eroe di turno, dopo che ne ha combinate di tutti i colori

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    Roberta

    14/06/2015 17.54.24

    Mi aspettavo di piu'! L'inizio del Romanzo, lo confesso, prometteva bene e mi e' piaciuto provare a riflettere sulle "presenze" nella mia vita, come in un film: protagonisti, comprimari, occasionali, figure minori, comparse. Poi ho perso il filo e mi sono ritrovata troppe volte confusa, "sospesa", come se avessi mio malgrado saltato qualche pagina. Fatico a spiegarmelo e me ne dispiace, o forse piu' semplicemente sono io a non comprendere lo stile del Re. Il racconto e' avvincente, senz'ombra di dubbio, ma non mi ha entusiasmata. Un vero peccato!

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    Stefano

    11/06/2015 09.41.49

    voto alto allo stile, la scrittura di King eccellente come sempre. La storia é interessante, spaventose le ultime pagine che ho divorate, ho fatto un po di fatica nelle prime 100-150 pagine, che sembravano essere state scritte piu per riempire il libro che non per la storia stessa. Degli ultimi libri scirtti dal Re, sicuramente un passo indietro rispetto 22/11/63 ma molto meglio rispetto a doctor sleep.

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    alessandro

    02/06/2015 09.57.04

    Leggo il RE da oltre 30 anni, ho letto libri meravigliosi ed altri un pò meno , il peggiore fino ad ora era stato INSOMNIA ma questo li batte tutti.Storia senza capo ne coda , non decolla mai, forse poteva essere un buon racconto di max 100 pagine e probabilmente avrebbe strappato un giudizio leggermente migliore. Leggendolo ho avuto il serio dubbio che fosse stato scritto da un altro, troppo illeggibile per essere opera del RE. Speriamo nel prossimo.

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    Emanuele

    02/06/2015 00.14.00

    Premetto che ho letto diversi libri di King, una quindicina, non tutti quindi. L'ultimo letto era stato "Notte Buia Niente Stelle", che mi era piaciuto molto. Parlando di "Revival" devo dire che non mi è piaciuto alla follia come invece "Pet Semetary", "Mucchio d'Ossa", "Misery",ma non si può certo dire che sia un brutto libro...anzi! Credo che i punti di forza del libro siano l'incipit, molto affascinante l'incontro tra il reverendo Jacobs ed il piccolo Jamie,fino alla sua partenza dalla piccola cittadina di Harlow e la parte finale,forte e coinvolgente, forse l'unica parte ORRORIFICA nel vero senso della parola di tutto il romanzo. La parte centrale , che ci racconta la vita di Jamie dopo aver lasciato anch'egli Harlow, diventando un chitarrista rock itinerante con il problema della tossicodipendenza prima, e l'ossessione per l'ex reverendo Jacobs dopo (non dico tutto per non spoilerare), risulta leggermente sottotono , non arrivando mai ad angosciare o spaventare, come forse ci si aspetta quasi per forza da King, ma solamente ad intrattenere, rendendoci partecipi di avvenimenti non tanto interessanti, ma raccontati magnificamente, come solo King sa fare. Darei un 7 a questo romanzo. Il ragazzo è valido ma "potrebbe fare di più" !

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    tommaso

    28/05/2015 08.47.19

    non mi è piaciuto,vuoto,privo di storia king scrive le stesse cose da 20 anni,una storia da quattro soldi per uno scrittore commerciale con il cervello scarico.

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    Thinner5

    13/05/2015 01.05.50

    La prosa è quella del King dgli ultimi tempi, ma la spietatezza riporta ad alcuni dei primi lavori. L'opera è molto particolare dal momento che inizia come un romanzo di formazione, con una descrizione molto accurata dei vari periodi storici un pò come in 22\11\63 per poi prendere i connotati di Horror vero e proprio; a dire il vero per quasi tutta la lettura il soprannaturale è quasi assente, tuttavia è come se l'orrore ci fosse sempre seppur celato dietro un velo e questa presenza diventa maggiore, man mano che si procede con la lettura fino ad uno dei finali più inquietanti, cupi e pessimisti che abbia letto. L'ho trovato senza dubbio uno dei libri più scorrevoli dell'autore e staccarsi dalle pagine è davvero difficile. Decisamente consigliato!

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    valter57

    06/05/2015 15.21.47

    Non ci siamo ancora, pur in presenza di un discreto miglioramento globale di REVIVAL rispetto agli ultimi due titoli, il Re è ancora latitante. Avendo letto tutta la sua monumentale opera, ritengo che la storia di Jamie e del reverendo Jacobs poteva finire in modo diverso. Nulla da dire, per l'80% delle pagine, sul plot e su come viene sviluppato, nel corso di 60 anni, il percorso parallelo dei due protagonisti. La fantasia di King è ancora ampia e mi stupisco ogni volta del fatto che lui riesca ancora a trovare argomenti e spunti per scriverci un romanzo. Ma il finale... non mi capacito di come abbia potuto rovinare un discreto romanzo, sino a quel punto almeno. Più passa il tempo, più ho come l'impressione che il Re abbia abdicato, e che le cose che scrive siano solo oramai il frutto di accordi commerciali. Spero di sbagliarmi, e, come succede ormai da tempo, gli dò ancora una possibilità.. da kinghiano di ferro.

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    JushinThunderLiger

    05/05/2015 11.04.11

    Dopo 22/11/63 è il miglior libro scritto in questi ultimi anni ma non è assolutamente paragonabile con i suoi capolavori. Alla fine ti rimane l'amaro in bocca poichè la trama in generale era interessante ma il romanzo appare incompleto (soprattuto il rapporto tra Jacobs e Jamie). Questo "nuovo" King continua a non piacermi.

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    Fabio

    04/05/2015 11.24.11

    Credo sia il suo miglior romanzo degli ultimi 20 anni,con il ritorno di alcuni temi fondamentali dell'autore: Esiste un rimedio al dolore e alla morte? Si può tornare indietro? Cosa c'è di là?Esiste un dopo? Certo non sono domande facili,ma sono le più comuni specie per chi ha appena compiuto 60 anni,come il protagonista di questa storia,che troverà delle risposte inquietanti ,arrivando fino a intravedere l'orrore in attesa oltre la porta della vita. Ritornano le atmosfere di "Stagioni Diverse",con una descrizione molto bella e poetica degli anni della fanciullezza e della gioventù,rievocati con toni malinconici e a volte struggenti. Ritornano stati d'animo,speranze e orrori di "Pet Sematary". King è ancora più anziano del suo protagonista e non da risposte ottimiste ai quesiti che pone,tutt'altro.La scelta fra il Nulla e l'Orrore è presentata come l'unica inevitabile conclusione dell'esperienza umana. Non credo che questa storia possa piacere a un giovane,ma sono sicuro che metterà a disagio tutti i freschi sessantenni che lo vorranno leggere. L'orrore è servito e anche descritto molto bene.

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