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Descrizione


Alle 8:02 del mattino Jack Mosley, un detective della polizia di New York con i postumi di una sbornia, viene incaricato di scortare Eddie Bunker, un piccolo criminale, fino al tribunale a sedici isolati di distanza per permettergli di testimoniare al processo per un reato minore. A Jack bastano quindici minuti per lasciarlo in tribunale e tornare a casa, non immagina quanto la sua vita possa cambiare in quei pochi minuti. Jack si troverà coinvolto in un complotto interno alla polizia per eliminare uno scomodo testimone.
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Dettagli

16 Blocks
Stati Uniti; Germania
2006
DVD
8032807014845

Informazioni aggiuntive

01 - Home Entertainment, 2006
Terminal Video
105 min
Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1)
Italiano per non udenti
Wide Screen

Valutazioni e recensioni

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Ernesto
Recensioni: 5/5

La prima impressione che da il detective Jack Mosley è di uno che ha appena finito di scricare da solo e a mano un camion con rimorchio carico di sacchi di cemento. Ma l'apparenza inganna, e con l'inusuale aiuto del deliquentello Eddy Buncker riuscirà a portare a termine l'intrigrata viccenda giudiziaria. Un bel poliziesco. Sulla scia di "L'uomo nel mirino".

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Simone
Recensioni: 5/5

E' un bellissimo film d'azione molto intrigante, specie per le scene dinamiche, per chi si rompe di vedere sempre i soliti lo consiglio davvero.

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Mauro Lanari
Recensioni: 4/5

Bruce Willis: star hollywoodiana che supera d’un sol colpo la senescenza anagrafica di Eastwood, Redford, Costner e dell’ultimo Newman per mostrarsi sfatto, atrofico, disossato, cereo; “dead man walking” che urla finalmente l’autoaccusa contro la propria intera carriera filmica e autobiografica: “Io non sono un eroe”. Poi si consegna alle forze dell’ordine al posto del testimone a carico e termina osservando le foto dell’amico con la tristezza di chi sa che non potrà raggiungerlo, la zavorra dell’età ma ancor più quella della coscienza. “S20” è un ANTI-action movie col protagonista che passa circa metà del tempo strisciando la gamba vittima di chissà quale vittoria di Pirro, oppure col sedere per terra e le spalle al muro, letteralmente e metaforicamente. La pellicola è quasi “in real time” per un buon motivo, poiché rappresenta una sconfitta reale, una di quelle capitate davvero, “in real life” (di Willis). Donner ha avuto il coraggio di redimersi dalla sua insulsa sequela di film biscottati Ringo, black & white, Ebony & Ivory, destrutturando un film di genere in ogni elemento del cliché. La genialata di bloccare la cinetica di questa categoria di pellicole usando un autobus con le gomme esplose ce l’ha avuta, mi pare, solo anche Friedkin in “Jade”, altra opera che più sottovalutata non poteva essere. Poi arriva Ghezzi che la inserisce in “Fuori Orario”, ricordando che qui si sta mettendo in scena la morte: la morte del cinema, dell’arte, la morte tout court. L’inseguimento standard viene rallentato fino a rasentare il blocco totale. “Happy ending” ma dove? Alla fine Willis sorride con la bocca, non con lo sguardo. Sa d’essere sopravvissuto: sì, sopravvissuto PURTROPPO. Roba che manco al termine del celebratissimo Cimino de “Il Cacciatore”. Siamo al cospetto non di b-movie(s), bensì di grandi film ma in tonalità minore. Spiace rivelare il segreto: esistono e per fortuna pure film di questo tipo. Indimenticabili.

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Recensioni

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Bruce Willis

1955, Idar-Oberstein, Germania

Propr. Walter B. W. Attore statunitense. Ex suonatore di armonica a bocca, ex barista ed ex guardiano notturno in una centrale nucleare, viene lanciato a metà degli anni '80 dalla serie televisiva Moonlighting ed esordisce nel cinema nel 1987 nella commedia Appuntamento al buio di B. Edwards. Diventa improvvisamente la nuova icona del cinema d'azione interpretando il detective MacClane in Trappola di cristallo (1988) di J. McTiernan, film teso ed esemplare nel quale unisce alla perfezione muscoli, cervello e una discreta ironia. Nel 1990 è ancora MacClane nel mediocre 58 minuti per morire di R. Harlin e uno spietato e alcolizzato giornalista in Il falò delle vanità di B. De Palma. Ormai consacrato come uno dei più apprezzati divi hollywoodiani, torna a toni più leggeri con Hudson Hawk - Il...

David Morse

1953, Hamilton, Massachusetts

Attore statunitense. Dopo una lunga gavetta teatrale a Boston, negli anni '80 si trasferisce a New York dove inizia a recitare per la televisione ed esordisce al cinema in I ragazzi del Max's bar (1980) di R. Donner. Torna sul grande schermo in Per fortuna c'è un ladro in famiglia (1983) di H. Ross e, diretto da M. Cimino, nei panni di un malvivente in Ore disperate (1990). Dotato di una fisicità imponente e statuaria e di una notevole professionalità, si impone come caratterista e partecipa a numerosi film, spesso impersonando figure negative, tra cui Contact (1997) di R. Zemeckis, Il miglio verde (1999) di F. Darabont, Dancer in the Dark (2000) di L. von Trier (è Bill, il poliziotto che inganna e deruba la vicina di casa cieca), e il thriller Double Vision (2002) di Kuo-fu Chen, anche se...

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