Editore: Chiarelettere
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 400,66 KB
  • Pagine della versione a stampa: 256 p.
    • EAN: 9788861908840
    Disponibile anche in altri formati:

    € 9,99

    Venduto e spedito da IBS

    3 punti Premium

    Scaricabile subito

    Aggiungi al carrello Regala

    non è possibile acquistare ebook su dispositivi Apple. Puoi comunque aggiungerli alla wishlist

    Recensioni dei clienti

    Ordina per
    • User Icon

      Massimo Buonocore

      21/01/2018 16:45:04

      Ho comprato il libro immaginando qualcosa del genere "Schiavone". All' inizio sono rimasto deluso ma mi sono bastate una decina di pagine per non riuscire a staccarmene e l' ho letto tutto di un fiato. Povera gente che percorre le stesse strade dei nostri emigranti di un tempo e che soffre le stesse pene se non peggiori. Chiunque parli male delle badanti dovrebbe leggerlo.

    • User Icon

      Gabriele Piccione

      10/01/2018 15:13:54

      Che tragedia! Storia originale e con molti aspetti interessanti. Aspetti sul senso della vita e sulla disperazione sotto vari punti di vista: il punto di vista di una persona che ha fatto migliaia di km lasciando la sua famiglia in cerca di fortune e si ritrova a fare lavori indegni; una madre che non può vedere il proprio figlio; un ragazzo costretto a vivere in un orfanotrofio anche se la mamma ce l'ha; una vecchia che "sopravvive" a stento anche se da tempo ha smesso di vivere... ma alla fine di tutto? Una gran tragedia (perfin esagerata) che "lascia pensare" molto ma che "lascia" ben poco

    • User Icon

      Rosanna

      13/12/2017 18:02:47

      Mi ha devastato. Ho appena finito di leggerlo, e l'ho letto con calma perché non reggevo la sofferenza di Mirta e neanche quella della signora di cui si occupa. Troppo, troppo dolore. E il dolore più grande, quello che non si può tollerare, è quello del ragazzino, dell'orfano bianco. Ilie, la ragione di vita di Mirta. Manzini ha scritto un libro indimenticabile. Ma lo sconsiglio a chi ha genitori malati Io ne so qualcosa

    • User Icon

      galofour

      16/10/2017 18:13:19

      Molto bello. Da vietare a persone anziane in depressione.

    • User Icon

      MAURIZIO

      19/09/2017 12:35:29

      Un racconto diverso, che, però, ha tanto dell'attuale. Lettura piacevole. Consigliato!!

    • User Icon

      klabhe

      06/07/2017 15:33:05

      Io adoro Manzini e Rocco Schiavone...veramente...li adoro indistintamente!!!! Ma questo libro non ce l'ho fatta a leggerlo....sara' che ho bisogno di leggerezza...sara' che mi aspettavo altro...sara' che non ci ho trovato la solita vena ironica...lo ho abbandonato!

    • User Icon

      enrica55

      07/04/2017 15:30:23

      Un libro bellissino e veritiero. Assolutamente consigliata la lettura per riflettere e, forse, comportarsi con più sentimento e cuore verso le persone.

    • User Icon

      Manu58

      30/01/2017 16:55:37

      Da poco ho conosciuto lo scrittore, a dire il vero dagli sceneggiati televisivi e poi guardando il mio elenco do e-book mi sono accorta di avere un suo libro. Orfani bianchi l'ho comprato a natale perché oltre ad averne sentito parlare, volevo rendermi conto se veramente manzini è uno scrittore bravo come dicono. Ebbene devo dire che mi è piaciuto in modo particolare perché davanti al mondo delle "badanti" così maltrattate e tenute in scarsissima considerazione mi ha fatto molto capire e soprattutto molto pensare. È un romanzo tristissimo che però rispecchia molte situazioni di cui ho sentito parlare. Non mi dilungo ulteriormente e lo consiglio. Ottimo

    • User Icon

      luca bidoli

      17/01/2017 08:48:59

      Semplicemente un ottimo libro. Manzini si conferma, a mio modesto avviso, uno scrittore di razza, vero, autentico, che può e sa spaziare dal genere noire a questo romanzo che, partendo dalla nuda e cruda realtà di tante Italie "parallele" e minori, ( gli immigrtai, i clandestini, le lavoranti in nero, i pensionati, i morti di fame...), riesce a dare vita e carne ad una figura femminile, una badante moldava, che non si dimentica. Uno spaccato del nostro paese, nella sua dimensione quotidiana, nella periferia esistenziale e morale di vite che si tedono ai fili sempre più esili del riscatto e della speranza. Bello, a tratti struggente, con lo sguardo impietoso verso ciò che siamo diventati, di quello che abbiamo smarrito in umanità e dignità. Un libro che non si dimentica, di un vero, grande scrittore di oggi, della nostra contemporaneità che lancia segnali e sguardi non superficiali su ciò che saremo.

    • User Icon

      Giorgio

      12/01/2017 13:55:58

      Il tema trattato nel libro è di quelli difficili e controversi dove farsi trascinare dai luoghi comuni è facile, Manzini ne ha evitati molto pochi, soprattutto nei personaggi secondari e collaterali. La protagonista un po' meglio, pur se conoscendolo come scrittore mi sarei aspettato di meglio, un po' scontata. La scrittura è come al solido fluida e brillante. Tre stelle per la stima verso lo scrittore e per il coraggio di trattare un tema decisamente spinoso e complesso. La storia di per se non li merita

    • User Icon

      evandro

      11/01/2017 10:06:22

      molto bello, fa riflettere.....da consigliare!

    • User Icon

      Virginio

      05/01/2017 16:03:57

      Splendido libro che lascia una melanconia profonda e l'auspicio che tali fatti capitin o solo nella fantasia. Bravo Manzini

    • User Icon

      Ciro D'Onofrio

      30/12/2016 09:36:37

      Un libro breve ed intenso,di una grande malinconia che non conoscerà sollievo Tagliente ed efficace la scrittura di Manzini

    • User Icon

      Francesco

      30/12/2016 06:06:05

      Bellissimo. Un libro che ti lascia dentro una tristezza indescrivibile.

    • User Icon

      chicca

      12/12/2016 16:30:55

      Una sola parola: terribile. Un vero pugno nello stomaco, tanto più forte perchè la storia è orrendamente verosimile. Finita l'ultima pagina ho sentito un'insopprimibile voglia di abbracciare il mio scontroso figlio quattordicenne. Un libro che renderei obbligatorio nelle scuole, sia per il tema che per l'asciuttezza della scrittura.

    • User Icon

      barbara

      07/12/2016 11:49:48

      Probabilmente Manzini riesce a rendere interessante anche la lista della spesa. Scrive benissimo e io lo adoro. Questo libro è stuggente e si legge in un fiato; l'unico appunto che mi sento di muovere è relativo al fatto che non soltanto gli stranieri si svegliano prima dell'alba, prendono autobus stipati all'inverosimile, sono alla disperata ricerca di un lavoro, vengono trattati con supponenza da datori di lavoro arroganti. Tutto questo viene presentato come trattamento riservato a stranieri ... ahime non è così

    • User Icon

      Pat

      29/11/2016 16:42:29

      Difficile dare un voto che tenga conto di tutti gli elementi. Molto gradevole la scrittura, coinvolgente il tema perché tocca da vicino gran parte delle famiglie italiane, ottima la capacità dell'A. di tenere viva l'attenzione di chi legge. Troppo scarto invece tra l'umanità della badante straniera così come emerge ad esempio nello scambio di mail con il figlio, l'amica ecc., ma anche nel suo rapporto di lavoro, e la distanza siderale al limite del grottesco di tutti i personaggi che ruotano intorno alla anziana signora di cui la protagonista si prende cura. Uno spietato identikit dei datori di lavoro italiani che alla fine risulta poco realistico.

    • User Icon

      gasalbe

      28/11/2016 18:05:53

      Letto tutto d' un fiato. Bellissimo.

    • User Icon

      M.C.

      28/11/2016 14:03:02

      Non do il massimo solo perchè dopo un po' scoccia che tutti gli italiani siano presentati come razzistoni senza cuore, e perchè su quegli autobus puzzolenti e strapieni presi quando il sole ancora non sorge di italiani ce ne sono eccome....forse però serviva all'autore creare delle differenze così nette per veicolare meglio il suo messaggio. Comunque il romanzo mi è piaciuto, mi ha emozionato e lo consiglio a tutti.

    • User Icon

      angelo

      27/11/2016 14:00:00

      Ingredienti: una badante moldava a Roma lontana dalla famiglia, un figlio dodicenne lasciato in un orfanotrofio in patria, una vita di sacrifici e privazioni per un futuro migliore, un’ultima assistita ricca, paralizzata e indisponente. Consigliato: a chi vuol conoscere un mondo di invisibili che lottano ai margini della società, a chi vuol ricevere una lezione di tenerezza e umanità in un mondo cinico e spietato.

    Vedi tutte le 31 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


    “Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che, per trovare un angolo di serenità, è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania e mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?”Antonio Manzini

    Nei romanzi di Antonio Manzini, quelli della serie di Rocco Schiavone, l’assenza di una donna si sente e pesa come un vero e proprio personaggio. Sua moglie Marina manca nella sua vita e appare solo nei sogni. Ma mancano anche le altre donne che solitamente animano le stanze di certi uomini terribilmente soli: mamme, amanti, cameriere…

    Per queste donne è evidente che Manzini abbia pensato a un ruolo diverso. O almeno così ci piace pensare. Mirta Mitea, la protagonista di questo romanzo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. Lei è al centro della vicenda raccontata in Orfani bianchi.


    E di nuovo, in questo modo, Antonio Manzini ci ricorda Andrea Camilleri, che è tra l’altro uno dei suoi maggiori estimatori, quando lascia le vicende di Montalbano per scrivere di altri personaggi.


    Mirta Mitea è una badante moldava, in Italia da cinque anni. La sua vita è vissuta in simbiosi con gli anziani che deve accudire, vecchi di cui nessuno ha tempo o voglia di occuparsi, lasciati a un’estranea qualunque come gatti domestici. Quell’estranea che vediamo al parco trascinare le sedie a rotelle dei nostri nonni, quella donna inesistente che nessuno saluta al mercato, che intravediamo come un’ombra, all’alba, negli androni dei nostri palazzi, in queste pagine si prende la sua rivincita.

    Perché scopriamo, leggendo, che Mirta ha una famiglia in Moldavia, una madre anziana che dovrebbe essere accudita anche lei, un figlio dodicenne con un sacco di problemi e amici, confidenti, ex compagni di scuola. Mirta ha un forte amor proprio e una passione per il pianoforte. Ha simpatie e antipatie, eccessi d’ira, momenti di estrema dolcezza, come tutti.


    Antonio Manzini non cede alla tentazione di mostrarci lo stereotipo del reietto, dell’invisibile, che cerca il riscatto nella sofferenza, ma dipinge una figura a tutto tondo, capace di eroici slanci di altruismo ma anche di grandi errori di valutazione. È questa capacità di mostrare l’umanità, il tocco magico di Antonio Manzini, ciò che rende ogni suo personaggio credibile.

    Grazie al punto di vista di questa donna, possiamo imparare molto su noi stessi, sul nostro rapporto con gli stranieri, con i malati e anche con la morte. Inevitabilmente, alla fine, la storia di Mirta diventa un’operazione di disvelamento dei limiti della società borghese occidentale. Inevitabilmente il cliché della straniera che porta via il lavoro agli italiani viene demolito senza appello.

    Mirta Mitea, dicevamo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. E Orfani bianchi non è il classico giallo procedurale di Sellerio. Possiamo anche supporre che i lettori di questi due generi siano diversi, e che magari alcune badanti vorranno cimentarsi con questa lettura. Ma l’autore è Manzini, non si smentisce. Come disse Antonio D’Orrico «Solo Manzini è davvero all’altezza» e oggi lo dimostra come mai prima, raccontando quello che tutti vedono e che nessuno dice. Facendo quello che si dovrebbe fare.

    Recensione di Annalisa Veraldi