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Editore: Chiarelettere
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 400,66 KB
  • Pagine della versione a stampa: 256 p.
  • EAN: 9788861908840
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“Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che, per trovare un angolo di serenità, è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania e mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?”Antonio Manzini

Nei romanzi di Antonio Manzini, quelli della serie di Rocco Schiavone, l’assenza di una donna si sente e pesa come un vero e proprio personaggio. Sua moglie Marina manca nella sua vita e appare solo nei sogni. Ma mancano anche le altre donne che solitamente animano le stanze di certi uomini terribilmente soli: mamme, amanti, cameriere…

Per queste donne è evidente che Manzini abbia pensato a un ruolo diverso. O almeno così ci piace pensare. Mirta Mitea, la protagonista di questo romanzo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. Lei è al centro della vicenda raccontata in Orfani bianchi.


E di nuovo, in questo modo, Antonio Manzini ci ricorda Andrea Camilleri, che è tra l’altro uno dei suoi maggiori estimatori, quando lascia le vicende di Montalbano per scrivere di altri personaggi.


Mirta Mitea è una badante moldava, in Italia da cinque anni. La sua vita è vissuta in simbiosi con gli anziani che deve accudire, vecchi di cui nessuno ha tempo o voglia di occuparsi, lasciati a un’estranea qualunque come gatti domestici. Quell’estranea che vediamo al parco trascinare le sedie a rotelle dei nostri nonni, quella donna inesistente che nessuno saluta al mercato, che intravediamo come un’ombra, all’alba, negli androni dei nostri palazzi, in queste pagine si prende la sua rivincita.

Perché scopriamo, leggendo, che Mirta ha una famiglia in Moldavia, una madre anziana che dovrebbe essere accudita anche lei, un figlio dodicenne con un sacco di problemi e amici, confidenti, ex compagni di scuola. Mirta ha un forte amor proprio e una passione per il pianoforte. Ha simpatie e antipatie, eccessi d’ira, momenti di estrema dolcezza, come tutti.


Antonio Manzini non cede alla tentazione di mostrarci lo stereotipo del reietto, dell’invisibile, che cerca il riscatto nella sofferenza, ma dipinge una figura a tutto tondo, capace di eroici slanci di altruismo ma anche di grandi errori di valutazione. È questa capacità di mostrare l’umanità, il tocco magico di Antonio Manzini, ciò che rende ogni suo personaggio credibile.

Grazie al punto di vista di questa donna, possiamo imparare molto su noi stessi, sul nostro rapporto con gli stranieri, con i malati e anche con la morte. Inevitabilmente, alla fine, la storia di Mirta diventa un’operazione di disvelamento dei limiti della società borghese occidentale. Inevitabilmente il cliché della straniera che porta via il lavoro agli italiani viene demolito senza appello.

Mirta Mitea, dicevamo, non è la cameriera di Rocco Schiavone, né la badante del suo vicino del piano di sotto. La sua vita non ruota intorno alle indagini del vicequestore di polizia. E Orfani bianchi non è il classico giallo procedurale di Sellerio. Possiamo anche supporre che i lettori di questi due generi siano diversi, e che magari alcune badanti vorranno cimentarsi con questa lettura. Ma l’autore è Manzini, non si smentisce. Come disse Antonio D’Orrico «Solo Manzini è davvero all’altezza» e oggi lo dimostra come mai prima, raccontando quello che tutti vedono e che nessuno dice. Facendo quello che si dovrebbe fare.

Recensione di Annalisa Veraldi

Recensioni dei clienti

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    enrica55

    07/04/2017 15.30.23

    Un libro bellissino e veritiero. Assolutamente consigliata la lettura per riflettere e, forse, comportarsi con più sentimento e cuore verso le persone.

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    Manu58

    30/01/2017 16.55.37

    Da poco ho conosciuto lo scrittore, a dire il vero dagli sceneggiati televisivi e poi guardando il mio elenco do e-book mi sono accorta di avere un suo libro. Orfani bianchi l'ho comprato a natale perché oltre ad averne sentito parlare, volevo rendermi conto se veramente manzini è uno scrittore bravo come dicono. Ebbene devo dire che mi è piaciuto in modo particolare perché davanti al mondo delle "badanti" così maltrattate e tenute in scarsissima considerazione mi ha fatto molto capire e soprattutto molto pensare. È un romanzo tristissimo che però rispecchia molte situazioni di cui ho sentito parlare. Non mi dilungo ulteriormente e lo consiglio. Ottimo

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    luca bidoli

    17/01/2017 08.48.59

    Semplicemente un ottimo libro. Manzini si conferma, a mio modesto avviso, uno scrittore di razza, vero, autentico, che può e sa spaziare dal genere noire a questo romanzo che, partendo dalla nuda e cruda realtà di tante Italie "parallele" e minori, ( gli immigrtai, i clandestini, le lavoranti in nero, i pensionati, i morti di fame...), riesce a dare vita e carne ad una figura femminile, una badante moldava, che non si dimentica. Uno spaccato del nostro paese, nella sua dimensione quotidiana, nella periferia esistenziale e morale di vite che si tedono ai fili sempre più esili del riscatto e della speranza. Bello, a tratti struggente, con lo sguardo impietoso verso ciò che siamo diventati, di quello che abbiamo smarrito in umanità e dignità. Un libro che non si dimentica, di un vero, grande scrittore di oggi, della nostra contemporaneità che lancia segnali e sguardi non superficiali su ciò che saremo.

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    Giorgio

    12/01/2017 13.55.58

    Il tema trattato nel libro è di quelli difficili e controversi dove farsi trascinare dai luoghi comuni è facile, Manzini ne ha evitati molto pochi, soprattutto nei personaggi secondari e collaterali. La protagonista un po' meglio, pur se conoscendolo come scrittore mi sarei aspettato di meglio, un po' scontata. La scrittura è come al solido fluida e brillante. Tre stelle per la stima verso lo scrittore e per il coraggio di trattare un tema decisamente spinoso e complesso. La storia di per se non li merita

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    evandro

    11/01/2017 10.06.22

    molto bello, fa riflettere.....da consigliare!

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    Virginio

    05/01/2017 16.03.57

    Splendido libro che lascia una melanconia profonda e l'auspicio che tali fatti capitin o solo nella fantasia. Bravo Manzini

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    Ciro D'Onofrio

    30/12/2016 09.36.37

    Un libro breve ed intenso,di una grande malinconia che non conoscerà sollievo Tagliente ed efficace la scrittura di Manzini

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    Francesco

    30/12/2016 06.06.05

    Bellissimo. Un libro che ti lascia dentro una tristezza indescrivibile.

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    chicca

    12/12/2016 16.30.55

    Una sola parola: terribile. Un vero pugno nello stomaco, tanto più forte perchè la storia è orrendamente verosimile. Finita l'ultima pagina ho sentito un'insopprimibile voglia di abbracciare il mio scontroso figlio quattordicenne. Un libro che renderei obbligatorio nelle scuole, sia per il tema che per l'asciuttezza della scrittura.

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    barbara

    07/12/2016 11.49.48

    Probabilmente Manzini riesce a rendere interessante anche la lista della spesa. Scrive benissimo e io lo adoro. Questo libro è stuggente e si legge in un fiato; l'unico appunto che mi sento di muovere è relativo al fatto che non soltanto gli stranieri si svegliano prima dell'alba, prendono autobus stipati all'inverosimile, sono alla disperata ricerca di un lavoro, vengono trattati con supponenza da datori di lavoro arroganti. Tutto questo viene presentato come trattamento riservato a stranieri ... ahime non è così

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    Pat

    29/11/2016 16.42.29

    Difficile dare un voto che tenga conto di tutti gli elementi. Molto gradevole la scrittura, coinvolgente il tema perché tocca da vicino gran parte delle famiglie italiane, ottima la capacità dell'A. di tenere viva l'attenzione di chi legge. Troppo scarto invece tra l'umanità della badante straniera così come emerge ad esempio nello scambio di mail con il figlio, l'amica ecc., ma anche nel suo rapporto di lavoro, e la distanza siderale al limite del grottesco di tutti i personaggi che ruotano intorno alla anziana signora di cui la protagonista si prende cura. Uno spietato identikit dei datori di lavoro italiani che alla fine risulta poco realistico.

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    gasalbe

    28/11/2016 18.05.53

    Letto tutto d' un fiato. Bellissimo.

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    M.C.

    28/11/2016 14.03.02

    Non do il massimo solo perchè dopo un po' scoccia che tutti gli italiani siano presentati come razzistoni senza cuore, e perchè su quegli autobus puzzolenti e strapieni presi quando il sole ancora non sorge di italiani ce ne sono eccome....forse però serviva all'autore creare delle differenze così nette per veicolare meglio il suo messaggio. Comunque il romanzo mi è piaciuto, mi ha emozionato e lo consiglio a tutti.

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    angelo

    27/11/2016 14.00.00

    Ingredienti: una badante moldava a Roma lontana dalla famiglia, un figlio dodicenne lasciato in un orfanotrofio in patria, una vita di sacrifici e privazioni per un futuro migliore, un’ultima assistita ricca, paralizzata e indisponente. Consigliato: a chi vuol conoscere un mondo di invisibili che lottano ai margini della società, a chi vuol ricevere una lezione di tenerezza e umanità in un mondo cinico e spietato.

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    Guido

    24/11/2016 11.17.27

    Bel libro. Emozionante, commovente ed a tratti ironico con quella vena da denunzia dei preconcetti verso gli stranieri. Però non mi sento di dare il massimo voto perché immerso nella lettura mi sono ritrovato a chiedermi "ma sto leggendo Manzini o Ammaniti ?" . Stessa drammatica malinconia e con quell'ironia che le cammina accanto e che lascia sempre l'amaro in bocca e le lacrime soffocate. Comunque sempre un ottimo romanzo in attesa di un nuova "rottura" per Rocco Schiavone

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    Henry il grigio

    21/11/2016 08.33.39

    Questo romanzo è un pugno nello stomaco, per noi tutti, per la nostra società, per come ci siamo ridotti. Questo romanzo fa riflettere, solleva interrogativi, siamo veramente così ? Quante storie così ci saranno ogni giorno, e quante volte abbiamo ignorato e non guardato veramente le persone come "Mirta" ? Adoro Antonio Manzini, ora ancora di più. Leggetelo, non è tempo perso.

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    Luisa

    20/11/2016 10.27.15

    L'ho letto d'un fiato. Una sola parola: magnifico.

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    virginio

    17/11/2016 13.45.36

    Tanto bello quanto triste. Si legge in un fiato, ti trafigge il cuore.

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    Stefania

    16/11/2016 12.43.03

    Premesso che mi piace molto la scrittura di Antonio Manzini, questo libro mi ha tolto il fiato. La storia raccontata è dura, durissima, certo non vale per tutte le badanti, ma sicuramente alcuni aspetti possono essere comuni. Storia di una umanità sconvolgente.... arrivi alla fine in un batter d'occhio sperando in un finale di piccola rivincita... ed è qui che ti lascia senza fiato. Ci ho pensato per giorni dopo averlo finito, mi ha stimolato molte riflessioni su queste persone, è vero, invisibili agli occhi dei più. Non ho dato le 5 stelle solo perchè speravo in un altro finale. Grazie Antonio

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    Stefano

    11/11/2016 14.13.15

    Io credo che sia giusto dare atto a Manzini di aver avuto il coraggio di uscire dal comodo guscio rappresentato dal mondo di Rocco Schiavone e di aver intrapreso un discorso letterario tutto nuovo rispetto al passato. Devo dire che il libro non mi ha convinto fino in fondo: un pò lento all'inizio ha preso quota gradatamente fino al finale che ingenera più di una riflessione. L'esperimento comunque mi sembra, nel complesso, riuscito e promettente per il futuro. Ormai Manzini occupa un posto di assoluto rilievo nel nostro panorama letterario.

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