Saggio sulla stanchezza

Peter Handke

Traduttore: E. Picco
Editore: Garzanti Libri
Collana: Gli elefanti
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 settembre 2000
Pagine: 69 p., Brossura
  • EAN: 9788811666226
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Descrizione
Quella di cui parla Handke in questo breve scritto, a metà tra il saggio e la riflessione autobiografica, è la stanchezza del vivere che ci coglie quando il reticolo cieco delle relazioni sociali non consente più di elevare lo sguardo oltre gli angusti confini del presente. Questa stanchezza non ha i toni alti dell'epilogo drammatico di un conflitto o di una forte tensione esistenziale: è la stanchezza più sottile, e per questo più inquietante, che si accompagna alla banalità della vita. Contagiando il lettore con la descrizione delle proprie stanchezze, Handke lo porta a riconoscersi in questa fondamentale esperienza del mondo, ma anche a comprendere che è essenziale in un processo creativo basato sulla contemplazione.

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    Cristiano Cant

    31/08/2016 12:42:07

    Mille distrazioni intarsiate ad arte dalle nocche del reale, dimenticanze figlie di assurde corse verso incogniti arrivi, di pesantissimi faldoni nei quali mormora la sublime insignificanza del tutto,l'omaggio che la fatica porge ogni santo momento al serioso ingombro della futilità divorante,ecco, che almeno questa somma di orride cose non impedisca di tenerne a mente una importante, decisiva,autentica, e cioè assegnare il Premio Nobel per la letteratura a Peter Handke. Lo merita indubbiamente, è in quel novero di scrittori magnifici che hanno disegnato la loro epoca con smalti e colori straordinari, la lunga degenza (rattristata e attenta, vigile, sofferta), di un occhio sopra un diario, su una vita di incontri e di errori, di caratteri uccisi, di sorrisi sporadici, sinceri. Basterebbe questo prezioso densissimo libercolo a semplificare ogni rozzo barocchismo del mio scrivere complimentoso nella degna statura della pergamena svedese, che spero con tutto il cuore possa nobilitarlo prestissimo. Una carriera lunga, magnifica, senza una pagina disonesta, artefatta, un lavoro dentro se stesso come in una poetica autopsia del sentire, sia essa declinata fra i fragilissimi rami di un amore incompreso o nella lenta analisi di una biografia solitaria o nei tortuosi meandri di una pensosa ironia. Un catalogo di stanchezze cos'è? Tessere di un domino svogliato che si sospingono l'un l'altra, ma in un disagio sentito che riesce veramente a decollare in pagine da trascrivere intere. Un esercizio non comune, rendere ciò che ci affloscia, ci annulla, ci disturba, la nuda fotografia di un quotidiano veritiero, figlio di questo tempo, nostalgia che salva la saporita briciola da un pane ormai malfatto, sbagliato. A dire che sotto le beceraggini umane comunque può brillare una stanca bellezza critica in grado di farsi scrittura. Rauca invocazione dunque qui si consegna ai giurati di Stoccolma, piccola vermiciattola istanza di una voce tifosa, fascicolo elettronico, brullo, ma amato.

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