Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia

Christopher R. Browning

Traduttore: L. Salvai
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 26 ottobre 2004
Pagine: XVIII-258 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806170677
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Descrizione
Il 13 luglio 1942, gli uomini del Battaglione 101 della Polizia tedesca entrarono nel villaggio polacco di Józefów. Al tramonto, avevano rastrellato 1800 ebrei: ne selezionarono poche centinaia da deportare; gli altri - donne, vecchi e bambini - li uccisero. Erano operai, impiegati, commercianti, arruolati da poco. Uomini comuni che non erano nazisti né fanatici antisemiti, e ciò nonostante sterminarono 1500 vittime in un solo giorno. Un massacro primo di una lunga serie. Alla fine della guerra, rimasero 210 testimonianze di membri del Battaglione 101: come giustificavano il proprio comportamento? E soprattutto, per quale motivo furono così spietatamente efficienti nell'eseguire gli ordini? Per fede nell'autorità, per paura della punizione?

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    Nicolò

    18/09/2018 10:19:42

    Un libro che fa male, anche fisicamente, leggere. La storia è quella del Battaglione 101, un gruppo di riservisti (appartenenti cioè ad una di quelle classi in congedo, fra cui semplici civili che hanno svolto servizio di leva, che possono essere richiamate durante la guerra) che fra l'estate del 1941 e il 1943 si è reso responsabile della morte di circa 85.000 persone. Il 101 era perlopiù composto da uomini di mezz'età che fino a poco tempo prima della spedizione polacca appartenevano al ceto medio tedesco, operai e commercianti soprattutto. Ebbene questi "uomini comuni", fra i quali non erano preponderanti sentimenti antisemiti, furono capaci di fucilare migliaia di persone, anche bambini, la cui unica colpa era quella di essere ebrei. Le motivazioni delle loro azioni vanno dall'usuale tiritera sugli ordini da eseguire, alla spinta conformistica (il timore di perdere la faccia ai propri compagni) fino ai più articolati espedienti morali con cui giustificarsi, in primis a se stessi, con soldati che pensavano che il destino degli ebrei fosse in ogni caso segnato o che uccidevano solo bambini per liberarli(sic) dalla triste condizione di vivere senza genitori. L'autore nel finale si sofferma su quanto possano aver influito le determinanti situazionali, operando dei parallelismi con i pionieristici, e inquietanti, risultati degli esperimenti di Milgram e Zimbardo.

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    Gian Maria

    25/03/2008 19:03:09

    Una ricerca storica precisa e onesta su un "mistero" che a oggi lascia molti storici incerti: come si siano potute sviluppare le altrocità della Shoah dal popolo più raffinato d'Europa. Assolutamente da leggere, per quanto a mio avviso le risposte dell'autore mettono in un luce soltanto una parte della terribile complessità del fenomeno Nazismo. Ma non è nelle intenzioni del libro offrirne un'immagine esaustiva.

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    Ruggero Giannelli

    12/01/2005 23:59:34

    Che cos'è? Cos'è quella cosa che permette al battaglione 101 (raccapricciante analogia con la stanza 101 di 1984), un battaglione composto da anziani, scarti dell'esercito, quasi nessuno tesserato nel partito nazista, di imbracciare i fucili e, uno per uno, sterminare 18.000 polacchi? Assolutamente da leggere, una testimonianza raccapricciante della ferocia umana.

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