Il deserto dei tartari

Dino Buzzati

Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 3
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 18 maggio 2016
Pagine: XIX-202 p., Brossura
  • EAN: 9788804668046

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Antonio

    17/09/2018 21:06:57

    Il fulcro del romanzo attorno al quale si sviluppa la vicenda è la fuga del tempo. Il lento scorrere della vita in attesa di un singolo istante, un evento capace di dar un senso alla propria esistenza. La Fortezza Bastiani sorge, infatti, ai limiti di un deserto, dove il tenente Giovanni Drogo prende servizio, in attesa dell'imminente invasione dei Tartari. Il mondo militare "fantastico" creato dal genio di Buzzati è ricco di allegorie, in cui si ritrovano le inquietudini e le solitudini umane. Lo stesso autore in un'intervista dichiarò che l'idea del libro venne proprio dal continuo "tran tran quotidiano senza termine". Un sentimento comune espresso in un romanzo di una bellezza unica che fa di Dino Buzzati il massimo esponente (insieme a Moravia) del filone esistenzialista nella letteratura italiana.

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    Franco62

    30/08/2018 17:51:05

    Un classico del '900, assolutamente da leggere!

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    Carlo

    08/08/2018 19:21:32

    Romanzo di eccelso valore letterario, non semplice da affrontare ma appagante e profondo. La storia di Drogo è apparentemente quella di una sconfitta, una vita spesa nella vana attesa di un evento in grado di imprimere una svolta, mentre gli anni passano e l’entusiasmo e le possibilità diminuiscono inesorabilmente. Arrivato alla resa dei conti con il destino, Drogo accetterà il mancato raggiungimento dei suoi obiettivi ma comprenderà di aver colto un successo esistenziale ben più importante. Buzzati pubblicò il volume nel 1940, già cronista al Corriere della Sera, ed in un’intervista ammise di esser stato ispirato proprio dalla monotonia della redazione e dal timore di consumare la sua avventura terrena in quell’alienante routine, poi magistralmente trasposta nei rigidi ambienti militari che soffocheranno le illusioni di Drogo. Da ricordare il bel film di Zurlini, non in grado di trasmettere le stesse inquietudini dell’opera di Buzzati ma certamente meritevole di una visione, in virtù del grandioso cast (Gassman, Von Sydow, Gemma, Noiret, Perrin), delle magnifiche scenografie (Salimbeni sfruttò alla perfezione la fortezza iraniana di Arg-e Bam) e della suggestiva atmosfera che lo circonfonde.

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    Lorenzo

    12/07/2018 16:03:57

    Buzzati mi ha tirato fuori pensieri che avevo ma che mai avrei saputo esporre o spiegare, e lo fa con una semplicità disarmante. Il libro è ovviamente bellissimo ma sconsigliato a chi è in periodo "depressione" perché è permeato di una tristezza e malinconia impressionante. Ma nel complesso uno stimolo fondamentale per la comprensione dell'esistenza, e del tempo che passa.

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    stefano

    25/05/2018 09:22:49

    Dino Buzzati, l'unico scrittore del Novecento che da una prospettiva di ateismo e' riuscito a rendere poetica persino la morte. Un artista meraviglioso, geniale, eclettico, che, come tutti i suoi libri, e' riuscito ad andare oltre la soglia del Tempo.

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    Raffaele

    22/04/2018 16:56:55

    Altro capolavoro della letteratura italiana da leggere assolutamente, l'attesa e la solitudine in un grandissimo romanzo che ti entra dentro.

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    Cristiano Cant

    02/01/2018 10:03:12

    Si tenta con illuse speranze di offrire una dritta a scaffali stracolmi, si immaginano soluzioni più logiche, meno bastarde e nemiche negli apparentamenti, ma poi ci si finisce per dire che c'è un destino in quei confini insensati, qualcosa come un dettato bislacco che deve fissarsi così, in una forma di superstizione invincibile a cui si china il capo con sorridente rassegnazione. Una ruvida Medusa datata mi scivola tra le mani, mi sussurra che l'ordine è meno di una parvenza, buffa scivolosa chimera. Il libro è questo. Mi siedo e lo sfoglio, ne ripasso alcune pagine e sembra che lo stia come liberando da un gesso portato ingiustamente troppo a lungo. E allora cerco di celebrarne la bellezza e ne riattraverso i "bastioni". L'estenuante idea di qualcosa che dovrà accadere, un nemico che certo sta avanzando verso di noi, l'attesa covata in un pensiero fisso come fondo ossessionante di ogni azione, ogni sentimento, ogni mossa anche involontaria. Come una nube inesorabile il cui pensiero intimorisce e assorbe l'interezza di un essere annullando il resto delle cose, tutto si fa abitudine, un siero di metafisica silente penetra nelle vene di Drogo e lo invade, lo possiede. Il tempo, il grande tema del romanzo, il suo polso incostante, le sue rotte vane, lo specchio del nostro dentro, la falce della morte: "Si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita". La Fortezza inghiottirà ogni speranza, ma non sarà la morte il nemico. Il nemico vero è la paura di morire. Questo il tremendo incontro e il grande messaggio del libro, il tratto che nessuno può eludere. Non c'è altra solitudine che quella. Anche negli istanti più belli, il lento assalto dei giorni continua a farsi avanti. Imperdibile!

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    n.d.

    15/10/2017 22:02:48

    È uno dei libri che più mi è rimasto nel cuore tra quelli letti, estremamente malinconico e triste ma con una messaggio forte e profondo

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    Gaia

    13/10/2017 18:33:08

    Con pochissimi elementi riesce a farti sognare!

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    FabioG73

    08/05/2017 10:46:05

    Questo libro mi ha lasciato una traccia nell'anima. Capolavoro! L'autore ha colpito nel segno, perchè molto spesso nella mia vita mi interrogo sulla possibile somiglianza della mio modo di vivere con quello del protagonista del libro, il tenente Giovanni Drogo. La storia parla di questo giovane militare, che va a prestare servizio in una fortezza isolata, in una vasta pianura isolata, dalla quale si aspetta da un momento all'altro un attacco da parte dei Tartari; che non avverrà mai. E proprio su questo atteso e illusorio confronto con il nemico si snoda la trama del libro, che racconta la vita dei soldati della fortezza, compreso quella del tenente Drogo, che si lascia convincere dal suo superiore a posticipare il trasferimento,si fa ammaliare dal luogo, dagli spazi, dalla futura gloria di combattere il nemico, rinunciando così al trasferimento in città. Questa scelta segnerà la vita di Drogo, trascorrerà il resto del suo tempo in quella fortezza, nella routine delle inderogabili regole militari, fino alla fine dei suoi giorni, e senza, soprattutto, raggiungere quella gloria del combattimento, che avrebbe giustificato il sacrificio di quel modus vivendi. Il tenente Drogo, ormai diventato maggiore, morirà nella solitudine, in una piccola stanza, lontano da tutti. I temi trattati nel libro sono molteplici e riguardano la vita di ciascuno di noi. Nella nostra vita spesso aspettiamo un futuro migliore e tralasciamo il presente, non facendo scelte o non cogliendo opportunità che potrebbero cambiare per sempre la nostra vita. Come ha fatto il tenente Drogo, spesso aspettiamo, esitiamo, ci culliamo nella routine, non abbiamo coraggio e ci lasciamo ammaliare da traguardi futuri e incerti. Ma il futuro è ora, è il presente delle nostre azioni, perchè il tempo trascorre inesorabilmente, e un giorno emetterà la sua sentenza inappellabile, mettendoci di fronte al risultato delle nostre scelte, e a come hanno influito sulla nostra vita.

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    Massimo Mazza

    29/05/2016 23:46:41

    In poco piu' di duecento pagine Buzzati, con una prosa da far invidia ai grandi classici del '900, sviscera la vita di un uomo con le sue speranze, le sue delusioni, il suo sogno rimasto lettera morta. Lo fa con un ritmo da metronomo, da passista, per meglio evidenziare la sofferenza dell'uomo di fronte all' inesorabile trascorrere del tempo che si divora gli entusiasmi, le disillusioni, le bassezze e lascia i segni tangibili del suo passaggio sul carattere e sul corpo dell'uomo: forza e determinazione da giovane, debolezza e senso di impotenza nell'eta' matura. E' il romanzo-metafora dell'esistenza, cosi' come i Tartari lo sono dei suoi sogni e delle aspirazioni. Immergersi nella lettura del capolavoro di Buzzati ti fa comprendere cosa vuol dire leggere un classico della letteratura: toccare con mano i colori dei sentimenti, una sorta di arcobaleno che si confonde con la descrizion.e delle tinte del paesaggio nell'alternarsi delle stagioni, con la presenza costante, opprimente della fortezza Bastiani, li' a ricordare la crudezza della realta'di fronte al dibattersi vano dell'uomo tra desideri e speranze deluse.

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