Il deserto dei tartari

Dino Buzzati

Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 3
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 18/05/2016
Pagine: XIX-202 p., Brossura
  • EAN: 9788804668046

15° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    stefano

    25/05/2018 09:22:49

    Dino Buzzati, l'unico scrittore del Novecento che da una prospettiva di ateismo e' riuscito a rendere poetica persino la morte. Un artista meraviglioso, geniale, eclettico, che, come tutti i suoi libri, e' riuscito ad andare oltre la soglia del Tempo.

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    Raffaele

    22/04/2018 16:56:55

    Altro capolavoro della letteratura italiana da leggere assolutamente, l'attesa e la solitudine in un grandissimo romanzo che ti entra dentro.

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    Cristiano Cant

    02/01/2018 10:03:12

    Si tenta con illuse speranze di offrire una dritta a scaffali stracolmi, si immaginano soluzioni più logiche, meno bastarde e nemiche negli apparentamenti, ma poi ci si finisce per dire che c'è un destino in quei confini insensati, qualcosa come un dettato bislacco che deve fissarsi così, in una forma di superstizione invincibile a cui si china il capo con sorridente rassegnazione. Una ruvida Medusa datata mi scivola tra le mani, mi sussurra che l'ordine è meno di una parvenza, buffa scivolosa chimera. Il libro è questo. Mi siedo e lo sfoglio, ne ripasso alcune pagine e sembra che lo stia come liberando da un gesso portato ingiustamente troppo a lungo. E allora cerco di celebrarne la bellezza e ne riattraverso i "bastioni". L'estenuante idea di qualcosa che dovrà accadere, un nemico che certo sta avanzando verso di noi, l'attesa covata in un pensiero fisso come fondo ossessionante di ogni azione, ogni sentimento, ogni mossa anche involontaria. Come una nube inesorabile il cui pensiero intimorisce e assorbe l'interezza di un essere annullando il resto delle cose, tutto si fa abitudine, un siero di metafisica silente penetra nelle vene di Drogo e lo invade, lo possiede. Il tempo, il grande tema del romanzo, il suo polso incostante, le sue rotte vane, lo specchio del nostro dentro, la falce della morte: "Si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita". La Fortezza inghiottirà ogni speranza, ma non sarà la morte il nemico. Il nemico vero è la paura di morire. Questo il tremendo incontro e il grande messaggio del libro, il tratto che nessuno può eludere. Non c'è altra solitudine che quella. Anche negli istanti più belli, il lento assalto dei giorni continua a farsi avanti. Imperdibile!

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    n.d.

    15/10/2017 22:02:48

    È uno dei libri che più mi è rimasto nel cuore tra quelli letti, estremamente malinconico e triste ma con una messaggio forte e profondo

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    Gaia

    13/10/2017 18:33:08

    Con pochissimi elementi riesce a farti sognare!

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    FabioG73

    08/05/2017 10:46:05

    Questo libro mi ha lasciato una traccia nell'anima. Capolavoro! L'autore ha colpito nel segno, perchè molto spesso nella mia vita mi interrogo sulla possibile somiglianza della mio modo di vivere con quello del protagonista del libro, il tenente Giovanni Drogo. La storia parla di questo giovane militare, che va a prestare servizio in una fortezza isolata, in una vasta pianura isolata, dalla quale si aspetta da un momento all'altro un attacco da parte dei Tartari; che non avverrà mai. E proprio su questo atteso e illusorio confronto con il nemico si snoda la trama del libro, che racconta la vita dei soldati della fortezza, compreso quella del tenente Drogo, che si lascia convincere dal suo superiore a posticipare il trasferimento,si fa ammaliare dal luogo, dagli spazi, dalla futura gloria di combattere il nemico, rinunciando così al trasferimento in città. Questa scelta segnerà la vita di Drogo, trascorrerà il resto del suo tempo in quella fortezza, nella routine delle inderogabili regole militari, fino alla fine dei suoi giorni, e senza, soprattutto, raggiungere quella gloria del combattimento, che avrebbe giustificato il sacrificio di quel modus vivendi. Il tenente Drogo, ormai diventato maggiore, morirà nella solitudine, in una piccola stanza, lontano da tutti. I temi trattati nel libro sono molteplici e riguardano la vita di ciascuno di noi. Nella nostra vita spesso aspettiamo un futuro migliore e tralasciamo il presente, non facendo scelte o non cogliendo opportunità che potrebbero cambiare per sempre la nostra vita. Come ha fatto il tenente Drogo, spesso aspettiamo, esitiamo, ci culliamo nella routine, non abbiamo coraggio e ci lasciamo ammaliare da traguardi futuri e incerti. Ma il futuro è ora, è il presente delle nostre azioni, perchè il tempo trascorre inesorabilmente, e un giorno emetterà la sua sentenza inappellabile, mettendoci di fronte al risultato delle nostre scelte, e a come hanno influito sulla nostra vita.

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    Massimo Mazza

    29/05/2016 23:46:41

    In poco piu' di duecento pagine Buzzati, con una prosa da far invidia ai grandi classici del '900, sviscera la vita di un uomo con le sue speranze, le sue delusioni, il suo sogno rimasto lettera morta. Lo fa con un ritmo da metronomo, da passista, per meglio evidenziare la sofferenza dell'uomo di fronte all' inesorabile trascorrere del tempo che si divora gli entusiasmi, le disillusioni, le bassezze e lascia i segni tangibili del suo passaggio sul carattere e sul corpo dell'uomo: forza e determinazione da giovane, debolezza e senso di impotenza nell'eta' matura. E' il romanzo-metafora dell'esistenza, cosi' come i Tartari lo sono dei suoi sogni e delle aspirazioni. Immergersi nella lettura del capolavoro di Buzzati ti fa comprendere cosa vuol dire leggere un classico della letteratura: toccare con mano i colori dei sentimenti, una sorta di arcobaleno che si confonde con la descrizion.e delle tinte del paesaggio nell'alternarsi delle stagioni, con la presenza costante, opprimente della fortezza Bastiani, li' a ricordare la crudezza della realta'di fronte al dibattersi vano dell'uomo tra desideri e speranze deluse.

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