Collana: Best BUR
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 357 p., Brossura
  • EAN: 9788817081375
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Recensioni dei clienti

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    cogitosergiosum

    21/11/2017 11:32:22

    Mi spiace ma... non l'ho ancora letto.

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    Paoletta

    01/08/2017 14:12:29

    Concordo con la recensione di Roberto... ho letto il libro appena uscito e ricordo solo lo squallore, e il dovere essere sensazionalistici raccontando in un mediocre italiano una storia morbosa di bassa lega... brutto brutto

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    Laura

    30/06/2017 09:34:44

    In un quartiere proletario di Piombino, che ruota nel bene e nel male sull'esistenza della Lucchini, la storia di due amiche di 14 anni, belle, piene di vita e di speranza e del loro piccolo microcosmo, Anna e Francesca, cresciute insieme, legate da un'amicizia intensa e totalizzante come può essere solo quella dell'adolescenza e accomunate da una figura paterna sfasata e da una famiglia disfunzionale. Anna ha un madre combattiva e partecipe ma troppo innamorata del marito cialtrone, spesso assente, che vive ai margini della legalità, per essere reale esempio per la figlia. Francesca con un padre violento, manesco e possessivo e una madre spenta assoggettata dalla gelosia e dalle ossessioni del coniuge, che spera che il padre muoia per potersi liberare di lui. L'ambiente è talmente povero di possibilità e di sbocchi, che il sesso, lo sballo, la velocità sono gli unici modi per allontanarsi dai turni massacranti, dalla "fossa" dove ribolle l'acciaio, da una vita che non consente fughe se non quell'immagine quasi di sogno dell'isola d'Elba che è vicina geograficamente ma pare lontanissima nell'immaginario di chi abita in Via Stalingrado. Linguaggio sboccato, ritmo alternato e un finale per certi versi incomprensibile. Concordo con i tanti che hanno trovato l'ultimo capitolo del libro assolutamente sfasato rispetto al resto. Se l'Avallone riesce a rendere la fame di vita della gioventù che racconta e coglie in pieno le contraddizioni e le sofferenze dell'adolescenza; non riesce però a concludere la storia, a dare completamento al romanzo. Non pienamente riuscito

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    Roberto

    24/05/2017 20:30:06

    Il femminismo più facile e privo di costrutto, susseguirsi di squallidi luoghi comuni e storielle da social network, il tutto condotto con un italiano a stento corretto e farcito di volgarità gratuite. Non c’è altro in questo libro. Best seller all’italiana, vincitore di svariati premi e tradotto in tutto il mondo? Siamo a posto…

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    Ely

    17/05/2017 08:39:57

    Mi è piaciuto molto sia come storia che come scrittura

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    aledifra

    11/01/2017 16:16:20

    Mi dispiace dissociarmi dai molti commenti positivi ma, purtroppo, il romanzo non mi ha particolarmente convinto. Ho trovato i personaggi abbastanza banali e scontati e la storia non mi ha coinvolta particolarmente.

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    Andrea

    08/11/2016 09:04:25

    Scorrevole ed avvincente. Personalmente mi è piaciuto molto lo stile ruvido, immediato dal retrogusto duro. I temi sono abbastanza comuni: innamoramenti adolescenziali, periferie in degrado, iniziazioni sessuali, famiglie disastrate e un po' di mala. Ne risulta un libro che si odia o si ama. E' una lettura che consiglio.

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    Ivano

    13/10/2016 16:28:16

    Il libro non è nulla di sconvolgente, o di innovativo, o di rivoluzionario. Piuttosto è la rappresentazione attuale di uno spaccato della società italiana, scritto in modo fluente e con personaggi credibili, crudo quanto necessario. E fra la marea di operette illeggibili che girano, questo al contrario si distingue senza alcun dubbio. Sconsiglio la lettura a chi ha meno di 16 anni, forse anche 17. Un'ultima nota riguardante la rilegatura: la costa nera è un qualcosa di eccezionale, che non sfigura affatto nelle migliori librerie.

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    steve61

    13/06/2016 15:27:41

    il libro parte bene, ti coinvolge, ti sembra di essere proprio nel mezzo della narrazione. I personaggi e le storie si intrecciano in modo fluido, ma quando è il momento di dipanare la matassa di tirare le somme, l'autrice sprofonda nel più banale dei finali, lo butta proprio lì senza convinzione chiudendo la storia con un compitino veloce, scontato, per nulla all'altezza delle pagine che lo hanno preceduto. Peccato, leggendolo mi sarei aspettato ben altro...

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    Sara

    07/06/2016 10:27:38

    L'Avallone aveva per le mani tutti gli ingredienti per scrivere un bellissimo romanzo, ma si è lasciata sfuggire quest'occasione. Ed è un vero peccato perchè all'inizio il libro scorre molto bene, davanti agli occhi del lettore emerge il carattere dei personaggi e viene spontaneo affezionarsi alle spregiudicate Anna e Francesca, al capetto Alessio, il maschio Alfa del quartiere e alla sfigata e brutta Lisa (forse il personaggio più maturo). Ma proseguendo la lettura, l'autrice tende a divagare e a perdersi in un ginepraio di storie e altro. Dedica un capitolo intero alla perdita della verginità di Anna con Mattia, mentre per Francesca solo poche righe come volesse dire "tanto ci sareste arrivati da soli". E se la figura di Anna viene delineata e approfondita, quella di Francesca è quasi messa in disparte. Francesca rimane una sorta di fantasmino di cui nessuno sembra più curarsi. Il personaggio di serie B. Poi si assiste ad una sorta di rottura, precisamente dopo la morte di Alessio. Che fine hanno fatto gli altri personaggi? Cosa è successo a Mattia? Dopo il fattaccio lui e Anna stanno ancora insieme?? Non è dato di saperlo, sembra che la Avallone lo abbia messo in un cantuccio assieme a quegli altri. Lei crea i personaggi e quando non le tornano più utili, li lascia sospesi. Il finale è troppo scontato: sparisce Mattia dalla scena e torna Francesca e le due amiche ritrovate finalmente se ne vanno all'Elba, come avevano sempre sognato. Non una parola sui genitori di Francesca, su come facciano a campare nelle loro condizioni, ma Francesca continuerà ancora a fare la spoglairellista al Gilda?! Anna lo sa? Le è bastato vedere di nuovo Francesca e sembra che tutte le cose brutte siano già passate, tra cui la morte del fratello. Un finale così sembra costruito apposta, allo scopo di garantire al romanzo una sorta di equilibrio un pò forzato in cui tutto, dopo le varie catastrofi possibili, debba tornare come prima.

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    Stef

    20/03/2016 18:48:57

    Anche se i temi di un fotoromanzo ci sono tutti: innamoramenti adolescenziali, periferie in degrado, iniziazioni sessuali, un po' di mala, tuttavia, - secondo me - l'A., muovendosi dentro queste cornici, e nonostante alcune incongruenze, sa bene cosa vuol dire e dove vuole andare a finire: inizia dall'amicizia di adolescenti ed esplora il divenire altro di questa relazione, cogliendola a partire dai più difficili momenti dell'adolescenza e giungendo fino alla prima maturità delle protagoniste. Non c'è una conclusione vera e propria; d'altra parte, è la vita ad esser cosi': continua; solo i romanzi finiscono. Introspezione psicologica, sentimenti mostrati spesso in atto più che descritti, dialettica continua con l'ambiente sociale, descrizione partecipe di una parte in crisi della società italiana agli inizi del 2000, vibrazioni lessicali - che mostrano i suoi precedenti come poetessa - sono gli strumenti che la A. sa amministrare già molto bene per dare luogo ad una narrazione che spesso commuove, comunque avvince e persuade della maturità e del complessivo valore dell'opera. 4

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    Barbara

    24/01/2016 20:59:14

    Ho letto prima Marina Bellezza e poi Acciaio , autrice notevole. Questo libro mi è piaciuto molto , storia semplice ma graffiante al tempo stesso. Attendo con anticipazione il terzo libro !

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    Tinama

    18/01/2016 18:35:35

    Un bel libro da leggere e regalare. Interessante e avvincente anche nella struttura e nello stile.

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    Anna Maria N. Firenze

    06/09/2015 16:28:51

    E' la storia di un'amicizia un po'torbida tra due ragazzine alla scoperta del sesso, che si svolge a Piombino. Per la descrizione indovinata del quartiere popolare, mi ha ricordato il film "Ovosodo" di Virzì, ambientato alla periferia di Livorno. La scrittura è moderna anche se, a volte, perde un po' di freschezza nella descrizione minuziosa del luogo di lavoro (la famosa acciaieria Lucchini) che fa da sfondo a tutta la trama. L'Autrice sembra conoscere veramente bene questa realtà e, nonostante non sia toscana, ha saputo sottolineare anche quanto l'Isola d'Elba sia importante per gli abitanti di Piombino. Infatti, nel libro, incombe sempre come una presenza minacciosa e nello stesso tempo come un miraggio. I personaggi sono ben tracciati, credibili e attuali, inseriti nei drammi familiari che si svolgono in un quotidiano amaro che toglie perfino la speranza. Non manca la riflessione sulla classe operaia,in un ambiente fortemente inquinato, che vive un ruolo difficile ma dal quale non riesce a svincolarsi, per sopravvivere. Insomma un romanzo un po' triste , ma che rappresenta davvero il disagio del mondo dei giovani e non. Oltre ad aver vinto il Campiello Opera Prima nel 2010, si è aggiudicato il secondo posto al Premio Strega. Per me ampiamente meritato

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    giulia

    01/09/2015 16:49:51

    Forse va bene per le adolescenti..gli altri possono evitare di leggerlo senza pericolo alcuno che si abbassi il loro livello culturale.

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    Cosimo

    10/08/2015 17:49:45

    Sembra quasi dai commenti e dai voti, che un libro così, o si odia, o si ama. Ho la netta sensazione di essere stato a Piombino per due anni, magari seduto nel bar, ed aver assistito agli eventi. Siamo sicuri che la realtà non sia peggio del racconto? Che nella realtà non ci siano più parolacce e bestemmie? Uno spaccato di vita. Le morti bianche che lette su un trafiletto sembrano appartenere ad altri. Qui capiamo che quelle morti non sono solo un numero di matricola, ma dentro ci sono delle aspettative, delle vite, magari balorde, ma delle vite.

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    laguby

    13/07/2015 12:14:54

    Un libro bellissimo, i cui tanti elementi di forza vanno dal linguaggio asciutto all'ambientazione, in perfetta corrispondenza con il contenuto, dalle molte storie che si intrecciano ai tanti temi affrontati, passando per l'efficace descrizione dei turbamenti adolescenziali nei confronti del proprio corpo e delle prime esperienze sessuali e molto altro ancora? Ma la cifra stilistica di questo romanzo è la pesantezza, che si respira in tutto il libro, a partire dallo sguardo torvo, indagatore, "malato" con cui il padre controlla la crescita improvvisa del corpo della figlia, fino al sudore di fatica che annebbia persino la vista? Un libro che "sa di neorealismo", perché richiama certe atmosfere cupe, pesanti e dure (come l'acciaio, appunto) della migliore cinematografia neorealistica italiana.

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    Alessandra

    12/07/2015 18:35:01

    Come le storie d'amore, diamo loro il giusto valore, attraverso ciò che ci lasciano, così per me un buon libro. Scorrevole, ma non mi ha lasciato nulla.

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    Brunella

    18/10/2014 18:36:08

    Una storia strana, lontana dalla realtà di molti di noi (o forse no). L'ambientazione, le storie dei protagonisti così sopra le righe mi hanno appassionato molto e a me questa opera prima di Silvia Avallone è piaciuta.

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    carlo

    03/09/2014 13:05:33

    cosa non funziona in questo romanzo? non credo sia l'abbondanza del torpiloquio o una descrizione ambientale non proprio corrispondente alla realtà. Sono invece i personaggi a essere troppo privi di spessore: le decisioni che prendono e le scelte che fanno quasi mai sembrano coerenti con la loro storia e questo condiziona inevitabilmente la credibilità del racconto. Un punto in più perchè è un'opera prima.

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