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Sebastiano Vassalli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 140 p., Brossura
  • EAN: 9788806193256
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Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    16/05/2012 13.26.55

    Eravamo un popolo di santi, di poeti e di navigatori. Oggi, purtroppo, i primi si sono rarefatti, i secondi restano, ma un po' in ombra, i terzi impattano contro gli scogli, assai noti, dell'isola del Giglio. Ma come siamo veramente, insomma quali sono le autentiche caratteristiche dell'italiano? Ne parla Vassalli in questo suo libro attraverso dei racconti, alcuni dei quali già noti, perché parte di precedenti romanzi. Di vizi ne abbiamo tanti e sarebbe lungo elencarli tutti e mi limito perciò solo a citare l'opportunismo, la furbizia, il narcisismo, anche se mitigati dalla simpatia. Ce n'è uno, però, in cui eccelliamo ed è costituito dalla eccezionalità. Siamo convinti di essere speciali e, in quanto tali, che i nostri vizi caratteristici diventino pregi. Al riguardo nel libro c'è una storiellina, che lo apre e lo chiude, con Dio che, nel giorno del Giudizio Universale, chiama a sé i vari popoli per giudicarli. Si presentano così il cinese, l'arabo, insomma tutti; quando con voce ferma e forte chiama l'italiano, nessuno risponde, nessuno si porta al suo cospetto, anzi, isolato in mezzi a tutti, con fare sorpreso l'italiano dice" Chi, io?". Come se non bastasse c'è un racconto ulteriormente esplicativo, Il signor B., sì quel B. di Arcore, definito l'Arcitaliano, e in quelle righe si scopre così il segreto del suo successo, ma non è motivo di soddisfazione apprenderlo, anzi, nonostante una gradevole ironia dell'autore, resta un grande amaro in bocca, una sorta di disgusto anche per noi stessi. Diverso dalla sua solita produzione, L'Italiano è tuttavia un libro che resta dentro, che porta a un'inevitabile autocritica, con l'avvertenza però di astenerci dal compiacimento nello sparlare di noi stessi, nel considerarci cioè anche in questo caso del tutto eccezionali.

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    jane

    17/01/2012 14.00.31

    E' vero, non è il miglior Vassalli, ma parecchie pagine sono molto belle. I personaggi non sono tipi astratti, ma persone reali, con nome e cognome,alcuni sono personaggi storici in momenti particolari della loro vita. La lettura stimola a volerne sapere di più : per un libro raggiungere questo risultato non è un pregio da poco.

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    Paolo Agresti

    21/06/2009 20.58.54

    Non è,certamente, il miglior Vassalli. Ma la classe non è acqua e la cosa si nota : in alcune pagine tocca corde emozionali profonde. Per uno come me,che ha divorato molti suoi precedenti libri, c'è ,comunque,la gratitudine per il coraggio e la coerenza sempre dimostrati. Se fosse nato negli Stati Uniti lo venererebbero quanto e più di Philip Roth, ma siamo in Italia. E,quindi,sta nel dimenticatoio mediatico: anche se,ne sono sicuro, la cosa non lo preoccupa ,assolutamente, e forse ci ride pure su.

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    Beppe

    26/09/2008 18.27.47

    Forse il limite maggiore di questi racconti sta proprio nel volerne fare per forza una raccolta di pezzi di un puzzle che va a comporre il carattere nazionale. Si finisce infatti secondo me per chiedere a della buona letteratura (e qui dentro ce n'è molta)quello che non si ottiene dalla sociologia o dal giornalismo di qualità. Prova ne è l'episodio del Signor B., dialogo in bilico tra l'attualità ed una prospettiva storica tutto sommato assolutoria, che lascia tutto sommato il tempo (ed il resto dei racconti)come il ha trovati.

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    GUIDO

    05/10/2007 18.11.35

    Mi spiace: Vassalli ha scritto libri bellissimi (penso, ad esempio, a "la chimera"), ma questo è proprio vuoto, insulso e slegato. La prosa è certamente scorrevole, ma non lascia nulla. E' un libro brevissimo, ma non sono riuscito a finirlo!

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    philo

    27/08/2007 18.00.15

    E' inutile, ci sono autori che puoi comprare ad occhi chiusi e non ti deludono mai. Interessante e curioso.

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    Benedetta

    28/07/2007 22.18.00

    Aneddotica di pregio, narrata con la solita forbitezza stilistica da un Vassalli attratto dalle canzoni che fanno da colonna sonora e dalle contraddizioni che fanno da leitmotiv nell’agire dei nostri contemporanei e di noi stessi.

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