Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 31/08/2001
Pagine: 400 p.
  • EAN: 9788845250477
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    Daniele

    19/07/2016 18:54:11

    Giustamento considerato assieme con "Gli indifferente" il romanzo piu' riuscito di Moravia, la storia e' narrata in prima persona da un uomo di buona famiglia che vorrebbe essere indipendente dalla madre ma non ci riesce, un artista borghese in crisi il cui vuoto interiore pare colmato solo da una relazione sentimentale che lo fa sentire vivo e protagonista ma lo ossessione sempre di piu. I dialoghi sono stringati e bellissimi, il protagonista si confronta con una donna di cui e' attratto sessualmente ma che rimane un mistero come persona, ed egli stesso si dovra' arrendere di fronte alla sua inpacita' di capire e farsi capire. Un romanzo sul desiderio, la crisi personale di un uomo e della classe sociale a cui appartiene bloccata nelle sue vuote formalita' in cui denaro e sesso paiono il fulcro su cui si sviluppano malesseri irrisolvibili.

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    angelo

    26/09/2015 19:17:45

    Ingredienti: un pittore sfaccendato senza stimoli e senza ispirazione, una lolita scaltra e di poche parole, un amore che si alimenta con la sofferenza o i sotterfugi, una noia dalla forma di tela bianca che non si riesce a dipingere o di nebbia che confonde interessi e idee. Consigliato: a chi si sente impotente nell'amore, nel lavoro e nella vita, a chi cerca una via d'uscita da una vita buia o da un amore senza ritorno.

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    Daniele

    10/09/2013 13:43:25

    Mamma mia che bello. Per fortuna non l'ho letto al liceo, quando probabilmente l'avrei lanciato dalla finestra e avrei odiato Moravia a vita. Adesso a 36 anni l'ho apprezzato a pieno. Un gigante della letteratura mondiale. Capolavoro assoluto.

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    Anna

    19/08/2013 13:13:48

    Un capolavoro. Moravia riesce a costruire un personaggio vivo, trasmettendo con empatia l' angoscia e il tormento vissuto dal protagonista. Un libro realistico e nello stesso momento metaforico, che tocca da vicino ognuno di noi, mostrando la profonda fragilità umana travestita da passione e celata dall'illusione del possesso.

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    brunybru

    05/04/2012 10:24:38

    Per usare una tautologia cara all'autore, direi che La noia è una noia! Se i lettori intellettuali non avessero gridato al capolavoro, non mi sarebbe venuta tanta delusione d'aspettativa! Potente l'immagine della tela bianca che il protagonista non è capace di dipingere e la sua presa di coscienza nel finale, quando, non riuscendo a trovare alcuna speranza nella vita, ricerca la morte e, per la prima volta, davanti ad un albero, vede la realtà così com'è!

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    Romolo Ricapito

    12/10/2011 15:54:19

    Un capolavoro sicuramente, ma diverso da La Ciociara, finito un mese fa. Il protagonista è un intellettuale, antipaticissimo. Il suo fallimento esistenziale è totale: rifiuta la ricchezza (è straricco) vuole diventare un pittore ,ma ne è incapace. Ricorre al sesso, ma la sua passione per Cecilia è malata. Interiorizza e intellettualizza tutte le sue paure e angosce. La deviazione di questo carattere è descritta mirabilmente, con un'analisi che sfiora l'irritazione. Bello di contralto il personaggio di Cecilia, una ragazza concreta che bada all'oggi e che si concede senza problemi a più uomini, con l'intento di uscire fuori da una vita squallida. Perciò è vitale, mentre Dino (il pittore) è funebre. Vivide descrizioni di ambienti e dialoghi curiosi, spesso con un sottofondo umoristico.

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    Ant.74

    17/11/2009 08:51:07

    Un romanzo introspettivo, pieno di dolore e sofferenza e dove tutto ciò che ci circonda diventa irragiungibile per mero atto umano. La noia rappresenta quello che per chiunque è dolore e depressione; una realtà inconscia, che nell'atto di divenire conscia ci sfugge per l'incapacità di coglierne gli aspetti prettamente interiori. Viviamo in un mondo dove i rapporti interpersonali, come pure i rapporti con gli oggetti in senso largo, sono così effimeri da non sfiorare la nostra sensibilità. Leggetelo!

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    Alessandra

    14/10/2008 17:22:02

    E un romanzo molto interessante. A me sembra che la noia da cui è perennemente afflitto il protagonista sia simile alla depressione, cioè una sorta di distacco dalla realtà che impedisce di vivere pienamente. E' come se Dino vivesse dietro a un vetro che lo separa emotivamente dalla vita e non gli consente di sentire nulla: egli non è partecipe delle sue emozioni profonde. Questo problema l'ha avuto fin da bambino: forse al dolore causatogli dalla freddezza e dall'indifferenza affettiva della madre egli ha reagito "distaccandosi" tramite la noia. Dunque la noia potrebbe non essere il suo problema, ma piuttosto la fuga da esso: una noia attiva. Anche Cecilia è un personaggio molto doloroso: non ritengo affatto che sia una ragazzina terribile ed egoista, ma piuttosto una povera creatura cresciuta in un ambiente affettivamente freddo e sterile, che ha trovato consolazione nel piacere sessuale. E' come una piccola pianta avvizzita anzitempo per la mancanza di acqua e di luce, che cerca di succhiare l'unica linfa che conosce: quella dei suoi orgasmi solitari. Concludo con una famosa frase di Oscar Wilde: "Vivere è la cosa più rara del mondo: la maggior parte della gente esiste, e nulla più."

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    Gian Paolo Grattarola

    30/08/2008 16:57:58

    La vita è nel pieno senso della parola una tragedia, in cui Dino scopre progressivamente di non avere alcuna speranza di superare l’incomprensione, la condanna più atroce per l’essere umano, e per diretta filiazione la noia. La narrazione mette a nudo l’anima del protagonista, ne seziona i tormenti angosciosi che brulicano nella sua mente, ne descrive il senso continuo di inadeguatezza tra i suoi simili ed i vani tentativi di uscire dallo stato di alienazione tipico dell’intellettuale fallito. In particolare si sofferma sull’incapacità di provare nei confronti di Cecilia un autentico sentimento d’amore, che sfocia ben al contrario nella vampa di una passione morbosa e priva di un minimo refolo di tenerezza. L’ostinato desiderio di possessione e la conseguente feroce gelosia non sono che la manifestazione evidente dell’esasperazione di quel senso di proprietà che impediscono a Dino di aderire alla realtà nella maniera più naturale. Attraverso questa vicenda, scritta nell’ormai lontano 1960, Alberto Moravia ci consegna una spietata analisi di un campionario umano che, chiuso nella cupa cornice di un universo borghese irrimediabilmente in crisi, è divenuto ormai apparenza vuota di realtà. E lo fa con una qualità d’intelligenza seria ed esperta dei vizi umani, nutrita di osservazioni psicologiche capaci di proiettare il lettore nello stato d’animo del protagonista, e con una scrittura priva di bellurie che ha il respiro racchiuso in un fiato di parole concrete.

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    giacomo coniglione

    08/07/2008 01:17:36

    il romanzo è a metà strada tra una pièce e un saggio, una sorta di «cosmogonia della noia». La fenomenologia della noia non è altro che la mancanza di rapporto, una non corrispondance con le cose, con gli altri, con sé. Il protagonista del romanzo è Dino, «l’amministratore della noia» per antonomasia, un pittore che inizia a usare i pennelli per sfuggire all’indifferenza (il romanzo a tratti sembra il proseguo dell’omonimo romanzo del 1929), un Dorian Gray ante litteram che cerca di sfuggire al determinismo economico e soprattutto alla noia, al fine di entrare in empatia con il reale che sembra sfuggirgli di mano anche a causa della madre, una donna cristallizzata nella forma di nobildonna e ricca possidente.La vita di Dino è avvolta nella nebbia, è un continuo confrontarsi con la tela vuota, un oscillare –molto schopenhaueramente- tra noia, disperazione, dubbio e sesso. Una situazione che resta tale anche quando entra nella sua vita Cecilia, una giovane con personalità duplice,che finisce per diventare la sua amante. Cecilia -ora donna, ora bambina, sia nell’espressione che nei gesti- è una ragazza di poche parole che ha solo l’espressione sessuale: la sua unica bocca pare essere quella della vagina. Tra i due si istaura una comunicazione prettamente fisica-tuttavia mai completa- e il loro rapporto è mercenario ed è solo un palliativo di fuga dalla noia, anche quando Dino trasforma il rapporto in sadismo e sarcastica provocazione. Cecilia acquista materialità, diventa reale, solo nel momento in cui Dino teme di perderla a causa di una relazione che la giovane intrattiene con Luciani, un giovane attore. Fino a questo punto infatti Dino ha una tela vuota perché non riesce “a prendere possesso di una realtà qualsiasi, allo stesso modo che era vuota la mia mente nei confronti di Cecilia che mi sfuggiva e non riuscivo a possedere”. Il romanzo si chiude con una morale negativa. Moravia ci invita a rassegnarci alla tela bianca perché ogni lotta per dominare il reale è impari, avvilente e inutile.

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    Fabrizio

    10/03/2008 23:17:18

    Attraverso una partita a scacchi dove l‘uno agisce secondo le mosse dell’altra, Moravia è riuscito ad introdurre parecchi temi come l’amicizia, la povertà, l’amore e soprattutto il tradimento di due persone che hanno saputo giocare con la noia e l’inquietudine. E voi, nel romanzo quale di questi due stati d’animo avreste preferito? Uno dei libri più belli e significativi che ho letto.

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    luca

    29/05/2007 10:57:33

    Mi raccomando, leggetelo.

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    marco

    20/02/2007 12:28:12

    QUESTO ROMANZO è SENZA DUBBIO L'APICE DELLA LETTERATURA DEL NOVECENTO ITALIANO. UN CAPOLAVORO DOVE SI INABISSA LA SUPERFICIALITà CHE COINVOLGE IL NOSTRO TEMPO. PER ME CHE SONO UNO STUDENTELLO UNIVERSITARIO A CUI PIACE MOLTO LEGGERE,è STATA UNA FOLGORAZIONE.

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    Riccardo

    23/06/2005 09:52:22

    La noia è un romanzo che rompe la superficialità noiosa di cui è fatto il mondo. Taglia profondamente sapere che un genio così grande possa scoprire importanti verità, palesarle con tanta forza attraverso un romanzo, il racconto di un signore annoiato, caduto vittima dell'irreprensibile leggerezza di una spavalda ragazzina. Senza soluzione, non appaga la fine, non c'è una via se non diventare noi stessi leggeri, ritrovare attaccamente e senso in ciò che ci circonda, per quanto scontato possa essere. Riuscirà mai l'essere umano a desiderare ciò che gli appartiene e immergersi nella realtà, privandosi così del continuo desiderio di ciò che gli è negato avere?

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    paola

    19/06/2005 15:48:37

    un libro fantastico,moravia ha saputo descrivere il protagonista in ttt i suoi aspetti...leggerlo è stato emozionante

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    ali

    18/02/2005 19:15:27

    sarà che questo libro mi è stato imposto dalla prof,sarà che lei interroga aprendo una pagina a caso e ci fa continuare da quel punto,facendoci descrivere le "sequenze che precedono e seguono quel punto",ma,sinceramente,questo libro per me è stato una noia mortale.................

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    Guerino

    16/12/2004 18:15:52

    Romanzo difficile e profondo.Per lettori che non amano il superficiale.Nel protagonista si possono riconoscere senza troppi sforzi i mali che oggi ci affliggono.Il male di vivere.Il non riuscire a relazionarsi con le persone, figuriamoci con gli orpelli di cui ci circondiamo.Il protagonista del romanzo è chiaramente questo sentimento devastante: la noia.Vampirizzato da questo perenne stato di tedio è un pittore che vede in una tremenda e crudele ragazzina la possibilità magari di uscirne.Somiglia molto ad un'altra ragazzina allo stesso modo crudele che troviamo nel romanzo di Buzzati "un amore".Anche qui il protagonista è ossessionato da questo amore, che reputano entrambi(sia nel romanzo di Buzzati che in quello di Moravia), almeno nella fase iniziale del rapporto una cosa di poco conto, di cui potranno in futuro disfarsi senza troppo soffrire.Scopriranno, dopo pedinamenti e scenate di gelosia, invece di essere le vittime e non i carnefici.Un romanzo che non vi annoierà.

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    Giuseppe B.

    09/04/2004 15:56:21

    Scorrevole, intrigante, conturbante e un po' kitch...

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    Carlo Vanelli

    14/03/2004 01:00:53

    Questo è un libro asfissiante; nel senso che gettarsi nell' impresa di leggerlo equivale a tentare un' immersione in apnea, con scarso allenamento e volendo superare il proprio limite di profondità mai raggiunto; se sopravviverai, attenderai spasmodicamente di raggiungere la superficie con i polmoni che ti scoppiano e con la sensazione che gli ultimi metri che ti separano dall' aria libera non arriveranno mai. Ma è un 'opera geniale, da rimanerne incantati per la maestria di scrittura. Moravia era un grande genio.

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    maria

    27/02/2004 12:49:06

    geniale come moravia sa sempre essere... è troppo dire che è lo scrittore italiano più grande? forse no.

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