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Helene Hegemann

Traduttore: I. Amico Di Meane
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Pagine: 208 p. , Brossura
  • EAN: 9788806205072
Chiasso e scandalo hanno accompagnato la pubblicazione del romanzo di Helene Hegemann fin da subito. Più che per il testo in quanto tale, il chiasso riguarda l'autrice (appena diciassettenne) e l'enorme successo di vendita del libro (circa un milione di copie in tutta Europa). Ecco ciò che ha fatto rumore. A scandalizzare ci pensano invece le accuse di plagio: interi passaggi ripresi dal testo Strobo del blogger Airen, apparso prima online e poi (nel 2009) sottoforma di libro (per l'editore SuKuLTuR). Tanto da costringere lo stesso editore di Hegemann a segnalare queste coincidenze testuali, precisando non senza una certa lungimiranza, che "questo romanzo segue il principio estetico dell'intertestualità e può quindi contenere ulteriori citazioni". Come dire: nel mondo della comunicazione digitale i testi sono più immediati delle esperienze "vissute". Non è una questione morale: il testo tende a essere sempre meno emanazione inconfondibile di un unico soggetto. Pertanto non dovrebbe essere acclamato come opera individuale, soprattutto quando la qualità estetica a cui viene dato maggior rilievo è l'intertestualità. Dietro il testo ci sarebbe dunque un autore collettivo anonimo, che in questo caso si chiama Hegemann. "Chiasso" e "scandalo" definiscono una modalità di reazione pubblica a qualcosa di variamente anomalo o indecente. Una modalità intrinsecamente violenta, risposta a stimoli forti. E sono proprio chiasso e scandalo che Roadkill suscita attraverso una multiforme tendenza all'eccesso che induce nel lettore continui scarti. Dal sesso anale all'isterico imperativo modaiolo, il testo è una sequela di stimoli estremi che mettono il lettore nella situazione dei cani di Pavlov. Dietro a questi stimoli non c'è nessun io, nessun orizzonte esperienziale, nessun sentimento. Il testo è in ogni sua parte citazione, anche là dove non si cita consapevolmente.
Gerhard Friedrich

Recensioni dei clienti

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    Giovanni Piazza

    18/06/2011 13.52.12

    Onestamente mi sembra una scrittura assai artificiosa, che non riesce a coinvolgere. Mi pare un testo assai "costruito" e, confesso che ho interrotto la lettura: cosa che non mi capita mai. Alla terza volta che Mifti, o chi per lei, si risveglia a letto nel proprio vomito, non ne ho potuto più: ma non per la crudezza della scena, quanto per la sua reiterata banalità.

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    JOE

    13/02/2011 09.21.48

    Descritto come un capolavore in effetti, pensando all'età della scrittrice, potrebbe anche esserlo, se non fosse che sembra un po' troppo costruito e troppo ricercato nello stile di scrittura. Mi aspettavo qualcosa di un po' più crudo, reale, vicino al mondo della droga giovanile ed invece non riesce mai a decollare veramente. Comunque resta un'ottima prova per una principiante al suo primo romanzo. Aspettiamo il prossimo per dare un giudizio più completo.

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