Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 14 settembre 2017
Pagine: 527 p., Rilegato
  • EAN: 9788817092159
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Descrizione
Candidato al Premio Strega 2018

Vincitore Premio Sila '49 2018, sezione Letteratura

Con Sangue giusto Francesca Melandri si conferma un’autrice di rara forza e sensibilità

«Il centro del mondo di ognuno è quel punto in mezzo ai suoi occhi»

Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, Ilaria sale con fatica i sei piani che la separano dal suo appartamento. Vorrebbe solo chiudersi in casa, dimenticare il traffico e l’afa, ma ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera e le gambe lunghe, che le mostra un passaporto. «Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti» le dice, «e tu sei mia zia.» All’inizio Ilaria pensa che sia uno scherzo. Di Attila Profeti lei ne conosce solo uno: è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, e che ora è troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il nipote di Attilio e della donna con cui è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia. E se fosse la verità? È così che Ilaria comincia a dubitare: quante cose, di suo padre, deve ancora scoprire? Le risposte che cerca sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi per non affrontarli, che sopravvive sempre senza turbarsi mai, un Paese alla deriva diventato, suo malgrado, il centro dell’Europa delle grandi migrazioni. Con Sangue giusto Francesca Melandri si conferma un’autrice di rara forza e sensibilità. Il suo sguardo, attento e profondissimo, attraversa il Novecento e le sue contraddizioni per raccontare il cuore della nostra identità.

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Recensioni dei clienti

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    Giuseppe1940

    18/10/2018 14:09:14

    Questo romanzo, malgrado sia ambientato in buona parte nel corso della occupazione italiana dell'Eritrea, NON E' UN LIBRO DI STORIA, è un romanzo in parte di ambientazione storica. A questo proposito parla quasi esclusivamente delle truppe italiane alle prese con baby prostitute (12 -19) anni!!! Temo che molti giudizi dei lettori a questo libro sia basato su questo fraintendimento. Il romanzo in sé è nella media.

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    carneade56

    28/09/2018 07:33:23

    Ben strutturata la storia, forse un pochino troppo "storico", ma forse necessaria alla ambientazione e collocazione dei personaggi. Nel complesso coinvolge e si fa leggere.

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    chiara

    13/09/2018 17:21:09

    Di certo un libro ben scritto e ben documentato che ci fa conoscere in modo realistico i fatti della nostra storia di paese colonizzatore. Tuttavia l'ho trovato ridondante. Troppi dettagli, particolari, ripetizioni. Qualche decina di pagine in meno avrebbe giovato alla lettura

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    steno

    11/07/2018 16:59:26

    romanzo molto buono. interessante, soprattutto per la parte storica. l etiopia e l italia sotto il regime fascista, usi e abitudini di quel periodo. con particolare riferimento alle leggi razziali. scritto molto bene. consigliata la lettura. da tenere d occhio l autrice, per lavori futuri.

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    Daniela

    15/06/2018 12:12:07

    Libro molto interessante ed educativo, che ci fa vivere la fatica di dover emigrare. La struttura del testo sembra copiare le onde che vanno improvvisamente in avanti e poi lentamente tornano indietro (ci sono infatti anticipazioni che poi vengono spiegate con un flashback) : difficile non sentirsi coinvolti e trasportati. Interessanti sono anche i riferimenti alla storia politica contemporanea italiana, che danno l'opportunità di osservare fatti passati dalla riva e non immersi, come quando sono stati vissuti. Meritatamente questo libro concorre al premio Strega.

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    Amalia

    12/06/2018 21:45:00

    A Roma, nel 2010, Ilaria scopre di vivere e condividere un passato con un ragazzo etiope cui mai suo padre aveva fatto cenno: di quell'incontro sconvolgente, che cerca di interpretare come il peggiore degli scherzi, degli scherzi peggio riusciti, Ilaria si rende conto di dover indagare su suo padre e sul suo passato camuffato dagli sfarzi e dal benessere. La ricerca della verità è la caccia alla strega, la caccia alla menzogna che si cela dietro a una pagina di storia tutta italiana, quella del colonialismo fascista. Il risultato che offre questo romanzo - denso e ricco e prezioso - è inaspettato, amaro, rivelatore.

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    Mario

    12/06/2018 09:17:04

    Un romanzo sorprendente, ricco di note storiche, particolareggiato, ambizioso, educativo. Attraverso i legami di sangue familiari, da qui il titolo, la protagonista Ilaria sorpresa dal suono di un campanello è obbligata a ricordare non sono le vicende del padre Attilio Profani fervente fascista ma di tutte le vicende storiche italiane che hanno portato alla guerra in etiopia. Chi era questo padre? Lo ha davvero conosciuto? Come era stato capace a creare una famiglia in Etiopia e altre due in Italia? Sono rimasto molto impressionato da come si sviluppano le vicende nel romanzo, personaggi intricati, difficili, imperfetti ma che si evolvono, raccontati in un ordito di fatti tra cui l'immersione nelle leggi razziali. Mi ha particolarmente colpito la morte del padre di Attilio, un capostazione che nella sua vita ha subito mille sofferenze. La scrittura dell'autrice è lineare, semplice, sono riuscito a viaggiare con la sua scrittura, vivendo visivamente i passi e le storie narrate e come incantato da una strega con le sue pozioni sono entrato direttamente nel libro vivendo le difficoltà, le paure e le incertezze di Attilio in un'epoca senz'altro difficile da sperimentare e da affrontare nonostante la caparbietà d carattere. Coinvolgente, appassionante, una narrativa che mi ha guidato passo passo nei meandri psicologici del tempo ma anche emozionato grazie alla spiccata personalità degli individui raccontati nella loro esistenza.

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    Nicoletta

    10/06/2018 21:42:33

    All'inizio sembra uno dei tanti romanzi con cui passare alcune ore piacevoli: bei paesaggi descritti con molti particolari, che ti sembra quasi di vedere, accenni a vita quotidiana in uno dei quartieri di Roma popolati da persone di etnie diverse. Vengono approfonditi alcuni aspetti caratteriali di Ilaria, (figlia di Attilio Profeti, il protagonista in assoluto), che non si accontenta mai di mezze verità. Improvvisamente, ci si trova sbalzati in uno dei periodi più oscuri del regime fascista. Attraverso la vita di Attilio ci si ritrova nella narrazione di quella che fu l'esperienza di colonialismo italiano tra le più brutali e raccapriccianti. Attilio era un convinto fascista ma, nonostante credesse fermamente nella superiorità della razza bianca, non resistette al richiamo dei sensi di fronte ad Abeba, "strega" moderna, con nobili discendenze. Il suo sangue non era quello giusto, ma cosa importava? Quei bravi ragazzi, servitori del regime, erano soli, lontani dalla propria patria... Ora, Ilaria si sente in obbligo di capire qual è il vero passato del padre, ormai ultranovantenne e con problemi di demenza senile, quando arriva un presunto nipote dall'Etiopia. Sarà lei ad aprire il vaso di Pandora e, come conseguenza, si sentirà costretta a rimettere in discussione tutte le scelte fatte nella sua vita. Un racconto a tratti crudo e preciso come un reportage di cronaca, non sempre segue la logica della linea del tempo.

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    MARIANNA

    10/06/2018 08:03:37

    In questo libro, si delinea un intreccio particolare: le falsità familiari con quelle di un'intera nazione la nostra: l'Italia. La protagonista, un giorno per caso risalendo le scale della sua abitazione, stanca e accaldata, si ritrova nel pianerottolo della sua abitazione, un ragazzo di colore; ecco che si concretizza uno dei tanti segreti del padre. Il ragazzo si presenta come suo nipote. La protagonista con tenacia si scontra con l'ennesimo segreto del padre; aveva avuto una relazione clandestina durante l'occupazione italiana in Etiopia. Il padre anziano non riesce a rispondere alle sue domande ma grazie alle ricerche condotte in biblioteca e a una scatola misteriosa scoperta dalla madre, che come una Strega ammaliatrice, ammali e terrorizza coloro che l'aprano, la protagonista scopre scenari segreti del padre e l'atrocità sepolta dell'italia che si è macchiata in quegli anni, nelle terre africane, con il beneplacito degli italiani indifferenti. Un libro dolce e amaro che cattura fin dalle prime pagine. Da leggere assolutamente.

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    Elisa

    09/06/2018 21:46:49

    Una storia molto attuale per i temi trattati, da tanti punti di vista. Il tema del tradimento e della "famiglia allargata" oggi molto presente. Una figlia che deve accettare le colpe dei padri ed amar e i suoi frutti. Il tema per razzismo, molto attuale, in questo clima odierno, purtroppo, di "caccia alle strega" per chi è di nazionalità straniera. Sicuramente una bella lettura che fa riflettere da tanti punti di vista. Una scrittura non scontata e piacevole. Da leggere

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    Aurora

    07/06/2018 19:53:06

    Non c’è molta letteratura sull’occupazione italiana in Etiopia. L’anno scorso è uscito per Sellerio quel bel lavoro a sei mani, “I fantasmi dell’Impero”. Prima, forse, c’era stato solo Ennio Flaiano, che con il suo “Tempo di uccidere” si aggiudicò, nel 1947, la vittoria alla prima edizione del Premio Strega. Nel mezzo, un bel po’ di anni di silenzio. A rimediare, comunque, adesso, si spera riuscirà questo nuovo romanzo di Francesca Melandri, che a partire da un inizio decisamente intrigante (insomma, voi come reagireste se vi trovaste un giovane nero sul pianerottolo di casa che afferma, documenti alla mano, di essere imparentato con voi?) riannoda le fila di due eventi storici solo all’apparenza lontani, uno a noi purtroppo ben noto (e cioè l’odissea odierna dei migranti provenienti dai diversi paesi africani) e l’altro che l’Italia ha sempre cercato, evidentemente, di dimenticare, e cioè di quando verso l’Africa siamo stati noi ad andare, iprite alla mano e baionetta in spalla: la gloriosa campagna d’Etiopia, come era sponsorizzata durante il regime fascista, e verso cui la stragrande maggioranza degli italiani non aveva provato, peraltro, né sdegno né disapprovazione. Lo scavo di Ilaria Profeti nel passato del padre, di cui scopre con sbigottimento di non sapere praticamente nulla, compreso appunto il fatto che l’uomo, in Etiopia, aveva avuto un figlio, dura pochi giorni, il tempo (il romanzo si svolge nel 2010) di quello show pacchiano e vergognoso che fu messo in scena nella capitale in occasione dell’arrivo a Roma di Gheddafi. Ma il vero protagonista del romanzo resta Attilio Profeti, un italiano come tanti che ha attraversato la storia da colpevole riuscendo a trovare sempre, però, anche il modo più comodo per assolversi: lasciando certe sue macchie nell’ombra e sperando (a torto) che da quell’ombra non sarebbero più venute fuori.

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    Marco

    07/06/2018 01:39:30

    Un romanzo ricco di fatti, di personaggi, di storie, ma soprattutto di Storia, la nostra Storia. Un'intensa saga familiare che, attraverso i vincoli del sangue, porta il lettore a ripercorrere cent'anni di Storia patria. Seguendo le ricerche di una figlia, che prova a ricostruire la vita passata del padre quasi centenario, per capire se il giovane profugo etiope che la ragazza trova innanzi al suo appartamento a Roma sia veramente chi dice di essere, ossia il figlio di un suo ignoto fratello africano, si viene trascinati nel turbine degli eventi passati, in un susseguirsi di repentini salti temporali, fra barconi dei migranti, conquista italiana dell'Abissinia, Prima Repubblica e Grande Guerra. Il maggior pregio del romanzo è l'aver saputo raccontare quelle pagine poco piacevoli della nostra Storia che troppo velocemente abbiamo deciso di dimenticare, specialmente quelle riguardanti le nostre antiche colonie africane ed i rapporti che con esse abbiamo intrattenuto anche in tempi più recenti. Ne viene fuori un ritratto della nostra nazione severo, ma sostanzialmente veritiero, che illustra come l'inganno e la corruzione, rispettivamente Demone e Strega della nostra società, abbiano attraversato indenni i decenni, dalla propaganda fascista al malaffare della Prima Repubblica, continuando ad imperversare fino ai giorni nostri. Passando dalle efferatezze che noi italiani abbiamo commesso in Etiopia negli anni Trenta alle atrocità che gli africani affrontano oggi per raggiungere il loro "posto al sole", l'Autrice ci porta a riflettere sul redivivo razzismo odierno e su avvenimenti che non molti italiani conoscono, che pochi sono pronti a raccontare e che pochissimi vogliono ascoltare. Ma è bene, invece, sempre ricordare il passato, specialmente quando sono in gioco le nostre responsabilità, e questo libro lo fa magistralmente; d'altronde, non è difficile, anzi, come scoprirà la protagonista del romanzo, "È tutto facilissimo da trovare. Basta cercare"

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    Silvia

    06/06/2018 19:44:32

    Bellissimo libro, assolutamente da leggere. Un racconto molto approfondito dal punto di vista storico, che narra in maniera davvero interessante il periodo delle colonizzazioni italiane, dei massacri avvenuti in Africa. In tutto questo l'autore è riuscito ad unire una parte romanzesca davvero molto bella . è stato fatto davvero un ottimo lavoro te lo consiglio vivamente. Troppo Justo si è stato candidato al Premio Strega.

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    Fabrizio Valsecchi

    31/05/2018 10:05:42

    Schopenhauer scrisse che “Troppe volte il destino mescola le carte e noi giochiamo”, ma in “Sangue giusto” è solo Ananke che, avvolta come Drakonta con Chronos, prende en toute vitesse il comando delle operazioni e, praeter opinionem, assesta un colpo maestro alla vita di Ilaria, che, dopo una dura lotta contro l’afa e la fatica di dover superare quoquo modo ben sei piani di scale, giunge sulla soglia di casa e si trova vis-a-vis con un ragazzo di colore ignoto e allampanato, che, prima ancor di concederle di pensare motu proprio “Che cosa vuoi da me?” o “Che ci fai davanti a casa mia?”, quasi come se quell’incontro inatteso non fosse che l’incipit di una delle tante storie di cronaca nera in cui lo straniero, il diverso, altro non è se non un pericolo imminente causato dal profondo disagio esistenziale di chi non ce la fa e resta legato a una vita agra, ai margini della società, le si presenta, annunciandole obtorto collo e con tanto di passaporto di essere suo nipote. Saputo questo, Ilaria resta svuotata di parole, ma alla fine cede perché, capendo come Voltaire che“le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”, lascia d’emblée che il dubbio la plasmi e la trasformi in una “cercatrice di verità” di cartesiana memoria. Così si dipanano le intense trame di un racconto moderno e magistrale, in cui una figlia si trova suo malgrado catapultata nella ricerca dei segreti del padre, ex milite della guerra d’Etiopia. Ilaria sarà dunque alle prese con i silenzi, le bugie e i misteri di un passato che non può più vivere sepolto e che, multa paucis, torna pungente a presentare i conti. Vicenda che affonda le sue radici nell’Italia multietnica di oggi, “Sangue giusto” ci offre senza retoriche, stereotipi e astrattismi il tema dell’immigrazione e, grazie a una voce viva, colpisce ipso facto nel segno e nel cuore, toccando i problemi delle famiglie e, più in generale, quelli delle persone, anime fatte di sentimenti, di speranze e d’emozioni vere.

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    Elena Naldi

    31/05/2018 08:40:55

    Qual è il “sangue giusto” per ognuno? Quello che ci fa avere la cittadinanza nel paese in cui viviamo, quello che ci hanno tramandato i nostri genitori? Quello che nella storia ci ha definito come fascista o partigiano e oggi di destra o di sinistra? In questo romanzo che abbraccia un periodo storico molto ampio, che va dalla guerra in Abissinia ai giorni nostri, Francesca Melandri ci mette di fronte a domande scomode, ci pone a confronto della questione dell’immigrazione odierna affiancandola alla narrazione della conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista. Ripercorriamo la vita di Attilio Profeti, bellissimo e fiero soldato fascista in Abissinia, padre di tanti figli che tra loro si conoscono solo da adulti, doppiogiochista nella vita e nella politica, fino ai giorni nostri, quando, novantaduenne non sempre lucido, si lascia trascinare dai ricordi di giovinezza. In parallelo la figlia Ilaria, combattuta tra l’amore per un parlamentare di destra e la sua granitica ideologia di sinistra, cerca di risolvere l’enigma di un giovane etiope che si è presentato alla sua porta con un cognome famigliare scritto sul passaporto: Attilaprofeti. L’ambientazione va dal deserto etiopico degli anni ’30 alla Roma del 2010, nel periodo in cui Gheddafi visitò la nostra capitale; il caldo che accomuna le varie scenografie accompagna il lettore in cerca di una ventata di fresco, di verità, di libertà. Consiglio questo romanzo candidato al premio Strega a chi vuole conoscere meglio le vicende della guerra in Abissinia e a chi è sempre in cerca di risposte alle proprie domande.

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    Valeria Acquarone

    30/05/2018 19:18:00

    Straordinaria capacità narrativa dell'autrice, che riesce a condurci senza alcun sforzo nostro, e apparentemente neppure suo, in un complicato e intricato dipanarsi di storie, private, personali, intime e insieme dilatate in una dimensione storica che coinvolge un secolo intero e uno spazio che abbraccia Africa ed Europa, legate in maniera diversa e insieme uguale da vicende che rimbalzano di decennio in decennio, e che hanno in comune soprattutto l'aspetto meno edificante della verità umana, tratteggiando personaggi buoni e cattivi, certo, ma soprattutto normali, o che tali si ritengono, pensando le loro azioni inevitabili se non giuste, e se stessi più vittime che carnefici, dovendo viverre in u mondo che certe cose le esige, in politica come nella vita coniugale, in pace come in guerra, all'inizio del '900 come a quello del 2000. Anche chi si crede fondamentalmente onesto e corretto, scopre in realtà quanto sia stato comodo "non vedere" ciò che era meglio non conoscere, e chi onesto non è stato mai, come l'affascinante vecchio Attilio Profeti, non si è mai minimamente posto alcun problema, confidando nella sua fortuna, bellezza, capacità di muovere le cose a suo favore. Non è il classico cattivo, suscita una certa simpatia e una qualche tenerezza per la sua demenza senile che gli ha restituito una parvenza di innocenza infantile ( magici occhi azzurri!) ma il peso di quello che ha fatto diventa di pagina in pagina più pesante. E la storia della sua famiglia diventa la storia universale del razzismo, dell' emigrazione, dell'egoismo e dell'indifferenza, di ieri come di oggi, perchè nulla, in fondo, è cambiato, nè per i Profeti nè per tutte quelle persone che si sentono la coscienza a posto, salvo poi scoprire, spesso loro malgrado, che una strega vive anche dentro di loro, e tira fuori i suoi incantesimi ( o malefici?) quando meno te lo aspetti.

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    Ciro D'Onofrio

    30/05/2018 15:57:45

    Sangue Giusto è un libro ambizioso che parte da una storia dei nostri giorni, quasi un giallo da districare, portando poi indietro le lancette del tempo e arrivando al confronto con la storia, raccontando l’Italia fascista che costruiva, negli anni trenta del secolo scorso, il suo impero in Africa che per quanto goffa ed assolutamente impreparata nel suo tronfio mussoliniano si macchiava di crimini umani indicibili, mortificando e massacrando le orgogliose popolazioni indigene. Il susseguirsi di efficaci flashback tra l’Italia di allora e l’Italia di oggi costruiscono un romanzo forte, coraggioso che svela i vizi ed i limiti di una nazione mai veramente matura e mai veramente capace di confrontarsi col diverso, ieri schiacciato con l’ignominia delle leggi razziali oggi con l’incapacità di governare seriamente il fenomeno della migrazione. Attraverso questa famiglia e soprattutto raccontando il suo patriarca la Melandri attraversa quasi un secolo di Italia, dall’orgoglio fascista, falso, cafone e violento, che corre verso il fallimento, all’Italia che si rialza spregiudicata, palazzinara e benpensante. Dagli italiani che corrono in Africa ad occuparla, agli africani che corrono in Italia “per occuparla”.Una lettura onesta mai banale e retorica su chi siamo e chi siamo stati.

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    Pierluigi

    29/05/2018 16:49:51

    La Storia (la guerra in Etiopia) non va dimenticata. Con una sensibilità unica ed autentica la Melandri affronta temi a lei cari come la memoria e il ricordo e spinge il lettore a guardare sotto una nuova luce problematiche quali immigrazione e accettazione del diverso. Merita di entrare nella cinquina finale dello Strega.

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    Elda

    28/05/2018 15:29:26

    527 pagine fitte fitte di contenuti. Francesca Melandri è riuscita a parlare di temi importanti quali la discriminazione raccontandoci una storia di famiglie e parenti perduti. Bel racconto, prende il lettore dall'inizio alla fine e lo trasporta nei meandri più nascosti della psiche umana. Sangue Giusto è uno dei 12 libri candidati al premio Strega e si merita di essere stato scelto.

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    Luisa Musto

    28/05/2018 13:17:37

    "Ci sono popoli che hanno la schiavitù nel sangue. Altri, come quello italiano, nel sangue hanno la civiltà. E nessuno può cambiare ciò che scorre nelle proprie vene". Ilaria sa che suo padre Attilio sa tenere un segreto.Non per niente ha nascosto per anni una doppia vita e addirittura un figlio, che è riuscito ad accompagnare a scuola ogni giorno pur facendo lo stesso con lei.Sa che suo padre è capace di celare e dissimulare, ma nei giorni in cui Gheddafi "occupa" Roma con la sua carovana di tende del deserto, scopre qualcosa che scuote completamente il saldo castello delle sue convinzioni. Un giovane africano si presenta alla porta della sua casa, nel quartiere Esquilino, per fargli una rivelazione inattesa: Attilio, narcisista ex camicia nera, ha avuto durante l'occupazione italiana in Abissinia un figlio, suo padre. Questa rivelazione è una spirale, che ci porta insieme ad Ilaria a voler capire, scoprire, leggere le carte di un passato vergognoso travestito da gloriosa campagna di conquista. Un passato che si sovrappone al presente che "il ragazzo" come molti altri ha vissuto nel tentativo di lasciare un continente senza speranza, per raggiungere l'Europa attraverso le coste italiane. Attilio,ormai svanito nella demenza senile,non può rispondere alle tante domande che Ilaria e suo fratello Attilio vorrebbero fargli, non resta che frugare in una scatola dei ricordi che contiene tracce orrende di una parte della nostra storia che alcuni si ostinano a negare, che a molti piacerebbe che non fosse mai esistito. Violenze, saccheggi, donne e bambine tenute come simulacri di mogli, propaganda e sacrifici, la morte della civiltà e del decoro, la morte dell'umanità. Un potere immenso dato in mano ad esaltati senza controllo, un potere di morte,di vita che era morte lo stesso, in nome della supremazia del "sangue giusto" su tutto il resto. In corsa al premio Strega,Francesca Melandri ci svela retroscena della nostra storia e spaventosi scenari del nostro presente.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Elide Apice - Recensione stregata scelta da Francesca Melandri


Una storia complessa che scorre su un doppio livello narrativo, quello storico con le colonie africane durante il fascismo e quello del 2010 in un‘Italia berlusconiana che si accinge a ricevere in pompa magna quel Gheddafi che solo un anno più tardi verrà ucciso. Tra i due periodi, molte dimenticanze, orrori nascosti e l’amara consapevolezza che l’idea di fondo che mosse al colonialismo e la concezione di un’umanità che può essere relegata nella suddivisione in razze non si sia mai davvero estinta. Tra la Storia e le storie si intrecciano le vicende personali della famiglia di Attilio Profeti, classe 1915, che ha attraversato la Guerra e le colonizzazioni e ha lasciato testimonianze della sua vita in diversi figli avuti dalle due mogli, ha combattuto nella seconda guerra mondiale e poco altro. Cinquant’anni di segreti, di parole nascoste su quei genocidi che ancora oggi pochi conoscono, sull’infamia delle leggi razziali, su quella storia con una donna africana. Un quinto figlio giunge a sconvolgere i precari equilibri familiari, un figlio che non c’è più, ma che a sua volta ha dato vita ad un ragazzo che porta lo stesso nome del nonno e dello zio e che è nato proprio in quell’Africa da dimenticare. Il romanzo, perfetto nella narrazione, nelle scelte linguistiche, nella capacità di intreccio, percorso doloroso in una coscienza collettiva e ancor di più nelle coscienze dei singoli, diventa pretesto per narrare la Storia attraverso le vicende personale di Attilio che vengono a galla un po’ alla volta in una sequenza quasi illogica di azioni e diventa storia paradigmatica di un’Italia capace di macchiarsi di infami nefandezze e allo stesso tempo di nasconderle anche a se stessa e di continuare in un’opera di ghettizzazione anche con i nuovo profughi, quei ragazzi africani che scappano dai loro paesi e sono invece chiusi tra le mura dei centri di accoglienza. Un romanzo che STREGA per l’intreccio e per la capacità di ammaliare il lettore.


Raffaele


Cosa fareste se un bel giorno sul pianerottolo di casa incontraste uno sconosciuto di colore che afferma di essere vostro nipote venuto dall'Africa? Certo, vostro padre è stato in Africa durante la guerra, ma addirittura un nipote! La vita è piena di sorprese, di svolte improvvise, che giungono forse proprio quando tutto sembra così placido o monotono. La tranquillità, del resto, può anche essere una silente strega, che ci avviluppa con i suoi sortilegi e ci impedisce di cambiare, di aprirci al nuovo. Ilaria, la protagonista, sarà costretta, in un'epoca di migrazioni di massa e di paura dello straniero, a fare spazio al cambiamento. Primo fra tutti a quello riguardo all'idea che si era fatta di suo padre. Un libro piacevole, dolce e struggente al tempo stesso, che sicuramente lascia un segno.


Marco

Un romanzo ricco di fatti, di personaggi, di storie, ma soprattutto di Storia, la nostra Storia. Un'intensa saga familiare che, attraverso i vincoli del sangue, porta il lettore a ripercorrere cent'anni di Storia patria. Seguendo le ricerche di una figlia, che prova a ricostruire la vita passata del padre quasi centenario, per capire se il giovane profugo etiope che la ragazza trova innanzi al suo appartamento a Roma sia veramente chi dice di essere, ossia il figlio di un suo ignoto fratello africano, si viene trascinati nel turbine degli eventi passati, in un susseguirsi di repentini salti temporali, fra barconi dei migranti, conquista italiana dell'Abissinia, Prima Repubblica e Grande Guerra. Il maggior pregio del romanzo è l'aver saputo raccontare quelle pagine poco piacevoli della nostra Storia che troppo velocemente abbiamo deciso di dimenticare, specialmente quelle riguardanti le nostre antiche colonie africane ed i rapporti che con esse abbiamo intrattenuto anche in tempi più recenti. Ne viene fuori un ritratto della nostra nazione severo, ma sostanzialmente veritiero, che illustra come l'inganno e la corruzione, rispettivamente Demone e Strega della nostra società, abbiano attraversato indenni i decenni, dalla propaganda fascista al malaffare della Prima Repubblica, continuando ad imperversare fino ai giorni nostri. Passando dalle efferatezze che noi italiani abbiamo commesso in Etiopia negli anni Trenta alle atrocità che gli africani affrontano oggi per raggiungere il loro "posto al sole", l'Autrice ci porta a riflettere sul redivivo razzismo odierno e su avvenimenti che non molti italiani conoscono, che pochi sono pronti a raccontare e che pochissimi vogliono ascoltare. Ma è bene, invece, sempre ricordare il passato, specialmente quando sono in gioco le nostre responsabilità, e questo libro lo fa magistralmente; d'altronde, non è difficile, anzi, come scoprirà la protagonista del romanzo, "È tutto facilissimo da trovare. Basta cercare"


Elena Naldi

Qual è il “sangue giusto” per ognuno? Quello che ci fa avere la cittadinanza nel paese in cui viviamo, quello che ci hanno tramandato i nostri genitori? Quello che nella storia ci ha definito come fascista o partigiano e oggi di destra o di sinistra? In questo romanzo che abbraccia un periodo storico molto ampio, che va dalla guerra in Abissinia ai giorni nostri, Francesca Melandri ci mette di fronte a domande scomode, ci pone a confronto della questione dell’immigrazione odierna affiancandola alla narrazione della conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista. Ripercorriamo la vita di Attilio Profeti, bellissimo e fiero soldato fascista in Abissinia, padre di tanti figli che tra loro si conoscono solo da adulti, doppiogiochista nella vita e nella politica, fino ai giorni nostri, quando, novantaduenne non sempre lucido, si lascia trascinare dai ricordi di giovinezza. In parallelo la figlia Ilaria, combattuta tra l’amore per un parlamentare di destra e la sua granitica ideologia di sinistra, cerca di risolvere l’enigma di un giovane etiope che si è presentato alla sua porta con un cognome famigliare scritto sul passaporto: Attilaprofeti. L’ambientazione va dal deserto etiopico degli anni ’30 alla Roma del 2010, nel periodo in cui Gheddafi visitò la nostra capitale; il caldo che accomuna le varie scenografie accompagna il lettore in cerca di una ventata di fresco, di verità, di libertà. Consiglio questo romanzo candidato al premio Strega a chi vuole conoscere meglio le vicende della guerra in Abissinia e a chi è sempre in cerca di risposte alle proprie domande. 


Chiaraterra

È sospeso il tempo di Sangue Giusto: come un ponte che collega il passato dell'epoca coloniale, con un passato recente che inizia a sfumare via, quell'estate del 2010 in cui Roma si preparava ad accogliere Gheddafi. Ma anche come un fachiro librato nell'aria, senza che si veda il supporto che lo sostiene. Il dilemma tra la presenza di un padre - che avrebbe molto da dire sul passato coloniale in cui ha dato vita a figli e famiglie diverse - e la sua esistenza evanescente, preludio di un'assenza che metterà tutto a tacere. Ed è in questo spazio vuoto, che si apre la sfida alla libertà di Ilaria, chiamata a decidere di dover fidarsi di uno sconosciuto con il suo stesso cognome, di un padre la cui storia pare avere più di un'ombra, di un Paese che non trova una riconciliazione con se stesso se non (pare) nell'oblio del suo passato. Ilaria attraverserà il ponte, scoprirà il sostegno dell'illusorio fachiro, supererà un'estate pesante, dove l'afa strega le strade e fa perdere l'equilibrio. Sarà la consistenza del sangue a ridare sostanza ai legami ed a rimettere ciascuno alla giusta distanza. La storia è bella, il passato coloniale dell'Italia è un soggetto poco frequentato, Ilaria, suo padre, il nipote ritrovato sono personaggi che restano addosso. È l'Italia che non torna, descritta come cattiva, stupida, che non sa imparare dai suoi errori. Ma come può un Paese restare fermo, mentre i suoi cittadini evolvono?   



La motivazione di Gianpiero Gamaleri per la candidatura al Premio Strega 

«Una trama avvincente capace di catturare e mantenere l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, una scrittura con un ritmo che si avvale della sua collaudata esperienza di sceneggiatrice per legare tra loro quadri lontani nello spazio e nel tempo in una narrazione coerente, la riscoperta di elementi urbani condannati all'insignificanza dalla nostra colpevole distrazione, una documentazione di eccezionale estensione e profondità che le permette di creare una sapiente fusione tra episodi storici ed immaginazione, una capacità di narrare con pari intensità scene di rara crudezza e rapporti personali di profonda tenerezza, tecniche di suspence non fini a se stesse, ma calate in un racconto tanto verosimile da renderle indistinguibili rispetto allo scorrere della vita quotidiana, ma soprattutto una grande sensibilità verso problemi del nostro tempo che non indulge in tediose analisi sociopolitiche ma che fa corpo con l'esperienza dei personaggi, che diventano compagni di viaggio del lettore facendogli vedere le cose dal di dentro. In questo libro espressioni che ascoltiamo e usiamo tutti i giorni, come “flussi migratori” si concretizzano in esperienze profonde, facendoci passare dagli stereotipi a conoscenze, sentimenti ed emozioni reali.»


“Ilaria chiude gli occhi, appoggia la faccia al palmo della mano. È quasi calata la notte. La luce azzurra dello schermo le illumina la fronte e la punta del naso che sbuca tra le dita. A occhi chiusi, tutte le cose che ha appreso su suo padre nel giro di poco più di due giorni le si aggrovigliano in quel punto imprecisato in mezzo agli occhi che identifica come luogo della propria coscienza. Si sente uno di quei profeti stupidi che hanno osato dire al numinoso «Rivelati!» e finiscono accecati. Ma questa non è un’epifania, semmai il suo contrario: l’oceano della realtà non si può versare in una tazzina. Almeno non tutto insieme.”

Con il suo nuovo romanzo, Sangue giusto, Francesca Melandri scava nell’oscuro e infame passato colonialista italiano. E lo fa tramite la storia di una famiglia, le ipocrisie e i segreti che vengono alla luce insieme a quelle vicende scomode e vergognose che per anni si è cercato di cancellare dalla storia italiana.

Ilaria Profeti, dopo una faticosa giornata, sale le scale del suo palazzo all’Esquilino, quartiere multiculturale di Roma, crogiolo di etnie diverse, pensando solo a riposarsi. Ma ad attenderla davanti alla porta c’è un ragazzo etiope. Sostiene di chiamarsi Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti e di essere il nipote di Attilio Profeti, il padre ultranovantenne di Ilaria, e Abeba, la donna con cui Attilio ha avuto una relazione clandestina durante l’occupazione italiana in Etiopia. Ilaria pensa che sia uno scherzo, ma il ragazzo le mostra il suo documento, in cui quel nome, Attilaprofeti, è stampato a chiare lettere. Ilaria comincia così a dubitare che possa essere vero; d’altronde, il padre di segreti ne ha avuti nella sua vita. Per anni ha tenuto nascosta una seconda famiglia e un quarto figlio, suo omonimo, frutto della relazione con l’amante che è poi diventata la sua seconda moglie. Ed è proprio a questo fratello più giovane che si rivolge Ilaria per far fronte alla situazione.

Ilaria inizia così a scavare nel passato del padre, scoprendo più di un segreto scomodo. Ilaria, nemica assoluta dell’ipocrisia si ritrova ad avere a che fare non solo con le falsità su cui il padre ha costruito tutta la sua vita, ma con quelle dell’intero Paese, che ha tentato di nascondere il proprio passato decisamente poco onorevole, che ha voltato la testa di fronte alle atrocità commesse durante l’occupazione dell’Etiopia, e che continua a far finta di niente davanti al problema dell’immigrazione e agli sporchi interessi che la cooperazione italiana continua a condurre in Africa. Ilaria si scontra con l’ipocrisia dell’occidente davanti alla disperazione di persone che scapano per trovare una vita migliore, e tra viaggi infernali e la detenzione nei paesi “civili” che li accolgono, perdono ogni traccia di dignità umana che gli è rimasta.

Attilio Profeti è stato un uomo fortunato nella sua vita, aiutato in gran parte dalla sua bellezza. È il tipico uomo che cade sempre in piedi. Ha saputo cogliere le giuste occasioni, non facendosi troppi scrupoli, e accettando più di una “bustarella” durante la sua soddisfacente carriera ministeriale. Come ha condotto la sua vita, cercando di eliminare un passato vergognoso, così per contrappasso, ora che è anziano, ha perso completamente la memoria, spesso non riconosce neanche i propri figli. Ilaria quindi non potrà avere un confronto con lui: verrà a conoscenza della vera storia del padre solo tramite le sue ricerche alla biblioteca nazionale, dove trova un trattato sulla razza con il nome quest’ultimo, e tramite una scatola ritrovata dalla madre in soffitta: una scatola in cui trova le lettere del figlio non riconosciuto, e foto del periodo etiope, immagini degli effetti devastanti del gas Iprite sui corpi martoriati degli etiopi. Il padre, nonostante tutto, ha mantenuto una debole traccia del suo passato.

Con questo libro Francesca Melandri ci mette di fronte alle nostre colpe, come paese e come individui: l’ipocrisia del nostro passato, ma anche del nostro presente. E lo fa con un romanzo architettato in modo magistrale, in cui il passato di Attilio e il presente di Ilaria si incastrano alla perfezione – e non a caso la Melandri ha un passato da sceneggiatrice – in una narrazione molto scorrevole. Dopo 521 pagine da leggere tutte d’un fiato, quello che rimane è la rabbia, e il senso di colpa. Per essere bianchi e privilegiati, per essere nati dalla parte “giusta” del mondo, per avere un “sangue giusto”, portatore di privilegi arbitrari.  

Recensione di Flavia Scotti