Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
Pagine: 197 p., Brossura
  • EAN: 9788845930720
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Recensioni dei clienti

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    Chiara

    16/12/2016 14:14:50

    il libro ha un bel ritmo e personaggi attraenti, le cui storie sono coinvolgenti, anche se non nuove. l'intreccio di vite è un meccanismo narrativo non nuovo, ma in mano a questo autore acquista freschezza ed efficacia. assolutamente da leggere

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    Umberto Mottola

    16/06/2016 17:33:01

    L'intreccio, il ritmo, l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi sono buoni, tuttavia non mi convince la scelta di una voce narrante che racconta in un italiano napoletanizzato o in un napoletano italianizzato.Credo che le lettrici e i lettori non napoletani non riescano a cogliere tutte le sfumature della narrazione.

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(…) Genny è un ragazzo di sedici anni, uno di quelli con la testa a posto, che lavora come cameriere in un bar, è simpatico a tutti per le pose che assume; è anche un bravo figlio, uno che sa che a casa c’è la mamma che lo aspetta, e che mamma: una donna che passa la giornata a cucire orli ai pantaloni per una miseria, una che fa pause o per leggere la sorte nelle carte o per prendere un po’ di ossigeno dalla bombola perché è molto malata.
Su un altro fronte c’è Tania, una quindicenne, anche lei una brava ragazza, una che studia e che è ancora una bambina; sua madre Irene fa la poliziotta. Succede che Genny, quasi per raccogliere una sfida, accetta la proposta di un piccolo delinquente di quartiere, quella di accompagnarlo su un motorino per scippare qualche vittima designata. La sorte vuole che la vittima sia Tania, appena uscita da un negozio dove ha fatto shopping con la sua migliore amica. Ma quella che doveva essere solo una malefatta, una bravata ordinaria, si trasforma in una tragedia: Tania è una tosta, una che non molla, però cade, sbatte la testa sul marciapiede, e muore.
Genny si trova così in una situazione che non aveva previsto: diventa la preda braccata da Irene (…) conferma in questo romanzo il talento che aveva manifestato in Dieci, il libro di racconti che nel 2007 lo ha fatto conoscere al pubblico, un talento che era apparso un po’ attenuato nei due lavori successivi – Chi ha ucciso Sarah? e Lu campo di girasoli. Oltre a una trama in grado di sorprendere, e di tenere in scacco la prevedibilità del lettore durante l’intera durata della lettura, il fattore che conquista maggiormente è la maestria con cui Longo padroneggia la materia prima della scrittura, la maniera in cui si dimostra capace di dare colore e carattere ai personaggi attraverso la duttilità di una lingua che si modella sulla cadenza del dialetto napoletano e che, prima ancora delle vicende, trasporta chi legge dentro quel luogo unico al mondo che è Napoli.
I protagonisti sono anzitutto fatti di linguaggio, sono quello che dicono – come lo dicono – e quello che fanno, e tanto basta a farli emergere come figure a tutto tondo, senza alcun bisogno di introspezione psicologica. Per questo la lettura si accende di visibilità: sembra davvero di vedere un film – e sarebbe auspicabile che questa bella storia venisse quanto prima scelta per una trasposizione cinematografica.

Recensione di Francesco Pettinari