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Piero Chiara

Editore: Mondadori
Edizione: 7
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788804469063

Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    01/02/2014 09.06.38

    Bella scrittura, elegante, leggera, garbata, d'altri tempi ma in senso positivo. E' veramente una lettura confortevole e rilassante; scivola ma coinvolge: consigliato.

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    angelo

    12/07/2013 15.44.53

    Ingredienti: un cappotto che unisce due uomini sconosciuti, una donna che li divide in amore, una metropoli francese per imparare a stare al mondo, un paesino lombardo per fuggire da un mondo troppo vasto. Consigliato: a chi ha sempre la valigia pronta per un viaggio che non farà mai, a chi ama viaggiare nel mare dell'amore senza mai arrivare ad un porto.

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    Davide

    03/10/2012 14.14.08

    Una storia classica, trattata benissimo, da uno scrittore meraviglioso e completo.

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    MARCO

    14/02/2012 18.55.41

    Ho iniziato (scusate l'ignoranza, ma non conoscevo questo scrittore) dieci giorni fa una sorta di "verticale" dei libri di Piero Chiara e sto passando veramente delle belle serate.Ho iniziato con "Vedrò Singapore" passando poi da "Il pretore di Cuvio". Ho appena terminato Il cappotto di astrakan e devo dire che non vedo l'ora di legggere anche tutte le altre opere di questo bravo scrittore.

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    Riccardo

    30/04/2010 11.09.41

    L'ho scoperto solo adesso, pur conoscendo - ovviamente - Piero Chiara. L'ho divorato in una mattina. Magnifico stile di scrittura.. capacità di coinvolgimento massima nei confronti del lettore, bella storia. Un piccolo grande capolavoro davvero! E noi tutti.. facciamo questa sorta di autocritica và, che ci lambicchiamo spesso con la inutile.. e verbosa.. retorica.. e vuota narrativa contemporanea... Viva Piero Chiara!!!

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    Silvia

    11/06/2007 16.47.47

    Sono assolutamente d'accordo con baton: Piero Chiara ha uno stile perfetto, equilibrato, cristallino, sempre appropriato. Bisognerebbe leggerlo a scuola. L'autore con le sue opere e in particolare con questa ci dimostra come si possa raccontare e scrivere una bella storia senza bisogno di ampollosità e di manierismi gratuiti. Molti scrittori contemporanei avrebbero molto da imparare!

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    baton

    09/12/2006 19.10.15

    Grandissimo scrittore "minore" il nostro Chiara; romanzo italiano di ambientazione francese, non solo nei luoghi. Non una parola di più, non una di meno; una lezione per tutta la nuova generazione di desolanti e desolati scrittori.

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    Bartolomeo Di Monaco

    21/09/2003 18.24.05

    Bella scrittura, quella di Chiara, con la quale ci si trova a nostro agio; ci si siede comodamente e si prende a leggere come se, smarriti e affamati, fossimo serviti, finalmente e a sazietà, del buon cibo agognato. Ma la scrittura di Chiara è così affabulatoria, cordiale, che noi avremmo ugualmente l’impressione di trovarci seduti su di un soffice divano anche se lo stessimo leggendo, questo libro, spenzolanti dal ramo di un albero. A Gallarate ci passava l’Orient-Express nientemeno, bastava salirci e si scendeva alla gare de Lyon, ossia a Parigi. Siamo negli anni ’50, la guerra era appena terminata e Parigi veniva considerata ancora la capitale del mondo, dove, se non si riusciva a fare fortuna, ci si arricchiva “di una cognizione del mondo e di un’esperienza che non si poteva fare altrove.” È così che il nostro protagonista, sul finire dell’aprile 1950, all’età di 39 anni, sale su quel treno “con la valigia sopra la rete e un bel cappello in testa, libero e padrone di fermarmi in qualunque posto o di passar via” e mette i suoi piedi a terra proprio nella “Ville lumière”, dove era già stato, un po’ rocambolescamente, vent’anni prima, e dove trova alloggio conveniente presso la vedova Lenormand “sui sessantacinque anni, grassa e un po’ elefantesca nei movimenti”, la quale gli cede una camera che doveva essere stata abitata da qualcuno o da qualcuna amante dei libri e dell’arte (saprà poi che era il figlio dell’anziana vedova, Maurice), ma ora vi è sistemato da padrone Domitien, un gatto soriano di circa dieci anni con il pelo ancora lucido e la coda superba, il quale non intende affatto rinunciare al suo posto fisso sulla sedia che sta proprio davanti alla scrivania. Dunque, conoscere Parigi e forse anche conquistarla non sarà affatto cosa facile, visto il risultato delle schermaglie con Domitien, che alla fine l’ha vinta e il protagonista deve rassegnarsi a condividere la cameretta con lui. Valentine, la ragazza nuda che scorge dietro le tapparelle di una finestra in place Sainte-Sulpice, è la prima carezza

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