Traduttore: R. Desti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 288 p.
  • EAN: 9788807881572

35° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione
Scelto da IBS per la Libreria ideale per accorgersi che l'epoca dei grandi romanzi non è terminata con la morte di Dostoevskij e Tolstoj.

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

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Recensioni dei clienti

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    Erta

    23/11/2018 00:07:30

    Meraviglioso, atroce, unico. Da leggere assolutamente.

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    C.

    21/11/2018 15:29:48

    Da leggere punto.

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    gianluca

    25/10/2018 14:08:28

    Potente, estremo, divertente, che fa riflettere...in due parole: capolavoro essenziale

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    Rosanna

    23/10/2018 08:22:12

    Bellissimo libro, non facile da leggere. Richiede parecchia attenzione e concentrazione. Cecità non è un semplice romanzo ma un'allegoria attraverso la quale saramago ha saputo descrivere perfettamente la società di oggi.

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    Anna

    24/09/2018 12:04:20

    Bellissimo e particolare, primo libro che ho letto di Saramago. Particolare la scelta di evitare i virgolettati, storia che lascia un messaggio importante

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    Andrea

    23/09/2018 19:32:08

    Un libro straordinario perché solo i libri straordinari sono in grado di farri modificare la percezione che hai intorno. È l'uomo che nella difficoltà diventa animale. Ma non solo: è anche la vittoria dei più deboli (la donna, il cane, la prostituta) che si dimostrano ancora una volta (come sempre in saramago) i pilastri etici della nostra società. Consigliato davvero!

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    Graziella

    23/09/2018 19:30:11

    Tutto inizia, come spesso nei romanzi di Saramago, da un evento incredibile e razionalmente inspiegabile: l'improvvisa cecità di un uomo fermo davanti a un semaforo. D'un tratto la strana patologia si abbatte su altre persone, diverse per sesso, età ed estrazione sociale, come una calamità ineluttabile che appiana nell'impotenza ogni forma di disuguaglianza. Da questa iniziale “deviazione” dalla normalità quotidiana, Saramago deduce con lucidità quasi matematica tutte le implicazioni materiali, sociali e morali, fino alle estreme conseguenze, facendo quasi coincidere la la cecità fisica con la perdita del lume della ragione, di fronte all'emergere degli istinti più bassi e violenti degli uomini. Molte pagine sono dure al pari di un pugno nello stomaco e ci sono immagini, in questo doloroso percorso dentro l'abbrutimento e l'involuzione dell'essere umano, davanti alle quali persino il lettore vorrebbe chiudere gli occhi. Tuttavia, sembra dirci Saramago, è proprio quando si annienta la percezione del mondo esterno attraverso il senso principale, quello della vista, che inizia il confronto più autentico con ciò che siamo realmente, nel bene e nel male. Una lettura forte, coinvolgente e sconvolgente come poche, che lascia un segno indelebile nell'anima e che impedisce di distogliere lo sguardo, dal buio e dalla luce, assieme all'unica donna del romanzo che rimane, eroicamente, a baluardo della dignità umana.

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    nicola

    23/09/2018 17:05:45

    È un libro sicuramente non adatto a tutti, di una crudeltà a volte fastidiosa, ma necessaria. Possiamo coprirci ogni giorno dei migliori propositi e di tanto buonismo, ma sono certa che ben presto dimenticheremmo le nostre buone maniere se in ballo ci fosse la nostra vita e la nostra dignità. Questo libro avrebbe avuto sicuramente un altro significato, se tutti fossero stati ciechi: sarebbe stato un libro sullo spirito di adattamento dell’uomo, della sua inclinazione alla sopravvivenza e alla sua capacità di fare gruppo nei momenti di difficoltà. Invece, osservando il mondo con gli occhi della moglie del medico, veniamo a conoscenza di come l’animo umano non sempre riesce ad essere umano: il più forte cercherà sempre e comunque di sottomettere il più debole e di mostrare la sua presunzione. C’è chi però non accetta tali soprusi e a volte, spinta dalla disperazione o da un desiderio di rivalsa, la vittima si trasforma in carnefice.

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    vera

    23/09/2018 16:58:47

    Un testo estremamente agghiacciante nella sua crudezza. Quanto ci racconta Saramago della natura umana, di come si palesa quando viene posta di fronte a un simile flagello quale è raccontato nel romanzo, è perfettamente verosimile, ma a turbarci non è solo questo. Ciò che ci inquieta è il renderci conto che non possiamo fare a meno di riconoscerci nell'umanità di cui Cecità è testimone. L'opera di Saramago va persino oltre il celebre "La Peste" di Camus, va ancora più a fondo, scava sin dentro gli uomini fino ad indagare con ancora più precisione le loro azioni, fino a trovare la profondità delle loro solitudini. Assolutamente da leggere.

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    lello

    23/09/2018 15:31:58

    Cosa accadrebbe se all'improvviso perdessimo il nostro sguardo sul mondo? Se, assieme alla vista, dovessimo rinunciare ad ogni riferimento riguardo a ciò che siamo e crediamo? Saramago descrive, con dovizia e sagacia, fino a che punto una società accecata possa regredire, ovvero sino al limite di ogni dignità. L'istinto di sopravvivenza può sorpassare il rispetto e il diritto, tramutando una piccola società in un branco allo stato brado. L'unico barlume di luce è rintracciabile dentro se stessi, ma in pochi riescono a gettarvi lo sguardo. Il racconto, avvincente, è svolto dal premio Nobel con grande maestria e ci conduce, pagina dopo pagina, come in un esperimento sociale, alla normalità della vita.

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    federico

    23/09/2018 15:18:33

    Superate le remore, le ansie e le perplessità che un argomento così angosciante e devastante può suscitare nel lettore medio che si accosta a quest’opera di Saramago, la sorpresa non può che essere al di là di ogni aspettativa. Ci troviamo di fronte ad un capolavoro, certamente. L’autore sa affondare un bisturi affilatissimo nelle profondità dell’animo umano e scavando riesce a portare alla luce la parte primitiva e primordiale dell’uomo, quella che sonnecchia lì, ben nascosta da tempi immemorabili, da quando le civiltà hanno elaborato le regole del vivere civile!

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    valentina

    23/09/2018 10:17:53

    Quanto si può imparare da un libro? Quanto può essere facile bere una prosa libera da virgolette e capoversi? Quanto può un racconto di abbrutimento brillare di speranza? Quanta fiducia si può riporre nell'uomo - e in questo caso, rectius, nella donna - che ha compassione, che è solidale, che non trema? Noi vediamo, ma siamo ciechi: quando abbassiamo gli occhi; quando distogliamo lo sguardo; quando guardiamo, ma non osserviamo. La paura; l'egoismo ; l'indifferenza. Come può chi non è cieco sopportare l'orrore? Bisogna aver coraggio, avere pietà, avere premura. Bisogna imparare dalla moglie del dottore.

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    Manuela

    22/09/2018 21:03:35

    Uno scrittore, forse uno dei pochi, con uno stile perfettamente riconoscibile. A metà tra un Nabokov e David Foster Wallace, con la stessa arguzia ed il gusto del primo, ma senza la complessità strutturale e lessicale del secondo (sebbene in molte cose si somiglino, come in certi periodi e perifrasi lunghe una pagina intera, ma si sa che DFW è difficilmente raggiungibile dai mortali). A tratti può risultare un po' farraginoso, specie nella parte centrale, ma al di là di questo non c'è niente che non funzioni. Una trama che ricorda un po' il realismo magico di Borges e di Garcia Marquez, ma a mio avviso con un livello narrativo nettamente superiore. Ciò che stupisce maggiormente è la cura per l'introspezione psicologica delle situazioni, molto spesso semi-ironica, resa con una genialità sintattica e lessicale che più volte mi ha applaudire durante la lettura.

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    Rocco Sergi

    22/09/2018 20:33:26

    Quando si parla di Saramago non si può prescindere dallo stile oltre che al contenuto. Lo stile è ciò che lo contraddistingue, una prosa "orale", in cui non ci sono discorsi apparenti, in cui le persone sono chiamate con le loro caratteristiche fisiche o con lo status (il vecchio, il dottore, ecc). E' una prosa che cattura, un pò come stare davanti al fuoco e sentire un vecchio amico che racconta una storia. Ci si perde nelle parole, ed è questo che dovrebbe fare un buon libro. In merito al contenuto, come da (sua) prassi, utilizza un evento soprannaturale (un'epidemia di cecità) per descrivere la società in cui viviamo oggi. Alcune immagini di questo libro sono veramente nitide per crudeltà e cattiveria, grazie alla sua capacità di descrizione. Non ricordo dove quando e come ho letto il libro, ma ho vivo le sensazioni che mi ha trasmesso. Consigliatissimo

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    Alessio

    22/09/2018 17:33:51

    Cecità è ben più di un romanzo distopico, è una sapiente allegoria sulla cecità morale umana, e sulla sua ignoranza. Lo stile di Saramago è unico e non tutti lo amano o sopportano, ma questo libro mi ha introdotto nel meraviglioso mondo di Saramago.

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    Federica

    22/09/2018 13:06:24

    Ho adorato questo libro, anche se ho trovato non poche difficoltà nella lettura perché bisogna prima abituarsi un po' all'uso particolare della punteggiatura. La storia è inquietante, angosciante, è un romanzo distopico che mette a nudo la vera natura dell'uomo, tutte le sue debolezze e la sua malvagità. Da leggere assolutamente per acquisire una maggior consapevolezza sulla società e il genere umano.

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    Maria

    22/09/2018 11:01:58

    Una scrittura strana, ci vuole un po' per abituarsi; ma quando si comincia a prendere confidenza le pagine scorrono via veloci. I dialoghi fanno parte del flusso narrativo, della voce esterna che ci accompagna nel racconto. Proprio quella voce è come se fosse un menestrello d'altri tempi che arricchisce le voci dei personaggi facendo propria la visione della vicenda. Il perno centrale è la donna che continua a vedere: attraverso i suoi occhi ci si rende conto di come sarebbe il mondo, non avendoli. Lei sola li ha davvero e lei sola ne porta tutto il peso. Perché di peso alla fine si tratta. È una riflessione non banale sull'umanità, rassegnata e profonda ma molto coinvolgente.

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    Marco

    22/09/2018 10:52:24

    Dove può arrivare la desolazione? Dove può arrivare la dignità, la cattiveria, l'egoismo, la paura, l'umanità intera? Possono arrivare ovunque con la cecità. Fin quando può resistere la lucidità, l'altruismo, il coraggio, l'amore? Resisteranno fin quando ci saranno occhi che vedono. Un racconto sconvolgente in cui ognuno oltre la vista ha perso tutta la sua umanità. Uomini ciechi che diventano bestie o che in alcuni casi sono costretti a farlo. Sono desolati perché sono ciechi, sono persi, non hanno più una casa propria, vivono internati nell'ex manicomio della città, finché non usciranno e, da lì, ogni casa potrebbe essere la loro. Perdono tutta la dignità perché vivono tra i loro escrementi, le donne sono un mero sfogo maschile, non hanno da mangiare, ogni richiesta all'esercito è un attacco verbale o fisico. Alcuni hanno liberato tutta la cattiveria che li abita esercitando dittature sul cibo, chiedendo soldi, affetti personali e quando questi sono esauriti, donne da violare. Quando ancora la cecità non è dilagata, l'egoismo regna sovrano: è fondamentale prima di qualsiasi cosa o persona non essere contagiati. La paura li attanaglia: paura del cibo, dei soldati, della cattiveria, desolazione. Insomma paura delle conseguenze date dalla cecità.

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    amalia

    22/09/2018 10:45:14

    Uno scrittore, forse uno dei pochi, con uno stile perfettamente riconoscibile. A metà tra un Nabokov e David Foster Wallace, con la stessa arguzia ed il gusto del primo, ma senza la complessità strutturale e lessicale del secondo (sebbene in molte cose si somiglino, come in certi periodi e perifrasi lunghe una pagina intera, ma si sa che DFW è difficilmente raggiungibile dai mortali). A tratti può risultare un po' farraginoso, specie nella parte centrale, ma al di là di questo non c'è niente che non funzioni. Una trama che ricorda un po' il realismo magico di Borges e di Garcia Marquez, ma a mio avviso con un livello narrativo nettamente superiore. Ciò che stupisce maggiormente è la cura per l'introspezione psicologica delle situazioni, molto spesso semi-ironica, resa con una genialità sintattica e lessicale che più volte mi ha applaudire durante la lettura.

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    Eli

    22/09/2018 09:19:53

    Romanzo-saggio dalla natura evidentemente allegorica, Cecità è uno dei libri più rappresentativi della scrittura di Saramago. Lo scrittore rappresenta con minuzia di dettagli la vita di una piccola comunità affetta da una misteriosa epidemia, rendendo in maniera estremamente efficace il degrado della vita umana, il perdersi di ogni dignità e principio di convivenza civile.

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