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Giuseppe Pontiggia

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 202 p.
  • EAN: 9788804513001

Recensioni dei clienti

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    giovanni

    23/01/2009 19.57.45

    Racconto di una sconfortante realtà, più diffusa di quanto non si creda.Piaggerie,servilismi, meschinità, ottusità di impiegati alle prese con lavori spersonalizzanti e ripetitivi. Una vita lavorativa grigia, sempre uguale a sé stessa, che annulla le aspettative di chi aspira a stimolanti gratificazioni professionali.Una pania dalla quale difficilmente ci si libera. Una vera morte civile. Un libro che fa riflettere.

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    Romano De Marco

    13/07/2006 10.41.21

    Questa edizione Mondadori contiene, oltre al romanzo breve e ai 5 racconti dell'edizione originale datata 1959, altri 11 racconti scritti da Pontiggia dai primi anni 60 fino al 1985. LA MORTE IN BANCA è la storia semplice, all'apparenza banale, di un giovanissimo studente che per motivi economici accetta l'impiego in un istituto di credito meditando di continuare gli studi di lettere per non rinunciare alla propria vocazione umanistica. L'alienante ripetitività del lavoro e lo sconfortante panorama umano con il quale dovrà misurarsi, lo indurranno lentamente, ad abbandonare ogni aspirazione e ad accettare remissivamente il proprio destino di integrato in un meccanismo perverso che lo vedrà "morire nell'anima" ed adattarsi in maniera quasi inconsapevole ad un futuro diverso da quello che aveva sognato e sperato. Un romanzo in parte autobiografico (Pontiggia si era effettivamente impiegato all'età di 17 anni al Credito Italiano dove era rimasto per 10 anni) scritto con grande misura e con tagliente ironia, che coglie pienamente nel segno nella sua rappresentazione di un universo fatto di squallore, di meschinità, di crollo delle aspettative. Quello della banca (fidatevi di chi lo conosce bene...) Assolutamente imperdibili i successivi 11 racconti. L'autore tratteggia con ironia e con grande acume alcune fra le principali manie e i più ricorrenti loghi comuni dell'uomo contemporaneo. Si parla di matrimonio, di pregiudizi, di convivenza, di vizi. Non mancano amare frecciate al mondo dell'editoria. Sempre senza la volontà di pontificare, ma semplicemente con l'intelligenza di saper offrire dei punti di vista alternativi, arguti, divertenti e con una scrittura assolutamente gradevole e coinvolgente.

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    paolo

    24/06/2006 03.09.49

    Giustamente questo libro parla dei retroscena sconcertanti del mondo della banca, della sua umanità complessa e frustrata. Io lavoro in un'agenzia di una banca dove ci sono 5 cassieri. Essi si dividono tra infartuati, malati di cuore, e sofferenti psichici. Ora tutti sanno che il lavoro di un cassiere è molto stressante e in questo caso pericoloso per la salute. Citiamo, come esempio, qualora fosse necessario, dall'ottimo volume di Giovanni Goisis intitolato "La funzione della banca nella pratica italiana" a pag.738: "i cassieri vanno rimunerati al giusto merito, anche per il non comune sforzo mentale e fisico che sopportano". Naturalmente c'è differenza tra un lavoratore che, privo di libertà, e con famiglia, cede al ricatto e cerca a denti stretti di difendere il suo lavoro per sopravvivere e chi, invece, questo lavoro lo dà. Sembra proprio che i privati possano usufruire anche della licenza di uccidere o di nuocere. Non si capisce perchè chi perpetua costantemente una violenza rimane impunito, mentre chi la subisce e, con violenza si ribella, è condannato.Qualcuno può dire che anche i padroni hanno i loro problemi, le loro grandi responsabilità. Eh sì, anche i ricchi piangono...

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    Edoardo

    12/12/2005 14.57.14

    La rappresentazione del mondo lavorativo bancario di oltre 50 anni, fornita da Pontiggia ne "La morte in banca", rispecchia in modo fedele la realtà impiegatizia delle aziende italiane, indipendentemente dal settore. Al protagonista del libro, infatti, può essere sostituito un qualsiasi neoassunto che arrivato in azienda con le migliori intenzioni si trova a confrontarsi con un ambiente mediocre e con una serie di mansioni a basso valore aggiunto che difficilmente permettono lo sviluppo di una professionalità. E' un testo da utilizzare nei corsi di Economia, in particolar modo in quelli di Organizzazione Aziendale per chiarire che cosa sia in realtà l'impiegato.

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    valentina

    06/09/2005 09.43.31

    Ho trovato la lettura del libro "la morte in banca" piuttosto lenta e poco scorrevole. Il messaggio del libro è anche opprimente, ci dice che non si può sperare di cambiare vita, che non si possono avere ambizioni segrete e credo che questo messaggio sia inaccettabile per qualunque persona e quindi ci da un immagine molto pessimistica della vita che come persona ottimista e vitale non posso accettare. Il libro, comunque, dice una cosa vera, ossia, che il lavoro può spersonalizzare e rilegare in un universo tetro o triste, anche se sono convinta che il lavoro non abbia mai ucciso nessuno (a meno che non si parli di una morte psicologica). Per confermare la mia tesi vi porto la mia testimonianza di vita, anche se per bisogno di danaro mi sono dovuta impiegere presso una ditta, ho cominciato a frequentare l'Università di Giurisprudenza, ora sono un avvocato...e se volete saperlo...sono stata promossa con il massimo dei voti!

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    alessandra sgambetta

    22/06/2005 15.49.33

    Anche alla luce delle opinioni espresse dagli altri lettori, si potrebbe prendere il libro di Pontiggia come un' occasione per ampliare il discorso. Secondo un rapporto stilato di recente dalle Nazioni Unite, il lavoro causa più dolore e morte "della guerra, o di tossicodipendenza e alcolismo messi insieme". La notizia è stata commentata dal quotidiano londinese "The Guardian" che ha scritto:"Ogni anno più di due milioni di persone muoiono per incidenti o malattie riconducibili al lavoro..."

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    giuseppe lenticchia

    28/05/2005 01.18.35

    Il commento di marco oneti al libro di giuseppe pontiggia, mi spinge a dare la mia testimonianza: sono un bancario e nella filiale presso la quale lavoro, negli ultimi otto anni, tre colleghi hanno subito un infarto. In un anno, poi, sono svenuti in cinque, uno dopo un altro, a distanza di qualche mese. Non è solo il sovraccarico di un lavoro spersonalizzante,(aspetto descritto molto bene , ad esempio, da uno scrittore come bukowski in "Post Office"), ad uccidere le persone. E' anche quell'immoralità diffusa che premia sempre e comunque pochi eletti a discapito dei più. Per non parlare di un sindacato quasi sempre succube dei padroni e che fa del proprio silenzio merce di scambio. La mia testimonianza non è che una goccia nel mare di una realtà complessa come quella bancaria che è la punta di un isberg sommerso e coperto da un muro di omertà fatto di paura e ricatto. E' anche vero che,probabilmente, il libro di pontiggia ,in ciò che esprime ,non è che un paradigma di una condizione comune a tanti altri tipi di lavoro.

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    marco oneti

    05/03/2005 09.03.45

    Ho letto e apprezzato il romanzo breve "La morte in banca" che esprime l'attualità tipica dei classici.Non mi sorprende l'aver letto, non molto tempo fa, su un importante quotidiano, che una asl di Napoli ha monitorato la salute di mille dipendenti bancari. Ne è venuta fuori una cartella clinica impressionante: ansia, depressione, malessere e malattie ad essi correlate.Probabilmente si tratta di una situazione che colpisce, alla fine, anche i carrieristi, i figli di papà e i prodotti del nepotismo.Mi sbaglio?

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    Gerardo Noraccomando

    03/03/2005 17.01.01

    "La morte in banca", pubblicato per la prima volta in una delle più importanti riviste letterarie del secondo Novecento, segna l'esordio narrativo di Giuseppe Pontiggia. Resterà, a nostro avviso, insieme a "Il giocatore invisibile" e a "Nati due volte" una delle sue prove migliori. La storia dall'ispirazione e dallo spunto autobiografico, (Pontiggia ha lavorato in banca dal '51 al '61), è incentrata intorno al personaggio di Carabba, che per fronteggiare l'impellente necessità economica, si impiega in un istituto creditizio dopo aver conseguito da poco la maturità classica. Tutta la vicenda è basata essenzialmente sulla reazione umana ed emotiva che tale esperienza provoca in una persona che all'inizio vive il proprio ruolo con estraneità:sia per l'estrazione culturale che per ambizioni e aspirazioni non ancora sopite. Persiste in Carabba il desiderio di riscatto, di non arresa alla mediocrità. Un desiderio che sarà contraddetto dalla realtà. La presa di coscienza,tuttavia, non esprimerà nè rifiuto, nè accettazione di tale realtà, ma l'aprirsi della mente a una dimensione capace di andare oltre, di rigenerarsi. Citiamo dal saggio introduttivo alle opere di Pontiggia scritto dal critico Daniela Marcheschi e tratto dal Meridiano edito da Mondadori:"La banca è sede dell'ipocrisia,di un'umanità immatura,deformata talora fino al grottesco, delusa e rassegnata,isterica e spersonalizzata:è il mondo dei travet, degli inetti o dei vinti, per i quali vivere signica fuggire dalla consapevolezza. E' un ambiente dominato dall'aggressività,dalla violenza subdola e spietata, che inattesa esplode in un gesto o in una parola, motivo presente in opere successive.

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    Nina77

    15/12/2003 10.34.18

    Questi racconti sono molto gradevoli da leggere. L'autore, procedendo per sottrazione, ha creato uno stile essenziale e cristallino, che è musica per le orecchie. I temi spesso tratti dalla monotona vita impiegatizia e i toni grigi e uniformi non impediscono una certa vitalità, un gusto dell'osservazione e della narrazione che cattura.

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