Il professore di desiderio - Philip Roth - copertina

Il professore di desiderio

Philip Roth

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Traduttore: Norman Gobetti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 17 febbraio 2009
Pagine: 234 p., Rilegato
  • EAN: 9788806178949
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Il professore di desiderio

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"Bando agli indugi, è venuto il momento di svelare ciò che non andrebbe svelato - la storia del desiderio del professore. Però non posso farlo senza prima chiarire in modo soddisfacente, almeno per me, se non per i vostri genitori, perché ho deciso di eleggervi a miei voyeur, miei giurati e miei confidenti, perché ho deciso di esporre i miei segreti a persone che hanno la metà dei miei anni, e che perlopiù non ho mai visto né conosciuto. Perché voglio un pubblico, quando la maggior parte degli uomini e delle donne preferiscono tenere tali faccende per sé oppure rivelarle solo ai più fidati confessori, laici o religiosi? Cosa rende necessario, addirittura appropriato, che mi presenti a voi giovani sconosciuti in guisa non di insegnante ma di primo dei testi di questo semestre? Sono devoto alla finzione, e vi assicuro che quando sarà il momento vi spiegherò tutto quel che so in proposito, ma a dire il vero nulla vive in me quanto la mia vita».
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    teo

    13/05/2020 00:50:36

    “Il professore di desiderio” è un romanzo sulla passione erotica e la ricerca della felicità, due cose che sembrano proprio non collimare, e si può riassumere in questo breve passo citato dall’autore attraverso l’elegia di una studentessa del suo corso che, rispetto alla filosofia di vita di Anton Cechov, scrive così: “Nasciamo innocenti, patiamo atroci disillusioni prima di accedere alla saggezza, viviamo nella paura della morte… e a compensare il dolore non abbiamo che frammenti di felicità”.

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    marco

    12/05/2020 15:37:35

    Va capito bene, questo libro di Roth, nelle sue coordinate fondamentali, per essere apprezzato a dovere. Personalmente, mi è servita una seconda lettura per ben comprendere come non si trattasse di un libro sulla sessualità bensì sulla ricerca di soddisfazione, nel senso più ampio del termine. così inquadrato, la narrazione acquista respiro, e il personaggio cardine della vicenda tutt'altro spessore. Mi appare efficace il tentativo di universalizzare, attraverso questo, tutta l'umanità di una esperienza che prima o poi nella vita credo che facciano tutti, e che è così intimamente legata alla ricerca di sé e alla direzione da dare al proprio progetto di vita: dal libro si comprende bene il messaggio di Roth, e che condivido, secondo cui chi non risolve questo conflitto è destinato a non vivere in maniera appagante la propria esistenza, e ad essere vittima del rimpianto. Più che lo stile, è la forza della penna dell'autore a spingere avanti il racconto, conferendo efficacia alle digressioni del narratore in prima persona, ed evidenziandone tutti i limiti attraverso il confliggere della sua personalità con quella delle donne che entrano a far parte della sua vita, proiettando poi l'eco del rapporto con queste negli altri aspetti della sua esistenza.

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    Raffaele

    21/08/2013 23:12:55

    Un romanzo sublime con diverse anime. Il dialogo finale tra David e Claire, già da solo, vale una lezione di scrittura creativa. Roth sempre più unico.

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    Maria

    26/03/2012 21:35:18

    Anche io, come letto in alcune recensioni precedenti, ho fatto fatica a ritrovare il Roth che ho amato, quello di Lamento di Portnoy, per citare solo uno dei suoi romanzi. La storia non mi ha coinvolto per niente, e questo personaggio non cattura. Cosa più grave, mi pare quasi che l'autore stesso si sia annoiato nel raccontare situazioni piuttosto banali,dialoghi senza mordente, senza fine. Stavolta è andata così,ma leggerò ancora Roth!

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    sordello

    05/11/2010 11:52:29

    da amante di Roth devo dire che questo romanzo non mi è piaciuto affatto; la storia, a differenza di altre, non è coinvolgente e ho fatto fatica a proseguire nella lettura.

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    claudio

    10/05/2009 17:45:14

    Non sono riuscito ad andare oltre le 50 pagine, con molta fatica. Pur avendo letto tutto Roth, a volte penso (ma cancello subito l'impressione) che ci stia prendendo in giro con la sua fobia del sesso.

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    Nicola Intrevado

    03/04/2009 22:00:27

    Quando esce un libro di Roth ,o una ristampa inedita come : " Il professore di desiderio " , ha la priorita' su tutto cio' che sto leggendo in quel momento.Sia pure un lavoro meritevole , e , persino se si tratta di un giallo. Vi confesso che si tratta del Larsson de " La Regina dei castelli di carta ".Lo acquisto alla mia prima uscita dall' Ospedale dove lavoro e , lo leggo con la lentezza estrema che un Opera complessa , quale la sua , richiede. Poi , con altrettanta calma ,lo rileggo una seconda volta e stavolta lo sottolineo , lo annoto , e, solo allora posso esprimere un parere. Ponderato. Digerito. Meditato. La dimostrazione tangibile del mio grado di nevrosi ossessiva.Lo so. E questo perche' : Roth e' l' intelligenza del pensiero dell' uomo moderno , almeno di quei pochi rimasti in vita. E' l' architettura perfetta , ardita e ostinata , delle parole alla ricerca di una struttura organizzativa e sintattica , posta , al servizio dell' arte della scrittura. E' l' ironia che si sveste dell' oscuro velo dell' inconscio , del buio del non detto , dell' inconfessato , del mito all' origine del pensiero irrazionale e inconfessabile dell' uomo. E' il verbale di una seduta collettiva da un' anlista freudiano e junghino , assieme. Abbracciati. E' la sintesi, fatta lettura , arte pura , dell' immenso amore e dello studio attento dei tanti , tanti libri letti. E pensati. E riletti.E solo allora , ripensati. E spiegati. E' la dimostrazione concereta dell' inconsistenza del Premio Nobel e affini , li' dove persino Fo e la Deledda sono stati premiati.In luogo di un Borges o di un Moravia che possono o no piacere. Ma hanno certo inciso , con un segno indelebile il panorama letterario mondiale. Roth , lo confesso senza imbarazzo, e' tutto cio' che avrei voluto essere se fossi stato uno scrittore.Non un libro di meno. Non una pagina di meno.Non una parola di meno. Quindi, non solo vi consiglio di leggere questo libro ,ma di leggere tutto Roth.Gia' domani.Ci conto.

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    Philip

    01/03/2009 15:20:19

    Uno dei migliori Roth in assoluto, con tutti gli elementi che lo hanno reso grande:l'ironia, il sarcasmo, la sincerità, il profondo lavoro di scavo psicologico nei contrastanti desideri del protagonista. Anche qua, imperdonabile il ritardo di pubblicazione (l'edizione originale risale addirittura al 1977). Scritto come sempre in maniera superba, l'ho trovato superiore al ben più celebrato "Lamento di Portnoy".

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"Classe, oh, studenti miei, quest'anno ho cavalcato l'onda di una grande emozione". Sono le parole grandiose che David Kepesh, giovane professore di letterature comparate a New York, immagina di rivolgere ai suoi studenti come introduzione al corso di Letteratura 341. In realtà nient'altro che ironici e, se vogliamo, spassionati appunti scritti in un bar di Praga, davanti agli occhi incuriositi e scettici di due raffinate prostitute in golfino bianco d'angora e minigonna pastello a cui David offre da bere. Ispirato da Una relazione per un'accademia di Kafka (il racconto in cui una scimmia tiene un discorso a un convegno) e dalla convinzione che a dispetto di tutti la letteratura, "nei momenti più validi e interessanti", sia fondamentalmente "referenziale", Kepesh sceglie per gli studenti Anna Karenina, I turbamenti del giovane Törless e Madame Bovary: "Spero che vi sarà più facile collocarli nel mondo dell'esperienza, scoraggiando la tentazione di relegarli nei docili inferi degli stratagemmi narrativi, dei motivi metaforici e degli archetipi mitici. Soprattutto, spero che leggendo questi romanzi imparerete qualcosa di prezioso sulla vita in uno dei suoi aspetti più enigmatici ed esasperanti". Inutile dire che l'esperienza più enigmatica ed esasperante è per David il desiderio stesso che in quei romanzi si rispecchia, un desiderio fatto di "solitudine, malattia, perdita" e, soprattutto (sconfortante climax), "terrore, corruzione, sventura e morte".
Ed è di questo – non di studenti, né di lezioni vere e proprie – che leggiamo. Ma in quegli anni settanta della «morte dell'autore» e della pacifica libertà sessuale in cui il romanzo è scritto (e soltanto ora tradotto in italiano, con altrettanta tagliente ironia, da Norman Gobetti), un punto di vista simile sembra quantomeno superato. E tanto più risulta tale ai giorni nostri, quando questi presupposti appaiono addirittura scontati. Però l'educazione sentimentale del nostro "eroe" vanta qualcosa di non comune, di spaventoso e simpatico al tempo stesso. Nel ripercorrere la proprio storia, David Kepesh racconta di come sia stato affascinato nell'infanzia dallo sfrontato esibizionismo di Herbie Bratasky, cantante e intrattenitore nell'albergo dei genitori, che alle lezioni di rumba si presentava con calzoncini elasticizzati da nuotatore, giacca bicolore casual e cintura di alligatore con chiavi penzolanti; di come sia stato turbato senza scampo da due sorelle svedesi, Elisabeth e Birgitta (l'ultima in particolare, sogno e incubo di lussuria sfrenata), che se lo contendevano nelle notti del dottorato; e infine di come sia stato "stuzzicato" dalla capricciosa e narcisista Helen Baird fino a sposarla: una Elena di Troia "armata di stupefacente bellezza", reduce da una fuga a Hong Kong insieme a un giornalista con il doppio dei suoi anni (detto Karenin), una moglie e tre figli.
Regista più o meno occulto di tali occasioni, sezionate con il più spietato disincanto, è ovviamente sempre il desiderio, alleato e antagonista, capace di assumere maschere imprevedibili e grottesche.
Eppure, nella prima parte del romanzo, sembra che le vicende siano anche troppo lineari per giustificare nel lettore un interesse che vada oltre una divertita simpatia con il protagonista e le sue rocambolesche conquiste. Meno prevedibile è la seconda parte, quando David, divorziato da Helen e reduce da un'estenuante sofferenza culminata con la psicoanalisi, si lega a Claire Ovington, venticinquenne bella, intelligente e perfino conciliante, insomma pressoché perfetta e capace di donargli finalmente la maturità e la pace. Il catalogo delle conquiste si interrompe, ma è a questo punto – proprio dall'esubero di felicità e dalla piena saturazione del desiderio – che cominciano le contraddizioni. David può fermarsi qui, in questa angosciante perfezione? Smettere per sempre di desiderare? Oppure aspettare incredulo che il desiderio fugga via? Anche quando, nell'apparente idillio della campagna americana estiva, Claire conquista il suocero di rigorosa fede ebraica e l'amico Mr Barbatnik cucinando insalata di yogurt e cetriolo insaporita da aromi orientali e un delizioso pollo arrosto freddo al rosmarino, questo improbabile dongiovanni si sente come il "furibondo amputato di Gogol'", che corre a pubblicare l'annuncio per ritrovare il naso che ha abbandonato la sua faccia.
Come premesso, la schizofrenia amorosa del nostro David Kepesh – il cui nome era gia comparso in un altro racconto di Roth del 1972, Il seno (Bompiani, 1973 ed Einaudi, 2005), una sorta di riscrittura della Metamorfosi di Kafka in cui il personaggio si trasformava in mammella, e poi ripreso, su un intreccio molto simile a questo, in L'animale morente (Einaudi, 2003) – ha difatti come interlocutore privilegiato la letteratura. Alle sue domande rispondono qui i racconti di Kafka e quelli di Čechov come Uvaspina, Dell'amore e soprattutto L'uomo nell'astuccio, su cui David sta scrivendo un saggio: il "grido angosciato" di uomini che cercano di uscire dall'astuccio di regole, inibizioni, menzogne, "della noia mortale e dell'opprimente disperazione, delle penose situazioni matrimoniali e dell'endemica falsità sociale, alla ricerca di una vita vibrante e desiderabile".
Dentro l'astuccio la noia, fuori la disperazione. Il desiderio è qualcosa di troppo capriccioso per dare pace a qualcuno. Ma se da una parte i pensieri segreti del protagonista ci portano a credere che il paese delle chimere (e dei sogni alla Madame Bovary) sia davvero l'unico degno di essere vissuto, al tempo stesso la bravura di Roth – qui forse non all'altezza di Pastorale americana e degli ultimi Everyman, Patrimonio e Il fantasma esce di scena – consiste nel mostrare le due facce del discorso, rendendo tutto meno scontato. È davvero così irresistibile il desiderio, oppure a volte è meglio che esso si arrenda alla realtà? A questa domanda ci risponde il saggio seppure umoristico Mr Barbatnik, reduce da un campo di concentramento nazista ("Cara, si vive, si fanno domande. Forse è per questo che viviamo"). Quando Claire gli chiede quel che avrebbe voluto diventare quando era giovane giovane, lui le risponde: "Un essere umano, una persona capace di conoscere e comprendere la vita, e ciò che è reale, senza crogiolarsi nelle menzogne".
Una bella lezione per David. E così fino all'ultimo il lettore resta in sospeso, senza smettere di domandarsi chi avrà la meglio su di lui, se Claire e la realtà, oppure il desiderio con i suoi capricci e le sue fantasie.
Chiara Lombardi

 "Finalmente riesco a dar voce - in un assordante unisono - ai dubbi così a lungo taciuti, e ora le meste, solenni emozioni che mi hanno dominato nel corso di questa giornata si coagulano in qualcosa di altrettanto palpabile e terrificante di uno stiletto. Solo un intermezzopenso, e come se fossi davvero stato pugnalato e la forza vitale sgorgasse fuori da me, mi sento sul punto di ruzzolare giù dalla sedia. Solo un intermezzo. Non conoscerò mai qualcosa di duraturo. Soltanto gli irrinunciabili ricordi di sentimenti discontinui e provvisori; un'interminabile saga di tutto ciò che non ha funzionato..."

Il professore di desiderio era già uscito anni fa per Bompiani. Ora ritorna nelle librerie italiane, in una bianca e nuova edizione Einaudi, con Amore e Psiche di Canova in copertina. È questa una delle tre opere di Philip Roth con protagonista David Kepesh. I fatti si collocano cronologicamente prima de Il seno e prima de L’animale morente. David Kepesh è il professore di desiderio. Docente di letteratura in un college dell’East Coast, nel suo corso invita gli studenti a instaurare una relazione referenziale, intima, con i libri. Libri in cui è rintracciabile il desiderio erotico. Ed egli stesso si fa libro, testo, svelando le sue esperienze personali. Gli studenti saranno i suoi voyeur. Per certi versi siamo testimoni di una seconda metamorfosi del protagonista. Non più fisica e allegorica, non più kafkiana, come quando Kepesh, in un altro volume della trilogia, si trasforma in un enorme seno. Ma, azzardo, è una metamorfosi quasi da realityGioca a carte con la metanarrazione. Siamo tutti studenti di Keplesh, tutti guardoni della libertina vita dell'intellettuale ebreo, alter ego dell'autore.

La prima parola del romanzo, nella versione originale, è temptation. Tentazione, cadere in tentazione, resistere o abbandonarsi, la caduta e la redenzione. Questa è la vita di David Kepesh, ragazzo di origini ebraiche, i suoi genitori gestiscono un albergo, che si scopre presto ossessionato dal desiderio sessuale. Al college gli affibbiano il soprannome di Casanova perché corre dietro alle ragazze. Ma è solo a Londra, disinibita e pruriginosa, che Kepesh si spoglia dei suoi tabù lanciandosi in un acrobatico triangolo sessuale con due ragazze svedesi. Elisabeth, innamorata e passiva e Birgitta, questa sì musa ispiratrice e complice delle sue perversioni. L’altra grande forza divoratrice di Kepesh è la letteratura. In nome della letteratura abbraccerà tentativi di redenzione, abbandonerà l’amica svedese. Poi una nuova donna, Helen, affascinante e complicata. Si sposeranno. Non riusciranno a resistere. Divorzieranno. La depressione, l’analisi, la voglia di ricominciare con una nuova donna, Claire, bionda e salvifica, tranquilla come un’anatra in un lago, ma incapace (senza colpe) al dunque di renderlo pago. Perché Kepesh lotterà contro se stesso per non gettare via quell’impressione di serenità che il destino sembra avergli donato. Ma si renderà conto che la sua natura incombe all’orizzonte, il temporale arriverà inevitabile a travolgere il suo rapporto con Claire. Il desiderio, il desiderio di Claire, è mutevole, e il corpo prima bramato, cercato, si scopre asettico ai suoi occhi, al suo tatto.

Roth scrive di erotismo con una consapevolezza ironica e suicida. Come se inserisse la chiave nel motorino di accensione di un’auto che non si fermerà mai. La confessione della propria libido ha in Roth una connotazione religiosa? Quanto Kepesh aspetta il perdono, desidera la redenzione per se stesso? Il character di questo romanzo prova a scappare dal proprio desiderio. Nella maturità seppellisce nel proprio giardino i vent'anni, le avventure, l'incoscienza sessuale, come un bambino che nasconde sotto terra scatole di latta con i propri giochi d'infanzia. Prova a mettere su famiglia, prova a crogiolarsi nella serenità di un rapporto sentimentale. Ma il vento dell'inquietudine smuove il terreno, l'ironia di Roth scava e riaccende ogni fiamma che sembrava essersi spenta.

Recensione di Francesco Marchetti

 

  • Philip Roth Cover

    Philip Roth (Newark 1933 - Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel... Approfondisci
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