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José Saramago

Traduttore: R. Desti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 288 p.

45 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788807881572

Recensioni dei clienti

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    Gianluca

    26/09/2016 15.45.18

    Saramago è in grado di mettere insieme lo scandaglio del cuore umano - analizzando con lucidità, ironia, durezza e compassione, i rapporti umani e animali - e la vivisezione della dimensione sociale e politica. Che, del resto, non sono compartimenti stagni. E lo fa attraverso una distopia nella linea de La fattoria degli animali di Orwell o Il signore delle mosche di Golding. Grazie a una scrittura spedita e brillante, dove non mancano vertici di meditazione filosofica e poesia, come in tutta la grande arte, fa vibrare di indignazione, commuove di tenerezza e pietà. E' un libro importante, che richiede attenzione, non è letteratura di intrattenimento. E, come tutta la grande arte, pretende che il lettore/fruitore prenda una posizione, metta in discussione sé stesso, non si accontenta di un consumo o di una contemplazione passiva. Stupisce che venga criticato per lo stile, la mancanza di punteggiatura o altro. I gusti sono personali e indiscutibili, e va bene, ma non si può scambiare una preferenza individuale con un giudizio di valore sull'opera. Oltretutto Saramago utilizza tecniche narrative non certo inedite, risalenti perlomeno alle grandi esperienze di Virginia Woolf e James Joyce negli anni Venti del Novecento. (Saggio sulla) cecità vi resterà addosso per molto tempo dopo averlo letto. Se siete disposti a non cedere alla paura della fragilità.

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    Ilenia Buioni

    09/01/2016 14.43.09

    La punteggiatura è essenziale, talvolta assente, e i personaggi non hanno nomi propri. I loro dialoghi riassumono pure emozioni, immagini, pensieri. L'unica forma di libertà è proprio quella della coscienza, nel momento in cui un'epidemia di cecità si abbatte sull'intera città, obbligando i suoi abitanti a rinunciare a qualsiasi forma di organizzazione sociale. La stessa società è spazzata via dalla prevaricazione: ciò che prima esisteva era una parvenza di ordine; ciò che poi resta è un'umanità che cade vittima dei propri istinti primordiali. Il degrado psicofisico è il frutto dello stato animale dal quale la natura umana non è mai uscita. A comprendere il reale significato di una tragedia fantastica sarà un personaggio chiave, la moglie del medico. Eppure anche la solidarietà femminile non è che un'eccezione che conferma la regola: "se la vittima non avesse un diritto sul carnefice, allora non ci sarebbe giustizia". Parlando per bocca dei suoi personaggi, Saramago consegna il lettore al pessimismo più cupo. Ma ciò che più inquieta è che a parlare non è un letterato o un filosofo. È semplicemente un uomo, uno come tanti. Ecco perché il senso profondo di Cecità è tutto racchiuso in un noto detto popolare, spesso frainteso o dimenticato. Ed infatti è così difficile comprendere la fragilità umana per le creature che possono vedere, ma proprio per questo non vedranno mai abbastanza.

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    And the Oscar goes to ....

    14/12/2015 17.32.17

    Superata l'iniziale difficoltà ad apprezzare lo stile di scrittura, ci si può immergere nella storia che non è niente male e non annoia mai.

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    Luca

    09/08/2015 14.40.06

    Un libro unico che identifica , descrivendo e colpendo nel segno, la brutalità e l'egoismo umano. Fa pensare e non lascia indifferenti. indimenticabile la sensibilità dell'unico "vedente" in quel circo di cattiveria e cinismo.

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    Manu

    04/07/2015 14.41.36

    Saramago ti trasporta dentro una storia cruda, dura, e lo fa con uno stile eccezionale. Capolavoro.

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    Dario

    17/02/2015 12.34.30

    Un'epidemia di cecità colpisce la popolazione di un paese non meglio precisato. Le vittime del contagio si ritrovano all'improvviso avvolti in una nube bianca. Le autorità cercano di arginare l'epidemia rinchiudendo in quarantena i primi contagiati che si trovano così a vivere un'esperienza dai risvolti psicologici e sociali terribili. Purtroppo questa misura cautelativa non serve ad arginare il male che dilaga inesorabilmente, così come il terrore che dall'interno della quarantena sembra tracimare fino ad invadere il mondo intero. Romanzo sconvolgente ma imperdibile. La penna di Saramago pesa e riesce a scavare solchi profondi nell'immaginazione del lettore catapultandolo in una situazione estrema e terribile. Le pagine sono fitte, la mancanza di punti interrogativi, così come i dialoghi, separati dal resto del testo, con semplici virgole non sono ostacoli insormontabili. Dopo le primissime pagine ci si abitua e la lettura scorre fluida nonostante le atmosfere necessariamente opprimenti.

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    tapparella71

    11/12/2014 13.20.09

    E' il primo libro che leggo di questo autore,una lettura semplice e poco affaticante, o meglio molto particolare, uno stile molto personale che ha il suo massimo segno di distinzione, nello sviluppo della punteggiatura. Detto questo veniamo al racconto di questo testo; una storia che descrive un evento pessimistico, catastrofico, violento, terrorizzante, ma la cosa che più mi ha colpito è quell'attenzione che Saramago da ai particolari, nel descrivere gli stati d'animo dei personaggi, nella spiegazione dei fenomeni introspettivi personali legati alla psiche (intendo dire personali dei soggetti dello scritto).Tutti quei meccanismi che s'innescano appunto all'interno di un gruppo di individui costretti forzatamente a vivere un'esperienza devastante, apocalittica.

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    Paola m.

    26/10/2014 23.49.44

    Bellissimo libro fonte di riflesseione sulla natura umana

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    GP

    06/09/2014 19.26.06

    E' sicuramente un libro duro che fa riflettere. La sintassi non aiuta la lettura, non mi era mai capitato di leggere un libro con discorsi diretti continui separati solo da virgole, anche se bisogna ammettere che ci si abitua facilmente. L'idea del romanzo è molto interessante, ma poteva sicuramente essere sviluppata con più introspezione. Un bel libro, che rileggerei, ma che non regalerei.

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    Michele Lucivero

    05/09/2014 11.21.05

    Nonostante la particolare sintassi renda leggermente difficile la lettura alla prime battute, il romanzo si presenta fluido e piacevole. Le tematiche in circolo sono tante, si va dalle condizioni delle persone affette da disabilità visiva, alla critica della società contemporanea, segnata dall'indifferenza e dall'assenza di solidarietà. Se da un lato l'autore intende affermare che metaforicamente «siamo tutti ciechi che, pur vedendo, non vedono», dall'altro egli invita a riflettere, lontano da logiche compassionevoli e pietistiche nei confronti dei disabili, che non è sufficiente avere una disabilità per essere moralmente ineccepibili, giacché nella comunità dei ciechi ben presto si differenziano «ciechi malvagi» e «ciechi buoni». Emerge subito dalla trama del romanzo la necessità di puntare ad una forma di solidarietà che riesca a far sbocciare una relazione di cura che conduca all'autonomia e ad un progetto di vita indipendente, ma su questo versante non sono d'aiuto gli altri e non è d'aiuto il Governo. Tutto grava su una sola persona, disabile visiva tra una normalità non vedente, che deve decidere se farsi carico oppure no del piccolo gruppo della camerata nella quale tutti i ciechi sono internati. Il timore della donna sta nella circostanza di perdere la sua autonomia e diventare schiava dell'altrui eteronomia, di quella dei ciechi, che autonomi non possono essere, se non si pensa per loro ad un progetto di vita indipendente. Si tratta di un percorso necessario, da intraprendere subito, dal momento che quella della cecità è una epidemia e, prima o poi, si presume, colpirà anche l'unica vedente rimasta e in quel caso occorre prepararsi all'imponderabile.

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    Michele Testa

    27/07/2014 18.43.48

    Uno dei libri migliori che abbia mai letto. Saramago tira fuori dal cilindro - e che cilindro! - un romanzo che in realtà è un Gedankenexperiment, un esperimento mentale: cosa accadrebbe ad una comunità se si perdesse improvvisamente la capacità di vedere l'altro, e una misteriosa quanto inesorabile cecità limitasse la nostra visuale solo a noi stessi e alle nostre miserie umane? Un racconto dotato della potenza biblica e nello stesso tempo della fluidità d'un romanzo d'autore; il tutto vergato nello scorrere fluviale della prosa profonda e musicale di Saramago. Dopo aver letto (d'un fiato) questo capolavoro, tirerete un sospiro di sollievo, e non sarete più la stessa persona.

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    paola

    19/07/2014 20.19.45

    Spunti interessanti ma troppo prolisso e noioso nella stesura della storia.

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    Olivia

    15/07/2014 12.04.42

    E' un romanzo crudo, tormentato, senza umanità e senza speranza. E' la cecità non solo fisica, ma anche dell'animo di ogni uomo. E' l'abbandonarsi allo stato animale, alla perdita dell'umanità e di tutto ciò che questo ha sempre comportato. E' l'anarchia, è l'apocalisse, è la fine. E' l'inizio. Saramago affascina con uno stile molto particolare e scrive parole dure, che fanno male a leggere e viene da chiedersi: ma questi sono uomini? E la risposta è sì. Sono uomini. Veri, anche se forse non Umani.

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    Salmonicchio odoroso

    07/06/2014 17.16.14

    Tetro e claustrofobico, un dipinto ben fatto di una umanità disperata. Scrittura travolgente e finale avvincente. Vi coinvolgerà a tal punto da farvi dimenticare di dormire la notte.

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    giorgio g

    27/05/2014 15.42.01

    E' un libro che ricorda, alla lontana, "La peste" di Albert Camus. Ma, mentre in quest'ultima opera le strutture della società civile rimanevano in funzione e provvedevano ad assistere gli ammalati e a mantenere l'ordine, in "Cecità" era l'intera popolazione ad essere progressivamente colpita dalla perdita della vista con il conseguente disgregarsi di ogni parvenza di ordine, con le persone costrette all' affannosa ricerca di cibo, di medicine, di acqua. Ogni barlume di umanità era scomparso in loro: un quadro tragico che, proprio nelle ultime pagine, si apre alla speranza. Forse il senso del libro è riassunto in questa frase del medico, protagonista della storia: "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che pur vedendo, non vedono".

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    Annarita

    19/03/2014 22.05.53

    È la cecità del cuore, dei sentimenti, il buio dell'anima, il buco nero dell'umanità. Saramago ci racconta di un essere umano che umano non è più, privo ormai di ogni distinzione rispetto agli animali. Andando avanti nella lettura ci si domanda più volte se l'uomo che definiamo evoluto esista veramente o non sia piuttosto il frutto di una visione assolutamente presuntuosa di sé stessi. Che uomo è quello narrato nel libro il cui comportamento in fondo non ci appare incredibile, anzi non ci sorprende affatto? I potenti, i prepotenti, i ladri, i violentatori non ci meravigliano al loro apparire, piuttosto li stavamo aspettando. Già qualche pagina prima ci eravamo detti: ora arrivano, sì ora arrivano. E così è. E allora la risposta alla domanda è semplice: quell'uomo lì è un uomo qualunque, uno di noi. Magari è solo più spaventato, ma d'altronde si trova a fronteggiare una situazione assolutamente destabilizzante, consapevole della propria impotenza, no?! Peggiori sono coloro i quali si ritengono corretti, benpensanti e "borghesi", migliori, invece, tutti quelli che sanno guardare sé stessi e gli altri con umiltà. Luce dell'umanità è una donna, l'unica salva dal contagio. E faro di speranza sono le donne di questo libro, le sole capaci di donarsi profondamente, di offrire il loro sacrificio per la salvezza di tanti. Questo romanzo è un monito. Non perdetelo. L'uomo non si perda.

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    Natalia

    27/01/2014 17.46.52

    Bellissimo. Col suo caratteristico stile, Saramago ci trascina in un mondo buio pieno di crudeltà e barbarie. Fino all'ultima pagina non conosciamo i veri nomi dei protagonisti, per noi si chiamano medico, la moglie dl medico, il vecchio dalla benda nera ecc., ma ci affezioniamo e soffriamo insieme a loro come se li conoscessimo davvero. Quanta ammirazione per l'unica donna in grado di vedere! E' un libro forte, ma commovente e poetico allo stesso tempo, delicato in più punti, ma più che deciso in altri. Mi è piaciuto tanto tanto perchè lo trovo fuori dal comune, come del resto lo è l'autore.

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    JohnGalt

    19/11/2013 09.49.28

    Bel romanzo, che si focalizza sulla brutalità dell'uomo quando si trova a combattere contro i bisogni impellenti della sua natura. Lo stile è quello, impareggiabile, del Nobel portoghese.

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    Sara 78

    14/11/2013 18.43.51

    Straordinaria metafora della vita, dell'umanità e il suo contrario. Stile duro che disorienta all'inizio e che incanta strada facendo. Un percorso affascinante che dall'incredulità conduce alla commozione. Una storia travolgente, un libro difficile, forte nelle immagini e nelle parole, potente nel messaggio, nel suo lasciarci nudi di fronte alla vita. Leggetelo e rileggetelo!

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    Enrico

    14/10/2013 01.09.03

    Meraviglioso racconto sulla nostra vita, sulla civiltà, sull'identità. Stile caratteristico di Saramago, coinvolgente e commovente. Da leggere.

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