Festa mobile - Ernest Hemingway - copertina

Festa mobile

Ernest Hemingway

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Traduttore: Luigi Lunari
Curatore: Seán Hemingway
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 giugno 2018
Pagine: 224 p.
  • EAN: 9788804689911
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Parigi è la città più amata da Hemingway, quella che considerava il miglior posto al mondo per lavorare. Ormai anziano e malato, Hemingway ricorda la Parigi degli anni Venti, dove in piena età del jazz aveva vissuto «molto povero e molto felice». Tra bevute, oppio, corse di cavalli e snobismo sociale, la fame si rivela scuola e disciplina, mentre alla libreria Shakespeare and Company si incontrano scrittori e intellettuali come Ford Madox Ford, Gertrude Stein, Ezra Pound, James Joyce, Francis Scott Fitzgerald. Quest'opera d'addio, che celebra la vita a Parigi come una splendente giornata di festa, si rivela molto più di un libro di ricordi: un inno alla libertà, alla insopprimibile libertà dell'uomo di pensare, agire ed esprimersi.
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    federica

    17/05/2020 18:04:21

    Amo Hemingway e il modo in cui scrive. Festa mobile è uno dei libri da leggere almeno una volta nella vita, consiglio a tutti la lettura di questo libro!

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    Henry Vale

    15/05/2020 15:33:28

    Un piccolo capolavoro. Forse l'opera maggiormante autobiografica del grande Ernest. In queste pagine l'autore ci regala uno splendido affresco della Parigi degli anni Trenta e dei suoi protagonisti: fantastica la parte nella quale viene descritta l'amicizia con lo scrittore Francis Scott Fitzgerald. Hemingway ci descrive la vita culturale della capitale francese: la città dei caffè, degli artisti, dei pittori, del motto francese "C'est la fete", dei locali jazz. Nel testo troviamo le descrizioni di grandissimi artisti che hanno dato il via alla "cafè society": Henry Miller, Gertrude Stein, Picasso. Leggendo il libro il pensiero non può non andare al grande film di W. Allen "Midnight in Paris". Sullo sfondo della storia, lo scrittore americano descrive anche il suo matrimonio e la difficoltà di mantenere un rapporto; l'importanza di voler bene ad una persona nonostante, a volte, si prenda strade diverse. Libro obbligato per gli amanti di Hemingway e di Parigi. Sulla capitale francese Hen scrive" non importava chi eravamo nè come le cose erano cambiate nè con quali difficoltà o quale facilità la si poteva raggiungere. Ne è sempre valsa la pena e siamo stati ricompensati per ogni cosa che le abbiamo portato" Da leggere e rileggere. Consigliato anche "Fiesta", altro libro di Hem che descrive la sua vita tra Francia e le corride spagnole. Insomma, consiglio di leggere tutto quello che questo genio ha pubblicato.

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    Anita

    14/05/2020 16:23:38

    Libro bellissimo che ti catapulta a Parigi fra arte e luci.. Lo rileggo spesso e ogni volta colgo una nuova sfumatura. Da non perdere, tra i miei preferiti

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    ginsengman

    19/04/2020 14:39:12

    Non sono riuscito a finirlo...come altri scritti di Hemingway. Una noia infinita e una scrittura veramente banale, simile a quella di un ragazzo (non troppo bravo) delle scuole medie. Avrà anche vinto Nobel e Pulitzer ma assolutamente è un autore che non mi piace!

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    Stefano

    15/01/2020 10:12:28

    Un libro che amo particolarmente, di una poesia bellissima.I vecchi ricordi di Hemingway a Parigi quando era povero ma anche giovane e felice. Leggendo il libro sembra di essere in quelle vie e conoscere i personaggi che lo scrittore ha incontrato nei suoi giorni duri ma felici. Assolutamente consigliato se non lo avete ancora letto.

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    Fabio Stante

    29/08/2019 19:36:24

    Ho letto solo questo di Hem, e sono consapevole di non aver imbroccato il suo testo più significativo. Sono memorie dello scrittore che forniscono uno spaccato molto interessante della Parigi anni '20 e dei vari personaggi della "Lost Generation" che la popolavano. Interessante.

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    landonio sandro

    26/04/2017 11:08:22

    Un libro smodatamente bello su Parigi, sul lavoro dello scrittore e sulla perdita delle illusioni. Magica l'atmosfera della città e dei suoi abitanti, epica la lotta per la sopravvivenza economica dell'autore, contornato da colleghi più o meno già arrivati ed infine la vita a Schruns che ci trasmette che la felicità sta nelle cose semplici e l'allontanarsene ti fa perdere l'essenziale e crea rimpianti.

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    Fabio

    13/09/2016 17:41:21

    Libro difficile,da scrivere e da leggere. "E questo libro contiene materiali delle Remises della mia memoria e del mio cuore.Anche se la prima è stata manomessa e il secondo non esiste",così si conclude il romanzo di ricordi,pubblicato postumo e sicuramente non curato da E.H come avrebbe voluto e come ricorda di aver fatto con il suo primo romanzo"The sun also rises" Mi è sempre parso un fiume di dolore e di ricordi di un passato felice che non potrà più tornare e che viene ormai rivisto attraverso gli occhi di un vecchio che vive in un "adesso" dove è rimasto il dolore e basta. Le pagine più belle sono quelle dedicate alla città,nelle sue varie stagioni.Indimenticabile il venditore del latte di capra,che gira la città con il suo gregge di capre nere e le soste alle "Closerie",per scrivere con un lapis su un quaderno i primi racconti ,parlare e bere con gli amici,osservare la città muoversi e vivere. Tutto ha il sapore della felicità perduta e dell'unico vero amore svanito con Parigi,quello per Hadley,ricordata sempre con amore e rimpianto. Poi ci sono i ricordi letterari del salotto di Gertrude Stein e dell'amicizia con Scott Fitzgerald e Pound,un po' al veleno e un po' al miele e qualche risata dolceamara. Da non perdere,per chi ha amato questo scrittore.

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    giorgio g

    24/11/2015 11:43:13

    Ho accolto l'invito che Danielle ha rivolto attraverso il web e ho ripreso in mano, dopo tanti anni, "Festa mobile" di Ernest Hemingway. Parigi non è più da molto tempo la città in cui si mungevano le capre per strada, ma continua ad essere parte di noi stessi, almeno di coloro che hanno avuto la fortuna di percorrere le sue strade, le sue piazze, i suoi giardini e di visitare i suoi innumerevoli musei. Coloro ai quali, quando sentono i nomi dei quartieri come Montparnasse e Montmartre, dei luoghi della città come l' Ile St-Louis, lo Square du Vert-Galant, la Gare de Lyon e il Luxembourg e delle strade come rue Cardinal Lemoine, rue Férou, Place St-Sulpice, rue de Vaugirard, affiorano lontani ricordi. Coloro che ricordano lontane letture quando leggono i nomi della Signorina Stein o di Francis Scott Fitzgerald. Quale miglior omaggio a questa straordinaria città che riportare alcune frasi del libro, iniziando da quella che lo apre e da il titolo al libro? "Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, poi dovunque tu vada questa esperienza ti accompagna fino alla fine della vita, perché Parigi è una festa mobile" ."A Parigi, allora, si poteva vivere benissimo con poco o niente e saltando un pasto ogni tanto e senza mai comperarsi un vestito nuovo riuscivi a risparmiare e a toglierti qualche capriccio". "Per Parigi non ci sarà mai fine e i ricordi di chi ci ha vissuto differiscono tutti gli uni dagli altri. Si finiva sempre per tornarci, a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata o quali che fossero le difficoltà, o la facilità con la quale si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi ne ricevevi qualcosa in cambio. Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri."

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    alfredo

    22/11/2015 08:13:48

    E' un libro gioiello che rappresenta Parigi in un periodo nel quale era uno dei luoghi privilegiati della cultura europea, luogo in cui era obbligo recarsi per gli americani che intendevano dedicarsi all'arte nelle sue varie forme.

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    gianni

    23/07/2014 19:23:05

    Il mito della Parigi in cui Hem fu povero e felice. Mito molto, letteratura non moltissima.

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    Cristiana

    10/09/2012 22:05:02

    A me non piace sempre Hemingway, mi sembra falso e caricato tranne qualche volta che è magnifico. E qui mi sembra che lo sia, in molte pagine, anche se non in tutte. E poi sembra sincero nella sua malinconia e nel rimpianto: finalmente un "uomo vero" e non solo un "vero uomo".

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    Gabriele

    28/08/2012 15:03:47

    Come il titolo, e come Parigi, anche questo libro è effettivamente una "Festa Mobile". Hem attraversa la città, e dunque pure la narrazione, con leggerezza, fantasia, umiltà, piacere e sentimento: impossibile non farsi trascinare con lui per i vicoli, i locali, le discussioni. Sebbene l'autore abbia spesso rifiutato di essere considerato un intellettuale, dimostra senz'altro di appartenere alla seguente categoria, perché non rinuncia mai al confronto con le grandi personalità artistiche del suo tempo. Esemplare, in questo senso, il lungo (ed emozionante) capitolo con protagonista Fitzgerald (l'unico personaggio a prendere il posto , al centro della narrazione, di Parigi). Un racconto ricco di aneddoti e spunti illuminanti, sulla città e sul mestiere di scrittore: chi non si metterebbe a sognare, immaginando Hem seduto al banco di un bar, con il bicchiere pieno, mentre cerca ispirazione sul capitolo successivo?

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    REXLEX

    22/07/2011 15:50:58

    E' stato il primo libro da me letto di Hem , uno di quegli scrittori che non si leggono perchè si è visto i film tratti dai suoi racconti. Debbo dire che Parigi ne viene esaltata , e come potrebbe non essere ?! , così come la vita scavezzacollo di chi passa da una corsa ad Anghien e un fin a l'eau bevuto in un bistrò. Di struttura modesta contiene però ogni tanto qualche rigo di classe e qualche considerazione interessante. Incredibile come Hem potesse non aver letto i grandi classici europei ...come se potessero mancare nella formazione di chi vuol essere scrittore. L'incipit stranoto del libro per me manca di una E ( prima di poi ) che ci vuole per dare maggiore forza e 'consequenzialità'. Ma è una mia opinione. Utilissimo per dare l'idea dell'uomo e confermare tutto ciò che abbiamo letto circa la sgregolatezza della vita di questo 'mito'.

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    Il padre (medico) lo avvicinò alla caccia e alla pesca durante le vacanze in Michigan, tra laghi e foreste e seguendolo nelle visite agli ammalati delle riserve indiane, ebbe le prime violente impressioni del dolore e della morte. Studiò a Oak Park, ma rinunciò all’università per diventare cronista allo «Star» di Kansas City. Fondamentale, nell’aprile 1918, l’esperienza volontaria della guerra, come autista della sanità sul fronte italiano. Nel luglio viene ferito, e questo trauma, l’incontro diretto con la morte, segna la sua vita. Da allora, per esorcizzarla, cercherà spesso il confronto con la violenza e con il rischio. Dal 1921 al 1927 viaggia in Europa come corrispondente di vari giornali, soggiornando a lungo... Approfondisci
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