Categorie

Philippe Delerm

Traduttore: E. Riva
Collana: Parole
Anno edizione: 2016
Pagine: 115 p. , Rilegato
  • EAN: 9788820060411


Una raccolta di racconti folgoranti, un inno alle trascurabili (ma fondamentali) gioie della vita. Philippe Delerm affina l’arte de La prima sorsata di birra, rendendo sublimi le piccole cose di ogni giorno.

Quante sere avremo ancora per meravigliarci così, riprendere piano a camminare tenendoci per mano? Presto avvertiremo l'urgenza di dire una sciocchezza. Di fingere di non lasciarci ingannare, e preoccuparci nell'intimo di questa fortuna così lieve - il momento di maggior sicurezza è anche quello di maggior meraviglia, e il meno nostro. Non lo sapremo mai. Tenera è la vita. Crudele.

Il significato del libro di Delerm è tutto nel sottotitolo: e altre piccole gioie di questo mondo. L’autore francese descrive momenti, frammenti di vita quotidiana raccontati poeticamente in brevi racconti - non più di due, tre pagine ciascuno – che mostrano come sia possibile trovare un pizzico di gioia in ogni occasione.

La degustazione di un vino o di un cocktail, una passeggiata a Venezia, una gita con i figli, un incontro inaspettatamente commovente in metropolitana, la riunione condominiale, la lettura di un buon libro: tutte le occasioni sono opportunità per cogliere dei momenti di felicità, di pacifica tranquillità che permettono di far riposare e rallegrare l’anima per il tempo di un respiro di aria fresca. Ogni immagine tratteggiata da Delerm rappresenta circostanze comuni, così comuni da sembrare all'apparenza banali, scontate, grigie, ma che in realtà possono schiudere attimi di luce e frammenti di colore. Ed è esattamente questo che l’autore invita implicitamente a fare: a guardare con occhi diversi questi momenti, a coglierli in modo più consapevole e, soprattutto, a vivere il presente. Lasciando da parte la preoccupazione del futuro e la pesantezza del passato, traendo da ogni occasione un’opportunità per accorgersi di quanto ogni attimo possa essere appagante: è questo il significato del ricordarsi del presente per poterlo vivere.

Tutto questo con la paura di essere ingannati da questi barlumi, con la consapevolezza che la vita è sì crudele, ma sicuramente tenera.


Le prime frasi del romanzo

La mezogna dell'anguria

È TROPPO bella. Strana. È da bere o da mangiare? È come una falsa pista del desiderio. Il rosso roseo della sua polpa ammaccata, evanescente e intrisa d’acqua si smorza in un pallore di morte al margine della solida scorza verde profondo. Al centro è così scura, tempestata di inquietanti chicchi di un nero d’ebano, semi o punte di lancia avvelenate.
Come si fa a essere così carichi di tutto questo nulla sfacciato, esaltato? Aperta a metà nei mercati estivi, l’anguria si esibisce come rimedio assoluto contro una sete inestinguibile. Perché mai comprarla? Sappiamo già che si dissolverebbe sulla lingua, neve scarlatta troppo presto sciolta. Il mango e la guaiava sanno di guaiava e mango. L’anguria non sa di niente, e dunque è lei che desideriamo invano. È la perfezione della sua menzogna, e chi la vende lo sa bene: la espone un po’ in disparte, consapevole del suo ruolo. Lei accende tutti gli sguardi, combina sfacciata l’afa e la frescura, conferisce un po’ della sua inafferrabile perfezione ai frutti modesti che la circondano.
È sfrontata nel vendersi. Non la compriamo, per paura del ridicolo. Sappiamo già che non potremo possederla davvero. Ha un sapore trasparente. È soltanto un miraggio del caldo e dell’estate.