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Richard Powell

Curatore: L. Briasco
Traduttore: C. Rossi Fantonetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 334 p. , Brossura
  • EAN: 9788806207243

America 1959. Un'automobile imbocca una strada in costruzione: il guidatore ignora tutti i cartelli di divieto di transito. Dopo alcune decine di chilometri, quasi al termine della strada, l'auto rimane senza benzina, in riva al mare, vicino a un bosco di mangrovie e un vecchio ponte di legno. Nessuno all'orizzonte, l'unica soluzione è accamparsi per la notte. Padre, figlio, due gemelli - nipoti? cugini? zii? - e la loro babysitter - l'intellettuale del gruppo - non si sposteranno più da quel luogo.
È la famiglia Kwimper, non gente qualsiasi, ma un gruppo di persone "allevate a zanzare nel New Jersey", provenienti da una zona rurale, la contea di Cranberry, in cui la consanguineità è una regola, in cui tutti hanno lo stesso cognome e le relazioni di parentela sono assai confuse. Ma una cosa è certa: la famiglia Kwimper ha un ottimo e consolidato rapporto con il governo, che fornisce loro sussidi di vario genere, consentendo a tutti di vivere senza fare nulla. Un rapporto di reciproco interesse, se è vero che la loro esistenza dà un senso a quella del governo stesso ("Io ho aiutato il governo in tutto quello che il governo si è messo in testa di fare, dall'indennità di disoccupazione all'assistenza per i figli a carico, alla pensione per invalidità totale..."). Un rapporto privilegiato che si spezza quando, dopo alcuni giorni di vana attesa, arriva il camion del Dipartimento dei Lavori pubblici dello stato di Columbiana per organizzare l'inaugurazione della nuova strada.
Il rappresentate dell'amministrazione non capisce la situazione, vede solamente un accampamento abusivo e ordina lo sgombero ("Devo ammettere che mi hanno fatto proprio girare le scatole. Io ero prontissimo ad andare incontro al governo, a non fare tante storie per il fatto d'averci piantati qui senza nessun aiuto, ma da come si sono messe le cose a questo punto ho una gran voglia di passare all'opposizione").
No, non si può parlare così a papà Kwimper, un uomo che sa come funziona la legge. E che ne trova sempre una adatta alla situazione. Se non la conosce, prova a inventarla. Lui è nel giusto, sicuramente una legge in sua difesa ci sarà, da qualche parte. E ha ragione: l'accampamento è posizionato su un lembo di terra di nessuno, posto oltre la striscia di 15 metri assegnata al Dipertimento dei Lavori pubblici, ai margini dello sterrato della strada. Se resteranno lì per sei mesi, potranno fare domanda di assegnazione del lotto. In realtà non era affatto questa l'intenzione iniziale, ma è una questione di principio.
La storia è raccontata da Toby, il figlio, un ragazzone un po' Li'l Abner e un po' Forrest Gump, buono, credulone ma a modo suo astuto e molto fortunato, che gode di una pensione di invalidità totale per un problema alla schiena legato al servizio militare, ma che in realtà è forte, robusto e anche volonteroso.
Tra ingenuità, coraggio e buona sorte la nostra terribile famigliola sarà in grado di fronteggiare gli attacchi del potere, ottenere un prestito in banca, far fuggire un gruppo di malavitosi decisi a costruire sul terreno accanto al loro una casa da gioco, battere di fronte a un giudice un'assistente sociale decisa a dimostrare che i gemelli orfani devono essere allontanati da questa famiglia inadatta ad allevarli, e sconfiggere persino un uragano.
Nel frattempo la disastrata famiglia che sopravviveva di sussidi diventa un efficiente gruppo di lavoratori: costruisce un'abitazione in cui vivere, scava un pozzo per l'acqua potabile, crea una nuova spiaggia, organizza una fiorente attività commerciale legata alla pesca, pensa a "vivaci" toilette per i clienti, compra e aggiusta alcune vecchie barche e affronta persino un agente delle tasse.
Insomma, i Kwimper, con la loro ostinazione e testardaggine, diventano una incarnazione moderna dei mitici pionieri, realizzando il vecchio sogno americano ormai affossato dalla burocrazia, dal conformismo, dall'omologazione rappresentata nell'immagine stereotipata della società americana del dopoguerra, e ridando vita alla libera iniziativa e all'autosufficienza: dal cibo alla scuola, dalla casa - non le villette suburbane in cui a un certo punto il governo vorrebbe imprigionarli - alla difesa personale.
E su quest'ultimo punto, probabilmente non a caso, si leggono le pagine più comiche di un romanzo che dopo cinquant'anni - Powell lo scrisse nel 1959, e l'anno successivo fu pubblicato per la prima volta in Italia da Garzanti - non ha perso nulla della sua brillantezza e dello straordinario ritmo narrativo che trascina le risate del lettore. Ottima la scelta di mantenere la "traduzione d'epoca" originaria del testo, con qualche ben studiato errore grammaticale che connota i personaggi.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    31/08/2014 01.25.32

    Lettura leggera e abbastanza spassosa ma nulla di trascendentale. Il richiamo ai Simpson nella quarta di copertina poi è puro marketing, i personaggi e la trama non c'entrano niente, la voce narrante semmai ricorda Forrest Gump.

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    luciana

    04/12/2012 21.26.47

    Che spasso, che delizia, che lettura esilarante! Forse non sarà un capolavoro ma le ore trascorse leggendo questo libro mi hanno fatto sorridere ma anche riflettere... perchè i Kwimper non sono matti, sono semplicemente "sani in un modo pazzesco"

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    Valina

    31/08/2012 16.01.46

    libro molto divertente,spensierato,lo consiglio a tutti

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    Lady Libro

    10/03/2012 15.16.03

    Due cose ho pensato appena ho finito questo libro: "Voglio essere una Kwimper e avere anch'io delle vacanze così!". Sì, perchè questo romanzo mi è piaciuto da impazzire per tantissimi motivi e non c'è una sola pagina in cui non abbia riso. Già il solo fatto che i Kwimper si considerino membri del governo solo per il fatto che lo "aiutano" utilizzando tutti i sussidi e le indennità che mette a disposizione della gente pur senza lavorare, è bastato a farmi innamorare di questo libro. E'stato bellissimo uscire dalla monotona realtà per catapultarmi tra i membri della famiglia Kwimper e seguire le loro stupende disavventure: come novelli Robinson Crusoe e uomini primitivi, s'insediano su un territorio che, grazie alle leggi menzionate (che siano inventate o realmente esistenti non importa) da papà Kwimper, scoprono che non appartiene a nessuno e decidono di colonizzarlo a modo loro, creando una vera e propria zona turistica (con tanto di baracche di legno come case). Ma il bello viene soprattutto quando funzionari del governo e una banda di gangster tentano in ogni modo di mandarli via: la loro adorabile stupidità unità ad un ingenuo senso di giustizia li tireranno sempre fuori dai guai, persino quando saranno in pericolo di vita, e gli stessi torti a danno dei Kwimper si ritorceranno contro i loro artefici. Il tutto è narrato in prima persona da Toby Kwimper, il figlio maggiore di circa vent'anni, in un linguaggio volutamente sgrammaticato e con tutti i tempi verbali sbagliati, il più ignorante e ingenuo di tutta la famiglia, ma di buon cuore, onesto e preda di tutte le belle ragazze che incontra (e quando si imbarazza troppo, comincia a recitare le tabelline per distrarsi) e completamente inconsapevole dei disastri che combina, scambiandoli per opere di gentilezza. Questo libro merita davvero, se volete divertirvi e leggere le avventure di una famiglia fuori dal comune. Ma come ha fatto a restare nascosto per così tanto tempo? Straconsigliatissimo e da non perdere!

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    armando

    10/12/2011 11.43.31

    Bello il libro, bella la storia, bello il significato. Commovente e ironica la voce narrante di Toby. Da leggere assolutamente. Il titolo in italiano del libro ("Vacanze matte"), davvero brutto, è del tutto improprio e lascia pensare, più che ad un grande esempio di letteratura americana (come è questo di Powell), a qualcuna di quelle commediole all'italiana piene di donnine mezze nude e ometti in calore.

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    Massimo

    12/11/2011 14.36.55

    Scarso. Citare in quinta di copertina i Simpson è suicidiario. Appunto, guardate i Simpson: fate prima e vi divertite di più. Vero. La prefazione di Piccolo un sigillo di qualità comica ingiustificato. Non c'è bisogno di leggere questo libro: superato da molti stili di scrittura/narrazione contemporanei. Demenziale senza brio. Scemo e freddo, come diceva Luigi Russo di un personaggio dei promessi sposi. Alcuni periodi arguti in un mare di ovvietà. Le descrizioni tecniche delle costruzioni di adattamento, terrificanti. Buttato dal balcone al 4 capitolo. Se qualcuno mi vuole consigliare un passo da leggere, accetto volentieri. Non è un brutto libro, ma è ormai datato. Troppo. Mi dispiace, Powell.

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    Roberto

    24/10/2011 17.19.54

    Non so se è un capolavoro ma a me è piaciuto molto. Vuole far sorridere ed anche riflettere.

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    Margherita

    05/10/2011 21.41.11

    finalmente un libro divertente! veramente simpatico

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    Alessandro Cruccolini

    26/09/2011 18.55.16

    Carino, godevole, a tratti spassoso, ma nulla di più. L'ingenuità e la purezza del protagonista a volte rischiano di essere stucchevoli. La frase più azzeccata del libro è "quando è in vena, papà riesce a dare lezioni d'aria triste anche a un vecchio cane da caccia che non vuole lasciarsi mandare via a pedate da vicino al fuoco", però è a pagina 7... Si fa comunque leggere fino alla fine.

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    nelly bonelli

    20/09/2011 16.23.14

    Delizioso, da leggere in un fiato per sorridere un pò e dimenticare i problemi della vita (anche se solo per un poco!)

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    Stefano

    18/09/2011 21.26.16

    Semplicemente esilarante!

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    paolo

    17/09/2011 15.46.29

    L'idea che un romanzo satirico, come è questo Vacanze Matte, descriva un mondo ideale fatto di armonia e ottimismo non pare credibile, ed infatti l'acida ironia dell'autore, nel raccontare le buffe vicende di questa famiglia un po' ingenua un po' furbetta, si indirizza verso una società paranoica, piena di paure da esorcizzare attraverso la cooptazione di quanti più cittadini possibile in modelli precostituiti (riassumibili nel concetto vago ma efficace di "american way of life"), e chi non si adegua, come questi Kwimper, rischia di essere ascritto alla categoria del sovversivo. I Kwimper sono una scombinata famiglia nomade in fuga dal modello "nasci - produci - consuma - crepa" e quando finalmente sembrano trovare la terra promessa su una testa di ponte semiabbandonata l'unica cosa che vorrebbero è essere lasciati in pace ma una serie di "cattivi" tracciati con gusto caricaturale quasi espressionista (assessori, capi ufficio, persino mafiosi) cerca di farli desistere dalle loro pericolose inclinazioni vagamente socialiste. In verità Powell una residua fiducia nel sistema vuole conservarla (o forse gli editori glielo chiesero) e introduce nella trama le figure del direttore di banca e del giudice come esempi di umanità e di complicità con i "buoni selvaggi", ma rimane il fatto che la pacificazione finale con la Società avverrà soltanto con l'ingresso ufficiale dei Kwimper nella categoria inattaccabile dei "contribuenti". Il romanzo è divertente, non ci si sbellica ma si sorride spesso, con momenti di comicità slapstick, qualche volta le descrizioni delle varie attività manuali cui i componenti della famiglia devono dedicarsi risultano soporifere e le incongruenze non mancano (comprensibilmente, vista la costante necessità di tratteggiare la figura del protagonista Toby Kwimper sul filo di una ingenuità sospettabile di astuzia, del tipo "fai il santarellino ma in realtà sei un bel furbacchione...) ma insomma il libro è da leggere, ma non chiamiamolo capolavoro.

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    alessia

    11/09/2011 13.46.06

    Consigliato e letto d'un fiato!!! Merita!!!

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    Ant.74

    06/09/2011 09.32.19

    A tutti i lettori interessati a questo romanzo: se siete in cerca di un libro distensivo, spassoso, divertente, ironico, veritiero... vi consiglio di leggere questa chicca. Grazie anche alla casa editrice Einaudi di averlo pubblicato. Dimenticavo: consigliato anche a chi soffre d'ansia e depressione; non dico che passeranno leggendolo, ma aiuta!

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    fabio

    25/08/2011 11.57.57

    assolutamente divertente.

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    pasquale mancino

    25/08/2011 00.11.28

    Sulfureo: l'opera perfetta per l'estate! Se le coordinate estreme della letteratura sono Tragedia e Commedia, qui le superiamo, ne siamo aldilà, come aldilà del senso comune vivono i Kwimper perfetti epigoni del buon senso comune che si traduce sempre nel suo opposto: il vero senso delle cose visto con l'ottica della cultura popolare. Fra il fumetto di Li'l Abner e il cinema di Forrest Gump, Vacanze matte è un inno alla semplicità perduta, al mito del buon selvaggio che riesce a difendersi dalla modernità (dai suoi guasti) senza però rendersene conto? La nostra fanciullezza prima della scoperta del male: è stata un liberazione farsi trascinare da questi antieroi, che per il loro approccio naif fanno tenerezza ma non solo. Però attenzione: loro ci direbbero anzi ci dimostrerebbero (forse in fondo in fondo sapendolo) che sempliciotti non lo sono poi del tutto? : e con la loro carica trasgressiva minano senza soluzione di continuità il conformismo che ci domina ma, paradossalmente realizzando il conformismo perfetto? Novelli Candidi, rappresentanti di un'età dell'innocenza perduta o, forse, mai veramente esistita. Questo libro andrebbe letto con un sottofondo musicale: quello che sembra la colonna sonora perfetta è la musica à la New Orleans dei Tuba Skinny P.S. il libro va maneggiato con cura: può causare improvvise crisi da risate che possono spaventare i vicini di ombrellone

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    Max

    25/08/2011 00.04.54

    Talmente ingenuo da risultare sfrontato, talmente sincero da risultare vincente. Il protagonista - che ricorda incredibilmente il "Lil' Abner" di Al Capp - rappresenta un'America sempliciotta e puritana che negli anni '50 del secolo scorso probabilmente già era archeologia, e che ora certamente non c'è più. Altrettanto vale per lo stile e l'umorismo dell'autore, godibile solamente se inserito nel momento storico in cui il libro fu scritto, quando ottimismo e fiducia nel futuro risultavano ancora essere valori in cui poter credere.

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    claudio

    23/08/2011 10.46.17

    Capolavoro assoluto questo libro di un autore che non conoscevo e che anche in America è caduto nel dimenticatoio. Mi è venuto in mente Forrest Gump leggendo le avventure di questa strampalata famiglia, ma un Forrest più brioso, più vivo. E complimenti ad Einaudi che ci ha fatto riscoprire un tale autore.

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    Andrea Peggion

    05/07/2011 17.51.57

    Quando lo lessi, prima in una edizione condensata (un riassunto) edita da Gruppo della rivista "Selezione dal Reader's Digest" illustrata con godibilissimi disegni, poi in una "storica" edizione economica di Garzanti, lo reputai uno dei libri più divertenti a cui avessi avuto accesso. Successivamente l'ho riletto tante volte e ne ho sempre lodato, oltre che il meraviglioso "ritmo umoristico", anche la fine ironia e quella acuta critica alla "stupidità del sistema", di ogni organizzazione quando diventa "sistema", allora davvero di avanguardia. Non lo sapevo ma erano i semi di ciò che sarebbe successo, in varia forma, dalla metà degli anni '60, in tutto il mondo. Si ride a crepapelle e si capiscono molte cose leggendolo. Io l'ho letto in tutti i periodi della mia vita: dalla prima adolescenza a ora che mi avvicino ai 60 anni e l'ho sempre regalato, prestato e perso. Trovo davvero intelligente che Einaudi abbia voluto ristamparlo: ci sono dei libri (non moltissimi) che non debbono mancare mai sul banco di una libreria, che dovrebbero essere letti di generazione in generazione. Non perdetevelo è un vero cult!

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