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Riporto uno stralcio impeccabile dalla posfazione curata da Joyce Carol Oates: «Se la strada potesse parlare è il tredicesimo libro di Baldwin e potrebbe essere stato scritto, se non rivisto per la pubblicazione, negli anni Cinquanta. I suoi sono individui sofferenti, disorientati, intrappolati in quella che viene definita la “discarica” di New York – dove i neri sono perennemente alla mercé dei bianchi –, e che non beneficiano nemmeno del supporto psicologico del Black Power o di altri movimenti radicali che si battono per loro. Anche se la loro storia può apparire datata, non lo è. La singolare condizione in cui si trovano, quella di essere così indifesi dal punto di vista politico, sembra aver rafforzato, quantomeno nell’immaginazione di Baldwin, legami affettivi forti e profondi tra loro. Se la strada potesse parlare è una celebrazione davvero toccante e molto tradizionale dell’amore. Afferma non solo l’amore tra un uomo e una donna, ma un tipo di amore di cui la narrativa contemporanea si è raramente occupata: quello tra i membri di una famiglia, un amore che può giungere fino al sacrificio». Se la strada potesse parlare è una storia dolorosa, in cui la forza dell’amore è lo scudo per vincere ogni difficoltà e ingiustizia, la stessa che sta subendo Fonny, accusato di uno stupro nei confronti di una portoricana, uomo nero di ventidue anni, e che sconvolge anche il rapporto con la sua fidanzata Tish, che è incinta, ed è proprio da questo germe di vita, questo soffio vitale che sta crescendo in lei che riesce a dare la forza di non soccombere nella lotta verso l’ingiustizia. Di bianchi contro neri. Di fragilità e rese nei confronti della vita. Di dolore e di atti difficili da digerire ed accettare. Di legami individuali e di legami collettivi, di finestre aperte e cunicoli bui chiusi a doppia mandata. La mano dell’uomo a decidere se accogliere, se non avere preconcetti, o meno.
Ambientato nel quartiere di Harlem negli '70 narra una storia di amore e dolore . Fonny è un afroamericano e uno scultore del legno che vive nella peggior periferia di New York. Viene ingiustamente accusato di aver violentato una ragazza portoricana. Mentre è in carcere, la sua ragazza, Tish, scopre di essere incinta. Un poliziotto locale ha incastrato Fonny dichiarando falsamente di aver assistito allo stupro. La trama principale segue i percorsi delle due famiglie della coppia mentre cercheranno con i pochi mezzi a loro disposizione, di dimostrare l'innocenza di Fonny mentre si preparano all'eventualità che Tish debba dover crescere il figlio da sola. È un ritratto vivido della lotta familiare urbana, afroamericana e operaia e una denuncia contro il fanatismo e l'ingiustizia del sistema penale americano. Un MALE putroppo ancora annidato nel cuore americano. J. B. getta luce nel background americano, dove tutto è così miseramente ingiusto e vive ancora di un'emarginazione xenofoba ed altre forme di discriminazione basate sull'etnia. La discriminazione razziale, abolita circa nella metà del XX secolo, in questi ultimi anni è stata sempre più percepita come socialmente inaccettabile e moralmente ripugnante. Il movimento attivista #BlackLivesMatter si impegna molto su questo fronte, organizzando regolarmente manifestazioni per protestare, tuttavia sono tutt'oggi frequenti e numerosi gli episodi di razzismo e di discriminazione contro gli afroamericani Scritto nel 1974 e pubblicato un Italia solamente nel 2018, questo libro è così attuale. Nulla è ambiato. Nulla è stato fatto. Che tristezza ...... Secondo libro per me di Barldwin. A inizio anno avevo letto 'Una strada senza nome' , saggio e romanzo autobiografico, e non immaginavo J.B. in versione narrativa. ▪︎ ..... continua nel 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒊𝒍𝒐 𝒊𝒏𝒔𝒕𝒂𝒈𝒓𝒂𝒎 @𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆.𝒄𝒐𝒏.𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆𝒛𝒛𝒂
Libro bellissimo (non c'è confronto con il film!). La potenza di questo libro sta proprio nello stile, nel linguaggio, nella forza del racconto fatto dalla protagonista. È il primo che leggo di Bladwin e mi ha fatto venire voglia di leggerne altri.
Recensioni
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Se la strada potesse parlare.. d’amore
Non avevo mai letto James Baldwin, nonostante sia uno degli scrittori più importanti della letteratura nordamericana contemporanea. Non l’avevo letto perché ogni autore arriva a suo tempo, secondo me, e il suo tempo per me è stato questo: uno dei tanti giorni bui in cui l’America ha smesso di credere nell’amore e ha iniziato a condannare chi lo fa. Soprattutto se questi è nero. Oggi come ieri. La storia, infatti, è vecchia e si ripete negli anni, da troppi anni in troppi luoghi diversi. In questo caso prende le mosse da una strada di New York, quella del titolo, quelle di Harlem o del Village, quella dove un ragazzo di colore viene ingiustamente accusato di stupro e incarcerato. Dimostrare la sua innocenza, avere un processo equo e arrivare a scarcerarlo diventa la ragione di vita di molte delle persone a lui care nonché – ed è questa la parte più interessante, a mio avviso – la spinta propulsiva di un romanzo che non vedi l’ora che finisca. Non tanto perché speri che nelle ultime pagine lui venga scarcerato o perché, al contrario, tu lettore detective voglia scoprire in fretta la verità. Non vedi l’ora che il libro finisca perché, in qualche modo, quella storia la sai già e sai, semplicemente, che non potrà finire come vorresti. L’ingiustizia è una materia che si perpetra senza soluzione di continuità in alcune strade d’America, in alcune prigioni, in alcuni tribunali: la speranza, l’amore, la verità sembrano non bastare mai dentro certe storie, contro certi muri. E dire che in questa ce n’è così tanto di amore! Un amore che prende forme stupefacenti – di coppia, fraterno, genitoriale, amichevole, umano, anche l’amore dell’autore per i suoi personaggi. Un amore che fa nascere ritratti indimenticabili – uno su tutti, per me: Ernestine, la sorella della protagonista, una vera ragazza del ghetto, generosa e incazzata, pronta a uccidere per proteggere chi ama. Un amore che passa dal legno e dalla pietra e che, se non potrà prendere le fattezze di una meravigliosa scultura, potrà comunque trovare vita nel ventre di Tish (quel bambino è la vera speranza) o nella determinazione di sua madre Sharon (le donne di questo libro, magnifiche!) o nel sogno dei padri, che arrivano a rubare perché non siano i loro figli a doverlo fare. Un amore, infine, che è quello che la scrittura restituisce ai suoi lettori: ho sottolineato così tante frasi tra queste pagine che è come se avessi scoperto alcune sfumature della nostra vita emotiva solo ora. Ecco, ad esempio:
“Credo che non succeda troppo spesso che due persone possono ridere e anche fare l’amore, fare l’amore perché ridono, ridere perché stanno facendo l’amore. L’amore e il riso provengono dallo stesso luogo: solo che in pochi ci vanno.”
Recensione di Marta Ciccolari Micaldi
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