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Il seno - Philip Roth - copertina
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Descrizione


Per ragioni incomprensibili, il professore David Alan Kepesh si ritrova trasformato in un enorme seno. Cieco ma provvisto di udito e soprattutto di sensibilità cutanea, riceve le visite del padre, che gli racconta le vicende del suo piccolo mondo ebraico, dell'affettuosa e banalissima fidanzata, del rettore, che fugge travolto da un riso incontenibile, e del suo psicanalista. Ma soprattutto viene lavato da miss Clark, l'infermiera che gli procura un piacere immenso. Da una situazione surreale, simile a un incubo kafkiano o a un quadro di Dalì, Philip Roth fa scaturire situazioni comiche (e oscene). Prima edizione Bompiani, 1973.
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Dettagli

2005
6 settembre 2005
65 p., Brossura
9788806178178

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Elisa
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David Kepesh, professore di letteratura, avverte alcuni cambiamenti sul suo corpo sino a ritrovarsi trasformato in un grande seno femminile! Non può vedere né toccare, in quanto privo di braccia e gambe, ma può ancora pensare come un uomo, parlare e godere del contatto altrui...David, nonostante la sua metamorfosi in un organo sessuale femminile, cerca di mantenere viva la sua umanità per non perdere del tutto se stesso e la sua identità. Inevitabile andare col pensiero alle Metamorfosi di Kafka, ma in generale a tutte le metamorfosi della letteratura, come quella di Lucio in asino in Apuleio. Ogni volta i protagonisti si trasformano in qualcosa che ne ricalca un vizio o un difetto, Lucio in asino per la sua curiosità, Gregor in scarafaggio per il suo senso di inettitudine, David in un seno che rimanda al desiderio di piacere sessuale...Un racconto fantastico, ma che sicuramente può dare adito a molti spunti di riflessione!

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bonadext
Recensioni: 5/5

E' il mio primo scritto di Philip Roth che leggo, e non potevo iniziare con qualcosa di più assurdo e grottesco di questo racconto! Dimenticate il naso di Gogol e lo scarafaggio di Kafka, questo Seno è la metamorfosi del nuovo millennio, della società attuale, è una riflessione sul potere del desiderio sessuale e quello altrettanto potente della letteratura. Il racconto è fluido e si legge tutto d'un fiato, tra ossessioni di carattere sessuale e citazioni letterarie, veniamo catapultati nel caos interiore del nostro eroe-mammella dove sembra di partecipare ad un “gioco” a momenti drammatico (ma sempre grottesco) ad altri a un “divertissement”; infatti è la parte psicologica a farla da padrona per tutto il racconto, dove l'autore tramite questa metafora/seno ci fa entrare nella psiche del protagonista dove avviene tutto il dramma.

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Razionalista
Recensioni: 2/5

Non condivido le entusiastiche recensioni che mi hanno preceduto. A me questo racconto pare una compiaciuta esercitazione di scrittura pseudo creativa, anzi poco creativa perché ispirato al già ideato e scritto da Kafka (ispirazione espressamente ammessa dall’autore), ovvero - per dirla un po’ volgarmente – mi pare che si tratti di una divertita masturbazione mentale. Simbolismi e divagazioni freudiane non mancano, ma sono piuttosto superficiali. Il Roth che mi piace, e molto, è quello della Pastorale Americana.

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Voce della critica

"La tua vita. Tu devi mutarla." Sono parole tratte dalla poesia Torso arcaico di Apollo di Rainer Maria Rilke, e sono le parole con cui si conclude la prima avventura di uno dei personaggi più longevi di Philip Roth, il professore di letteratura David Kepesh, che all'esordio della sua carriera (l'ultima apparizione risale al 2001, nell' Animale morente ) si trova a cambiar vita in un modo a dir poco bizzarro.
Edito per la prima volta in Italia da Bompiani nel 1973 con il titolo La mammella , ora riproposto nell'"Arcipelago" Einaudi nella stessa traduzione riveduta (e aggiornata alla nuova edizione americana del 1980, non poco diversa dalla prima), Il seno appartiene alla fase precoce della produzione di Philip Roth. È un racconto lungo, delle stesse dimensioni di due influenti predecessori più volte citati nel testo, La metamorfosi di Kafka e Il naso di Gogol', e come questi fondato su una macroscopica mutazione fisica. Qui Kepesh si ritrova tutt'a un tratto trasformato in una ghiandola mammaria alta un metro e ottanta, con un capezzolo lungo una decina di centimetri e una massa di settanta chili di tessuto adiposo.
"In assoluta umiltà, - così esordisce il protagonista-narratore - io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse." Questa cosa straordinaria non è poi altro che l'iperbolica, ironica incarnazione di quell'ossessione sessuale rimproverata a Roth dai suoi critici dopo lo scandalo del Lamento di Portnoy (1969). Nelle prime pagine del racconto, Kepesh, giovane uomo di sana e robusta costituzione fisica e mentale (la psicoanalisi l'ha guarito da un matrimonio disastroso, e ora conduce una soddisfacente e poco impegnativa vita sentimentale a fianco dell'"angelica imperturbabile Claire"), si scruta l'inguine afflitto da un misterioso formicolio. In una sorta di perverso contrappasso, questo ombelicale fallocentrismo sfocia nella clamorosa mutazione. L'intero corpo del protagonista diventa un gigantesco seno, e il pene uno spropositato capezzolo.
Kepesh, ora cieco e inerme, in balia di medici e infermiere, si ritrova immerso in "un'estasi puramente tattile", preda costante di "una foga che prima ritenevo più femminile che maschile". L'esperienza perturbante della forza travolgente del desiderio e dello smarrirsi del confine tra maschile e femminile è certamente uno dei temi centrali del libro, ma, come sempre in Roth, di pagina in pagina l'asse portante della narrazione si sposta dal trionfo del sesso al confronto con la morte e con il senso della vita, che qui diventa la stessa cosa del senso della letteratura. Assillato da una "crisi di fede" sulla realtà delle proprie mostruose condizioni, il protagonista finisce per convincersi di non aver fatto altro che portare alle più radicali conseguenze il proprio spirito di identificazione con i più amati classici del canone che insegna ai suoi studenti: "Amavo l'estremo in letteratura, idolatravo quelli che lo creavano, ero praticamente ipnotizzato dalle immagini e dalla loro suggestione (...). Dunque ho fatto il salto. Ho reso la parola carne. Sono più kafkiano di Kafka".
Come un perfetto eroe fin de siècle , Kepesh ha fatto, letteralmente, della propria vita un'opera d'arte. E questi sono i risultati.

Norman Gobetti

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“Sono diventato un seno. Per spiegarmi il fenomeno hanno parlato di ‘massiccio influsso ormonale’, di ‘catastrofe endocrinopatica’ e/o di ‘esplosione ermafroditica di cromosomi’ manifestatisi fra la mezzanotte e le quattro del mattino del 18 febbraio 1971, trasformandomi in una ghiandola mammaria scissa da qualsiasi forma umana, una mammella come si immaginerebbe di vedere soltanto in sogno, o in un dipinto di Dalì.”

Pubblicato originariamente da Bompiani nel 1973 con il titolo La mammella, questo racconto lungo di Roth viene ora ripresentato da Einaudi nella collana L’Arcipelago, con la medesima traduzione di Silvia Stefani. È dunque l’occasione giusta per chi non l’avesse mai letto, ma non si tratta di una vera novità. Il debito letterario e creativo di quest’opera di Roth nei confronti di Kafka è evidente e sottolineato da tutti. A differenza di Gregor Samsa tuttavia David Kepesh sembra vivere in modo più consapevole e al tempo stesso, a fasi alterne, rassegnato la sua metamorfosi altrettanto, se non più, curiosa. A Kepesh tocca in sorte infatti di trasformarsi in un grosso seno femminile, della sua precedente altezza e peso, ma con forma completamente stravolta. Questa trasformazione comporta la cecità, ma non il mutismo, l’impossibilità di odorare, gustare o muoversi, ma non la sordità né la mancanza di sensibilità tattile. I motivi di questa metamorfosi straordinaria quanto rapida (bastano poche settimane per lo sviluppo dei primi sintomi e pochi attimi di dolore e di terrore, seguiti a una lunga incoscienza, per arrivare alla nuova forma) non sono chiari, sebbene i medici abbiano una spiegazione su base ormonale ed endocrina.

David Kepesh perde molto della sua vita precedente ma recupera una sensazione fisica erotica quasi completamente persa in precedenza: diventa in realtà un organo sessuale assoluto, con gratificanti sensazioni durante le abluzioni quotidiane di Miss Clark, l’infermiera, fisicamente legate sia al suo passato maschile che alla sua nuova realtà femminile, ma accompagnate per contro da una solitudine psicologica assoluta data dalla sua condizione unica al mondo: “solo come nessun altro potrà mai essere”.

“Si potrebbe credere che la vittima di una simile metamorfosi dovrebbe smetterla di preoccuparsi di faccende come decoro, decenza e orgoglio personale. Ma siccome quelle faccende sono strettamente connesse al mio concetto di lucidità e di autostima, sono di fatto suscettibile assai più che nella vita precedente”. Il fatto contingente di avere una forma simile a un marsovino o a un lamantino non pregiudica né il ragionamento, né i sentimenti del professor Kepesh e neppure la sua voglia di rapportarsi con gli altri, seppure da un nuovo, incredibile punto di vista: il padre, che pur non volendo avere alcun contatto fisico con lui regolarmente viene a fargli compagnia, la fidanzata, disposta a stuzzicarlo un po’, lo psicoanalista che cerca di fornirgli una risposta che non c’è, l’ex mentore che alla vista di quell’essere assurdo non trattiene una risata convulsa, generando una profonda crisi morale nell’amico, fortemente colpito da questa umiliazione. Il nuovo David Kepesh “la Tetta” si chiede disperatamente il motivo di questa sua condizione e arriva a darsi almeno due spiegazioni: si tratta di un sogno e presto ci sarà un risveglio, oppure è diventato folle, ha perso la ragione. E la contiguità con testi come Il naso, La metamorfosi o I viaggi di Gulliver presentati ogni anno ai propri allievi, ha fatto il resto. Per uscire da questa situazione paranoica bisogna convincersi di non essere un seno; raggiunta la completa determinazione psicologica scomparirà anche l’immagine fisica e tutto tornerà alla normalità. O no?

Roth convince il suo protagonista che è stata la narrativa e non gli ormoni a causare questa situazione, sono stati Kafka, Gogol’ e Swift e sebbene il medico curante gli garantisca di non essere “vittima di un’overdose delle grandi fantasie”, Kepesh capisce che forse è la sua inadeguatezza di letterato e l’atteggiamento di idolatra nei confronti dei grandi scrittori e delle loro opere ad aver reso “la parola carne”, la suggestione realtà. Questo grosso seno è al tempo stesso il fallimento creativo del singolo e l’espressione massima dell’incarnazione del genio creativo.

Recensione di Giulia Mozzato

 

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Conosci l'autore

Philip Roth

1933, Newark, New Jersey

Philip Roth (Newark 1933 - Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel...

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