Stoner - John Edward Williams - copertina
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Descrizione

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)
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Dettagli

2012
332 p., Rilegato
9788864112367

Valutazioni e recensioni

4,44/5
Recensioni: 4/5
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Bianca
Recensioni: 3/5

Ambientato nel Midwest, è una storia che si può definire interessante, ma niente di notevole. Addirittura un po' noioso e, a tratti, pedante; personaggi e intrecci narrativi, talvolta, lasciano perplessi.

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Duccio
Recensioni: 5/5

Ho avuto questo libro sul comodino per parecchio tempo, sempre scettico per le numerose recensioni entusiastiche. Una volta iniziato mi ha totalmente rapito! Una scrittura scorrevole ma che rapisce, la banalità della vita quotidiana di una persona qualunque che diventa estremamente interessante e che, a fine libro, ti fa pensare a Stoner come ad una persona che hai sempre conosciuto e che ricordi con affetto. Stupendo!

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roberto
Recensioni: 5/5

Il professor Stoner, tenetelo bene a mente, rimarrà in ogni lettore per sempre. Un romanzo da leggere assolutamente almeno una volta nella vita o forse anche più...

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Recensioni

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Voce della critica

"Questo in me tu vedi, che fa il tuo amore più forte…". William Stoner, studente di Agraria iscritto all'Università del Missouri nel 1910, ascolta il sonetto di Shakespeare letto ad alta voce dal docente di inglese, Archer Sloane. Cresciuto in una piccola fattoria vicino a Columbia, sede dell'università, e dapprima destinato ad allevare mucche e maiali e a lavorare la terra, in quel momento William capisce che deve prendere un'altra direzione. Niente a che fare con una vocazione o con l'ambizione; quella di Stoner è la scelta che sente, perentoria e, al tempo stesso, paradossale perché definita la più "reale" possibile: vivere "fuori dal tempo", nella letteratura, dove "Tristano e la dolce Isotta gli sfilavano sotto gli occhi; Paolo e Francesca vorticavano nel buio incandescente; Elena e il radioso Paride, amareggiati dalle conseguenze del loro gesto, spuntavano dal buio". Niente di retorico, però. Stoner è come il suo nome, semplice e squadrato come la pietra in tutto ciò che fa. Incoraggiato da Sloane, che però non vive abbastanza a luogo per sostenerlo fino in fondo (soprattutto contro la prepotenza e la corruzione dei colleghi), William continuerà con il dottorato e con la docenza senza mai arrivare ai vertici della carriera, avrà un buon rapporto con gli studenti, e sposerà Edith, graziosa giovane "dal viso dolce e affusolato" ma arida e incapace di dargli molto altro al di là della rispettabilità e di una figlia. Eppure, in questo personaggio c'è di più, qualcosa che si concede e si svela a poco a poco, proprio a partire dall'apparente, quasi insulsa, tetragonia. È qualcosa di estremamente forte e appassionante, a dispetto dell'asciuttezza del carattere di William e del testo che lo racconta (ben tradotto in italiano da Stefano Tummolini). È quello che lui vede, come suggerisce il sonetto, e che – malgrado tutto – fa il suo amore più forte. Il romanzo racconta la vita di Stoner da quando ha diciannove anni, nel 1910, alla sua morte, nel 1956. Mezzo secolo, due guerre mondiali, crudeltà e insensatezze, il tempo che passa troppo in fretta e che sembra scivolare via senza lasciare traccia e, tutto sommato, senza particolare significato, fuori dal piacere, "triste e ironico", che "alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare". E, parallelamente, il lavoro di Stoner nell'università: "indefesso" (termine che i colleghi usavano "a metà tra l'invidia e il disprezzo"), un'onestà cocciuta e sobria, la passione mai ostentata né clamorosa per la letteratura, per quell'Inghilterra tra Due e Cinquecento che sembra lontanissima ma anche lì a due passi. E, poi, un amore, anch'esso raccontato con la massima asciuttezza e la massima intensità insieme. La storia di William con la studentessa Katherine rappresenta una buona approssimazione a un amore perfetto: è reciproco, fisico e spirituale ("'Lussuria e conoscenza'", disse una volta Katherine, 'È il massimo che si può avere, giusto?'"), e ricongiunge con pochi gesti e vivaci parole quel pregiudizio che da sempre tende a separare gli individui, "secondo cui, in un modo o nell'altro, la vita della mente e la vita dei sensi sono separate, anzi addirittura nemiche". Eppure, inevitabile come è iniziato, questo amore deve inevitabilmente concludersi. Fin dalla giornata "calda e polverosa" in cui, diciannovenne, viaggia dal paese dove è nato, Booneville, a Columbia, prima a piedi, poi accettando un passaggio su un carretto di un contadino, con i pantaloni rossi di terra fino alle ginocchia, passandosi le dita tra i capelli "irti e polverosi, che non ne volevano sapere di tornare giù", Stoner è abituato a non chiedere niente alla vita. Quel che può e deve fare, senza consegnarsi alla rassegnazione, è vedere e andare avanti, in un viaggio limitato nello spazio (mai tanto più in là di Columbia e Booneville) e appena un po' esteso nel tempo, con la sensazione di trovare, proprio alla fine, "tutto il tempo del mondo". E Stoner, "come ogni viaggiatore, sentiva di dover fare molte cose prima di partire, ma non riusciva a ricordare quali fossero". Chiara Lombardi

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Conosci l'autore

John Edward Williams

1922, Clarksville (Texas)

John Edward Williams nato in Texas da una famiglia di contadini, partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove rimase tutta la vita insegnando all’Università.Tra i romanzi di maggior successo ricordiamo Augustus. Il romanzo dell'imperatore (LIT-Libri in tasca, 2011) vincitore del National Book Award e Stoner (Fazi, 2012).

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