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Stoner - John Edward Williams - copertina

Stoner

John Edward Williams

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Traduttore: Stefano Tummolini
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 23 febbraio 2012
Pagine: 332 p., Rilegato
  • EAN: 9788864112367
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Gaia la libraia

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William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)
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    Marika

    11/06/2019 21:27:00

    Ho adorato questo libro.

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    nastrotempoelia

    11/03/2019 22:03:49

    Libro davvero bellissimo. Non è tanto la storia raccontata a catturare il lettore, quanto la straordinaria qualità della scrittura di Williams, che evidenzia in maniera netta anche la natura poetica dello scrittore, che assurge nella profonda descrizione degli ambienti esterni che fanno da contorno alla vita di Stoner. Personaggio al quale il lettore, sin dalle prime pagine del libro, non può non affezionarsi. Riesce a suscitare sentimenti contrastanti, compassione, solidarietà, tristezza, ma anche rabbia, perchè il lettore stesso, man mano che le pagine si susseguono, spera che il professore riesca a ribellarsi alla sua condizione di infelicità e quindi cambiare la sua vita. Ma forse Stoner aveva fatto incosciamente la sua scelta già da bambino, segnato, forse, dalla durezza della vita di Boonville, e dalla convinzione dell'immutabilità di una infelice esistenza, che non lo abbandonò nemmeno quando incontrò l'amore. Libro commovente e struggente. Imperdibile.

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    Amy

    10/03/2019 10:26:12

    Il mio libro preferito in assoluto. Sa essere al contempo banale ma dal significato profondo, tragico e sarcastico, comune e unico. La grandezza dell'autore è evidente se si considera che da una semplice storia egli è riuscito a trarne un romanzo di questa portata

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    Barbara

    09/03/2019 08:21:50

    Mi sono molto affezionata al protagonista. Egli inizialmente viene descritto come prof di poco rilievo ma alla fine risulta tutto il contrario. Amato dai sioi studenti è un bravo insegnante, diligente ed empatico. Unica cosa che non ho sopportato di lui è stata sua moglie. Mi sarebbe piaciuto se l'avesse lasciata per seguire il suo grande e vero Amore. Stoner è un uomo che cresce e si forma pagina dopo pagina. E' un uomo saldo nei suoi principi e nei suoi ideali umani e scolastici. Non ha girato il mondo. La sua vita ha sempre ruotato intorno all'università dove lavorava ma io non la definirei insignificante. Le ultime pagine son state per me le più belle anche se mi hanno lasciato una tristezza enorme.

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    Chiara De Martin

    08/03/2019 21:34:50

    La cosa più straordinaria di questo libro è che, in realtà, non accade assolutamente nulla di speciale. Ed è straordinaria perché, paradossalmente, è proprio ciò che appassiona e coinvolge di più il lettore. Per una buona metà del libro mi sono chiesta quale fosse il senso, quando avrebbe cominciato ad accadere qualcosa, quando Stoner sarebbe diventato effettivamente un protagonista attivo della sua vita. Solo a lettura già inoltrata ho capito che questo non era un libro come tutti gli altri, che non vi avrei trovato quello che avrei potuto aspettarmi da un qualsiasi altro libro, e che stavo leggendo qualcosa di assolutamente nuovo per me e per la mia esperienza da lettrice. All'inizio un po' scettica, mi sono comunque appassionata: è impossibile non simpatizzare con il protagonista, non sentirsi almeno in parte un po' lui, e non fare il tifo per lui nelle sfide che necessariamente si trova ad affrontare. E' una storia che racconta un'esistenza come tante, anzi, forse molto più banali nella loro piattezza di molte altre, e tuttavia c'è qualcosa, una profondità, un'acuta consapevolezza del tempo, della propria vita, una rassegnazione che a volte porta il lettore a ribellarsi al posto del passivo Stoner, una saggezza sottile, nascosta, che si scopre solo osservando il romanzo in controluce.

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    Ilaria

    08/03/2019 08:55:48

    Leggendo la trama non puoi immaginare quanto questo romanzo ti terrà incollato alle sue pagine. La vita di un uomo qualunque diventa la protagonista indiscussa di uno dei romanzi migliori degli ultimi tempi

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    Vee

    02/03/2019 16:57:22

    È uno dei migliori libri letti in vita mia. Consigliato a chi non si ferma alle apparenze

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    Valentina

    26/02/2019 11:13:22

    Ho iniziato questo libro con altissime aspettative, dovute alle ottime recensioni di pubblico e critica, che purtroppo sono state tristemente deluse. Si preannunciava un protagonista indimenticabile, che non si sarebbe più potuto scordare e per cui si sarebbe nutrita sin da subito una grande empatia. Per me è avvenuto il contrario. Stoner non buca mai la pagina, è un personaggio insipido e totalmente piatto, ai limiti del fastidioso, incapace di suscitare qualsiasi sensazione. Nel complesso la narrazione procede in maniera lenta e angosciosa, per non parlare del finale, deprimente, anche se forse è stato l'unico momento di tutta la storia in cui ho provato pietà per Stoner. Per tutto il tempo sono stata tentata di abbandonare la lettura, anche se faticosamente è stata portata a termine. In una parola: NOIA NOIA NOIA.

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    Antonella

    22/01/2019 11:52:08

    Che dire di questa storia centrata su un protagonista antieroico, beffato sì dalla sorte ma anche da una connaturata arrendevolezza che gli impedisce di vivere pienamente secondo i suoi valori e le sue aspettative? Sicuramente risulta malinconica e quasi lacrimevole quando la vita picchia duro su un'anima mite e onesta, ma anche in qualche modo irritante perché si vorrebbe e ci si aspetterebbe una reazione decisa, perfino sfrontata, mentre invece William Stoner, il protagonista, si lascia appiattire di fronte alle prevaricazioni palesi o subdole, pretestuose e impudenti di moglie e colleghi di università. Incapace di amare veramente, forse perché vittima di una privazione affettiva dei genitori, contadini lavoratori instancabili ma induriti dalle fatiche estenuati della terra, non riesce neppure a mantenere saldo il legame con l'unica figlia, legame amorevole e intenso nato da subito ma ben presto sequestrato dalla madre, per ragioni di decoro e convenienza sociali. Anche la figlia Grace, nei cui tratti psicologici si riconosce il padre, spetterà un destino inatteso, la cui responsabilità il lettore sente essere sulle spalle di Stoner, che tuttavia non sembra averne piena consapevolezza. Ciò che consente tuttavia di continuare la lettura è senz'altro lo stile pulito e chiaro dell'autore, che crea una prosa fluida e agevole, anche quando entra nei recessi della psiche per descriverne i tormenti e gli oscuri meandri. Di grande pregio i passi finali in cui la narrazione rallenta sensibilmente il suo ritmo per posarsi sull'avvento di una fine con nitore delicato ed espressivo. Per questo la storia in qualche modo avvince, nonostante l'assenza di dinamicità e la prevalenza di un moto d’inerzia, complice un destino che ha già deciso quasi tutto.

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    Lorenzo

    02/12/2018 14:13:51

    Letto appena venne pubblicato. Penso di averne regalato almeno una ventina di copie ad amici. Libro che ho riletto ultimamente e consiglio vivamente a tutti. Eccellente.

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    furetto60

    23/10/2018 09:55:37

    Stoner è la biografia di un antieroe, debole pusillanime e colpevole di aver rovinato la vita della figlia e la propria, un povero/poveraccio incapace di scrollarsi la povertà interiore, di un uomo che conosce le varie facce dell’amore, quello presunto e quello vero, quello paterno, e quello per il proprio lavoro al quale rimane attaccato disperatamente. Un personaggio che, al pari delle sue nemesi, ci fa arrabbiare ma che non ci lascia indifferenti e al quale, alla fine, è difficile non affezionarsi. Il tutto portato avanti con una scritta semplice e mai banale, chirurgica nella rappresentazione dei fatti e delle cose, scevra all’autocompiacimento. Un piccolo capolavoro.

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    Mari

    19/09/2018 10:09:34

    L'ho iniziato per sfida e mi sono arresa senza riuscire ad arrivare a metà. Non ce l'ho fatta ad entrare in sintonia con Stoner, tutto in lui mi è risultato soporifero. Le vicende, i pensieri, ogni cosa. Un po' come leggere l'autobiografia di Ned Flanders dei Simpson.

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    Maria

    18/09/2018 07:52:08

    Stoner é la storia di un uomo che si fa da sé nonostante le non solide basi che la vita gli ha offerto in dotazione, di un uomo che va avanti e che vive. Lui non gioca all'attacco, lui gioca in difesa per mantenere il punto cosí faticosamente conquistato. Certamente un punto di vista questo lontano dal modo di pensare della societá rampante di oggi, ma é proprio nella resilienza che sta la sua forza: una storia in cui tutti un pò ci possiamo riconoscere.

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    Vanezza

    24/06/2018 16:15:39

    Che dire.. stupefacente. Un capolavoro scritto con accuratezza e che riesce sempre a rapire il lettore. Con le parole e il personaggio affonda nella dinamica, che a tutti piace ignorare, dell'indifferenza e insensatezza della natura umana ed esplora il grigiore di una vita quasi sempre spenta e senza un grande risvolto, un grande significato. È un libro non adatto a tutti perché la spietatezza con cui riconduce (senza dare risposta) alla domanda "perché esistiamo?" fa interiormente male. Obbliga verso una riflessione che di solito si cerca di non fare per paura di ritrovarsi davanti l'incontrollabile e imprevedibile ignoto.

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    fangio

    19/03/2018 15:39:18

    Una piccola grande gemma di letteratura. Condivido - ed è difficile, perché quando leggo tante recensioni positive sono solitamente un po' snob - tutto il bene che ho letto nelle recensioni. Postilla: i gusti sono gusti e non si discutono, ma vedere alcuni rari lettori che dicono "non fidatevi di chi dice che è bello", beh...

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    Massimo

    14/03/2018 11:04:43

    Arrivato a pagina 76 l'ho lanciato dalla finestra. Non si può considerare bello un libro con una storia noiosissima e discutibile, solo perché è scritto bene. Non fidatevi delle recensioni, è un libro per persone tristi, come Stoner.

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    giuli

    22/02/2018 15:05:36

    Non ci sono colpi di scena, la vita del protagonista scorre quasi "noiosa", non sai bene che sentimenti provare verso di lui...eppure...eppure è un capolavoro, una storia che letteralmente ti "incolla" alle pagine e non riesci a staccartene. Un libro d'obbligo nella nostra biblioteca personale.

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    rg19@iol.it

    26/01/2018 14:29:00

    Una storia anonima senza sussulti che si legge tutta d'un fiato manco fosse un'avventura piena di colpi di scena. Sembrerebbe una contraddizione ma proprio in questo sta la grandezza dell'opera. Consigliatissimo.........

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    Carmen

    06/01/2018 18:53:08

    ‘Per la terza volta, leggendo le pagine finali di questo magnifico libro, ho pianto’ scrive Peter Cameron nella postfazione. Lo sottoscrivo perché struggente è questa vita di sottrazione e rinuncia, aggrappata ad un unico elemento, la letteratura e l’insegnamento, che le dia un senso. È su cosa dia significato alla vita il cuore di questo libro, mi sembra, e su cosa si è disposti a fare o no per trovarlo. E l’utilizzo di una scrittura così essenziale, pacata, dimessa per trattare una tale materia è il valore aggiunto di questo romanzo

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    Azzurra

    02/01/2018 07:35:06

    Secondo me, chi ha trovato questo romanzo piatto o noioso non ha colto la straordinaria capacità descrittiva dell’autore, il quale, nei primi due paragrafi del libro è spudoratamente sincero e mette in guardia il lettore, come a volergli dire: “Non ti aspettare granché da Stoner o dalla sua vita”. Come scrive Cameron: “La verità è che si possono scrivere pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letterararia”. La vita di Stoner alterna momenti di buio ad attimi di luce accecante, cadenzati da tempo vissuto nel torpore, in quel senso di ineluttabile che sfocia nella rassegnazione quando non sai come affrontarlo. Non posso e non voglio giudicare Stoner, sarebbe troppo facile dire che avrebbe dovuto imporsi a quel mostro di moglie, che avrebbe dovuto prestare più cura nella crescita della figlia, che avrebbe dovuto lottare di più per il suo amore “illegittimo” ma così giusto, che forse avrebbe potuto essere più accondiscendente e meno con i paraocchi in certe occasioni. Invece voglio sottolineare che avere queste sensazioni nei confronti del protagonista significa che l’autore ha saputo coinvolgere emotivamente il lettore, specie nella parte centrale del romanzo, nelle pagine in cui Stoner si scontra con Lomax e si innamora di Katherine. Si ha la sensazione di aver camminato al suo fianco, si ha voglia di strattonarlo alla ricerca di una reazione, oppure di parlargli per fargli cambiare idea. I dettagli sono ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo.

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"Questo in me tu vedi, che fa il tuo amore più forte…". William Stoner, studente di Agraria iscritto all'Università del Missouri nel 1910, ascolta il sonetto di Shakespeare letto ad alta voce dal docente di inglese, Archer Sloane. Cresciuto in una piccola fattoria vicino a Columbia, sede dell'università, e dapprima destinato ad allevare mucche e maiali e a lavorare la terra, in quel momento William capisce che deve prendere un'altra direzione. Niente a che fare con una vocazione o con l'ambizione; quella di Stoner è la scelta che sente, perentoria e, al tempo stesso, paradossale perché definita la più "reale" possibile: vivere "fuori dal tempo", nella letteratura, dove "Tristano e la dolce Isotta gli sfilavano sotto gli occhi; Paolo e Francesca vorticavano nel buio incandescente; Elena e il radioso Paride, amareggiati dalle conseguenze del loro gesto, spuntavano dal buio". Niente di retorico, però. Stoner è come il suo nome, semplice e squadrato come la pietra in tutto ciò che fa. Incoraggiato da Sloane, che però non vive abbastanza a luogo per sostenerlo fino in fondo (soprattutto contro la prepotenza e la corruzione dei colleghi), William continuerà con il dottorato e con la docenza senza mai arrivare ai vertici della carriera, avrà un buon rapporto con gli studenti, e sposerà Edith, graziosa giovane "dal viso dolce e affusolato" ma arida e incapace di dargli molto altro al di là della rispettabilità e di una figlia. Eppure, in questo personaggio c'è di più, qualcosa che si concede e si svela a poco a poco, proprio a partire dall'apparente, quasi insulsa, tetragonia. È qualcosa di estremamente forte e appassionante, a dispetto dell'asciuttezza del carattere di William e del testo che lo racconta (ben tradotto in italiano da Stefano Tummolini). È quello che lui vede, come suggerisce il sonetto, e che – malgrado tutto – fa il suo amore più forte. Il romanzo racconta la vita di Stoner da quando ha diciannove anni, nel 1910, alla sua morte, nel 1956. Mezzo secolo, due guerre mondiali, crudeltà e insensatezze, il tempo che passa troppo in fretta e che sembra scivolare via senza lasciare traccia e, tutto sommato, senza particolare significato, fuori dal piacere, "triste e ironico", che "alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare". E, parallelamente, il lavoro di Stoner nell'università: "indefesso" (termine che i colleghi usavano "a metà tra l'invidia e il disprezzo"), un'onestà cocciuta e sobria, la passione mai ostentata né clamorosa per la letteratura, per quell'Inghilterra tra Due e Cinquecento che sembra lontanissima ma anche lì a due passi. E, poi, un amore, anch'esso raccontato con la massima asciuttezza e la massima intensità insieme. La storia di William con la studentessa Katherine rappresenta una buona approssimazione a un amore perfetto: è reciproco, fisico e spirituale ("'Lussuria e conoscenza'", disse una volta Katherine, 'È il massimo che si può avere, giusto?'"), e ricongiunge con pochi gesti e vivaci parole quel pregiudizio che da sempre tende a separare gli individui, "secondo cui, in un modo o nell'altro, la vita della mente e la vita dei sensi sono separate, anzi addirittura nemiche". Eppure, inevitabile come è iniziato, questo amore deve inevitabilmente concludersi. Fin dalla giornata "calda e polverosa" in cui, diciannovenne, viaggia dal paese dove è nato, Booneville, a Columbia, prima a piedi, poi accettando un passaggio su un carretto di un contadino, con i pantaloni rossi di terra fino alle ginocchia, passandosi le dita tra i capelli "irti e polverosi, che non ne volevano sapere di tornare giù", Stoner è abituato a non chiedere niente alla vita. Quel che può e deve fare, senza consegnarsi alla rassegnazione, è vedere e andare avanti, in un viaggio limitato nello spazio (mai tanto più in là di Columbia e Booneville) e appena un po' esteso nel tempo, con la sensazione di trovare, proprio alla fine, "tutto il tempo del mondo". E Stoner, "come ogni viaggiatore, sentiva di dover fare molte cose prima di partire, ma non riusciva a ricordare quali fossero". Chiara Lombardi
  • John Edward Williams Cover

    John Edward Williams nato in Texas da una famiglia di contadini, partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove rimase tutta la vita insegnando all’Università.Tra i romanzi di maggior successo ricordiamo Augustus. Il romanzo dell'imperatore (LIT-Libri in tasca, 2011) vincitore del National Book Award e Stoner (Fazi, 2012). Approfondisci
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