Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 28 marzo 2005
Pagine: 410 p., Rilegato
  • EAN: 9788806172930
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Descrizione
Nell'Università del Nord Yorkshire, tra ricerche scientifiche e conversazioni filosofiche si lavora intorno al tema "corpo e mente"; nella parallela anti-università si consuma LSD, si pratica la filosofia hippy e si fanno contro-lezioni su Mao o l'astrologia. Nella fattoria vicina una comunità teatrale si trasforma in setta religiosa sedotta da un carismatico guru dal passato terribile che si spaccia per profeta, tra crisi mistiche e di follia. Tutto ciò fa da sfondo alla forza poetica di un romanzo che intende proporre anche un'analisi corrosiva degli sconvolgimenti sociali e intellettuali che hanno scosso l'Inghilterra negli anni '60.

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Su una cosa gli ammiratori e i detrattori di Antonia S. Byatt si ritrovano d'accordo: la sua è una prosa colta, studiata in ogni singolo dettaglio, che esige una lettura accurata e competente. Per i suoi fan la densità di scrittura esibita da Byatt attraverso una (consumata) padronanza dei parafernalia postmoderni ripaga ampiamente il lettore; per altri, sono proprio questi gli elementi che vincolano il lettore in uno spazio troppo angusto, quello dello scolaro che svolge diligentemente il compito senza lasciarsi sfuggire nessuno dei significati, delle citazioni più o meno esplicite, dei riferimenti intertestuali sapientemente disseminati nei suoi romanzi.
Una donna che fischia , pubblicato nel 2002 con il titolo A Whistling Woman e recentemente tradotto per Einaudi, tiene fede a questa impegnativa formula stilistica e soddisfa queste aspettative. Non solo. Il romanzo completa un'imponente tetralogia che ha avuto inizio ventisette anni fa con The Virgin in the Garden (1978), e proseguita con Still Life (1985) e Babel Tower (1996). (E per il lettore italiano il gioco si è fatto ancora più complicato, data la sfasatura cronologica delle traduzioni: La vergine nel giardino è del 2002, Natura morta del 2003 e La torre di Babele del 1997 - lettore peraltro favorito dalla costante ed esperta traduzione di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi).
Questo romanzo è pertanto il culmine del Frederica Quartet , la cronaca della vita di Frederica Potter e della sua anticonvenzionale famiglia intellettuale del North Yorkshire, che scorre parallela alla storia sociale dell'Inghilterra, a partire dall'incoronazione della regina nel 1952 fino alla contestazione studentesca degli anni 1968-70, tracciando l'evoluzione, delineando lo spartiacque culturale che dalle austere convenzioni degli anni cinquanta ha dato vita all'esplosione di stimoli e spinte libertarie della fine degli anni sessanta. Frederica è la grande questing figure della tetralogia: prima studente brillante a Cambridge, poi giovane donna in lutto per la sorella, e ancora moglie insoddisfatta che fugge a Londra con il figlio. All'inizio del quarto romanzo, Frederica abbandona l'insegnamento "perché voleva insegnare" e si sente invece "nel posto sbagliato, nel momento sbagliato", pubblica Laminazioni , un pastiche che la critica celebra come "I Ching per ragazze intelligenti", e soprattutto diventa la brillante conduttrice di Attraverso lo specchio , un ricercato talkshow televisivo in cui intervista i savants di turno su tutto, da Jung ai contenitori Tupperware, come una nuova Alice, "la bambina vittoriana che assembla il folle universo di regole, intenzioni nascoste, sentimenti violenti e incomprensibili convenzioni degli adulti".
Una caleidoscopica frammentarietà, che l'autrice cerca a sua volta di assemblare in una trama di difficile sintesi, se non altro per l'eccezionale quantità di intrecci e story lines che si dipartono da quelli precedenti e ne generano di nuovi, in una sorta di partenogenesi narrativa. Sono moltissimi i personaggi che ruotano intorno alle torri dell'università del North Yorkshire: c'è un mondo accademico (che ricorda vagamente quello di Possessione , con le sue icone e i suoi nomi emblematici), impegnato nella preparazione di un pionieristico convegno Corpo-Mente: la natura umana e il complesso dialogo fra biologia ed etica, fra istinto, apprendimento e memoria, fra Torre dell'Evoluzione e Torre del Linguaggio, fra Fibonacci e Gestalt. C'è il mondo della ricerca scientifica (che riprende temi esplorati in Angeli e insetti ): Jacqueline Winwar studia la genetica di popolazione e la diversità biologica di una comunità di lumache; gli svantaggi del sesso, "frutto di un adattamento", e così costoso in termini di competizione tra organismi, selezione e "spietatezza autoriproduttiva della specie"; i rischi della meiosi - non ultimo l'eugenetica di Galton - alla luce dei pregi partenogenetici. Coprotagonista della ricerca è Luk Lysgaard-Peacock, che ripropone la sfaccettata tematica della selezione sessuale darwiniana a partire dal suo nome ( peacock in inglese significa "pavone", ed è l'immagine di un pavone quella che illustra la copertina dell'edizione originale). Sono soprattutto questi i mondi che fanno del romanzo un novel of ideas , alle prese con C. P. Snow e il desiderio di coniugare "le due culture", un romanzo che prevede una discreta confidenza con le opere di Richard Dawkins, E. O. Wilson, Stephen Pinker o Matt Ridley.
Poco lontano dagli edifici universitari nasce nel frattempo una "Antiuniversità", una sorta di accampamento hippy in cui chiunque può tenere una lezione sugli argomenti più disparati: astrologia, Mao, libera espressione del sé, cosmologia, marmellate, pazzia, mantra. Un universo che offre a Byatt l'occasione più ghiotta per una sostenuta parodia delle dinamiche contestatarie e una satira pungente delle loro ingenue parole d'ordine: "L'insegnamento è oppressione. Vi chiediamo di rendere la Letteratura più rilevante per il design dei gioielli (...) Usate il cazzo e la figa non il cervello. Usate la lingua per il Diletto Umano, non il sillabalbettio. Prescrivete funghi non testi di Shakespeare. Imparate la follia per essere saggi".
I capitoli più intensi del romanzo sono invece dedicati ai drammi della vicina comunità terapeutica Spirit's Tigers, che si trasforma in un culto religioso per iniziativa di Josh Lamb / Joshua Ramsden, vittima di un trauma infantile (l'assassinio di madre e sorella per mano del padre). La graduale discesa in una follia autoprotettiva e il modo in cui un evento personale insuperabile si organizza in un sistema filosofico alienato, ma nondimeno coerente e seducente, sono probabilmente le parti più belle del romanzo. Immancabili - in questo gioco di realtà rifratte - i riferimenti alle scrittrici di cui Byatt si considera erede, combinando la curiosità intellettuale di George Eliot alle strutture simboliche di Iris Murdoch. A queste vanno aggiunte le atmosfere alla Tolkien, particolarmente risonanti nella fiaba che dà inizio al romanzo, popolata di animali e Donne Fischianti, un frammento metanarrativo che ribadisce la familiarità di Byatt con il lessico postmoderno e in particolare l'arbitrarietà della closure , la chiusura di una storia, incompatibile con la sfuggente incerta natura della vita vissuta.
In conclusione, l'eccesso di vigore mentale presente tra gli accademici che cercano di mettere insieme una Theory of Everything biologico-cognitiva sembra attribuibile, con pregi e difetti, anche alla stessa Byatt. I suoi personaggi sono donne e uomini che pensano e che contemporaneamente riconoscono i limiti della conoscenza di fronte all'irragionevolezza, soprattutto quella dell'amore. Personaggi comunque resi con realismo ed efficacia, soprattutto quando si tratta di descrivere i rituali dell'accoppiamento umano: "Dormirono abbracciati stetti, come due metà di una cosa sola. La mattina furono formali e guardinghi, con quella complicata cortesia che gli umani adulti usano per dimostrare di non aver approfittato di un altro essere umano per motivi egoistici. Non c'era latte né burro, così bevvero un caffè nero e mangiarono di nuovo pane di segale".

Laura Mollea